"Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce."

"Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce."

Evviva la democrazia.
La democrazia è bella!
La democrazia è fondamentale.
La democrazia è progresso.
Occorre rispettare la democrazia.
In Italia siamo democratici.
In Europa siamo democratici.
In Occidente siamo democratici.
L’Unione Europea è basata sulla democrazia.
Il popolo è chiamato alle scelte.
Il popolo ha sempre ragione.
La maggioranza determina le scelte.
Evviva la democrazia.
L’arma del popolo sta nel voto democratico.
Nel Regno Unito c’è chi vorrebbe uscire dall’Unione Europea.
Ah ah ah che ridere.
Tanto non ci riusciranno mai.
Comunque che ci provino.
Facciano un referendum.
Siamo in democrazia.
Toh lo fanno veramente.
Tanto non vincono.
Toh hanno vinto.
Escono dall’Unione Europea.
Populisti.
Ignoranti.
Non capiscono un cazzo.
Snob.
Gli inglesi sono gente strana.
Non si meritano niente.
Di sicuro la loro economia andrà male.
Perle ai porci.
Evviva la democrazia.
Per fortuna che in USA ci sarà un presidente donna.
E democratico.
Trump non ha scampo.
Chi ha un minimo di sale in zucca vota Clinton.
E noi sappiamo che in democrazia vince chi prende più voti.
Cioè la Clinton.
Ehi ha vinto Trump.
Impossibile.
Ma chi lo ha votato?
Razza di ignoranti.
Bifolchi.
Populisti.
Capre!
Avranno ciò che si meritano.
Dovrebbero togliere il voto a certe persone.
Ma dico io, ma come si fa a votare Trump?
Inconcepibile.
Li avranno drogati.
Li avranno circuiti.
Adesso l’economia avrà un tracollo.
Ma non pensiamoci.
Pensiamo a casa nostra.
Pensiamo all’Italia.
Fortuna che qui si fanno le riforme.
Come dice una canzone:
"Riforme ci vogliono….riforme!"
"Perchè il partito ti può aiutare…"
L’Italia è proiettata verso il futuro.
Con questa riforma.
Magari è perfettibile.
Ma meglio farla che non farla.
Gli italiani di sicuro vogliono fare un passo avanti.
Sarebbe inconcepibile la servile accondiscendenza alla vecchia politica votando no.
Quindi è sicuro.
Vincerà il si.
Anche perchè altrimenti.
Crollano le borse.
Si vota.
Vince il no?
Assurdo.
Ci vergognamo di essere italiani.
Ignoranti.
Populisti.
Arraffoni.
Mafiosi.
E’ stato un voto personale.
Senza entrare nel merito.
E’ stato un voto "contro".
Non è giusto.
Li avranno ingannati.
La gente non si informa.
Vota per simpatia.
A certa gente non dovrebbero neanche permettere di votare.
Buzzurri.
Se ne pentiranno.
Evviva la democrazia.

Vignetta di "Vignette di AGJ" http://vignetteagj.blogspot.it/2016/06/imbecilli.html
Format Distributivi del settore moda abbigliamento in Italia: situazione e prospettive del piccolo punto vendita
Cinquantunesima puntata (le altre le trovate guardando qui)
Uno strumento molto utilizzato è stato quello dei cartelli in rima. Si tratta di cartelli che hanno come scopo principale quello di illustrare il prezzo della merce, ma per farlo utilizzano una breve frase in rima. Questo strumento è stato molto apprezzato dalla clientela, che si incuriosisce davanti a questi cartelli e si sofferma davanti alle vetrine, o all’interno del negozio, per leggerli, anche se l’articolo esposto non è di loro interesse. L’iniziativa dei cartelli in rima è nata prendendo spunto da un’idea molto simile che mia mamma Rita aveva utilizzato per molti anni nel proprio negozio, ed ha avuto talmente successo che è diventato un punto fermo della politica d’immagine di Piazza Affari.
I cartelli in rima attirano l’attenzione della clientela potenziale

Il passante, o il cliente, si diverte a leggere queste frasi e rimane più facilmente impressionato dagli oggetti in vendita.
Ecco riportati alcuni esempi di scritte apparse ultimamente su questi cartelli:
Un caro amico, Giovanni, dice sempre che a suo parere la particolarità di questi cartelli non sta tanto (o non solo) in quello che c’è scritto, ma sul dove sono stampati: quasi sempre carta riciclata, che rende ogni foglietto davvero unico. L’espressione usata è "fogli della focaccia", per intendere che sull’altro lato potrebbero realmente esserci pagine di qualunque tipo.
Domandarsi perché quando cade la tristezza in fondo al cuore come la neve non fa rumore. E stringere le mani per fermare qualcosa che è dentro me ma nella mente tua non c’è. Capire tu non puoi tu chiamale se vuoi…emozioni

Che onore!

Andate sul sito www.rollingstonemilano.com
e scendete in basso fino a dove inizia con "…UN ALTRO MITO CHE SE NE VA’.
è riportato un articolo che avevo scritto nel febbraio del 2009, questo:
Più o meno nel 1991..o anche dopo, o magari anche prima…si andava in giro a far disastri, al Trebbia in bici, in Cròsa a far grigliate, in giro in scooter, al Colletta, da Cavanna, al Kursaal, nella sabbia di Normanno o sulle rotoballe della Bula, i bottiglioni della Linda, il parco giochi, e così via…


Mi è capitato di vedere la trasmissione RAI "Giovani e Ricchi"
http://www.raiplay.it/video/2016/09/Giovani-e-Ricchi-628060d6-6764-485c-b108-adc1f2873559.html
E’ una specie di "documentario" sulla vita di alcuni giovani rampolli di alcune famiglie benestanti italiane. Benestanti è dire poco, diciamo schifosamente ricchi. Questa non è sicuramente una loro colpa, però è oggettivo che sono decisamente e oggettivamente viziati, anzi viziatissimi.
Tutti dicevano la classica frase: io sono un ragazzo (o una ragazza) normalissimo con una vita normalissima, che colpa ne ho io se sono parte di una famiglia ricca. Alcuni lo dicevano totalmente a sproposito, visto che facevano vite "da sogno" e assolutamente snob. Altri avevano anche amici "normali", ma con degli eccessi decisamente "particolari", come il tizio che si è fatto rivestire la Maserati di velluto nero, sostenendo che fosse una cosa normalissima.
Tutti chiaramente con macchinoni regalati dal papi di turno perché "mio figlio si è laureato e la macchina se l’è meritata". Può darsi. Secondo me troppi vizi fanno male.
Io non sono né giovane né ricco, ma mi sento privilegiato rispetto a tanti altri, ho una casa di proprietà dove vivo e un lavoro indipendente, ed entrambe queste opportunità mi sono state date dai miei genitori, quindi "regalate", non me le sono guadagnate da zero. Detto questo…
Ringrazio i miei genitori, per non avermi mai pagato una vacanza, per avermi fatto tribulare per avere un’auto mia, che infatti ho avuto solo grazie a mio nonno Michele.
Ringrazio mio padre per avermi fatto pesare ogni singola volta che avrei speso dei soldi chiedendomi mille volte se davvero avessi bisogno di quello per cui li stavo spendendo…e talvolta me lo ripeteva talmente tante di quelle volte che desistevo, basta non sentirlo più.
Ringrazio mia madre per aver ceduto poche volte ai miei capricci di bambino per farmi acquistare qualche giocattolo, visto che avevo già quelli dei mie fratelli maggiori e comunque potevo giocare all’aperto, vivendo a Brallo.
Ringrazio mio padre che nonostante le mie richieste, non mi ha comprato la bicicletta finché non le ha comprate da vendere in negozio e quindi una era destinata a me…peccato che poi quando le ha finite ha venduto anche la mia. E questo si è ripetuto per almeno 4 o 5 volte nel corso degli anni, finché al primo anno di università ho messo da parte i soldi per comprarmene una (che infatti posseggo tuttora, visto che ho capito quanta fatica bisogna fare per guadagnarli i soldini, vendendo magliette ai miei compagni di corso).
Ringrazio mia madre e mio padre, per non avermi comprato vestiti firmati, benché avessimo un negozio di abbigliamento. E soprattutto per avermi fatto capire il perché. Questa cosa non mi ha mai pesato, in quanto in famiglia mi avevano insegnato che non importa che firme hai addosso: l’onestà, i valori, ma anche la personalità non sono rappresentati dai vestiti che si indossano. Da ragazzino era un classico che gli amici, soprattutto quelli che arrivavano "dalla città", mi dicevano: ma tu che hai un negozio, perchè non indossi le Nike, i Levis, le Lacoste? E io rispondevo che quelli li avevano tutti, mentre io con gli stessi soldi ne avevo perlomeno il doppio. Quanti stronzi ho poi incontrato nella mia vita, che erano firmati da capo ai piedi.
Ringrazio mio padre per avermi fatto penare a comprare la TV a colori, per aver fatto in modo che ogni volta che avevo bisogno di spendere dei soldi dovessi motivargli, in modo molto insistente, la mia necessità, invece di darmi soldi così "tanto per".
Ringrazio mia madre perchè mi ha sempre insegnato che i soldi non contano niente. E me lo spiegava lei, che da ragazzina viveva in una famiglia dove i soldi non c’erano, ma c’era la dignità. Dove non c’era neanche posto per tutti a tavola e i figli più piccoli mangiavano seduti sulla scala. Dove a volte non c’era neppure da mangiare, e uno dei regali che si ricordava meglio era una mela che gli aveva donato una signora di ritorno dai campi. Lei e mio padre hanno sempre lavorato sodo, risparmiato al massimo, perchè gli erano rimasti indelebili in memoria quegli anni in cui "non c’era niente", ma spiegandomi nel contempo che l’importante era volersi bene, perchè i soldi, seppure da rispettare in quanto guadagnati con fatica, vanno e vengono e non devono essere motivo di invidie, di litigi e quant’altro.
Ringrazio mio padre e mia madre di tutto questo e altro ancora. In modo che, vedendo quei ragazzi, quello che provo non è minimamente invidia, forse un po’ di tristezza, perchè nonostante le parole di circostanza, non si sforzano neanche di capire il valore del denaro. Si "arrendono" al fatto di essere ricchi pensando che, quindi, tutto gli sia permesso. Un peccato.
Io sono sempre quello che deve capire, quello che deve esserci, quello che deve aiutare gli altri, che deve avere pazienza. Quello che chiami e arriva, quello che scrivi e risponde, quello che quando stai male ti sta vicino, quello che quando sei giù ti tira su, quando sei triste ti rincuora. Quello che comprende, quello che sopporta, quello che fa lo stesso. Quello che quando non serve più…
Ma a me? Chi mi capisce? Chi mi sopporta? Chi mi sta vicino, mi tira su, chi c’è quando ho bisogno? A parte la mia famiglia credo, fondamentalmente, nessuno.

Inizio questo mio giro a Luglio con una leggerissima salita, quella che mi porta in centro al Passo del Brallo (via della Fontana) e poi da lì sulla strada che porta a Someglio (via delle Piane).
La discesa verso il paesello è una bella passeggiata: fino alle piane (da cui il nome della via) si sta sulla strada asfaltata, poi si tagliano i tornanti passando nei sentieri nel bosco e in breve tempo si raggiunge Someglio.

Una volta arrivato in paese, l’amico Osvaldo, purtroppo recentemente scomparso, mi indica con la sua consueta gentilezza la strada che prosegue verso il torrente Avagnone. E’ bella larga e non presenta nessuna difficoltà.
Si scende si scende si scende, si attraversa il torrente e poi….surprise! La strada che porta a Lama è allagata e io ho le scarpe basse.

Che faccio? Nessun problema, decido di seguire il greto dell’Avagnone. Non è agevolessimo, in quanto l’acqua è un po’ di qua e un po’ di là, ma questo fuori programma mi permette di vedere dei posti davvero speciali, delle anse, degli scorci, dei particolari stupendi.

Arrivo quindi all’intersezione con la strada Ponti – Lama, che prendo per tagliare subito nei campi e approdare dalle parti di Rovaiolo. Da qui risalgo a Lama passando dalle vigne di Alfredo. Incontro due signori che mi danno due consigli, il primo è quello di riempire la borraccia dalla fontana fuori dal paese, dove l’acqua era realmente freschissima e molto buona. Il secondo è sulla strada per arrivare a Collistano.

Io invece faccio di testa mia (ma va? ma dai, strano… ) e raggiungo Pratolungo. Dopo qualche decina di metri sull’asfalto prendo un’altra sterrata che gira che ti rigira mi porta nei pressi del mulino di Colleri.

Qui faccio nuovamente di testa mia e attraverso il bosco per cercare di raggiungere la "Panoramica". Ve lo devo dire? Anche stavolta rovi, fossi, erba alta e io non solo ho le scarpe basse ma anche i pantaloni corti, e cose simili. Mi sono "bsiato" tutto. Però raggiungo la "Panoramica" nei pressi di un bosco veramente fitto fitto fitto ma fitto. Da li proseguo e arrivo fino al Pian del Lago e poi giù a Brallo.
Totale: 7 ore e mezzo di cammino, praticamente ininterrotto, a parte le foto. 21km, circa mille metri di dislivello (tra scendere, salire, ecc.)

Un libro di John Grisham. Simo in una cittadina americana, una di quelle tutte uguali a chissà quante altre. Qui diventano matti per il football. Hanno avuto una squadra giovanile che ha mietuto molti successi in passato, che è l’unica attrattiva del luogo. Quando ci sono le partite almeno metà della città va allo stadio. Il mitico allenatore, colui che ha guidato la squadra per quarant’anni, sta per morire. Osannato dal pubblico, odiato dai giocatori per i suoi metodi al limite dello schiavismo. Neely torna dopo quindici anni, richiamato dalla notizia. Ritroverà vecchi amici, vecchi amori, vecchie abitudini. Ritroverà la sua vecchia città, la vecchia vita di provincia. Uno spaccato dell’America, quella lontana anni luce da New York e Los Angeles.
Un libro veloce, a tratti "sgradevole", che parla di rancori, amicizia, usanze, di amore per lo sport nonostante tutto.
Vecchia, semidistrutta, fuori moda. Dentro un documento, un coltello da cucina senza filo, un cacciavite quasi rotto, fil di ferro, fazzoletto di stoffa, matita, un gigantesco mazzo di chiavi, uno specchietto e altre amenità. Non è una borsa "à la page" a fare una grande donna. Questa era la borsa della Rita.

Siro ci racconta di quando andava a Valformosa, paese della Valle Staffora nel comune di Brallo



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