Millicent

Scritto il 2 Luglio 2019 nella categoria Altro

Mi capita una sera che sono a Brallo, entro in casa e la prima cosa che penso è: chissà se Milli è in casa o ancora in giro? Poi mi viene subito in mente che Milli non è in giro e neanche in casa.
Purtroppo da ormai 3 mesi il tempo di Fabio e Milli è finito. Una sera è uscita di casa e non è mai rientrata: investita da un’auto? Chiusa in qualche cantina? Rapita di proposito? Salita per sbaglio su un furgone e abbandonata chissà dove? Morta di qualche malattia, nascosta dove nessuno poteva vederla? Chissà. Tutto potrebbe essere.
A me piace pensare che se ne sia andata, che abbia preso il suo fagottino in spalla e abbia pensato: caro Fabio, in fondo sono 11 anni che ti conosco, ne abbiamo passate davvero tante, ma adesso è ora che io vada verso nuove avventure.
E poi penso a quando mi ha scelto, in mezzo a una dozzina di altri micetti, a quando tornavo a casa e lei mi veniva incontro già 200 metri prima, alle graffiate che mi ha dato durante le lotte, a quando dormiva in vetrina a Brallo o nelle scatole di scarpe a Voghera. La conoscevano tutti Millicent, la conoscevano come “Milli“.

Quelli che mi hanno detto “mi spiace”, quelli che mi hanno aiutato a cercarla, quelli che mi hanno detto “te la sei cercata“, quelli che hanno attaccato locandine, quelli che la conoscevano e la apprezzavano per la sua libertà e il suo amore per tutti. L’ho detto tante volte, io non sono il padrone di Milli, Milli non ha padroni, è e sarà sempre un essere libero. Per questo mi piace pensare che sia “sparita” da gatta libera, andando verso il suo destino, qualunque esso possa essere.
Quelli che le davano del cibo, quelli che la prendevano in braccio, quelli che dicono che avrei dovuto tenerla chiusa, quelli che hanno stampato, girato, osservato, telefonato, scritto.
E penso a quando faceva le coccole a mia mamma (tant’è che il giorno in cui è morta, Milli si è seduta sulla sedia a fianco alla bara, se ci fosse ancora bisogno di spiegarlo a quelli che dicono che i gatti sono anaffettivi), alle mille volte in cui è “scappata” (una volta dall’auto in movimento, e me ne sono accorto solo dopo qualche chilometro, un’altra volta sparita da casa per arrivare poi in negozio), ai suoi dispetti, alla sua gelosia, a tutte volte che mi veniva addosso con le sue zampacce sempre sporche.
Bye bye Millicent, buona fortuna.

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