Ho letto questo libro, “L’archeologo” di Arthur Phillips.
Un giovane esploratore è in Egitto, circa 100 anni fa, a cercare la tomba di un re.
Un ex investigatore privato, negli anni ’50 (quindi una trentina di anni dopo) racconta lo svolgersi di indagini alla ricerca di un appassionato di egittologia
Le due storie si “intrecciano” finché alla fine del libro si scoprirà che….
Detto così sembra interessante, in realtà è un libro terribilmente LENTO, ampolloso, verboso. (Si dice verboso in italiano? In english you can say “verbose“). Io non capisco quegli autori che, in preda a delirio di scrivere tomi da mille pagine, non si accorgono che se cancellassero almeno un terzo di quello che scrivono sarebbe molto, ma molto meglio.
Matteo Colombo mi dai ragione? La scrittura è un lavoro simile alla scultura: prendi un blocco di granito, togli togli togli e infine arrivi a una grande opera. Bella, rifinita, dettagliata. E anche se non foste il Bernini, beh, sempre meglio di un masso malamente abbozzato.
Non parlatemi più di Bibione, Lignano Sabbiadoro o quei posti li. Visto, provato, grazie di tutto, a mai più rivederci.
Dopo una settimana nelle splendide spiagge della Croazia e con lo splendido mare della Croazia pensiamo bene di fermarci un giorno, giusto per fare una tappa e non stancarci troppo col rientro, a Lignano.
La prima cosa che salta all’occhio, e capiamo di essere tornati in Italia, è che sembra che abbiano recintato il mare, costruendo muretti, recinzioni, cabine, tutto il possibile per non farti vedere il mare. Come dire: se vuoi, paghi. Metodo che io ho sempre conosciuto in Liguria.
Non è che in Croazia non abbiamo pagato: la spesa, l’alloggio, il bar, l’ombrellone, acqua caffè e gelato, ma il mare no. Qui sembra che vogliamo farti pagare il mare, una sensazione bruttissima. Arriviamo al mare e…sporchissimo e pieno di mucillagine.
Proviamo a vedere se nel successivo paese di Bibione le cose sono un po’ meglio. Ci fermiamo, sono simili: immense spiagge di sabbia e mare in po’… così. Va beh ormai è tardi, parcheggiamo e prendiamo la nostra attrezzatura da spiaggia: salviettoni, giochi di Leo, creme, ecc (la maschera la lascio in macchina, tanto qui non serve). Vado alla macchinetta del parcheggio, dove c’è scritto che gli stabilimenti pagano la sosta a chi si ferma in spiaggia. Bene, ci avviamo alla cassa (è distante), dove scopriamo che è chiusa per pausa pranzo. Allora ne approfittiamo per un tramezzino al volo al bar.
Poi paghiamo il nostro bel lettinosdraiaombrellone e ci facciamo dare il biglietto per la sosta. Arrivo all’auto e trovo la multa. Biglietto fatto alle 1432 e multa fatta alle 1431. Non c’è nessun vigile in giro. Chiamo la sede.
Il signore al telefono mi spiega che il vigile ha fatto il proprio dovere. Certo, rispondo, ci mancherebbe: ha visto un’auto senza tagliando e ha fatto la multa. E allora cosa vuole da me, non capisco, risponde lui. Rispondo che, siccome c’era scritto sul parchimetro che il parcheggio era gratis per chi andava in spiaggia, sono andato a pagare l’ombrellone, non è che non avevo un euro e ottanta (costo di un’ora di parcheggio), anzi siccome uso Easypark non mi sarebbe costata nessuna fatica. E quindi? Dice lui. E quindi se possiamo fare qualcosa, mi avete fatto la multa mentre prendevo il biglietto, non lo trovo corretto. La sua risposta: faccia ricorso al prefetto.
No, cari amici di San Michele al Tagliamento, io vi do i 32 euro della multa, oltre a quelli per il lettino, (e a quelli dei panini, dei gelati, delle bibite) ma non mi vedrete mai più. AMEN. Tanto per il mare i cui ho dovuto far divertire comunque il mio bambino, ne trovo di ben ben ben ben migliori e più accoglienti.
Sono stato in un POSTO rinomato, ma se non POSTO foto è come se non fossi andato. E quante volte in quel POSTO mi ci hanno mandato, tutti provano a fregarmi, come il POSTO auto, ti dico “tutto a POSTO”, ma a POSTO non lo è mai stato.
Ho letto questo libro di Antonio Magri: “Il cuore sulle colline – Brevi interviste inedite sulla Resistenza in Oltrepò Pavese e Appennino Piacentino“
Antonio ripercorre tanti luoghi di montagna, che sono stati teatro di piccoli, meno piccoli, piccolissimi, ma sempre interessanti aneddoti della resistenza su queste montagne.
Un modo di scoprire tante storie legate ai nostri luoghi di cui altrimenti si perderebbe la memoria. A mio avviso le piccole storie contribuiscono alla creazione della Storia con la s maiuscola.
Comunque la si pensi, la guerra civile italiana fu un tragico evento del nostro Paese, uomini che uccidevano altri uomini, italiani contro italiani, vicini di casa contro vicini di casa.
La triste considerazione è che credo che la Storia spesso non insegni niente alle persone che, il periodo COVID e post COVID l’hanno confermato, sono ancora pronti a dividersi e litigare ferocemente per delle prese di posizione e, se per caso qualcuno avesse un fucile da imbracciare, non esisterebbe ad angheriare il proprio vicino di casa. Spero di sbagliarmi….
Ho letto questo libro di MarcelloMeteo Poggi: “Fa troppo freddo per nevicare“.
Il nostro meteorologo ha raccolto 52 modi dire (uno per ciascuna settimana dell’anno) riguardanti il meteo.
Sono proverbi, dicerie, credenze popolari, titoloni di giornali, convinzioni varie che lui, bonariamente, smonta e spiega perché non è così.
A partire da quella che dà il titolo al libro, passando da “col freddo ci si ammala” per arrivare ai tornado, al vento siberiano, ai 50 gradi d’estate, alle bombe d’acqua e per finire l’immancabile “All’Ascensione piove sempre“
Un bel libretto, che si legge svelto in un viaggio col tranvai.
Mai, io vivo d’aria, mio figlio lo nutro a gallette, le bollette le pago coi soldi del monopoli, IMU, Tari, e IVA le pago ancora in Lire, il gasolio lo produco in cantina, la legna per il camino la rubo, la retta dell’asilo non la pago, al ristorante lavo i piatti, i vestiti me li danno alla Caritas, invece del telefono uso i segnali di fumo, al supermercato non ci vado mai e coltivo l’orto sul balcone, regali non ne faccio, per curarmi uso le erbe, e per quello che rimane mi faccio mantenere da mia moglie e oggi sono a Sarnico.
Voi che vi fate sempre delle gran padellate di cazzi miei, adesso siete contenti?
Marcello Mastroianni e Michèle Morgan a Rapallo nel 1958. Lui è un poliziotto molto distante dai clichė, lei una bellissima ladra. In attesa del treno che permetta a lui di accompagnare lei alla polizia di Marsiglia, passeggiano per il Tigullio (non mi è chiaro come mai scendano a Santa e poi siano a Rapallo, ma va be’) e poi…
Questa e altre storie che si intrecciano nel film Ricordi d’estate di Gianni Franciolini, dove troverete anche Alberto Sordi, Sylva Koscina, la femme fatale Dorian Gray e altri.
Ho letto questo libro: “Invece di dire… Prova a dire…” di Alli Beltrame con Laura Mazzarelli.
Un libro che mi era stato consigliato, non ricordo da chi, ma probabilmente da Lennie, sull’educazione dei figli.
La tesi è questa: non ingannare i bambini, non trattarli come esseri che “tanto non capiscono niente“, non dargli ordini o divieti diretti, non negargli le cose senza spiegazioni (“È così perché lo dico io“), ma, al contrario, accompagnarlo attraverso le parole e i comportamenti verso condizioni positive.
Invece di dire “Muoviti che è tardi“, prova a dire “Andiamo, i tuoi amici ti aspettano per giocare”
Invece di dire: “Metti a posto i giochi o li butto“, prova a dire “Mettiamo i giochi a nanna”
E soprattutto: non urlargli di smettere di urlare.
Prima considerazione: sono consigli che di per sé sono buoni, quindi meglio seguirli che non seguirli.
Seconda considerazione: non sempre funzionano. Con alcuni è stato come scoprire la formula magica, da quando li uso Leo mi dà retta. Altri sono perfettamente inutili (ad esempio: “Invece di dire: se non mangi niente gelato, o cartoni o quello che è, meglio dire: dopo che avrai finito guarderemo i cartoni”. Niente da fare, se non vuol mangiare non c’è premio che funzioni, e non c’è castigo che funzioni. Non mangia, stop)
Terza considerazione: a volte non funzionano perché non ho la pazienza di attuarli, vuoi per fretta, per stress, per tante altre piccole o grandi sensazioni a cui siamo sottoposti noi adulti che invece dovremmo lasciar correre e tornare ogni tanto un po’ bambini.
Se capiterà che passerai per questo grigio cielo tu lasciami un po’ di tutta quell’immensità. Se capiterà che passerai ancora in questo cielo regalerai almeno un po’ di libertà…
Prima dei 18 anni, come tanti della mia generazione e quelle precedenti, ho fatto un sacco di strada a piedi (o coi mezzi).
Per andare a scuola, dalla stazione di Voghera al Baratta c’erano i bus, ma talvolta per risparmiare (visto che me lo pagavo io) andavo a piedi, e non sono due passi.
Ricordo gli allenamenti, quando ho fatto l’arbitro di calcio, al campo giovani, specialmente quelli fuori dal periodo scolastico: da Brallo a Varzi col Piazzardi, poi col VogheraVarzi fino al manicomio e poi a piedi. Arrivavo là che ero già stanco. E molte volte per arbitrare prendevo i mezzi e anche andare a Lungavilla era un’avventura (o a Gerola, o a Sannazzaro), spesso tornavo a Brallo che era ora di cena.
Per non parlare di gite con gli amici, al mare, a Gardaland, a Milano. Girando a Milano in auto ho “riscoperto” tanti posti che per me erano solo fermate della metro, non avevo idea di come fossero collegate in superficie. E poi le vacanze a Rimini. Tutto fatto con soldi guadagnati con lavoretti.
Anche ai miei tempi c’era chi aveva i genitori che li portavano dappertutto e in vacanza ci andavano spesati, ma io non finirò mai di ringraziare i miei genitori per il grande insegnamento sul denaro che mi hanno dato. E vi assicuro che andavo lo stesso dove volevo e mi divertivo ugualmente, anzi di più.