Ho appena finito di leggere La Stazione di Jacopo De Michelis: un bel mattone di quasi novecento pagine, che però si è rivelato una lettura sorprendentemente piacevole.

Ammetto che nei primissimi capitoli l’ho trovato un po’ troppo descrittivo per i miei gusti – non amo particolarmente le scritture troppo dettagliate, preferisco che le situazioni emergano dai dialoghi più che dalle lunghe descrizioni. Ma andando avanti, ho percepito un cambio di tono: il racconto è diventato via via più coinvolgente e appassionante.

Il romanzo è ambientato in un luogo iconico: la Stazione Centrale di Milano. Un luogo che porto nel cuore, meta dei miei pellegrinaggi giovanili, che avevo imparato a conoscere ben prima dei vari rimaneggiamenti e abbellimenti degli ultimi anni. All’epoca non conoscevo Milano in auto, ma attraverso le sue linee metropolitane, e la Centrale era la porta principale d’accesso alla città: ci arrivavo in treno, come tanti.

Oltre alla trama, ben scritta e costruita con intelligenza, ho apprezzato moltissimo la scoperta di zone poco conosciute della stazione (alcune reali, altre frutto della fantasia dell’autore), che rendono ancora più affascinante questo luogo troppo spesso sottovalutato. La Stazione Centrale, con la sua imponenza e le sue atmosfere, può davvero regalare emozioni a chi sa guardarla con occhi curiosi.

Recentemento ho letto una notizia riguardante l’ipotesi di costruire una nuova stazione, più moderna, capace di gestire il traffico ferroviario crescente di una città come Milano. Un’idea che, da amante della Centrale, mi lascia un po’ l’amaro in bocca. Teniamocela stretta, finché possiamo.

Il libro di De Michelis merita senz’altro di essere letto: un mix riuscito di poliziesco, esoterismo, mistero e storia. Consigliato! 

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