Raggiungo Caldirola, frazione di Fabbrica Curone, posta a circa 1000 metri di altitudine. Imbocco una stradina che non avevo mai notato e che porta ancora più in alto, vicino alla Colonia Provinciale. La strada asfaltata termina e parcheggio. Da qui si parte per l’anello, imboccando il sentiero 106.

Il primo tratto è molto agevole, nel bosco. Sono fresco, la salita non mi disturba, scatto qualche foto. Mi rilassa camminare tra gli alberi. La salita, mischiata a brevi tratti in leggera discesa, si fa più impegnativa. Supero dei tratti di prato e raggiungo il Rifugio Orsi, posto a circa 1400 metri. E’ davvero ristrutturato bene, anche se in questo periodo è chiuso. Mi rilasso un paio di minuti, giusto per bere un po di tè caldo che mi sono portato e poi riprendo il cammino. Qui è davvero ripido, nel primo tratto non c’è neppure un vero e proprio sentiero, si sale nel bosco cercando con la vista i segni sugli alberi. Si sale, si sale, si sale finché raggiungo i pascoli. Qui ad un certo punto mi giro indietro e… meraviglia: si vede tutta la vallata. Non riesco a non esprimere la mia gioia a voce, anche se sono da solo ! Non vedo l’ora di essere lassù in alto per vedere ancora meglio.

Questa parte la trovo impegnativa, non fosse per il fatto che adesso ho la smania di arrivare e sapere di essere quasi in cima mi mette ancora più fretta. Raggiungo il crinale e seguendo il sentiero sulla costa arrivo fino alla sommità del monte Ebro a 1701 metri. Che bello, che bella vista. Il cielo è limpido, anche se in lontananza deve esserci una leggera foschia, visto che non si vedono le Alpi. Sotto di me vedo Cosola, in val Borbera, e appena lì che sembra quasi di toccarlo c’è il monte Chiappo e dietro si scorge benissimo un posto a me molto familiare, il Lesima. Se non avessi l’auto parcheggiata qui in basso, l’istinto sarebbe di correre in quella direzione.

Mi perdo per un quarto d’ora nell’osservazione di tutti i monti, le valli, i paesi, nonostante ci sia un vento gelido che mi taglia le mani. C’è un bel sole, ma siamo ancora in inverno! Riprendo il mio cammino e torno seguendo tutta la costa. Vai e vai, cammina cammina, dopo un po’ di saliscendi (monte Cosfrone e Panà) il sentiero si svolge decisamente verso il basso e perde quota rapidamente. Incontro due ragazzi che stanno salendo: è mezzogiorno. Guardo indietro e vedo che sta arrivando il brutto tempo, se vogliono arrivare fin sulla vetta è meglio che si sbrighino perché ne hanno almeno per un’ora.

Arrivo fino al capolinea della seggiovia di Caldirola sul monte Gropà, da dove si vede “a pochi passi” il monte Giarolo. Mi verrebbe voglia di andarci, ma anche in questo caso mi trattengo, sarà per la prossima volta, adesso devo completare l’anello e tornare. Non capisco bene dove dovrei passare, passo un po’ nella pista da sci e per qualche tratto anche per la pista da downhill. So che è pericoloso e ci sono i cartelli che vietano il passaggio, ma siamo in una giornata invernale infrasettimanale, con la seggiovia chiusa, quindi sono quasi sicuro di non aver brutte sorprese, anche se tengo le orecchie e gli occhi ben aperti per non finire investito. Controllando la mappa sul cellulare riesco a scendere in modo di arrivare dove ho lasciato l’auto.

Percorso finito, tempo totale 2 ore e mezza (3 ore e mezza con le pause: partito alle 9,30 e arrivato alle 13), distanza 11 km e dislivello complessivo 622m. Ecco il video:

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