Evvai, finalmente eravamo in quinta. Figata, ancora un annetto e poi basta scuola. E poi vuoi mettere? Eravamo grandi. E questo voleva dire patente, macchina, uscire, ecc. Dall’inizio era subito chiara una cosa: il primo quadrimestre non contava quasi nulla, perchè tutto era concentrato sull’esame di maturità. Quindi ce ne sbattevamo abbastanza dei voti del primo quadrimestre.E infatti molti si sono ritrovati con delle insufficenze. Ma chi se ne frega, il bello era avere gli amici che ti portavano in stazione in macchina, oppure firmarsi le giustificazioni da soli. Le materie più rispettate erano Ragioneria, Tecnica Bancaria, Italiano. In quanto quasi con certezza assoluta erano parte dell’esame di maturità. Poi c’erano Diritto ed Economia. Mamma mia, ripensandoci adesso chissà che pirlate potevano esserci scritte sui libri di Diritto e Economia, ma d’altronde erano rivolti ad ingenuotti diciottenni. Di tecnica bancaria c’era il mitico (si fa per dire) Para, uno dei professori più detestati per il proprio modo di fare. Mi ricordo ancora adesso che le materie da portare all’esame sono uscite il giorno del mio compleanno: 2 aprile. Al telegiornale del mattino avevano detto: per ragioneria ci saranno ragioneria, italiano, economia, diritto. Ottimo, ho pensato, potrei portare economia e diritto. E invece, una volta arrivato al Baratta scopro che l’istituto era uno dei pochi in italia ad avere un indirizzo particolare (forse "mercantile") e quindi le materie non erano quelle standard ma, attenzione, merceologia (cioè chimica) e inglese. Inglese!!! Non usciva alla matura da vent’anni!!! Che fare? Per prima cosa abbiamo voluto che il nostro professore, cosiddetto "membro interno" della commissione fosse Bono, il nostro supermitico prof di lettere. Lui non voleva, diceva che sarebbe stato più appropriato un professore di ragioneria. Si, col cavolo, la Zucchella invece di aiutarci ci avrebbe messo due dita negli occhi!

A proposito di Zucchella, sentite questa: lei aveva un debole nel rompere i maroni a quelli che già andavano male, ma non per aiutarli, bensì per cazziarli ulteriormente. Quando c’era da correggere un compito alla lavagna chiamava sempre i soliti. Io me ne stavo bel bello in ultimissima fila, davanti alla cattedra. Praticamente invisibile. Verso maggio entra, fa quel suo classico sorrisetto agghiacciante e dice: "Oggi mi sento buona, chiamerò qualcuno che di certo il compito l’ha fatto giusto, per esempio Tordi". Mi sono detto: "Ok Fabio, sei in ballo, cerca di uscirne nel migliore dei modi". In quanto io non solo non avevo fatto il compito, ma in tutto l’anno non avevo neanche comprato il quaderno. Dovete sapere che per ragioneria ci voleva un quaderno apposito. Ma perchè spendere dei soldi inutilmente? Io usavo un bel blocco per tutte le materie…
"Arrivo subito prof, però c’è un problema, ho dimenticato il quaderno a casa". Faccia scura, brutto presagio. Invece quella mattina era veramente in luna buona e mi dice "E va beh, Tordi, anche se da te non me lo sarei mai aspettato, vorrà dire che invece di copiare dal quaderno lo rifai ex-novo". Con totale nonchalance ho svolto tutto il compito. Ogni volta che commettevo un errore mi dimostravo stupito, incredulo e contento di poter riparare al mio errore imparando la versione corretta. In realtà non me ne fregava niente. La ragioneria è una materia arida e inutile, ormai fanno tutto i computer, e ve lo dice un informatico!!!
Il giorno dopo mi presento col mio bel quaderno di ragio, con sopra l’esercizio contenente gli stessi errori che avevo fatto la mattina prima. Stefano mi vede e mi dice "Tordi sei un mito, esordisci col quaderno a Maggio? Non l’hai avuto per tutto l’anno!!!!". E si, in quinta non si faceva veramente nulla. Per la carità, quelli spaventati dalla Matura magari si impegnavano anche, ma non era il mio caso. D’altronde, nel corso degli anni al primo banco mi ero costruito una solida fama di bravo ragazzo mediamente studioso. E che cavolo dovevo fare, mi stavano con gli occhi addosso!! Ma quando ho scoperto l’ultima fila, ragazzi che pacchia, il nirvana del nullastudiante like me.

Ogni anno, come tradizione, le quinte classi andavano in gita all’estero. La prassi era così: prima e seconda gita sfigata di un giorno in Italia. In terza e quarta gita di più giorni in Italia e per finire in quinta gita di più giorno all’estero. Quando eravamo in prima dicevamo: in quinta andremo a New York. In seconda uguale, in terza idem, anche in quarta. Arrivati in quinta i miei comgpani hanno iniziato a dire: io sono in spese perchè compro la macchina, io perchè qui, io perchè la. Figuratevi che molti avevano speso per i coscritti (e si a Voghera c’è questa tradizione dei coscritti in grande stile, c’è gente che spende un puttanaio di soldi, del tipo mille o duemila euro per una cazzata del genere). E così quelli decisi ad andare in gita erano pochini. Siccome c’era una regola che diceva che ci vuole una certa percentuale per andare in gita… niente da fare, dovevamo stare a casa. Noooooo, che sfigati.
Tra l’altro non vi ho detto una cosa: da che mondo è mondo la classe 4A ha sempre preparato il giornalino della scuola "Il Barattolo". Noi siamo stati i primi a interrompere la tradizione. Da che mondo è mondo la 5A ha sempre organizzato la veglia (era in assoluto la migliore quella del Baratta, ma per forza, solo noi eravamo tantissimissimi, riempivamo il Maskara di brutto) e coi soldi guadagnati si andava in gita. Invece all’inizio dell’anno altre due quinte si sono coalizzate ed hanno ottenuto dalla preside l’organizzazione. Che sfigati che siamo stati. (segue… probabilmente domani!)

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