Da un articolo sulla Fila del 1978: “A Voghera, nell’Oltrepò pavese, sorge la più importante fabbrica italiana di racchette da tennis, sia in ordine di capacità di produzione (potrebbe raggiungere i 250.000 telai l’anno), sia in ordine alle dimensioni dell’unità produttiva: 5.500 metri quadrati di superficie coperta su oltre 10.000 metri quadrai di area complessiva. Questa fabbrica della Fila è operativa da sedici mesi e occupa un centinaio di dipendenti. Ma al di là delle cifre, che servono a dare una dimensione allo stabilimento della fila, è interessante sapere che questa unità vogherese è stata protagonisa , circa due anni or sono, di uno dei più interessanti casi di riconversione industriale del nostro Paese. Là dove oggi si fabbricano racchette, infatti, per decenni e decenni venivano prodotte fibre sintetiche da parte della SNIA Viscosa; gli stessi dipendenti, che oggi con perizia e amore artigianale fabbricano telai, fino a qualche mese fa muovevano complessi macchinari destinati a ben altra produzione. E’ successo che la SNIA, a causa delle difficoltà del mercato delle fibre, ha liquidato l’azienda di Voghera e messo in cassa integrazione i dipendenti. Il meccanismo è fin troppo logico , purtroppo. E’ a questo punto che interviene la Fila, società di grande prestigio nel campo dell’abbigliamento sportivo. D’accordo col Cotonificio Olcese, nel dicembre 1977, preleva lo stabilimento di Voghera e ne fa, in pochi mesi, una fabbrica di racchette. L’investimento iniziale è di un miliardo e mezzo. Il posto di lavoro è salvo per tutti gli operai, anzi qualcuno viene assunto ex novo. La Fila (30 miliardi di fatturato nel 1978) opera da oltre 100 anni nel campo dell’abbigliamento: si è guadagnata un’immagine di azienda seria, al servizio di clienti particolarmente esigenti; c’è da prevedere che la tradizionale serietà e correttezza della Fila saranno sicuramente confermate in questa fase operativa del tutto nuova: la produzione dell’attrezzo. “ Siamo solo agli inizi – commenta il responsabile della ditta – e cerchiamo di operare secondo quanto è emerso dalle precedenti fasi di ricerca, sia tecnologica sia commerciale. Abbiamo considerato tutte le tendenze nel campo delle racchette, abbiamo ascoltato i rivenditori, ci siamo valsi della preziosa esperienza di Martin Mulligan, che è stato un grande giocatore di livello mondiale. A questo punto abbiamo fatto le nostre scelte e abbiamo privilegiato il legno, presentando una gamma diversificata e ragionata di racchette. Dice un nostro slogan pubblicitario: “la Fila ha migliorato un materiale già perfetto in natura, il legno”. Abbiamo puntato su una racchetta che sia tendenzialmente rigida, la più adatta al gioco aggressivo e moderno che oggi si va imponendo. Per legni base, abbiamo scelto il faggio e il frassino, un frassino speciale che cresce solo in Francia: si presenta piuttosto chiaro con fibra longitudinale e col giusto peso specifico per la lavorazione dei telai. Come assoluta novità abbiamo inserito nelle nostre Wud legni grassi, pregiati, mai usati nel tennis: il padouk e il palissandro. Si tratta di legni molto costosi: provengono dai boschi dell’India e dell’Africa, dove il clima particolare favorisce la crescita di alberi dotati di non comune robustezza e rigidità”. La visita allo stabilimento ci ha permesso di prendere atto dell’alta tecnologia e della valida esperienza che presiedono alla produzione di 600 telai al giorno per un totale di 120 mila all’anno. Per chi ama le cifre, diciamo che una racchetta finita (non incordata) nello stabilimento di Voghera, comporta 108 successive operazioni. Di sicuro effetto è una macchina speciale che piega il telaio agendo con una forza impressionante, pari a 4,5 atmosfere, corrispondente ad un peso di 80 chilogrammi. Si capisce che se la serie delle operazioni è stata ben fatta, il telaio deve superare brillantemente anche questa prova.”

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