Ginga Tetsudo 999

Scritto il 12 Marzo 2010 nella categoria televisione

Quando ero proprio piccolino si vedeva solo la rai, il "primo" e il "secondo" e l’occasione di vedere qualche cartone animato era aspettare la domenica dopo pranzo oppure qualche inaspettato sciopero dei giornalisti o cose simili. Erano sempre e solo cartoons americani, della Warner o della Disney.

Verso la fine degli anni ’70 la rivoluzione giapponese con la trasmissione dei primi manga animati. Per dire come stavamo messi, il primo e uno dei più famosi, Goldrake, noto anche come Atlas Ufo Robot, veniva trasmesso sul secondo (l’odierna  RaiDue) alla sera preceduto da un intervento in studio. Insomma era un evento. Io Goldrake me lo ricordo poco, ero proprio piccolo. Il mio preferito è sicuramente Mazinga Z, trasmesso negli anni successivi, sebbene in realtà come storia venisse prima (Le serie sono, in successione, "Mazinga Z", "Il Grande Mazinga" e "Goldrake", ma la Rai li ha comprati e trasmessi in sequenza diversa. Anzi a dire la verità il Grande Mazinga era su Canale 5. Infatti io, qui lo dico pentendomene amaramente e rendendomi ridicolo di fronte ai miei coetanei, non l’ho mai visto !!!).

Successivamente la cività ha raggiunto anche il Passo del Brallo e quindi vedevo un sacco di altri canali, come EuroTV, Odeon, Italia7, Canale5, Rete4 (Italia1 solo molto più tardi, infatti io Holly e Benji l’ho potuto vedere solo anni dopo, maledizione). Su quei canali ho visto cartoni che sono stati delle pietre miliari degli anime giapponesi: Lupin III, L’Uomo Tigre, Capitan Harlock, Galaxy Express 999.

Quest’ultimo è un cartone animato che mi è piaciuto molto, forse per quel velo malinconico che lo pervade. Lo so, i comics dovrebbero essere d’evasione, ma che male c’è se un cartone ha un’anima e cerca di dirti qualcosa? Parla di un ragazzino, Masai, che in un lontano futuro vuole raggiungere un pianeta ai confini dell’universo dove può ricevere organi meccanici per il proprio corpo, in modo da poter allungare la propria esistenza. E’ il suo grande sogno, di una vita fatta finora di stenti e povertà. Per andare in quel pianeta c’è un’astronave molto particolare: viaggia nello spazio ma è in tutto e per tutto uguale a un vecchio treno con locomotiva a vapore. Masai ha come compagna di viaggio Maisha, una donna misteriosa. Durante il loro viaggio sono protagonisti di numerose avventure e disavventure, e tappa dopo tappa Masai si rende conto che la felicità non sta nell’avere o meno un corpo meccanico, ma in altri valori della vita.

Il tutto accompagnato dalla meravigliosa sigla degli Oliver Onions. Prima che arrivasse Cristina d’Avena che belle che erano le sigle dei cartoni !

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