(raccolta molto sparsa di pensieri)

fabiotordi

Mese: Ottobre 2019

QB

QB. Quando chi scrive ricette ritiene che sia inutile quantificare la quantità di un ingrediente, scrive semplicemente “Q.B.” che sta per “quanto basta” e vale a dire “mettine un po’ quanto te ne pare, dipende dai tuoi gusti”, oppure “ma come, non lo sai quanto devi metterne? Su, non scherziamo, lo sanno tutti”.
In questo libro però le ricette sono nella testa, e nell’arte, del suo protagonista, lo chef stellato Quinto Botero, che si ritrova coinvolto addirittura in un omicidio, che stravolge e sconvolge la sua vita fatta di lavoro, di cucina, di cucina e di lavoro, tutte cose che lui non riesce a scindere l’una dall’altra.

Questo libro è l’opera prima di Matteo Colombo, neodirettore de “Il Popolo” di Tortona. Non lo devo dire certo io, ma il ragazzo sa scrivere. Tiene incollato il lettore dalla prima all’ultima pagina. Sempre interessante, mai noioso. Molto inserito nella parte (il mondo della cucina e soprattutto dell’alta cucina), avvincente, convincente. Uno stile personale, moderno, senza fronzoli. Una trama avvincente, credibile e ben costruita, una scrittura perfetta.

Bravo Matteo. Aspettiamo il secondo.

Inferno 125 – 2019

Annche quest’anno il risultato è stato portato a casa e stavolta con un tempo davvero record: 8 ore e mezza.

Ecco la versione 3D del percorso che abbiamo fatto. Si nota bene il tratto più duro, quello che parte una volta arrivati in fondo alla valle dell’Avagnone e ci si inerpica lungo la costa della “Valle dell’Inferno”

Relive ‘Inferno 125 – 2019’

Amici d’infanzia

Roberto era di Milano, la sua famiglia veniva in villeggiatura al Passo del Brallo e stavano nella “Casa Gialla”, pertanto erano inquilini dei miei.

Eravamo amici e ne combinavamo un sacco, suo papà mi chiamava “Archimede” perché diceva che ne inventavo sempre una nuova. Mi gasava quel soprannome.

Roberto era un ragazzino giudizioso, ubbidiva sempre ai genitori e se per caso non lo faceva era il primo a rimanerci male perché si sentiva in colpa. Parlava un po’strano per via di quella dentatura un po’ pronunciata.

Aveva anche lui il Commodore 64 e ci scambiavamo le cassette. A dir la verità è stato uno dei motivi per cui ho “scelto” di ricevere quel computer anziché un altro: se ce l’avevano in tanti, soprattutto i milanesi come Roberto, voleva dire che era valido.

Alla fine degli anni ’80 i suoi hanno deciso di cambiare meta. Hanno lasciato Brallo nel pieno della sua epoca florida. Recentemente Roberto è passato a Brallo a trovarmi, insieme a sua moglie e sua figlia. Mi ha fatto davvero tanto piacere, è stato un bellissimo regalo.

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