fabiotordi

(raccolta molto sparsa di pensieri)

fabiotordi

Cambio del nome del comune di Pregola

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
31 gennaio 1958, n. 151 

 

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

  Vista la deliberazione del Consiglio comunale di Pregola (Pavia) in
data  10  agosto  1957,  n.  3,  con  la  quale  e' stato chiesto che
l'attuale denominazione del Comune sia mutata in quella di "Brallo di
Pregola";
  Vista  la  deliberazione del Consiglio provinciale di Pavia in data
18  ottobre  1957,  n.  33,  con  la  quale  e' stato espresso parere
favorevole in merito al cambiamento di denominazione predetto;
  Visto   l'art.   266   del  testo  unico  della  legge  comunale  e
provinciale, approvato con regio decreto 3 marzo 1934, n. 383;
  Sulla  proposta  del  Ministro  Segretario  di Stato per gli affari
dell'interno;

                              Decreta:

  La  denominazione  del comune di Pregola, in provincia di Pavia, e'
mutata in quella di "Brallo di Pregola".

  Il  presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserto
nella  Raccolta  ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.

  Dato a Roma, addi' 31 gennaio 1958

                               GRONCHI

                                                             TAMBRONI

Visto, il Guardasigilli: GONELLA
  Registrato alla Corte dei conti, addi' 12 marzo 1958
  Atti del Governo, registro n. 111, foglio n. 139. - RELLEVA

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The Doors of Perception

Quando le porte della percezione si apriranno tutte le cose appariranno come realmente sono: infinite.

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Vetrine

Format Distributivi del settore moda abbigliamento in Italia: situazione e prospettive del piccolo punto vendita

Cinquantesima puntata (le altre le trovate guardando qui)

La vetrina è il mezzo più immediato di attrazione della clientela e come tale la sua realizzazione richiede tempo e studio. Deve attrarre l’osservatore inducendolo ad entrare in negozio e contemporaneamente fungere da fonte di informazioni. Sulla base di ciò che vede in vetrina, e spesso solo su quello, il consumatore decide di acquistare in quel punto vendita o in un altro. La vetrina è quindi un mezzo per confrontare l’offerta, senza bisogno di entrare e chiedere ulteriori spiegazioni ai commessi. Pertanto, non è eccessivo dichiarare che l’allestimento della vetrina è una delle fasi più delicate e importanti della vendita, specialmente nel negozio Piazza Affari, ricco com’è di articoli unici che non potrebbero essere presentati alla clientela se non esponendoli in vetrina

In vetrina vengono esposti i prodotti che si possono classificare in tre categorie.
  • Articoli unici. Sono pezzi singoli o in numero molto limitato provenienti da stock, campionari e fine serie, quindi oltre alle caratteristiche generali verranno indicate anche quelle peculiari (come i colori disponibili, la taglia o il numero della scarpa)
  • Prodotti civetta. Sono articoli che vengono venduti ad un prezzo di poco superiore o addirittura inferiore al costo di acquisto. È una politica promozionale che serve ad attirare l’attenzione della clientela e per forgiare l’idea di trovarsi di fronte ad un negozio con prezzi bassi, anche se il prodotto in questione non è di suo interesse.
  • Articoli seriati. Sono articoli di cui si dispone di serie in taglie e colori. 

Per rendere più particolare la vetrina, attirare maggiormente l’attenzione del pubblico, formare e sostenere l’immagine di originalità del punto vendita, utilizziamo dei cartellini per i prezzi molto particolari. Al posto di indicare semplicemente il prezzo su piccoli cartellini, nelle vetrine (ma anche sui capi esposti all’interno del negozio) applichiamo dei cartelli relativamente grandi (circa 10×15 cm) contenenti una battuta, uno slogan o un aforisma, oltre che al prezzo. Questo metodo suscita l’interesse dei passanti, che si fermano a leggere i cartelli, anche se non si ritengono interessati al prodotto. Il successo deriva dal fatto che il cliente si ricorda comunque degli articoli esposti, e questo contribuisce al fiorire di altri strumenti non canonici di comunicazione come il passaparola o il marketing virale. È un’evoluzione del passaparola, ma se ne distingue per il fatto di avere un’intenzione volontaria da parte dei promotori della campagna. Il principio del marketing virale si basa sull’originalità di un’idea: qualcosa che, a causa della sua natura o del suo contenuto, riesce a espandersi molto velocemente in una data popolazione. Come un virus, l’idea che può rivelarsi interessante per un utente, viene passata da questo ad altri contatti, da questi ad altri e così via. In questo modo si espande rapidamente, tramite il principio del "passaparola", la conoscenza dell’idea.

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Ama te stessa, ma non troppo

 Tu ami troppi te stessa, è per questo che sei incapace di amare un altro.

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Un Grande Abbraccio

Bob Loser è uscito con un nuovo video. Ha visitato tanti bei paesi per girarlo, in compagnia di tanti videomakers: dal mitico Adriano, che per una volta passa dietro la macchina da presa, al Tordalizzatore, passando da Xavier X fino ad arrivare al peggiore di tutti: Monsieur David. E la partecipazione straordinaria di Gianni Morandi, ma soprattutto di Yadis. Insomma, questo video è un kolossal.

 

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Romeo & Juliet

Juliet says, Hey, it’s Romeo, you nearly gave me a heart attack

He’s underneath the window, she’s singing, Hey, la, my boyfriend’s back

You shouldn’t come around here, singing up at people like that

Anyway what you gonna do about it?

 

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I pini di Brallo

C’era una volta una piazza pieni di pini. La piazza del Passo del Brallo.

Poi sono spariti alcuni pini, poi altri, poi altri. Adesso sono spariti tutti.

Non so dirvi se erano pericolosi, non ne capisco niente di queste cose e onestamente non è questo il punto; se erano pericolosi è giusto che siano stati abbattuti, però paesaggisticamente stavano bene, IMHO.

Pazienza, mettiamoli di plastica.

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Margherose

Il tempo che hai perso per la tua rosa è ciò che fa la tua rosa tanto importante 

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Il centrodestra è morto

L’Italia politica, fotografata nell’Ottobre 2016, è composta da 2 partiti, anzi 3. C’è il Partito Democratico, il suo avversario Movimento 5 Stelle e il terzo incomodo Lega Nord.
I due contendenti principali, che fino a pochi anni fa erano i cosiddetto "centrodestra" e "centrosinistra" sono il PD e il M5S. Il centrosinistra è morto, o meglio si è ridotto al solo PD. Chi sta più a sinistra è chiamata "estrema sinistra" e conta come un due di picche. Chi sta più al centro…boh? Perchè esiste un centro in Italia? E da chi sarebbe rappresentato? Ditemi un nome, o un’idea. Seriamente: se fermate una persona a caso per la strada e gli chiedete: ditemi il nome di uno di centro, non penso che vi sappia rispondere.

Il centrodestra è morto. No, questo non è un modo di dire, è veramente morto. Forza Italia, una volta andato in ombra Silvio Berlusconi si è come sciolto. Dai, ditemi una proposta fatta negli ultimi due anni? ditemi il nome di qualche capoccia di Forza Italia? Boh? Brunetta?
Altri partiti? Fratelli D’italia? Forse la Meloni rappresenta quasi solo sé stessa e pochi altri. Che peso politico può avere? Pochino pochino.

E i pentastellati? Diciamocelo, i suoi elettori vengono in gran parte dalla cultura di sinistra, ma non è in dubbio che invece un’altra buona parte arriva da ex elettori del centrodestra, magari delusi. Negli ultimi mesi hanno aumentato molto il loro consenso.

Infine c’è la Lega Nord, passata dal padre padrone Bossi al padrone Salvini. Pensateci: negli ultimi 12 mesi se avete visto dei politici in tv, su qualunque canale, probabilmente erano Renzi, Boschi, Di Maio, Raggi, Grillo, Salvini. Altri? Boh?

E quindi? E quindi dopo vent’anni ho notato che non c’è più il vecchio dualismo Destra-Sinistra. Anche perchè Renzi non sarà mica uno di sinistra? Penso che neanche berlusconi possa tacciare di comunismo l’Ultimo dei Democristiani. Anzi, il primo di una nuova era. Che tristezza.

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Animalucolo vicino a casa

Buy it, use it, break it, fix it, Trash it, change it, melt – upgrade it, Charge it, pawn it, zoom it, press it, Snap it, work it, quick – erase it, Write it, cut it, paste it, save it, Load it, check it, quick – rewrite it, Plug it, play it, burn it, rip it, Drag and drop it, zip – unzip it, Lock it, fill it, curl it, find it, View it, coat it, jam – unlock it, Surf it, scroll it, pose it, click it, Cross it, crack it, twitch – update it, Name it, rate it, tune it, print it, Scan it, send it, fax – rename it, Touch it, bring it, obey it, watch it, Turn it, leave it, stop – format it. Technologic…..

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Cascate del Carlone

Vi state già chiedendo dove ho scattato questa foto. Il luogo, se non lo conoscete, è a meno di 2 ore di passeggiata dal passo del Brallo. E sto parlando di una cosa tranquilla.

Si parte dalla piazza in direzione Via della Faggeta. Non sapete qual è? Ma dai, a Brallo è facile: via del Castagneto è per andare al castagneto, via della Pineta è dove c’è la pineta, via della Fontana… dove trovate la fontana e così via. E quindi? Dov’è la faggeta? Esatto, sulla strada che conduce a Dezza. Andate su di li, lasciatevi il paese alle spalle e raggiungete il campo da calcio del Pian del Lago. Siete già stanchi? Suvvia. Dopo qualche centinaio di metri, sulla destra troverete una stradina sterrata (finora era tutto asfalto) che vi conduce alla cosiddetta "Panoramica", che passa sopra Feligara e scende a Colleri. Imboccate quella, ma dopo poche decine di metri troverete un bivio sulla sinistra che invece porta alla "Fontana dei Ramà".


Probabilmente fin qui ci siete già stati. Fate una bella sosta alla fontana, riempite le borracce, sedetevi sulla panchina e poi ripartite.

A questo punto state passeggiando nel bosco, belli al fresco. Sulla vostra sinistra, da qualche parte, prosegue la strada per Dezza. Proseguite per questo largo sentiero che vi porta presto alla valle dietro alla valle dell’Avagnone (dietro a Feligara, dietro a Colleri, per intenderci). Che valle è? Beh, prende ovviamente il nome dal torrente che ci scorre, il Carlone.

Il sentiero si apre un po’ sulla destra e potete ammirare il panorama. Il Carlone poi scende scende scende e infine si butterà nella Trebbia nei pressi di Bobbio, ma a voi questo non interessa, continuate il percorso. Dopo un po’, sotto di voi, scorgerete delle case: è l’abitato di Mogliazze, dove è presente una cooperativa.

Quando arriverete nei pressi dei prati vedrete che c’è un cancello legato con una catena che ostruisce il passaggio. Non abbiatene paura, il sentiero continua proprio lì ! Se non ne siete convinti osservate  i segni dei percorsi CAI sugli alberi appena dopo la catena. Quindi che fare? Semplice: staccate il moschettone, passate e lo riattaccate. Probabilmente il cancelletto serve a non far uscire le bestie (mi è sembrato di sentire delle pecore, o capre, da qualche parte). La stessa cosa dovete fare una volta terminato il paese (paese è una parola grossa, sono quattro case, e non me ne vogliano). Da qui si scende a San Cristoforo. la strada più breve, e praticamente l’unica è quella asfaltata, anche perchè si scende parecchio come altitudine. Arrivati a San Cristoforo si può visitare la chiesa. Io non l’ho fatto e mi sono pentito, perchè volevo visitarla al ritorno, ma come vi spiegherò ho fatto un’altra strada. Dal secondo tornante del paese, si vede un sentierino, molto più stretto della strada sterrata di prima, che in un quarto d’ora vi porterà giù sul greto del Carlone. Qui, anche grazie ad una corda a cui aggrapparsi, potete scendere lungo questa suggestiva cascata e ammirarla dal basso

Siccome la camminata è stata priva di imprevisti, di difficoltà quasi nulla, cosa vuoi che faccia, mi sono inventato una strada alternativa. Ma perchè accidenti mi vengono queste caspita di idee? Non lo so.

Fatto sta che ho pensato: ma se io devo andare verso sudovest, e invece in primo tratto della via del ritorno va a est, perchè non taglio verso questo simpatico sentierino che va nella mia direzione? E infatti per una buona mezz’ora ho seguito questo sentiero che costeggia il torrente verso monte. Vai e vai, cammina cammina e il sentiero si fa sempre meno pulito, sempre più impervio. Ma continuo imperterrito. Ad un certo punto praticamente finisce nel bosco. Che faccio, torno? Non sia mai, e allora ho proseguito "ad cazzum" nel bosco, cercando di capire la direzione giusta. I nostri boschi non sono più come una volta, quindi zero pulizia, pieni di rami, sterpaglie, rovi. E inoltre, stando nei dintorni del Carlone, ero sempre a una quota troppo bassa, visto che la strada dell’andata stava sulla costa ad una quota di circa 900m e io ero sempre a circa 600m. Alla fine mi sono deciso a fare una deviazione, praticamente in verticale, aprendo una nuova via, che d’ora in avanti gli alpinisti ricorderanno come "Via Tordi". Alla fine della fiera ci ho messo più o meno come se avessi fatto la via del ritorno, che naturalmente consiglio a tutti perchè perdersi nel bosco può essere divertente, a volte piacevole, ma sconsigliabile. Ritornato sulla strada maestra ho raggiunto ancora la faggeta, la fontana dei Ramà, il pian del Lago e poi giù fino a Brallo.

 

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Dio c’è

..ho il sospetto che adesso dietro l’angolo mi attenda un periodo di sfiga pazzesca!

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Sfigato

Bob Loser presenta: "Sfigato", il video HIT estate 2016.

 

Ricordo la pagina Facebook di Bob Loser: www.facebook.com/therealbobloser

e il canale YouTube: bit.do/BobLoser

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Paola & Umberto

Ecco un video del matrimonio dei miei amici Paola e Umberto. Siete bellissimi !

(Siccome sia Facebook che Youtube non mi facevano pubblicare il filmato per via del copyright sulle musiche, l’ho messo sul mio sito, se mi dovessero arrestare sappiatelo)

 

 

 

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Ho la luna inversa

Leggo su "La Provincia Pavese" di oggi:

Allucinante: "a Trapani ci hanno spiegato i nostri diritti". Vuol dire che sanno benissimo che basta qualche piagnisteo x avere di più.
"In 4 in camera": oh poverini, addirittura? Un po’ di servizio militare e qualche calcio in culo come gli farebbe bene a questi…
Oh poverini, il cibo non gli piace, che disgrazia. Vai a spiegarglielo ai dipendenti della Cameron che stanno perdendo il lavoro quali sono i problemi della vita, vai a spiegargli che i problemi per cui coricarsi in mezzo alla strada sono il cibo in albergo che non ti piace e che sei "addirittura" in 4 in camera.
E infine "Molti hanno la scabbia" la scabbia? LA SCABBIA? Ma porcapaletta, ma la scabbia non l’hanno certo presa in Italia, e noi dobbiamo tenerceli, dargli un albergo e mantenerli? Mandiamo un gruppo di gente che ha avuto la casa distrutta dal terremoto a prenderli un po’ a schiaffonazzi (loro e soprattutto quelli che ce li mettono e ancor più a quelli che ce li vogliono tenere a spada tratta), altro che "in 4 in camera". Sono queste le cose di cui mi vergogno, e mi vergogno ancora di più vedendo gente che, in malafede e in buonafede, difende, giustifica, supporta e manda avanti questo sistema inefficiente, dispendioso, razzista, malavitoso che lucra su questo giro di immigrati (ah no scusate, se non dico "migranti" magari non capite, perché c’è gente che sulle parole ci fa un gran distinguo). 
 

E sapete perchè mi vergogno? Perchè la gente che dà ragione a questo sistema che va a prendere questa gente a pochi chilometri dalle coste libiche, poi se ne sbatte i coglioni dei nostri vecchi, senza ricordarsi che sono i nostri vecchi quelli che hanno pagato, col loro lavoro e con le loro tasse, le scuole (che vengono adesso usate, giustamente, da tutti), gli ospedali (che adesso vengono usati, giustamente, da tutti, magari relegando però gli stessi vecchi che li hanno pagati a fare file enormi al pronto soccorso perchè la priorità è curare due che si sono menati ubriachi alla stazione), strade (usate, giustamente, da tutti), ecc.
Non capisco se quelli in buonafede (e ne conosco) lo facciano perchè così si sentono la coscienza a posto (io non me la sentirei), o per ottusità e cecità, o per chissà quale altro motivo. Magari è solo ingenuità, pensano davvero che questi scappano tutti da una qualche guerra, pensano davvero che non ci sia la mafia dietro il business degli immigrati, pensano davvero che sia giusto un trattamento privilegiato rispetto ad altri. Come ho già spiegato altre volte: è un business, li metti in albergo e ci guadagno i politici, gli albergatori e gli immigrati. Chi paga? Come sempre, Pantalone.

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