Nel 1953 mons. Clelio Goggi scrive questo libro, che raccoglie un sacco di informazioni storiche della zona. Ci parla così del comune di Pregola:

PREGOLA
Chi sentisse dire che sul non largo ripido e roccioso cono che sovrasta la Pregola odierna esisteva una volta un paese di 125 famiglie con chiesa e castello sede di un marchesato stenterebbe a crederlo.

Eppure tutto ciò ripete con nostalgia la rimasta e diminuita popolazione, lo scriveva il diligente parroco che nel 1725 in forbito latino stendeva le memorie locali; lo dicono le vestigia che vi restano da cui si vedono la periferia del castello, della chiesetta, fondamenta di case ed una cisterna.

La parola Pregola è diminutivo di Pietra; nelle carte antiche è detta Petra Congrua, Grua e Petra Corva e ciò per imperizia dei notai che non sapevano tradurre la parola dialettale.

Il luogo di Pregola è nominato nel diploma dell’Imperatore Ottone I nel 972, 29 luglio, in cui egli descriveva il possesso del monastero bobbiese «Monasterium cum cellulis infra vallem per finis de Predalia et de Alpe Penino (Penice ) cum confinibus suis, descendentem in Petram Groam per via pubblicam ».

Se nel 972 l’Imperatore confermava Pregola all’abbazia di Bobbio, è segno che essa già le apparteneva.

Da chi le fu donata? Con ogni probabilità le fu donata dal Re Agilulfo. Quando e da chi fu edificato il paese o castello? Come abbiamo veduto la parola Pietra nel senso di castello su roccia è termine medioevale, perciò Pregola risale a quell’epoca. Gli abbati di Bobbio ebbero il titolo di Conti dall’Imperatore Lotario nell’844. Ne vien di conseguenza che siano stati gli abbati che radunarono la popolazione e fondarono il castello.

Gli abbati per molti anni esercitarono la giurisdizione feudale su Pregola, fin che eretta la diocesi di Bobbio tale diritto passò ai Vescovi abbati.

L’Imperatore Federico I il 28 settembre 1164 investi Pregola come gli altri luoghi dell’alta val Staffora ai Malaspina, ai quali lo confermarono Federico II nel 1220 e Carlo IV nel 1355 e Carlo V nel 1541.

Eppure in una questione tra il Vescovo di Bobbio ed il Monastero di Bobbio, 17 e 20 novembre 1207, i testi affermano che Pregola è del monastero. Da notarsi che un testo asserisce esser del monastero Rocca de Petracorva cum tota sua curte. (Legè e Gabotto, o. c., pag. 74).

Nel 1497 Musa di Pregola, Ardizzone di Pietra Corva Oberto e Rustego eran vassalli dei Malaspina e giuravano di osservare la convenzione fatta da questi con il comune di Tortona.

Corrado figlio di Morello Malaspina con atto 12 aprile 1221 divise con il nipote Opizzo i feudi della Liguria e della Lombardia eleggendo per sè Pregola, Zerba, Curia e Brugnatello lasciando indivisi quelli di Val Borbera. Egli fu il capostipite dei marchesi di Pregola.

Il feudo si estendeva molto verso mezzogiorno e comprendeva molte torri e castelli che poi passarono ad altri.

Nel 1563, 24 ottobre, Ferdinando Imperatore rinnovava l’investitura di Pregola, Pei e Zerba a Morello, Anton Francesco e Federico Malaspina.

Nel 1570 Pregola fu assediata da un Giovanni pure Malaspina e figli, che ebbero la peggio; uno di questi fu fatto prigioniero e decapitato a Milano.

Cessato di esser marchesato, nel 1789 Pregola era essa stessa compresa nel marchesato di S. Margherita.

Il castello ed il paese erano già distrutti nel 1725; alcuni dicono che fu distrutto da un incendio, ma il citato manoscritto dichiara di ignorare la causa il che dimostra che tale distruzione datava da vario tempo.

Il paesello ora è diviso in due punti: quella in alto è detta Borgo, quella in basso è detta Villa.

Più in basso dagli stessi Malaspina fu edificato un palazzo signorile.

Notevole che quella popolazione chiama il luogo ove era il paese col nome di chiesa, il che dimostra che l’antica chiesa fu l’ultima a scomparire.

La strada che da Varzi sale al Brallo fu costruita negli anni 1909-1914.

Notizie religiose — In un altro registro esistente nell’archivio di Pregola leggesi che secondo memorie antiche e secondo la tradizione la parrocchia di Pregola risalirebbe al mille.

E ciò è una conferma di quanto scrissi nella prima parte cioè che la chiesa di S. Agata di Pregola risale al tempo dei Longobardi e precisamente al secolo VII.

Nel sopracitato manoscritto latino si legge esser tradizione che, sia per scarsità del clero, sia per scarsità dei proventi, sia per la diminuzione del popolo i rettori di Pregola reggevano anche la parrocchia di Cencerato e quella più lontana di Zerba.

L’autore del predetto manoscritto nota che al suo tempo egli doveva reggere anche l’ex parrocchia di Val Formosa: questa unione di Val Formosa a Pregola data dal 1631 come vedremo.

Il medesimo manoscritto dichiara risultare dai registri parrocchiali i seguenti rettori. Don Alberto Malaspina di Orezzoli (marchese egli pure) al quale successe Don Giovanni Maria Malaspina dei marchesi di Pregola a cui successe il nipote Don Francesco Malaspina di Zerba, il quale reggeva anche la parrocchia di Zerba. A questo successe l’autore del manoscritto Don Antonio Zanardi.

Il lettore ricorderà che nel 1523 era parroco un altro Malaspina.

Il Don Zanardi aggiunse che si dicevano per antico uso due messe: una a Pregola e una a Val Formosa.

La chiesa odierna sorge sull’area dell’oratorio di S. Rocco che nel 1671 era quasi rovinato. Mons. Settala in quell’anno ordinò che si restaurasse e qui per comodità di trasportare la parrocchia.

Distrutto l’oratorio si costrusse la chiesa e il popolo condusse le pietre, il rettore Don Angelo Malaspina vi pose il resto. Il luogo inadatto la rese soggetta all’umidità ed ai cedimenti. Ancora in principio di questo secolo era in uno stato deplorevole, senza pavimento e senza volta. Queste cose furono messe per cura del prevosto Don Bellingeri.

La parrocchia nel 1686 faceva fuochi 54 con 300 anime, di cui 220 da comunione; nel 1725 faceva 70 fuochi.

Sul monte Scaparone esistevano la chiesa e l’ospedale di Banzolo, uno dei termini di confine della nostra diocesi nominati nella bolla di Papa Innocenzo III nel 1195.

La chiesa e l’ospedale di Valle Sturla, ossia oscura, probabilmente erano nella parrocchia di Pregola nella Valle di sopra

NOTA AGGIUNTIVA
LA CHIESA DEL BRALLO O DEL PASSO BRALLO

Degna di nota è la Chiesa del Brallo o del Passo Brallo eretta alla sommità del passo omonimo in Comune di Brallo di Pregola.

Essa è dedicata a Maria S.S. Immacolata Assunta in Cielo.

Il complesso (Chiesa, Salone, Canonica) è stato ideato e realizzato dal Sac. Faravelli Luciano Parroco di Pregola.

I lavori della nuova Chiesa avevano inizio il 17 aprile 1961 e conclusi nel 1965 con la solenne benedizione e consacrazione impartita 1’11 luglio di quell’anno dal Vescovo di Tortona Mons. Francesco Rossi.

L’opera è stata progettata e diretta dall’Arch. Enrico Decorato di Milano e costruita dall’Impresa Edile F.lli Ravetta di Brallo, su sedime donato dal Comune.

L’altare dedicato ai S.S. Pietro e Paolo, con l’artistico Crocifisso è opera dello studio di architettura Cagnoni-Ciampa di Milano, in sasso di “Serizzo”, con le sculture in metallo duro bianco di stile volumistico. Lo scultore, Aldo Calvi, attraverso un simbolismo personale, ha inteso affermare l’espressività dei valori plastici, indipendentemente dalla configurazione naturalistica dei soggetti, senza travisare il messaggio di Cristo. Amore che attraverso il sacrificio, si dà a tutti, per mezzo della Chiesa e nella Chiesa.

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