(raccolta molto sparsa di pensieri)

fabiotordi

Mario Baratta – Prima puntata

Era il 1988. Avevo scelto di fare ragioneria per esclusione, non mi piaceva nulla, se non forse l’informatica, ma c’era solo a Pavia. E quindi, quel giorno di settembre di diciotto anni fa cominciavo la mia grande avventura all’Istituto Tecnico Commerciale e per Geometri Mario Baratta di Voghera (zona Pombio)
Il primo giorno di scuola sono arrivato tardi e c’erano solo due posti liberi: uno al primo e uno all’ultimo banco. Scelgo l’ultimo. Il mio compagno di banco è Marco di Santa Giuletta. E’ stato bocciato. Quello davanti a me lo conosco, Enzo, anche lui bocciato. Il suo socio è Giancarlo di Casanova Staffora, anche lui ripetente. Ottimo inizio, sono circondato da gente che studia.

Il mio impatto con le superiori è stato traumatico, io ho vissuto per 14 anni al Passo del Brallo, capoluogo del comune di Brallo di Pregola. Ero un bambino, e pure montanaro. Qui invece c’era chi parlava di cagnare (termine oltrepadano che indica marinare la scuola), chi fumava (sigarette, per la carità, ma ai miei occhi parevano eroinomani), chi aveva l’orecchino (orrore!). Insomma io che ero un brav fiò (cioè uno sfigato) ero stato catapultato in un mondo di “grandi” (o che giocavano a fare i grandi).

Ero molto timido e avevo paura di tutto. Paura dei professori, paura del preside, ma soprattutto paura di quello che avrei dovuto fare o dire. Passavo le giornate chiuso in camera mia a far finta di studiare. Relazioni sociali (a Voghera) pochissime se non nulle. Se penso a quanto sono cambiato da allora, che palestra di vita che è stato il Baratta per me. Non sono cambiato nei valori, almeno non credo, non penso di essere diventato uno stronzo (magari! a volte tornerebbe utile). Ma non ho per nulla più paura della gente, anzi al contrario me ne frego. Dico e faccio ciò che ho in mente, non me la meno per nessun motivo e sono amico di tutti (infatti do del tu a tutti). E poi penso positivo (come Jovanotti) e non mollo mai (sono interista e ho la testa dura).
Il primo giorno mi hanno ovviamente fatto pagare anche la matricola. Ogni tanto vedo in giro i personaggi che all’epoca erano più grandicelli di me e di cui avevo timore: mi sembrano tanto sfigati adesso… tanto grigi…. Come direbbe Vasco: “Ma non ricordo se chi c’era aveva queste queste facce qui non mi dire che è proprio così non mi dire che son quelli lì!

In fondo ci sono stato circa un mese, poi la prof di Inglese (la Eddy) mi ha costretto a stare al primo banco, anche nelle altre ore. Così ho conosciuto quello che stava davanti, Fabio, un tipo strano ma simpatico, una persona sincera. Siamo stati compagni 3 anni, poi è stato bocciato, ma siamo tuttora grandi amici. C’era un altro Fabio in classe, ogni tanto ci vediamo in giro (a dire la verità adesso sono anni che non lo vedo, magari in questi giorni una birra… così mi spieghi cosa combini, balordo)
In gita (di un giorno) siamo andati a San Simone, località lombarda, a sciare. Che gitarella… e va beh. Gli sci li abbiamo affittati là. Una delle ultime volte che ho sciato in quel periodo, poi per 4 o 5 anni… niente. Diciamo che ero ancora bravino.

In classe siamo sempre stati più femmine che maschi. Devo dire che al Baratta c’era un bell’ambiente di ragazze. Se penso a quelli che facevano l’Itis o l’Ipsia… poveracci. Dunque fatemi pensare a chi c’e’ stato solo in prima… beh Enzo, come dicevo, che è stato bocciato ancora e se n’è andato all’Alfieri, un tizio che ha resistito solo una settimana… e una ragazza che studiava come una bestia, infatti dopo qualche mese ha ceduto (di testa) e ha abbandonato…

Il francese non mi entrava in testa e così a fine anno mi sono preso l’esame a settembre. Andavo bene in scienze e in dattilografia, in tutte le altre materie avevo 6. La solita cantilena che ho sempre sentito per tutta la mia carriera scolastica: sei intelligente e potresti fare di più. Che pizza!

Arrivederci alle prossime puntate, dove vi racconterò delle varie avventure capitate in quei meravigliosi 5 anni.

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1 Comment

  1. Benedetta

    ……..Fabio fatti un gieretto a Milano, allora! Mi sa che è peggio di Voghera. Ma a Brallo siete forti, dai!

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