Un tizio che conosco

Scritto il 14 Luglio 2009 nella categoria Cronache

Poco più di anno fa, un tizio che conosco mi ha chiesto un prestito. Non è propriamente un mio amico, ma lo conosco perchè ha la casa dalle mie parti, e conosco anche la sua famiglia. Non era una grande cifra, e mi ha fatto un suo assegno come garanzia, da incassare dopo qualche giorno. Quando sono andato alla mia banca, la sorpresa: assegno scoperto. Ho atteso ancora qualche giorno, per dargli magari il tempo di rientrare e poi mi sono recato presso la sua banca. Per poco non mi ridevano in faccia. Appena hanno visto il nome mi hanno subito detto che non c’era nessuna speranza di portare a casa i miei soldini.

Come ho detto la cifra è quasi irrisoria, ma questa storia ha rafforzato la mia convinzione che il modo migliore di perdere un amico è quello di prestarlgi i soldi. In vita mia, quando ho prestato una cifra più alta di quella per pagare un panino al bar, non mi è stata quasi mai restituita. O conosco solo dei perdaballe, oppure l’animo umano è fatto così: cercare di fottere il prossimo.

Il fatto è che io vivo benissimo. Magari un po’ più disilluso, ma questo non può farmi che bene. Lui invece vive male. Una volta l’ho incontrato in giro, mesi fa, e si è profuso in incredibili scuse dicendo che mi avrebbe saldato al più presto. In questi giorni invece due episodi mi hanno proprio dato da pensare. Qualche giorno fa lo incrocio in Via Emilia. Lui da lontano ovviamente mi vede, e non trova di meglio da fare che mettersi a guardare le vetrine della profumeria Limoni. Adesso, con tutto il rispetto di Limoni, ma che cavolo c’è da guardare (per un uomo) in quella vetrina per due minuti buoni?? Ha ha che ridere. E stamattina, stavo attraversando al semaforo, sempre a piedi, quando lui mi vede, cambia direzione e fa il giro dell’isolato per non incrociarmi. In questi casi mi verrebbe voglia di chiamarlo, oppure di fare il giro opposto per incrociarlo ancora, ma poi scatta in me una strana sensazione: io vado dove voglio, a testa alta. E’ lui quello che si sente così meschino da dover abbassare lo sguardo o cambiare strada. Per pochi euro. Che amarezza. Oggi non sapevo se ridere di gusto o ridere amaro. Alla fine quello che sta peggio… è lui.

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