Leo, è stato un anno particolare, quest’ultimo. Ci sono state tante cose belle, come i tuoi sorrisi, come la nostra famiglia che si è consolidata con il matrimonio, altre cose meno belle, come qualche malanno, il fatto di aver vissuto una situazione che procurava ansia, stress, angoscia (e nulla mi toglie dalla testa che il “malanno” sia sempre dovuto a questa situazione”) e altre decisamente brutte, come l’aver dovuto salutare per sempre tuo zio Ivo.

Tempo fa ti avevo scritto una lettera, ma poi l’ho riletta e l’ho cestinata. Ti raccontavo degli ultimi avvenimenti, del mio sconforto, dopo 25 anni di lavoro, per il senso di impotenza verso le piccole e grandi brutture del mondo. Rileggendola ho capito che non avrei dovuto farlo, non avrei dovuto cedere al pessimismo, alla tristezza, alla paura, alla rabbia. Pensando a te, alla tua risata, alla tua spensieratezza, alla tua gioia di vivere fanciullesca, capivo che TU SEI IL FUTURO e che non meriti di avere neppure un briciolo di queste brutture sulle spalle. Le tengo io, il tuo papà, per te. Ho le spalle larghe ed una ormai quasi cinquantennale esperienza di maldicenze, falsità, cattiverie, insulti, invidie, burocrazie, sfighe varie.

Ma come, dirai tu? Ma se il mio papà è quasi sempre allegro, pare uno senza problemi, uno sempre senza pensieri, sempre felice. Certo, amore mio, la miglior vittoria sulle sfighe, sulle cattiverie, sulle invidie, sulle brutture, è proprio quella di essere felici, abbandonando tristezza, pessimismo, paura, rabbia. È il miglior modo di vivere la vita, o perlomeno il migliore ch’io conosca.

TU SEI IL FUTURO e, anche se del mio discorso astratto ci hai capito poco o niente, sappi che io farò di tutto affinché tu sia sempre, nei limiti umani, felice.

Il tuo papà.

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