(raccolta molto sparsa di pensieri)

fabiotordi

Author: Fabio Page 130 of 176

Pince

Da ieri è on line il sito www.giuliapincerato.it realizzato dal’amico e maestro Mic Or, che è un grande fan della pallavolista veneta in forza al Perugia.

Sul sito, aperto in occasione del compleanno di Giulia, potete trovare le tappe della sua carriera, alcune notizie, link e tante foto. Mi unisco agli auguri di buon compleanno e faccio i miei complimenti al maestro per la realizzazione in tempi record del sito, considerato anche il fatto che prima non aveva conoscenze di creazione di pagine web.

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Un certo Krishna Palem, professore alla Rice University del Texas ha implementato una curiosa teoria: per attuare processi (tramite elaboratori elettronici) che richiedono un gran numero di calcoli (come ad esempio le applicazioni grafiche), perchè ostinarsi fino ad ottenere la cifra giusta, quando ci si può accontentare di un arrotondamento, molto più facile da ottenere?

E così ha realizzato un chip probabilistico, un cervello elettronico che fa i calcoli per approssimazione… cavoli vedo giù i puristi storcere il naso.. oddio che sciagura! E invece no, come ho già detto può benissimo venire usato per scopi che non richiedono estrema precisione (di un pixel fuori posto in un’animazione non se ne accorgerebbe nessuno), non lo userannno di certo per mandare i missili nello spazio…

Quello che ha ideato Palem è un chip che valuta gli errori possibili e gli assegna un diverso peso, fino a raggiungere un risultato che viene ritenuto corretto in modo soddisfacente. Il risultato è stato un chip, primo prototipo di questa generazione di computer probabilistici, in grado di eseguire i calcoli 7 volte più veloce di un computer tradizionale con lo stesso numero di transistor, e consumando 30 volte meno energia. Prospettive interessanti soprattutto per quei settori, come l’elettronica di consumo, dove l’autonomia dei dispositivi viene spesso prima nella scala dei valori utili ai consumatori della produzione di un risultato esatto al 100 per cento.

I primi risultati sperimentali hanno superato le aspettative, chissà se sarà presto implementata questa curiosa novità…

Da funk back to the punk

Dafunk back to the punk come on dafunk back to the punk come on dafunk back to the punk come on dafunk back to the punk come on…..

Cavoli sembra passata una vita… è passata una vita! Da quando i Daft Punk hanno iniziato a spaccare col singolo Around the World nel 1997 (e io li ho visti live, troooooooppo space, Jimmy ti ricordi il tizio di "Gorgonzolaaaa emme emme dueeeeeeee" ?). Secondo me sono tra i pochi, insieme ai "Fratelli Chimici" Chemical Brothers, a uscire ogni tanto con qualche bel pezzo. Beh.. a me piacciono. Stasera mi sono tornati in mente vedendo per l’ennesima volta la pubblicità dell’Alfa MiTo:

Buy it, use it, break it, fix it, trash it, change it, melt – upgrade it, charge it, pawn it, zoom it, press it, snap it, work it, quick – erase it, write it, cut it, paste it, save it, load it, check it, quick – rewrite it, plug it, play it, burn it, rip it, drag and drop it, zip – unzip it, lock it, fill it, curl it, find it, view it, coat it, jam – unlock it, surf it, scroll it, pose it, click it, cross it, crack it, twitch – update it, name it, rate it, tune it, print it, scan it, send it, fax – rename it, touch it, bring it, obey it, watch it, turn it, leave it, stop – format it: technologic… technologic… technologic… technologic…

Il re delle mosche

Secondo Moore le emozioni si possono controllare con una giusta combinazione di molecole…
Varrà anche per l’amore?
Anche quello è solo una questione di chimica?
E per tutti gli altri sentimenti che, pur essendo meno nobili, hanno un peso maggiore nelle nostre esistenze?…
Chissà qual è la formula della viltà, di chi sa solo chinare la testa…
…quella del cinismo, di chi non si pone mai domande scomode…
…quella della disillusione, che ci porta a tradire i nostri ideali pur di avere un posto accanto agli altri…
…o quella dell’ambizione, che per farci arrivare in alto ci fa sprofondare sempre più in basso…
Che senso ha sacrificare la nostra dignità e i nostri affetti…
…se alla fine si rimane…
…con un pugno di mosche?

(tratto da Dylan Dog n°270, "Il re delle mosche")

Risatina Fast

Ecco alcune "piangellette", come le chiamo io, tratte dal libretto "Risatina Fast" di Adriano Altorio. Vi avverto che fanno…si insomma…beh leggetele e capirete…

"Sapete che differenza c’è tra un notaio e una strega? Che almeno la strega fa la fattura"

"Papà, papà, ho paura dei lupi mannari. Zitto e pettinati la faccia che dobbiamo uscire"

"Che ci fa un chicco di caffè nella vasca? Si lavazza. E perchè? Per diventare splendid"

 "Che cos’è il fattore di potenza? Un allevatore della Basilicata"

"Cosa diceva l’ultimo dei Mohicani? Aspettatemiiiiiiiiii"

"La più brava ballerina russa: Olanka Sbylenka"

"Il santo protettore degli ubriachi: San Buca"

"Buongiorno, qui è il centralino, desidera? Mi chiama Francoforte? FRANCOOOOOOOOOO"

e questa, per fortuna, era l’ultima. E queste… erano le "migliori", figuratevi voi le peggiori !!!

Delafia

Non vi ho ancora raccontato del Carnevale di Viareggio! E si perchè il martedì grasso siamo andati nella località della Versilia per vedere il mitico corso mascherato.

Per inciso, ci siamo fermati a pranzo in una delle migliaia di graziose località d’Italia: Pietrasanta. Non è sul mare (quello a cui pensate voi, è la famosa frazione Marina di Pietrasanta, quella tra Forte dei Marmi e Lido di Camaiore). E’ davvero carina. Putroppo non avevamo troppo tempo per visitarla, dopo una pizza abbiamo fatto solo un giretto, ma credetemi che merita: c’è una via centrale ben curata e caratteristica che porta alla piazza principale con chiese, teatro, ecc. In cità sono presenti numerose opere di diversi artisti, tra cui citerò Botero, una cui scultura campeggia davanti al municipio.

Torniamo al discorso principale: Viareggio. Beh io non avevo mai visto un carnevale così importante, a parte quello di Notting Hill (leggi qui e qui), ma quello era molto più simile al carnevale sudamericano che a quello italiano. Quello di Viareggio è proprio bello. Per prima cosa almeno metà della gente è mascherata, sia pure con solo un qualche strano copricapo (come noi) e questo rende il clima allegro e festoso. Poi non c’è quella fastidiosissima usanza che c’è, per esempio a Voghera, di imbrattarsi di schiuma con le bombolette. Lì c’erano solo coriandoli e stelle filanti. Non c’era calca e, cosa che non mi aspettavo, neanche transenne: una volta dentro al "paddock".. si insomma nel "recinto" dove ci sarebbe stata la sfilata, potevi girare liberamente… anche finire sotto le ruote dei carri se volevi ;-)

I carri.. beh ragazzi i carri erano veramente fighi. Quelli di prima categoria (i più belli) erano faraonicamente maestosi, parevano uscire dritti dritti da Gardaland. E pensare che vengono relizzati per durare una sola stagione… inaudito ;-) !
Erano alti come i palazzi di tre piani. Poi c’erano quelli più… cioè insomma… meno belli (dire più brutti è assolutamente sbagliato), cioè meno grossi e complessi, ma comunque fantastici. Quasi ogni carro era preceduto da una sfilata di personaggi in costume che evocavano lo spirito del carro. E ognuno aveva una propria musica. La più gettonata era "Delafia", il cui titolo dovrebbe ricordare un’esclamazione tipica viareggina.

E poi era una festa, una vera festa, una grande festa. I minuti e le ore passavano e non ti stancavi mai. Abbiamo fatto anche un giretto sulla spiaggia x vedere il mare. Deve essere un posto molto figheggiante d’estate. Una cosa che mi ha colpito è che sul lungomare, invece dei classici locali come bar, gelaterie, pizzerie, chioschi e ristoranti ci sono… i negozi!!! E ci sono anche degli alberghi molto belli.

In poche parole, un’altra super giornata. Ma che bello.

 
 

Un giorno in più – seconda parte

Seconda parte delle frasi che ho sottolineato. Queste di oggi sono tutte dedicate alla persona che mi ha regalato il libro.

"Mi capitava spesso durante il giorno di fantasticare su di lei, ma soprattutto su di noi. È bello avere una persona sulla quale fare delle fantasie durante il giorno. […] Non so perchè, ma quando pensavo a lei i miei pensieri non avevano mai il punto. Solo virgole. Erano una valanga di parole e immagini senza punteggiatura."


Francesco Hayez – Il bacio
Pinacoteca di Brera, Milano

"Come quando mandi un sms a una persona che ti piace e non ti risponde subito. Dopo averlo inviato, vai a rileggerlo ogni tre secondi e guardi anche l’ora dell’invio. Conti i minuti, i secondi. Poi guardi gli ultimi che ti ha mandato lei. Perchè tutti, anche quelli del giorno prima, li hai in memoria. E sono lì, in fila, uno vicino all’altro, perchè tutti gli altri, quelli che non sono i suoi, li hai cancellati. E’ brutto quando l’ultimo messaggio inviato è il uto e devi solo aspettare. Quando hai paura di essere invadente. Quando, come in una partita a scacchi, pensi di aver sbagliato mossa e in un secondo ti senti uno sfigato. Immagini lei che dice alle sue amiche: Questo mi sta martellando di messaggi. E quando sei in quella situazione non c’è niente da fare, ti senti in un angolo. L’unica soluzione è non scrivere più. Poi magari lei ti risponde e ti accorgi che ti eri fatto tutto un viaggio negativo che invece non esisteva."

 "Ero felice e la mia testa era leggera. Quella mattina, le persone che mi incrociavano sui marciapedi di Manhattan potevano vedere un sorriso con le gambe"

"Dopo qualche minuto è arrivata lei, sorridente. Quando l’ho vista mi sono trasformato in mille emozioni. Ero agitato, felice, imbarazzato, fiero, contento"

"Te l’ho detto, non mi sono mai comportato così per una donna, ma quel che mi stupisce è che mi sembra la cosa più naturale del mondo. Non penso di avere mai fatto una cosa strana. Venire fin qui senza sapere nemmeno se ti avrei incontrata e se ti avrebbe fatto piacere stranamente non mi dà una sensazione di assurdità"

"Il problema non è quanto aspetti, ma chi aspetti"

"Avrei voluto essere quell’abbraccio in cui desiderava perdersi, come mi aveva confidato. Protetta e libera di lasciarsi andare, perchè tanto c’ero io a prendermi cura di lei, a difenderla dal freddo e dal male. Avrei voluto essere più… più tutto. Avrei voluto prenderla per mano quando attraversava la strada come solo un uomo sa fare, aspettarla ogni giorno fuori dal suo ufficio per vederla venire verso di me sorridendo. Avrei voluto saperle comprare un bel vestito che le piacesse. Essere una cosa bella per lei, un bel pensiero, una buona parola, un buon attimo di silenzio. Avrei voluto che mi chiamasse per nome quando parlava con le sue amiche e che il mio nome tra le sue labbra suonasse come una parola calda"

"E’ tanto che aspetti? Più o meno trantacinque anni"

Il giorno in più – prima parte

Tra le mie tante letture che inizio e mai finisco… ho finito di leggere "Un giorno in più" di Fabio Volo. Cavoli il mio omonimo a volte sembra che mi legga nel pensiero, scrive cose che avrei potuto scrivere io, se solo ne avessi le capacità. Altre volte scrive cose che semplicemente mi piacciono molto. Leggendo questo libro ho sottolineato diverse parti che ora vi vado a sottoporre (tra parentesi i miei commenti)

"Sembra quel tipo di donna che magari va al mercato a comprare cose che costano poco e, grazie alla sua fantasia e alla capacità di abbinare le cose, si veste in modo originale. Quelle donne non hanno bisogno di spendere tanto per vestirsi bene, è un loro talento, comprano quattro stracci, li mettono insieme e diventano femminili e sexy. Sono quelle donne che profumano di mela."

"In ogni città dove sono stato a vivere per un po’ c’è sempre un luogo che diventa <<il mio posto>>. Quello dove vado a pensare, quello che mi regala una sensazione familiare di intimità." (a me succede sempre)

"Quando ho scoperto il suo tradimento, come da piccolo sono nuovamente fuggito dal mondo, e il luogo dove mi sono rifugiato è stata la scrittura. Volevo inventare, immaginare un mondo diverso, dove il protagonista faceva del bene."

"Mia nonna un giorno mi aveva detto: La vecchiaia è un posto dove vivi di ricordi. Per questo, quando sei giovane, vivi creandotene di belli. Ogni volta che ho fatto qualcosa di bello, oppure una stronzata, dopo quella frase di mia nonna mi sono sempre detto: Vabbè… lo racconterò ai miei nipotini."

"Sinceramente non sapevo se fidarmi, ma la ragazza dell’ufficio era molto gentile, e la gentilezza in me crea fiducia. Le ho creduto" (anche io generalmente mi fido istintivamente del prossimo… salvo poi prendermi delle fregature…!!!)

"Sul taxi per andare a Manhattan, ho attaccato bottone subito con il tassista. Lo faccio sempre, anche per capire a che punto è il mio inglese dopo tanto tempo che non lo parlo. Capivo bene. Guardare i film e le serie televisive in lingua originale è un buon allenamento. E poi ho imparato che quando non riesco a dire qualcosa usa la parola get e quasi sempre funziona. Get è l’equivalente di puffare per i puffi. Funziona sempre."

"Quando mangio prosciutto e melone mi chiedo sempre chi ha inventato l’associazione. Io lo mangio perchè l’ho visto fare e mi è piaciuto, ma non so se avendo nel frigorifero il prosciutto e il melone ci sarei arrivato da solo a metterli insieme. Mah!" (vero!)

 "Le mi diceva sempre: Guarda che quando è finito non ce n’è più. Concetto abbastanza semplice da capire, ma lei intendeva che non me ne avrebbe fatto un altro almeno fino al giorno dopo. Spesso lo finivo lo stesso. Era più forte di me. Sarei dovuto andare in uno di quei centri per alcolisti anonimi a raccontare la mia storia di dipendenza dal tè freddo. Ciao a tutti, mi chiamo Giacomo, ho otto anni e ho iniziato a bere così per gioco. poi un giorno mi sono accorto che non potevo più andare avanti senza la mia bottiglia di tè al limone. ma grazie anche a voi ho deciso di smettere"

"Ricordo quando passeggiavo a Londra per Leicester Square e incontravo gli italiani in vacanza con lo zainetto: li guardavo come se io fossi un londinese. Li evitavo ma, al tempo stesso, avevo anche il desiderio di andare da loro per dirgli dove si mangia bene, dove ci si diverte e cose di questo genere. Insomma, fare quello che conosce il posto." (siii, io lo facevo sempre!)

"Sono arrivato a Londra a mezzogiorno e alle quattreo del pomeriggio avevo già trovato un lavoro: lavapiatti in un ristorante vicino a Liverpool Street Station" (col cavolo che è così facile.. però dai, anche io lavapiatti a Liverpool Street Station… ma l’ho proprio scritto io!)

Le dieci migliori di Vasco

Ecco la mia personalissima classifica delle dieci tredici canzoni di Vasco Rossi che preferisco. Vasco è sicuramente il mio cantante preferito, ma definirlo cantante è riduttivo. le sue canzoni sono state la colonna sonora della mia vita, le sue parole mi hanno seguito, aiutato, avvolto, confortato, spinto, esaltato, ecc. Quindi dietro ogni canzone di questa classifica (che è stato difficilissimo redarre) c’è una storia. Non sono in ordine di importanza, sono tutte importanti. Beh se ne devo scegliere una… facciamo due: "Stupendo" e "Guarda dove vai".

  • Albachiara (Diventi rossa se qualcuno ti guarda e sei fantastica quando sei assorta nei tuoi problemi nei tuoi pensieri… E quando guardi con quegli occhi grandi forse un po’ troppo sinceri, sinceri si vede quello che pensi, quello che sogni…. ). Bellissima nel definire una femmilità travolgente nascosta tra le pieghe di una donna semplice.
  • Non l’hai mica capito (Ti voglio bene non l’hai mica capito, ti voglio bene lascia stare il vestito, ti voglio bene non cambiare discorso dai non scherzare!) Quando noi maschietti ci ostiniamo a diventar matti per donne che sono bambine viziate.
  • Colpa d’Alfredo (E quella stronza non si è neanche preoccupata di dirmi almeno qualche cosa, che so, una scusa! si era già dimenticata di quello che mi aveva detto prima…."mi puoi portare a casa questa sera? Abito fuori Modena, Modena park". Ti porterei anche in America, ho comperato la macchina apposta…e mi ero già montato la testa…avevo fatto tutti i miei progetti…non la portavo mica a casa, beh se la sposavo non lo so, ma cosa conta). Quando le cose non vanno come volevi a qualcuno devi dare la colpa, no?
  • Siamo solo noi (Siamo solo noi quelli che poi muoiono presto, quelli che però è lo stesso. Siamo solo noi che non abbiamo più niente da dire, dobbiamo solo vomitare. Siamo solo noi che non vi stiamo neanche più ad ascoltare). Noi siamo così, e se non ci capite non c’importa niente…ma proprio niente.
  • Ogni volta (Ogni volta che mi sbaglio, ogni volta che sono sicuro e ogni volta che mi sento soloogni volta che qualcuno si preoccupa per me, ogni volta che non c’è, proprio quanto la stavo cercando… E ogni volta che non c’entro, ogni volta che non sono stato, ogni volta che non guardo in faccia a niente e ogni volta che dopo piango) Ogni volta faccio gli stessi errori e ricomincio.
  • Una canzone per te (Ma le canzoni son come i fiori nascon da sole e sono come i sogni e a noi non resta che scriverle in fretta perché poi svaniscono e non si ricordano più) E’ bello poter dedicare una canzone a qualcuno
  • Vita spericolata (E poi ci troveremo come le Star a bere del whisky al Roxy Bar oppure non c’incontreremo mai ognuno a rincorrere i suoi guai ognuno col suo viaggio ognuno diverso ognuno in fondo perso dentro i fatti suoi) Gli anni passano ma gli amici, quelli veri, rimangono sempre.
  • Liberi liberi (Liberi liberi siamo noi però liberi da che cosa chissà cos’è?…….chissà cos’è! ) Cerchiamo sempre qualcosa che non c’è, un modo di riempiere un vuoto, e quindi non siamo mai soddisfatti. Non è quello il senso della vita.
  • Guarda dove vai (Se non ti piaci, vedrai: non cambieraiGuarda che cielo che hai, guarda che sole che hai, guardati e guarda cos’hai e…….. guarda dove vai) Metticela tutta in quello che fa, ma non ti preoccupare troppo.
  • Vivere (Vivere! è un po’ come perder tempo.. Vivere….e sorridere dei guai così come non hai fatto mai, e poi pensare che domani sarà sempre meglio. Oggi non ho tempo, oggi voglio stare spento!) Nonostante tutto, la vita è bella e vale la pena di essere vissuta, anche se certi giorni hai proprio volgia di staretene da solo…
  • …Stupendo (E mi ricordo chi voleva al potere la fantasia… erano giorni di grandi sogni……..sai erano vere anche le utopie. Ma non ricordo se chi c’era aveva queste queste facce qui, non mi dire che è proprio così, non mi dire che son quelli lì!… è la vita! ed è ora che CRESCI! devi prenderla così…… SI!!!! STUPENDO! MI VIENE IL VOMITO! è più forte di me) Quanti ne ho conosciuti di quelli che parlano parlano e poi invece cambiano… e si giustificano dicendo che tutto cambia e sono io quello che sbaglia a non voler cambiare mai…
  • E… (Tu per me, te lo dico sottovoce, amo te… e… se hai bisogno e non mi trovi cercami in un sogno….  e… sei un piccolo fiore per me) L’amore… che bella cosa l’amore… sapere che lei c’è… sempre!
  • Colpa del Wisky (Mi piace proprio come sei e anche quella che vuoi sembrare… Mi piaci tu mi piaci tu mi piaci solo tu, ma come te lo devo dire, te lo devo dire) …ed è così bello che lo devo dire, lo devo cantare, lo devo urlare!

 

Cronaca di 500 metri in auto per Milano

Ero a Milano in zona Sempione e ho notato un pulmino, di quelli vecchi, con tutti gli adesivi attaccati dietro. È una cosa che non si vede molto spesso, una volta era più “di moda”, era un’usanza quella di attaccare gli adesivi sulle auto. Ma non solo sulle auto, c’era più la cultura dell’adesivo, se ne vedevano dappertutto. E uno dei posti dove appiccicarli erano proprio le auto. Quando adesso ne vedi qualcuno così, ci si fa più caso. Tra l’altro questo pulmino aveva degli adesivi assurdi, pubblicitari, tipo quelli delle radio, tutti attaccati storti. Alcuni erano venuti un po’ via e si vedeva la colla. Il "tocco di classe" finale lo dava una foto, ritagliata da un giornale, attaccata con lo scotch. Ad un certo punto doveva girare a destra e io mi sono affiancato con una curiosità matta di vedere chi fosse il proprietario, chi fosse quel personaggio che avesse ancora voglia di attaccare adesivi sul proprio veicolo, in quest’era in cui le auto sono tutte in “bianco e nero”. Sono sparite le auto colorate, hanno tutti i colori delle gradazioni di grigio. Un personaggio un po’ bohemien quindi? Si mi sarei aspettato un signore sulla cinquantina che magari aveva iniziato ad attaccare adesivi trent’anni fa e non aveva ancora smesso. Invece era una ragazza.

Poco più avanti c’era una Mini Cooper a cui si era staccata la “C” della scritta e il proprietario gliene aveva attaccata un’altra, che non era la sua, in quanto era completamente diversa. Piuttosto che girare con una scritta non “completa” costui l’aveva attaccata in modo artigianale.

Poco avanti, al semaforo, avevo una macchina dietro a me che aveva attiva la freccia per girare a destra. Quei casi in cui ti basta avanzare di mezzo metro per permettergli di girare. Quelle situazioni in cui quando capita a me quello davanti non si sposta neanche di un millimetro, anzi se potesse tornerebbe anche indietro, piuttosto di lasciarti passare. Io invece me ne sono accorto, mi sono spostato un poco più avanti e lui, quando è passato, ha rallentato, si è girato per ringraziarmi. È bello questo. Mi piace quando tra automobilisti (e non) ci si rispetta, si usa una certa etichetta non scritta ma che tutti sanno, anche se fanno finta di sapere. Di solito la gente la pensa proprio al contrario: a me non fanno mai favori, quindi io non ne faccio di sicuro, e così si crea il vortice vizioso. Peccato.

Mostramagritte

Domenica scorsa, il 15, siamo stati a Milano a vedere la mostra di Magritte. Come sa già chi mi conosce e come immagina chi mi segue da tempo (provate a cercare "magritte" sul mio blog) il pittore belga René Magritte è sicuramente il mio preferito. Perchè? Difficile dirlo. Diciamo che mi piace sia la sua pittura che il suo personaggio: una persona normalissima che riesce ad essere così straordinario e a stupire così. E la sua pittura è come lui: ci sono oggetti comuni, che però sono poisizionati e mescolati in modo da creare stupore. Ma Magritte stesso una volta ha furbescamente dichiarato che non si spiegava lo stupore per le sue opere, in fondo lui disegnava oggetti comuni. E li disegnava in maniera semplice, quasi naif.

Quella di Milano è una bella mostra, c’è una discreta selezione di opere (non dico ottima, io sono sempre "criticone", quindi non mi accontento mai). La cosa che mi emozionava di più, a parte la compagnia, era avere a pochi centimetri da me dei Magritte veri, proprio loro, proprio li!!! Se vi piace il genere e avete occasione, andateci, ne vale la pena. Per ulteriori info il sito è www.mostramagritte.it e se volete un buono sconto guardate qui.

Una frase che era scritta sulle pareti della mostra e che m è piaciuta tantissimissimo: "I titoli dei quadri non sono spiegazioni e i quadri non sono illustrazioni dei titoli"

Abbiamo completato la giornata in giro per le vie dello shopping, alla ricerca del mitico ceppo portacoltelli Voodoo, criticando bonariamente i passanti vistosi e i negozi che non ci piacevano e fermandoci per una (maxi)pizza sui navigli. Un’altra giornata da 10 e lode. 

 

Dodecalogo della sicurezza

Si fa tanto parlare di virus informatici. La domanda che mi viene rivolta più spesso è: chi li fa questi virus? Se volete sapere la mia opinione: una piccolissima minoranza è progettato da geni dell’informatica che hanno la perversione di fare danni per far vedere quanto sono bravi. Ma la grande maggioranza, secondo me, viene fatto dalle ditte di antivirus. Non ho prove ovviamente a sostegno di questa mia tesi, ma tant’è… è un’opinione.

Ogni tanto trovo qualche amico che sostiene di essere stato colpito da un virus. Solitamente, 9 volte su 10, non è vero. Purtroppo i computer e i sistemi operativi (in particolare quelli di Microsoft) sono brutte bestie e funzionano grazie a magia. Che talvolta non funziona e allora in pc si "incricca". Ma non strappatevi i capelli: non è un virus. Magari è quel videogioco che avete installato che ha fatto qualche casino, o qualche programma che avete scaricato da internet. Il che molto spesso è peggio di un virus e occorre reinstallare il sistema operativo. Ma bisogna essere coscienti di quello che si fa, non pensare che ci siano degli "untori" che ci infettino i computer e ai quali non si può opporre resistenza. A volte, raramente, si tratta veramente di un virus. Io mi chiedo: ma come è possibile nel 2009 prendersi ancora virus così facilmente? Come è possibile che c’è ancora gente che apre allegati del tipo "Cliccami.exe" solo perchè "Me li ha mandati un mio carissimo amico!"

Ma nooooooo, gli allegati sono SEMPRE sospetti. Sempre!!! Leggetevi attentamente questo dodecalogo scritto da Paolo Attivissimo che è sempre valido e attuale:

  1. Installate un buon firewall.
  2. Installate un buon antivirus, tenetelo costantemente aggiornato e usatelo su tutti i file che ricevete.
  3. Fate il backup (almeno) dei vostri dati. Fatelo spesso. Fatelo SEMPRE.
  4. Installate gli aggiornamenti (patch) di Microsoft.
  5. Non installate software superfluo o di dubbia provenienza.
  6. Non usate Internet Explorer e Outlook Express. Sostituiteli con prodotti alternativi più sicuri.
  7. Tenete disattivati ActiveX, Javascript e Visual Basic Scripting. Riattivateli soltanto quando visitate siti di indubbia reputazione.
  8. Non aprite gli allegati non attesi, di qualunque tipo, chiunque ne sia il mittente, e comunque non apriteli subito, anche se l’antivirus li dichiara "puliti".
  9. Non fidatevi dei link a banche o negozi forniti da sconosciuti. Possono essere falsi e portarvi a un sito-truffa. Usate invece i Preferiti o il copia-e-incolla, oppure digitateli a mano, in un browser sicuro.
  10. Rifiutate la posta in formato HTML e non mandatela agli altri. Usate il testo semplice, molto più sicuro.
  11. Non distribuite documenti Word: trasportano virus e contengono vostri dati personali nascosti.
  12. Non fidatevi dei messaggi di allarme diffusi da stampa generalista, amici e colleghi, e non diffondeteli, se non sono documentati.

per approfondire leggetevi tutto l’articolo.

Rolling Stone Milano

Un altro mito che se ne va. Ormai è ufficiale, la discoteca Rolling Stone di Milano chiude. Al suo posto nasceranno degli appartamenti. Dopo 28 anni chiude uno dei templi del rock in Italia,su quel palco le grandi stelle del rock: Joe Cocker, Bob Geldof, Ben Harper…

Ho conosciuto il "Ròòòllin" alla fine degli anni ’90, per via dei miei amici milanesi che lo frequantavano. Mi è subito piaciuto. Per prima cosa era diverso: non era una discoteca simile a quelle a cui ero abituato nella mia zona, posti da fighetti dove per entrare dovevi vestirti come se avessi dovuto fare la prima comunione. Entravi come volevi, una grande libertà. E poi facevano una musica diversa, il rock, genere che mi piace. A me piace praticamente tutta la musica, anche se prediligo l’elettronica, e comunque mi piace variare. Quindi non sono un fan del rock, ma mi piace. Per qualche periodo ci andavo addirittura due volte alla settimana. E molto spesso da solo. Cioè partivo da Voghera da solo, anche perchè era uno dei pochi posti dove ero sicuro di trovare gente che conoscevo. Neanche al bar a fianco a casa mi succede.

La prima volta in realtà ci sono stato proprio per la musica elettro: nel 1997 al concerto dei Daft Punk, mitico davvero. Il locale è chiaramente un vecchio cinema riadattato, c’è ancora la scalinata. Cavoli quante serate li dentro, veramente ma veramente tante. E’ stato il primo posto di Milano che sapevo raggiungere ad occhi chiusi. Mi ricordo quando il giorno dopo lavoravo ed ero in coma…

Ecco io il Rolling l’ho vissuto così, tra amici, a chiacchierare, bere dei pessimi cocktail (facevano veramente schifo), buttarsi in pista a pogare sulle note di "vorrei vedere le piramidi di Cheope, ma sono miope, ma sono miope…" e sognare fantasticare… Mi ricordo anche una bellissima serata con gli Elii qualche giorno prima di capodanno.

Ultimamente la suonata è un po’ cambiata, il tempio del rock ha cambiato un po’ volto e si sono istaurate le serate "fighetto"… che sinceramente non c’entrano nulla. Quando andavano io facevano rock di tutti i tipi: ska, rock’n’roll, anni ’70… di tutto. Ho sperimanetato altre discoteche alternative di Milano, dall’Alcatraz al Rainbow, ma non sono neanche pragonabili alle atmosfere del Rolling. Il Rainbow è troppo un buco, non mi piace e l’Alcatraz invece un capannone troppo grande, ti ci perdi… io al Rolling di sopra conoscevo tutti.

E invece a maggio chiude i battenti. Saranno contenti i residenti, così non ci sarà più casino. Quante volte a fermarsi alla latteria con Fabio che prendeva la vodka alla menta. O un coktail al Divina, li vicino. Oppure una birra al cinese. E girare mezz’ora per trovar un posto auto e poi metterla in divieto sperando che i ghisa non passassero… Addio Rolling Stone, sei stato una parte della mia vita.

Gli altri locali che hanno "fatto" la mia storia sono: Kursaal, Giardinetto, Vertigo, ma di questi vi parlerò un’altra volta.

Latte+

Il sindaco di Roma, Alemanno, critica, come ovviamente tutti gli uomini politici devo fare, perlomeno x convenienza, la creazione di bande di improvvisati giustizieri che cercano di farsi giustizia da sè dopo la sequenza di stupri e violenze che sta accadendo in Italia. Certo, istituzionalmente ha ragione, ma provate a pensare se capitasse a voi o alla vostra famiglia? Dai, facciamo i seri, tutti i giorni leggiamo sui giornali di questa gente che viene rilasciata, scarcerata, che reitera gli stessi reati, che si fa beffe della legge, perchè sono pienamente coscienti dell’impunità che a volte un eccesso di garantismo gli concede. E quindi? E quindi una manganellata sulla schiena non sarà sicuramente politicamente corretta, ma io, francamente me ne infischio, e gliela darei volentieri. Anche a quelli che fanno i garantisti ad oltranza. Anzi a quelli gliene darei più di una.

Gatti

Pare che a Brallo ci sia una moria di gatti ultimamente. Pare che vengano trovati belli stecchiti. Potrebbe essere una malattina felina, ma, pare, che potrebbe non essere così. Potrebbe essere che un qualche figlio di puttana lasci in giro bocconi avvelenati. Pare che il mio micio sia qualche giorno che sia sparito. Potrebbe essere che sia caduto vittima di una qualche malattia. Magari è andato a svernare al mare. Magari ha bevuto un caffè alla Sindona.

 

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