fabiotordi

(raccolta molto sparsa di pensieri)

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Paesi e gente di quassù – terza parte

Questo è un libro del 1979, a cura del Centro Culturale "Nuova Presenza" di Varzi in collaborazione con la Comunità Montana dell'Oltrepo Pavese.
parla essenzialmente del territorio della Comunità, gli allora 19 comuni. La storia, la geografia, la demografia, l'agricoltura, ecc. Tutto quanto riguarda questo territorio. 

Ne ho già parlato citandolo in questo articolo e in questo articolo. Da  pagina 174 parla di Valformosa, Colleri, Corbesassi e altro…

VALFORMOSA 
E' stata questa frazione parrocchia autonoma fino al sec. XVII. La chiesa, ampiamente rimaneggiata, mantiene tuttavia il carattere dell'antica costruzione, e custodisce qualche suppellettile sacra di discreto valore.
 

COLLERI
Per quanto riguarda le notizie religiose sembra che anticamente la sede dell'antica parrocchia fosse a Somegli dove esiste ancora un campanile romanico e una tela manomessa che rappresenta i ss. Gervasio e Protasio.
Nel 1500 però Colleri era già parrocchia e aveva un edificio sacro a Collistano attualmente ridotto a un rudere. La nuova chiesa è del 1951 e la costruzione non si scosta dai moduli tradizionali. Di notevole una tela forse di scuola lombarda: Fuga in Egitto.
Riportiamo dal « Nuovo Pavese Montano »
A spasso per Colleri
« Colleri è la più popolata frazione del Comune di Brallo, sita a 900 metri sul mare, ed è quella che meno di tutte le altre ha risentito dello spopolamento, fenomeno ormai comune quassù: vi sono paesi che hanno visto il numero dei loro abitanti ridotto a poche decine quando solo quindici o vent'anni fa si contavano a decine le famiglie o i "fuochi" come si diceva allora.
Gli abitanti di Colleri che sono ancora oggi più di 300, ormai hanno abbandonato le loro vecchie abitazioni per trasferirsi in case nuove, più funzionali, più comode, più vicine alla strada provinciale che collega la Valle Staffora alla Val Trebbia. Le case antiche in pietra a vista, tetti neri, soffitte in legno, caminetti sgimbesci, vecchie cassepanche in legno locale, i balconi in ferro battuto, le scalette esterne "semoventi" sono state quasi totalmente abbandonate, o rovinate da chi le ha ricostruite con poco gusto appiccicando dell'intonaco e modificando le piccole finestrelle; e si aggiunge così all'usura del tempo (che in mezzo a questi muri ha una sua durata e una misura diversa dal ritmo del resto del mondo!) l'opera umana che è molto più terribile in essa.
A salvaguardia del vecchio borgo e a ricordare un tempo che fu, sono rimaste alcune simpatiche vecchiette che non hanno ceduto alle attrazioni del nuovo e del comodo ed hanno voluto ad ogni costo rimanere a vivere sole in quelle basse stanzette popolate da innumerevoli ricordi e dalla presenza arcana e impalpabile di tante persone care che ti parlano ancora in mille modi.
Te le vedi spuntare sulla porta di casa tutte vestite di nero che dapprima ti guardano incuriosite come a domandarti perché hai osato interrompere così bruscamente il loro colloquio con non so chi, o la loro preghiera serale che ha già consumato tanti "rosari". Poi ti invitano ad entrare e allora ti immergi in un mondo nuovo ma antico quanto quei muri, quelle travi, quelle assi dalle quali ti sembra dovresti precipitare da un momento all'altro.
Il discorso corre via velocemente passando in rassegna usanze, vecchi legami di famiglie, fatti accaduti chissà quanti anni fa, la vita sociale e religiosa del borgo "quando la gente ci credeva davvero"; quando mi alzo per uscire vedo dalla piccola e bassa finestrella che ormai è sera fatta e la luna piena sta colpendo coi suoi raggi i tetti di "ciappe" che sembrano faticare a portare un peso così grave.
Ho voluto parlare delle poche abitanti del Centro storico perché è inconcepibile parlare di arte, di arte popolare e non conoscere chi quell'arte l'ha fatta, il contesto sociale dove essa è nata, questa gente che con il proprio sudore e forse senza sapere leggere e scrivere ci ha dato un esempio di come si costruisce nel rispetto della natura e dell'ambiente in modo mille volte più razionale di quello che avviene oggi nonostante i piani regolatori e di fabbricazione.
Ti orienteresti difficilmente nei vicoli sassosi che si intrecciano tra queste case che ti paiono tutte uguali ma dove non ne troveresti una simile all'altra; e ad ogni svolta ti trovi dinnanzi ad un gioiello di quell'arte del costruire che oggi, purtroppo, non trova più tanti cultori. In qualche punto "cruciale" puoi scoprire il forno che serviva un gruppo di famiglie, intorno al quale tante donne si sono ritrovate con sulle spalle il tavolo appesantito dalle pagnotte pronte per essere cotte; e mentre si aspetta il proprio turno cosa c'è di più redditizio che scambiare quattro chiacchiere e commentare i fatti salienti di vita paesana, i quali tante volte, ingigantiti, modificati, aggiustati, hanno cessato di essere cronaca, per diventare storia, tradizione del paese?
Un altro punto di ritrovo era il mulino, questo più per gli uomini che per le donne; e al mulino i discorsi, mentre si aspettava il proprio turno, si fanno più seri: gli "interessi" delle diverse famiglie vengono ben ponderati, l'andamento dell'annata del grano o delle patate, il vitello morto al vicino (pace all'anima sua!!) mentre la grossa ruota muove indifferente le macine e il mugnaio bada alla farina ma non perde d'orecchio una parola del discorso, per avere materia da intrattenere i prossimi avventori.
Ce ne sono ancora due a Colleri, di questi mulini: ma chi si prenderà cura di essi? O rovinando su se stessi cancelleranno e schiacceranno il ricordo di chi li ha costruiti e ha dato loro vita? ».

CORBESASSI
Era già parrocchia nel 1523; perse in seguito la sua autonomia che riebbe nel 1952.
La chiesa parrocchiale è stata edificata nel 1690 circa; la parte più antica è costituita dalla bassa navata centrale, mentre l'abside risale al 1800. La decorazione interna è del pittore Sebastiano Toselli, allievo del Gambini, compiuta nel 1939.
Di notevole una tela purtroppo sciupata: San Francesco e due Angeli. Pregevole anche il coro e i mobili della sacrestia (sec. XVIII-XIX).

Economia
L'agricoltura rappresenta la risorsa economica tradizionale. Si coltivano soprattutto foraggi, frumento e patate. Gli estesi pascoli favoriscono l'allevamento del bestiame, che, numeroso una volta, ora risente della crisi generale del settore.
Il territorio non coltivato è coperto da vaste estensioni di boschi, grazie anche all'opera di rimboschimento a conifere da parte del corpo forestale degli anni passati.
La voce più importante nell'economia del comune è certamente rappresentata dal turismo sia come soggiorno estivo sia come movimento di fine settimana anche nel periodo invernale (quando è possibile sciare). La capacità ricettiva è soddisfacente per i numerosi posti letto negli alberghi e per le camere affittate dai privati.
Un grande e moderno complesso sportivo tennistico, gestito dal CONI, che ospita nella stagione estiva parecchi turni di 100 giovani per volta con possibilità di alloggio per i genitori nell'albergo « Olimpia », ha contribuito moltissimo alla conoscenza e al richiamo di villeggianti in questa località turistica suscitando anche in due abitanti del luogo un interesse commerciale per questo sport e per quello sciistico tanto da creare due attività di vendita di abbigliamento e attrezzature sportive con buoni affari. Pure grande attrattiva è esercitata sugli amanti degli sport invernali dalla sciovia del Colletta.
Le acque fredde del Trebbia, che non distano molto dal territorio del Comune del Brallo, ricche di fauna ittica (soprattutto trote), richiamano i pescatori dilettanti.

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Un attimo

Mi pensi un attimo ogni tanto?
No, ti penso tanto ogni attimo.

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Siro del Brallo – Puntata 25 – Il Castello Malaspina

A Pregola c'è una casaforte, chiamata Castello, perchè era la residenza dei Marchesi Malaspina di Pregola.

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Per essere felici…

Per essere felici bisogna allenarsi tutti i giorni.
BUONGIORNO!

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Siro del Brallo – Puntata 24 – Le Scuole Elementari

Siro dove le ha fatte le scuole elementari? A Brallo? Nel suo paesino, Ponti? E come andava a scuola? Ritorniamo a quell'epoca e facciamocelo dire da lui.

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Bandiera bianca

Siamo figli delle stelle e pronipoti di sua maestà il denaro.
Per fortuna il mio razzismo non mi fa guardare quei programmi demenziali con tribune elettorali. 

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Pagella

Questi i risultati, sulla base degli esami appena sostenuti:
Salvini voto 9: ha brigato finché non ha ottenuto cioè che voleva
Di Maio voto 8: ha tenuto una linea che lo portato al successo
Conte voto 8: si è prestato quando era ora, si è defilato quando era ora, ma si è tenuto pronto
Renzi voto 3: ha sempre parlato a sproposito ed è sempre stato smentito dai fatti. Ha più volte perso occasione di stare zitto
Berlusconi voto 4: politicamente sparito, ha perso l'unico alleato che gli era rimasto
Meloni voto 5: pur avendo un programma copiato da Salvini rimane fuori dal governo nonostante l'impegno
Cottarelli voto 8: leggasi il giudizio su Conte
Mattarella voto 6: un governo senza PD non gli va giù, ma alla fine più che l'insistenza dei due monelli, più che aver capito che se si fosse tornati alle urne gli avrebbero comunque ripresentato lo stesso governo, secondo me ha inciso il fatto che si è definitivamente reso conto che il PD è ancora guidato da Renzi, un vecchio dinosauro della prima Repubblica che si era camaleonticamente camuffato da rottamatore.
Merkel & Draghi voto 5: ci hanno provato, male.
Italiani voto 10+: alla fine quelli che ci smenano sempre e comunque sono loro. Perlomeno adesso hanno un governo, che è sempre meglio di un governo tecnico o senza governo. Portate pazienza, italiani.

 

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Posso farle una domanda?

Il mio amico Costanzo Valmori ha raccolto in questo volumetto, dal sottotitolo "Analisi sociologica e antropologica delle tipologie di clienti e delle loro assurde domande con piccola guida annessa su come affrontarli al meglio" una serie di situazioni tipiche in cui si ritrovano gli esercenti, i negozianti, insomma quelli che di solito stanno dall'altra parte del bancone. 

Io che ci lavoro, da quella parte, mi sono ritrovato in tante di queste situazioni, raccontate sempre con un tono leggero, spesso divertente o addirittura esilarante.

C'è il cliente impaurito, il male informato, il parsimonioso, il VIP, il bugiardo cronico, il passivo, il curioso, il chiacchierone, l'indisponente, l'esperto, e infine il cliente modello.

Di ogni categoria c'è la descrizione e il metodo su come affrontarli per salvaguardarsi il lavoro, la salute e il fegato

E poi c'è il maniaco delle offerte, il pignolo, il masterchef, l'abitudinario, lo zanza, l'eccentrico, l'ansioso

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Mille parole

Per me sentirsi a casa non è facile: quelli come me si ritrovano in due pagine scritte a testa bassa, di getto, per sfogo. Dicono un poeta, ma non è nemmeno un uomo. Non è nemmeno un dono, è solo allenamento. Difficile spiegare se ci metto il sentimento. Se puoi capirmi sai cosa voglio e non voglio, che ho poche parole per i miei amici ma mille per questo foglio!!!

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Napoli

Napoli è vita, Napoli è casino. Napoli è la pizza, Napoli è la lingua napoletana, o anche solo l'accento (ma poi è impossibile che nella frase non "scappi" qualche termine locale). Napoli è il sole, Napoli è il Vesuvio all'orizzonte. Napoli è invenzione, creatività. Napoli è ahimè sporcizia: spazzatura in giro, mozziconi per terra, case sgarrupate, auto sinistrate, e per fortuna che con questo sindaco si è ripulita, chissà prima. Napoli è girare in motorino, quasi sempre in due e quasi sempre senza casco. Napoli è una metropolitana dalle stazioni molto belle. Napoli è un lungomare stupendo. Napoli sono le piazze di Napoli. Napolì è il caffè, magari sospeso. Napoli è la gente di Napoli. Napoli sono i Quartieri Spagnoli, Napoli è Maradona, Napoli è il Napoli. Napoli è l'arte di arrangiarsi, l'arte di inventarne sempre una, di escogitare qualcosa. Napoli è turismo. Napoli è il canto. Napoli è il mare. Napoli è quella città decantata e amata da mille artisti. Napoli è confusione. Napoli è allegria, Napoli è accoglienza. Napoli è il traffico, Napoli sono le auto che passano dappertutto, anche in ZTL. Napoli è vivere senza problemi, tanto chissenefrega. Napoli è il clacson, accessorio necessario anzi fondamentale per sfrecciare nelle viuzze, magari piene di gente, magari con macchine parcheggiate di qua e di là, coi pedoni in mezzo alla strada…eppure basta un colpo di clacson per passare senza neanche rallentare. Napoli è amicizia, Napoli è anticonvenzionalità. Napoli è superstizione. Napoli è cultura. Napoli è attaccamento alla propria terra, Napoli è voglia di andarsene

Insomma Napoli è tante cose, ci siamo stati solo due giorni e abbiamo potutto scoprire solo queste cose. Le altre, la prossima volta che andremo a Napoli.

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Cuori sotto sfratto

Con i cuori sotto sfratto, siamo quelli segnati dal sogno per l'eternità. Non ci sei, non ci sono, dammi una speranza che mi porti via da qua…

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Non ci credo!

Non credo alle taglie dei vestiti, perchè non hanno senso le "M", le "L" e le "XL" e ormai hanno poco senso anche il "46" e i "50". Non credo alle misure delle scarpe, mi fanno ridere quelli che confrontano la suola e dicono "no, non mi va bene" oppure "si mi va bene". Beati voi che ci credete. Non credo agli oroscopi, non ne ho mai trovato uno che dice: "oggi sarà una giornata di merda", scrivono sempre cose abbastanza positive, oppure che il tuo segno è il più figo di tutti. Non credo agli amici che hanno solo bisogno di favori. Fate una bella cosa: non chiamatemi. Non credo alle previsioni del tempo sensazionalistiche dei telegiornali: l'estate più calda e l'inverno più freddo, e i nomi catastrofici che danno alle occasioni di maltempo. Non credo alle assicurazioni, perchè le righe piccole dicono sempre "non ti risarciremo", e se proprio lo faremo, non ti risarciremo del tutto e poi… chissà quando. Non credo ai supermegaaffari su internet. Credetemi, nessuno regala niente, anche se con un po' di fiuto qualche affare discreto si riesce a fare. Non credo a quelli che ti telefonano proponendoti offerte sul telefono, gas, luce, acqua. Se poi gli chiedi tempo per pensarci e valutare, non te lo concedono perchè "per un'offerta così vantaggiosa mi deve rispondere subito". Non ci credo. Non credo a quelli che predicano bene e razzolano male. Non credo a quelli che la sanno lunga, a quelli che (dopo) sapevano già tutto e quindi "perchè non me l'hai detto", oppure "se me lo dicevi prime te lo spiegavo io". Non credo ai navigatori satellitari, perchè alle volte è sempre meglio la vecchia strada conosciuta, la scorciatoia, la strada panoramica, oppure semplicemente è bello perdersi, ogni tanto. Non credo nella sfiga, la jella, la sfortuna. E' tutta una burla, una cosa nata per ridere degli altri, oppure per trovarsi delle scuse. Va bene, appunto, quando ci si scherza su, ma non ci credo.

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Il barbiere di qualità

Ah, bravo Figaro! Bravo, bravissimo; Ah, bravo Figaro! Bravo, bravissimo; A te fortuna (a te fortuna, a te fortuna) non mancherà.Ah, bravo Figaro! Bravo, bravissimo; Ah, bravo Figaro! Bravo, bravissimo; A te fortuna (a te fortuna, a te fortuna) non mancherà.

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Le cento città – Rapallo

Le Cento Città d'Italia illustrate è una celebre collana di monografie, illustrate con fotografie dei luoghi e dei monumenti notevoli italiani, edita da Sonzogno, con cadenza settimanale, dal 1924 al 1929.

Ce n'è una dedicata a Rapallo e Santa Margherita Ligure

Parla della storia, dei Tigulli, dei Longobardi, di Milano e di Genova, dei Guelfi e dei Ghibellini, la peste, i pirati e tutte le traversie che Rapallo subì nei secoli. poi passa a racocntare la magnificenza di questo centro che pare un anfiteatro naturale, le sue vie (alcune nel frattempo hanno cambiato nome), i suoi negozi, i suoi albeghi che già allora ospitavano tanti turisti e le sue chiese, in primis il duomo decicato ai santi Gervasio e Protasio.

Accenna a due importanti monumenti dell'antichità: il cosiddetto Ponte di Annibale, dove pare transitò il famoso condottiero cartaginese nel 217 a.C. (anche se nella pubblicazione c'è scritto 536 a.C. Un grosso errore) e il Castello, qui chiamato "di Avenaggi", perchè così si chiama il rione di Rapallo dove sorge questa costruzione voluta per contrastare le invasioni saracene.
Prosegue decantando le meravigliose ville e palazzi che facevano di Rapallo, già cento anni fa, un lugo rinomato e ambito, come il Casinò, o la villa dove fu stipulato il trattato tra Italia e Jugoslavia nel 1920 (detto, appunto, "trattato di Rapallo"). Finisce, dopo aver parlato di qualche illustre personaggio rapallese, con la descrizione dei dintorni: dal Santuario di Montallegro, a San Michele di Pagana.

la seconda parte è dedicata a Santa Margherita Ligure, Portofino, San Fruttuoso, Camogli.

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Frittelle

Oggi è il compleanno della Rita, quindi frittelle per tutti 

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