Ho letto questo libro di Alessandro Reali: “Il giallo della valigia di piazzale Lodi”

Siamo nel 1965. Il commissario Caronte indaga sulla scomparsa di una ragazza.

Cosa mi è piaciuto: la storia regge abbastanza bene ed è ambientata in una città che mi piace in un periodo storico di grande fermento. Reali dipinge alcuni scorci di una Milano che ormai non c’è più. Una Milano più vera, più milanese (tante frasi in dialetto meneghino messe in bocca ai personaggi), che si gira più facilmente così come facilmente si raggiunge la periferia e la campagna. Dove al bar ci si conosce tutti, dove ci sono ancora le latterie e i negozi di merce usata.

Cosa non mi è piaciuto: in alcuni punti, proprio verso il finale, un’accelerazione improvvisa nel racconto. Un po’ spiazzante, avrei preferito qualche pagina in più di svolgimento della storia.

Nota: perché anche la donna del commissario, pur nell’intimità di una cena tête-à-tête, lo chiama Caronte e mai per nome? (Un po’ come il tenente Colombo, di cui nessuno conosce il nome di battesimo)

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