Lettera ad un'amica

Scritto il 3 Luglio 2008 nella categoria Riflessioni

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Anche a me piace imparare, nel senso più completo del termine. Sto leggendo un libro in questo periodo che mi ha regalato un amico, di Fred Uhlman, autore che non conoscevo. Proprio stamattina leggevo un passo dove il protagonista descrive il padre austero e dice:

"Non mi sono mai sentito a mio agio con lui, e da bambino m’apprestavo a vederlo sempre con ansia, paura e a volte con vero e proprio terrore. Non che volesse essere crudele, lo era senza saperlo, essendo incapace di sentimenti come la gente normale. Il grande ostacolo era la sua quasi totale mancanza di immaginazione; non aveva una solida cultura (a parte l’ottima cosnocenza del francese e dell’inglese), era superficiale e niente affato curioso. Sono sicuro che non si è mai chiesto: perchè viviamo? C’è un altro mondo oltre il nostro? Qual è lo scopo della vita? Non ne aveva bisogno. La risposta era chiara: lo scopo della vita è essere un Hohenfels. Questo sterile orgoglio rendeva superflui sentimenti comuni come la pietà, la misericordia e la compassione. Può anche darsi che tale insensibilità l’abbia reso un ambasciatore di successo, perchè nel mondo artificiale nel quale si muoveeva tutto quello che importava erano le apparenze, e di queste aveva una rara padronanza"

Ecco, ha ragione. Molti di quelli che hanno un successo, forse effimero, nella vita, lo hanno perchè sono fatti così. Molti, non tutti, ci sono i sognatori che realizzano i loro sogni con determinazione.
Io mi ritengo una persona sensibile. E curiosa. Due qualità che magari non ti fanno apparire chissà che cosa (ma tanto non ci tengo), ma che ti  fanno avere "successo" in altro modo, con le persone che conosci. Ho un carissimo amico. Ci vediamo si e no una volta l’anno ormai, ma rimaniamo carissimi amici. Lui mi dice sempre che sono uno dei pochi che riescono ad ascoltarlo sul serio, a capirlo e a dargli i consiglio giusti. Io mi imbarazzo tantissimo perchè non faccio altro che dirgli, nel modo più semplice assoluto, quello che penso. Ma quello che mi dice mi fa un piacere immenso.

La curiosità anima gli scienziati, la sensibilità gli artisti. Io non mi voglio includere in nessuna delle due categorie, ma ambiziosamente cerco di "pescare" dagli uni e dagli altri. Gli scienziati sernza sensibilità sono aridi e freddi, gli artisti senza curiosità hanno un’anima fragile.
Preferisco non essere nè l’uno nè l’altro, ma un pochettino di entrambi.

Bello questo pensiero scaturito alle 3 di mattina! Prima o poi lo trasformerò in un post del blog, visto che non ho molte idee ultimamente (è dura il lavoro del blogger, a volte sei in crisi di ispirazione, ma i lettori vorrebbero sempre delle novità !!!!)

Dai ci vediamo domani sera (stasera ormai), e per il futuro mi scuso se non sarò all’altezza di quello che dici… parleremo di quello che ci va, anche se fosse noioso…

Buonanotte
à bientôt

Fab

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