La distribuzione in Italia

Scritto il 16 Luglio 2009 nella categoria Marketing

Format Distributivi del settore moda abbigliamento in Italia: situazione e prospettive del piccolo punto vendita

Undicesima puntata

La distribuzione al dettaglio in Italia, per quanto riguarda la dimensione, è ancora dominata dalle piccole unità di vendita, almeno sul piano numerico, anche se negli ultimi anni più recenti si è assistito ad un deciso processo di concentrazione, che ha fatto aumentare la dimensione delle imprese commerciali al dettaglio sia in termini di numero di addetti, che di ampiezza dei locali di vendita.

Relativamente alle modalità operative, la distinzione più rilevante è quella tra le imprese che continuano ad utilizzare la tradizionale tecnica di vendita con addetto e le imprese che fanno ricorso a forme più o meno integrali di libero servizio, con eliminazione del personale di vendita e possibilità da parte dei clienti di servirsi da soli e pagare poi alle casse.

Canali distributivi

1989

1997

1998

1999

2000

2001

2002

2005

Negozi indipendenti

77

57,6

56,5

55,7

55,2

55,2

54,0

52

Catene specializzate

4

13,3

13,7

14,0

14,0

13,8

14,5

16

GDO

6

15,5

14,8

15,0

15,3

15,1

16,0

18

Mercati ambulanti

7

9,5

9,7

9,8

10,2

10,6

10,8

10

Altri

6

4,1

5,3

5,5

5,3

5,3

4,7

4

Totale

100

100

100

100

100

100

100

100

Quote di mercato dei canali distributivi nell’abbigliamento in Italia (Fonte: Sita Nielsen / Federazione Moda Italia)

Negli ultimi venti anni i consumatori hanno cambiato profondamente le proprie abitudini di spesa ed anche il comparto moda ha risentito i contraccolpi di questi mutamenti; le spese per vestiario e calzature sono state caratterizzate da un’elevata rigidità rispetto all’evoluzione della spesa totale, evidenziando così un carattere di maggiore necessità che accosta la dinamica di questa componente di spesa a quella delle spese tradizionalmente rigide, cioè meno sensibili alle oscillazioni congiunturali quali, ad esempio, quelle alimentari. Tra queste due, più soggette alle oscillazioni del ciclo restano le spese per calzature, rispetto a quelle per vestiario. A questo va aggiunto che il consumo di abbigliamento è divenuto “problematico”, ossia si pone più attenzione al prezzo e alla funzionalità. Lo sbocco finale è quello di un consumatore che con la moda ha un rapporto più dialettico: ne viene influenzato, ma in qualche modo alcune sue esigenze (versatilità, esigenze di bilancio familiare, ecc.) interagiscono col versante a monte della filiera.


Canale prevalentemente utilizzato per l’acquisto di capi di abbigliamento.
Fonte: indagine Censis – Confcommercio 2004

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