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(raccolta molto sparsa di pensieri)

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Quiz: trova Leo

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La formazione degli Stati Uniti

Ho letto questo libro di Arnaldo Testi: La formazione degli Stati Uniti

Quando ero bambino, ho imparato a conoscere gli Stati Uniti attraverso i libri di scuola e soprattutto attraverso i telegiornali, i film e i telefilm. Lo stato più forte del mondo, dove succedevano le cose più incredibili, dove la tecnologia arrivava per prima e dove c’erano quegli scenari, appunto, da film: deserti, le montagne rocciose, le spiagge coi surfisti, le praterie coi cavalli, le città coi grattacieli, il Golden Gate Bridge e Capitol a Washington DC, la statua della libertà e i Blues Brothers. Nella mia testa, e in quella di molti, è tutta la stessa cosa.

Un bel giorno però mi sono chiesto: siccome gli stati sono 50 e a scuola ci insegnano che quando c’è stata la rivoluzione americana erano coinvolte 13 colonie, gli altri trentasette quando sono arrivati? Erano anni che volevo conoscere la storia di questo paese straordinario e devo dire che questo libro mi ha soddisfatto, ma in parte. Ora voglio saperne molto, ma molto di più.

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Pavia

Posta lungo la Via Francigena, la Via Francisca e sulle rive del fiume Ticino, poco a nord dalla confluenza di quest’ultimo nel Po, la città affonda le sue origini all’epoca delle tribù galliche; successivamente divenne municipium romano con il nome di Ticinum. Nel Medioevo fu (insieme a Ravenna e Verona) una delle sedi regie del Regno ostrogoto, fu capitale per due secoli del Regno longobardo e poi, dal 774 al 1024, capitale del Regno Italico, mentre dal 1365 al 1413 ospitò la corte viscontea; dal 1361 è sede di una rinomata Università, riconosciuta dal Times Higher Education nel 2022 tra le prime 10 in Italia e tra le 300 migliori al mondo, su un campione di 2 112 istituti universitari presi in esame.

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Discoteche abbandonate

E la mia mente va al Kursaal, al Giardinetto, al Vertigo, al Palace, al Mayerling, alla Foresta, al Maskara, e anche al Rolling Stone, Nuova Idea, Rainbow, Area 7…

Una NUOVA canzone di mio cugino Max, che mi lascia la sensazione di sabbia in bocca come “Cumuli”, “Weekend”, “Gli anni” o “Come deve andare”.

E’ stato la colonna sonora dei miei diciott’anni, dell’esame di maturità, delle cazzate dei vent’anni, della consapevolezza dei trenta e della rinascita dei quaranta. E ora mi rispecchia ancora, riportandomi sulla Tipo al sabato sera, insieme ad altri 3, 4 o anche 5 amici stipati non so come, in direzione di uno di quei posti magici dove ballare la musica che ci piaceva, perderci tra luci e suoni, magari provarci con qualche tipa e bere dei cocktail disgustosi, per poi tornare distrutti al mattino, ascoltando la cassettina di Franchino, o Vasco, o gli Articolo 31 o i Doors.

Ma poi
Doveva andare così
Ma se ci pensi alla fine
È stato bello ballare
Ballare fino a qui
In pista e dal centro del ring
E poi scappare dal sole
E poi scappare da soli

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Anello Chiarone – Rocca d’Olgisio

Ho fatto questo giro ad anello, da Chiarone alla Rocca d’Olgisio. Non sono in Oltrepò, nemmeno in Piemonte e neppure in Liguria. Il bello di vivere nella zona delle 4 Provincie è che a circa un’ora di distanza puoi andare ovunque, ed eccomi qui in Val Tidone: raggiungo Pianello e trovo la strada che mi porta a Chiarone. Supero il centro abitato e parcheggio dopo l’ultima casa. Sulla destra inizia il mio cammino, che parte in estrema salita. Dopo un po’ si entra in un bosco, che ha qualcosa di magico: grossi massi che sembrano posizionati da qualche druido per dei riti propiziatori. Si sale poi in costa, con dei punti panoramici davvero notevoli, a strapiombo. Ad un certo punto, sempre sulla costa, il percorso passa sulla roccia viva, da affrontare con un po’ di equilibrismo e mancanza di vertigini. Appena prima di arrivare alla Rocca, tenendo il lato sinistro, appena sottocosta, ci sono delle specie di grotte.

Per la storia della Rocca d’Olgisio rimando al sito ufficiale: http://www.roccadolgisio.it/roccadolgisio/?page_id=31

Vi segnalo però delle altre grotte, altrettanto stupende: quando siete sul prato davanti all’ingresso, e state per iniziare il ritorno, sulla vostra sinistra noterete degli scalini che vi portano a un brevissimo sentiero in discesa: dopo neanche 30 secondi vi troverete davanti a questa meraviglia della natura.

Il ritorno inizia con altre passeggiate sulla roccia viva, per poi proseguire in una facile discesa nel bosco che vi porterà sulla strada, appena prima del paese di Chiarone, da attraversare a piedi per tornare all’auto parcheggiata.

Io vi consiglio di fare questo giro nel senso orario, come ho fatto io, ma soprattutto vi consiglio di FARLO, perchè è davvero stupendo e originale.

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Lazzaro

Non trovare scuse: alzati e cammina!

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Biglietto di sola andata

Ho letto questo libro di Valerio Gasio : BIGLIETTO DI SOLA ANDATA.

perché mi è piaciuto? In ordine molto sparso:

Si stacca dal filone provinciale un po’ piacione di Stefano Re, che sicuramente è piacevole per quanto riguarda l’aneddotica iriense (campo in cui Valerio è Maestro, non fosse altro per i volumi di cui è curatore dedicato alla citta di Voghera negli anni che furono), ma che a volte sta un po’ stretta.

Ha dei misteri che difficilmente si scoprono nei primi capitoli, anzi che tengono in sospeso il lettore fino allo svelamento (a parte la figura dello scrittore in vacanza, ma questo non è affatto un mistero in quanto doverosa citazione, correttamente posizionata all’interno del racconto)

Il ritmo sembra blando all’inizio e precipitoso verso la fine, ma da il tempo al lettore di addentrarsi nella storia e nei personaggi.

Cosa non mi è piaciuto:

Valerio ha questo stile per il quale i personaggi, quando parlano, raccontano, al posto del narratore. A mio personale gusto preferisco dialoghi più brevi e realistici, ma de gustibus non disputandum est.

Il finale.

Adesso attendiamo il prossimo libro. A proposito, a quando un libro su Voghera (non un romanzo, intendo)?

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50

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I nottambuli

Era il 2023 e stavo partecipando al corso di “scrittura creativa” tenuto dal Matteo Colombo alla Libreria Ubik Voghera.

Ecco una delle cose che ho “partorito” una di quelle sere:

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Sono stanco, non mi reggo in piedi. Infatti mi appoggio con entrambi i gomiti in un angolo di questo immenso bancone.

Ho scelto apposta questo locale in una zona tranquilla di Chicago: so che è aperto tutta la notte e nessuno, o quasi, può disturbare i miei pensieri.

Mi calo la tesa del cappello e sorseggio l’ennesimo schifoso drink analcolico, maledetto proibizionismo.

Un po’ di whisky avrebbe almeno aiutato la mia decisione: lei o… lui?

Se scegliessi Rita seguirei un sogno. Domattina stessa potremmo partire in auto, imboccare la Route 66 e in un paio di giorni arrivare in California. Penso già a quella parola: RICOMINCIARE!

Mi inebria più dell’alcol che questo dannato governo ci vieta, mi inebria come il pensiero della mia donna.

Una nuova vita, dei nuovi nomi, un nuovo lavoro.

Sono molto bravo in quello che faccio qui, forse è l’unica cosa che sono capace di fare, ma cambierei per lei.

«Amico, tra poco devo chiudere.»

La voce del barman mi colpisce come la puntura di un ago.

«Scusa, non voglio grane,» prosegue, «sai che per le due devo avere le luci spente, altrimenti passerò dei guai.»

«Tranquillo,» ribatto alzandomi dallo sgabello e lasciando una banconota sul tavolone insopportabilmente lindo.

«La brodaglia puoi versarla nel cesso» aggiungo sollevando il bavero della giacca e uscendo in strada, dove il vento freddo dell’Illinois di colpo scioglie i miei dubbi.

Ho capito. Scelgo lui.

In fondo è la scelta migliore, in fondo è quello per cui sono portato, forse il motivo stesso per il quale sono nato.

Si, ne sono sicuro. Sparirò dalla vita di Rita e continuerò ad essere me stesso, il vero me stesso.

Scelgo lui.

Per rimanere il miglior killer della banda di Al Capone.

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San Vito – Castellania

Stavolta sono partito da Garbagana, anzi per la precisione dalla frazione San Vito, e mi sono diretto fino a Castellania, paese natale del Campionissimo: Fausto Coppi.

Ecco il video della mia “avventura”

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San Leo

Welcome to San Leo, in provincia di Rimini.
(giusto per spiegare a quelli che ancora pensano che mio figlio non si chiami LEO)
Qui si sta molto bene, e a Voghera che si racconta?

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I Malavoglia

Ho riletto, con piacere “I Malavoglia” di Giovanni Verga, tra l’altro nell’edizione delle scuole medie che ha quelle preziosissime note che aiutano il lettore a capire meglio parole e locuzioni siciliane.

Quelli che me l’hanno visto leggere hanno esclamato “che noia, che barba, come fai a leggerlo“. Eppure a me piace ed è piaciuto anche questa volta. Mi piace per come è scritto, per quello che racconta, per la storia, la tragedia. Mi piace l’ambientazione, la lingua, lo stile. Mi piace tutto.

Ma anche stavolta, una volta arrivato all’ultima pagina, ho avuto quel senso di sconforto, di malinconia, di rabbia, di tristezza per la storia dei “vinti” Malavoglia.

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Me stesso, te stesso

Il vero problema è confrontarsi con sé stessi

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Eh?

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Sota a ti se viv la vita

O mia bela Madunina che te brillet de lontan
Tuta d’ora e piscinina, ti te dominet Milan
Sota a ti se viv la vita, se sta mai coi man in man
Canten tucc “lontan de Napoli se moeur”
Ma po’ i vegnen chi a Milan.

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