(raccolta molto sparsa di pensieri)

fabiotordi

Author: Fabio Page 75 of 176

Grandine e spazzatura

nel cuore piove grandine: stasera niente alcol, voglio bere le mie lacrime. E una crepa sopra il petto che diventa una voragine al quale non puoi fare le iniezioni di collagene. Io sono senza scrupoli e tu sei senza carattere: togliamoci i vestiti ma teniamoci le maschere

Varsavia

Sono stato recentemente a Varsavia. Come mia abitudine vorrei segnalare alcune cose in ordine sparso che mi hanno colpito, stavolta senza fare una descrizione del luogo, per quello ci sono in giro tantissime guide.

  • La brioche al marzapane era veramente buona.
  • Hanno l’abitudine di mettere i semini sia sul pane che sulle brioches.
  • Ci sono tante catene di caffetterie inglesi, come Caffè Nero (o americane, come Starbucks). E’ quanto meno insolito il fatto che siano gli anglosassoni ad esportare il caffè nel mondo grazie alle loro catene e non gli italiani, che solitamente se la menano di essere i migliori
  • Vicino al Castello ho preso da una bancarella un dolcetto al cioccolato veramente buono. Lo so, sembra che io sia andato a Varsavia a mangiare dolci, ma era talmente buono che ne ho presi due, e ve lo dice uno che non è goloso di dolci.
  • Parlando di dolci: tutti gli altri dolci qui esposti nei bar e nelle pasticcerie sono, come dire… gonfi, esagerati! Hanno un aspetto abbastanza pesante. Ce ne sono tanti, e tutti molto "complicati".  Non fanno per me.
  • I negozi del centro sono (purtroppo) uguali a quelli di qualsiasi altra città europea. Da Intimissimi a H&M. Questa cosa è un po’ triste perché ti fa passare la voglia anche di guardare le vetrine.
  • Le persone non hanno una aspetto "diverso", nel senso che (a parte i vestiti, che come detto sopra, per "colpa" o per "merito" della globalizzazione sono uguali a quelli che vedi a Milano, a Valencia o a Spalato) non hanno caratteristiche fisiche molto di verse da quelle italiane, se non una percentuale di occhi chiari più alta.
  • Scordatevi anche lo stereotipo del "comunismo stile sovietico" con casermoni tutti uguali, auto vecchie e donne con il fazzoletto in testa e i doposci di pelo: Varsavia è modernissima e le auto che girano sono identiche, anche in questo caso, a quelle che girano a Voghera.
  • Certo, ovviamente io ho visto solo la capitale della Polonia, non so se il resto del paese è uguale o diverso.
  • Siamo capitati proprio il giorno del 10 aprile, quando celebravano la ricorrenza del disastro aereo del 2010, quando un velivolo è precipitato con a bordo il presidente, la moglie, alti funzionari delle forze armate, il presidente della Banca Nazionale, funzionari del governo e parlamentari. Insomma un disastro. C’è da dire che era una ricorrenza molto sentita, si vedevano bandiere rosse e bianche letteralmente dappertutto. Dal mattino fino a sera inoltrata un susseguirsi di comizi, commemorazioni, messe, ecc. Impressionante vedere tutta quella gente con la bandiera in mano. Da noi non succede neanche durante i mondiali di calcio
  • Varsavia aveva una comunità ebraica molto consistente, in virtù della politica di forte libertà religiosa che ha sempre contraddistinto la Polonia nel tempo. Durante l’occupazione nazista questa comunità è letteralmente sparita, sia a causa delle deportazioni, sia per la fuga di chi era rimasto. Rimane solo una sinagoga, scampata allo scempio perché veniva utilizzata come deposito di armi.
  • La lingua è ostica, così come tutte le lingue slave. Non si capisce proprio un’acca, neanche per sbaglio. Solo qualche parolina ogni tanto, ma c’è un motivo: essendo la Polonia di forti tradizioni cattoliche, comunicavano spesso con lo Stato della Chiesa e quindi in latino, da cui deriva l’italiano. Così qualcosina è rimasto. Però te la cavi benissimo con l’inglese perchè lo parlano praticamente tutti. Esattamente come in Italia (ahahahah)
  • Non ci sono tanti africani, o nordafricani. Anzi non ne ho visto neanche uno. Si vede che Varsavia non è una città appetibile per gli immigrati in UE.
  • Tantissimissimi palazzi del centro, secondo le guide, sono stati progettati da architetti italiani. Se non ricordo male, quando ero a Londra, un collega cameriere, ovviamente polacco, mi spiegava la seguente cosa: c’è stato un periodo, credo il rinascimento, in cui in Polonia andava di brutto l’arte italiana. E così chiamavano artisti del Belpaese: pittori, architetti, scultori. Mentre lì andavano di moda gli italiani, in Italia andava di moda avere i capelli lunghi e quindi chi proveniva dalla Penisola era chiamato "capellone". Cosa che è rimasta: ancora adesso in polacco la parola "italiano" si traduce in wloski (o una roba simile) che sta proprio per "capelloni". 

Compleanno 2016

 
 

Vista pregolese

"Guarda che cielo che hai
guarda che sole che hai 
guardati e guarda cos’hai
e…….. guarda dove vai!"

Tutti matti a Casa Matti

Certo che la faccenda di Casa Matti è quantomeno singolare. E’ un paesino dalle mie parti, nel comune di Romagnese. Quattro case, appena sotto il Passo del Penice. Una volta era in attività la pista da sci, che era in qualche modo collegata con quella dello "Scarpone": partivi dal passo e scendevi giù fino a Casa Matti. Ci sono stato qualche volta da ragazzino, prima che chiudesse. All’epoca sembrava di vivere in una zona molto sciistica, c’erano impianti dappertutto: a Brallo, a Cima Colletta, al Pian del Poggio, a Caldirola. Al Penice addirittura tre: il "Penice Vetta", lo "Scarpone" e "Casa Matti". 

Cosa ha portato agli onori della cronaca questo dimenticato paesino dell’Alto Oltrepo? Beh, un albergo del luogo ha dato la disponibilità ad alloggiare dei cosiddetti "profughi". Mi scusino gli strenui sostenitori del politically correct per l’uso delle virgolette, ma non mi farete credere che una ventina di ragazzotti, in età da lavoro, siano dei poveri disgraziati. basta con ‘sta storia del "scappano dalla guerra" o anche del "anche i nostri nonni emigravano". I nostri nonni scappavano dalla guerra e dalla fame, ma non finivano certo in albergo spesati, si facevano un culo così, magari nelle miniere di quel Belgio di cui adesso siamo tutti amiconi, trattati come pezzenti. Giusto o sbagliato che fosse, se uno lascia la propria terra in cerca di una vita migliore, deve mettere in conto di fare dei sacrifici. Invece qui da noi non funziona così. 

Come mai? Perché siamo un popolo che accoglie chiunque a braccia aperte? Guardate che qui non si parla di carità cristiana o di solidarietà. Qui si tratta di trattare in modo ben diverso chi è in difficoltà  e che arriva da altri paesi e chi è in difficoltà in Italia. Ai secondi sembra che non importi nessuno aiutarli. Perché, ripeto? Beh intanto perché fa più notizia aiutare i "profughi", come se quelli che dormono sotto i portici di via Vittor Pisani a Milano non avessero diritto a una vita migliore solo perché non scappano da niente (che poi, ci sarebbe tutto da dimostrare, a pensar male spesso ci si indovina: visto che siamo tanto generosi cosa frena un immigrato dal dire che sta fuggendo da una qualche guerra?)

Il vero motivo è un altro. Quella roba che fa girare il mondo. No, non è quella cosa che pensate voi. Anche quella, per la carità, ma il vero motore delle decisioni a livello mondiale è uno solo: il business, il soldo, i piccioli, la pecunia, le palanche, il commercio, il denaro! Quindi un albergatore che magari non se la passa benissimo, quando viene a sapere che lo stato gli passa un po’ di soldini per mantenere questa gente, cosa fa? Due conti son presto fatti: hai l’albergo sempre pieno, ma se gli dai un piatto di pasta a mezzogiorno e una minestrina alla sera ci stai dentro alla grande. E volete farmi credere che qualcosa non avanzi ANCHE per chi ce li fa arrivare? Ma dai, mi prendete per pirla? Ripeto, aprite gli occhi, le cose succedono SOLO se girano dei soldi. Quindi che interesse avrebbe la politica di organizzare queste cose se non avesse un tornaconto personale?

E’ successo anche a Varzi. E a Voghera. E a Casa Matti hanno spedito 25 bellimbusti, in un paese che di abitanti ne avrà anche meno. A fare che? A fare un cazzo. Perché sono "profughi", mica li puoi far lavorare, la legge non lo consente. E poi cosa gli puoi far fare a Casa Matti? E poi la gente non dovrebbe incazzarsi? Gli anziani non dovrebbero infuriarsi a pensare che loro hanno lavorato una vita, che magari sono anche emigrati in cerca di fortuna per poi tornar da vecchi al loro paese e questi qui, scudati dallo status di profugo, sono accolti in albergo? Dai, è una disparità evidente. E i giovani, a cui si dice di doversi rimboccare le maniche perché c’è crisi? Che insegnamento gli stiamo dando? Come al solito l’Italia dei furbi: sei regolare, il mutuo te lo paghi tu e se non lo paghi ti pigliamo la casa, se sei clandestino ti mettiamo invece in albergo. E ai tantissimi stranieri regolari in Italia? Cosa dovrebbero dire tutti quegli operai, tutte quelle badanti, braccianti, imprenditori, tutti quelli che sono venuti in Italia a farsi il mazzo e contribuire così allo sviluppo del Belpaese? Penseranno: ma noi siamo gli scemi? Perché siamo venuti onestamente a lavorare quando potevamo venire qui a far nulla? Che colpa abbiamo, quella di non aver la guerra a casa nostra? Maddai, ma è ovvio che dietro c’è solo interesse economico, suvvia. C’è della gente che ci mangia sopra. Stop.

E quindi gli abitanti di Casa Matti sono preoccupati, si chiedono cosa possono fare tutti questi uomini, nullafacenti per legge, in un paese di montagna a mille metri? Anche a Brallo, tanti anni fa, c’è stata una situazione del genere. Berlusconi aveva pubblicamente "adottato" una famiglia clandestina, per farsi vedere in TV che lui ha il cuore buono. Poi non sapeva dove metterli e così li ha posizionati a Brallo tramite la regione Lombardia. Caspita se facevano una bella vita questi: ogni settimana veniva su qualcuno a portargli la spesona, andavano in giro a passeggiare ben vestiti (non POTEVANO lavorare, erano clandestini). E siccome avevano fin troppo in questa loro vacanza dorata, invitavano spesso i loro amici per trascorrere il weekend. Quando li vedevano passeggiare amabilmente per le vie del paese, i ragazzi di Brallo che magari si alzano al mattino presto per andare a lavorare a Tortona, cosa pensavano? Come minimo di strappare la carta d’identità e fingersi profugo. Anzi, "profugo".

Canta il lupo a Cantalupo

Sei PAZZA DI ME oppure PAZZA DI MENTE?

Me ne hai fatte mille, ma mi PASSA DI MENTE

oppure più probabilmente sei PAZZA DA SEMPRE

Expo è morto

 

Siete contenti, cari italiani, di aver dato dei soldi per l’Expo? Ecco dove vanno a finire.

 

Ragusa

Sono stato a Ragusa. E’ una zona della Sicilia che non avevo mai visto (ero arrivato fino a Noto e a Capo Passero). La città è molto bella e vale assolutamente la pena di essere vista. Come al solito in Italia ci sono delle bellezze uniche senza dover andare chissà dove.

Iniziamo col dire che Ragusa è in montagna, sarà a circa 500 metri di altitudine. Poi che è essenzialmente divisa in due: la parte più in basso e più antica è chiamata Ibla e la parte nuova Ragusa o Ragusa Nuova. E’ successo che alla fine del 1600 un terremoto ha distrutto Ragusa. Alcuni hanno ricostruito nello stesso posto (Ibla), altri hanno preferito ricostruire più in alto, creando questa città speciale aggrappata al monte. Per esempio il Duomo è giù, mentre il Vescovo è su. Fino a circa un centinaio di anni fa erano addirittura due comuni diversi, poi sono stati uniti per creare così un grande centro che potesse essere capoluogo di provincia (negli anni ’20 dello scorso secolo). In quegli stessi anni, durante il periodo fascista, ha avuto numerosi abbellimenti.
Il risultato è che Ragusa è decisamente una località particolare, e quando sei su hai un bello spettacolo guardando giù, e quando sei giù e ti giri verso l’alto….altrettanto. Un posto sicuramente da vedere.

Poi ho girato un po’ nella zona: Scicli, Modica, Marina di Ragusa, Vittoria, Comiso, ecc. Tutti posti carini (a parte Vittoria, onestamente), barocchi, piacevoli da visitare. 

E ora la rubrica "cose che ho notato, in ordine sparso:

  • L’ospitalità è nello standard siciliano, cioè molto molto accogliente.
  • Al bar, appena ho chiesto "cappuccio e brioche" ho evidenziato la mia provenienza. Successivamente ho imparato a chiedere "cappuccino e cornetto"
  • Il bar di Ragusa "Caffè Italia" sotto alla cattedrale di San Giovanni Battista è il numero uno: interisti, cappuccio e brioche ottimi (pardon, cappuccino e cornetto) e…c’è il Corriere della Sera. Numeri unissimi!
  • Non sbagliarti a dire "buongiorno" nel tardo pomeriggio, ti cazziano subito correggendoti in "buonasera!"
  • I centri commerciali sono uguali in tutto il mondo, che tristezza.
  • I negozi del centro sono uguali o comunque simili in tutte le città. Che tristezza. Sarà perché sono tutte catene in franchising. Passeggiare per il centro e vedere le vetrine di Yamamay, Benetton e simili (con tutto il rispetto) non rende la gita interessante, anzi.
  • Sulla costa non c’è molto, siamo fuori stagione e quindi è quasi tutto chiuso.
  • Le chiese barocche dopo un po’ sembrano tutte simili (con questo non dico che non siano simili, ma a casa riguardando le foto ho delle difficoltà a ricordarmi dove le ho scattate)
  • I ragusani sono molto orgogliosi della loro storia e non vedono l’ora di raccontartela, appena notano che sei un turista.
  • I ragusani sono molto orgogliosi del telefilm del  Commissario Montalbano.
  • Le regole della strada sono un po’ diverse, soprattutto nel concetto di precedenza. Non sei mai al sicuro, anche se viaggi su una superstrada. Ad ogni incrocio devi stare attento che qualcuno non ti tagli la strada, perché la precedenza è di chi se la prende.
  • No, non ho assaggiato le cassate e il cioccolato di Modica, lo sapete che non sono goloso di dolci. Non faccio mille km per mangiare un cioccolato, sorry. Ognuno ha le sue priorità
  • No, non c’era caldo. Diciamo la stessa temperatura di qui.
  • Non capivamo perchè la stanza da letto è in basso e la cucina al terzo piano. Pensando al caldo che deve fare d’estate e ai tetti in ondulina abbiamo capito: non dormiresti!
  • La pietra bituminosa di Ragusa verrà anche utilizzata per asfaltare le strade di Londa e Parigi, ma se ne usassero un pochino anche per le strade locali sarebbe meglio: sono una buca unica!
  • I siciliani in generale se sbattono abbastanza di come tengono le case. Mi spiego meglio: hanno dei panorami stupendi, delle città piene di storia, degli scorci meravigliosi, delle vie romantiche, delle piazze incantevoli…. e delle case tenute malissimo. Non dico dentro, dico fuori: sgarrupate, conciate, traballanti, disastrate. Anche a Ragusa penso che il grosso delle ristrutturazioni sia stato fatto nel Ventennio. Poi basta.

La vicina del piano di sotto

Lei si chiama Millicent. Il cognome non lo so, non me l’ha mai detto. Dite che è un nome strano? Beh per esempio per la bambola più famosa del mondo hanno scelto "Barbara Millicent Roberts"
Ci conosciamo dal giugno 2008, dal momento che si è arrampicata sui miei pantaloni, graffiandomi e tirandomi i fili. E’ lei che mi ha scelto come amico.
Non è mia figlia e io non sono suo papà, da momento che io sono un uomo e lei una micia, quindi la cosa è fisiologicamente impossibile.
Non sono neanche il suo padrone, né quindi lei è il mio gatto. Io non sono padrone di niente, tantomeno lei ha voglia di farsi padroneggiare.
Infatti ognuno di noi ha la propria vita. Io ho la mia casa, il mio negozio, i miei giri ed entro ed esco diverse volte al giorno. Lei pure.
Quindi? Possiamo dire che siamo coinquilini? Beh si in un certo senso. Siamo molto amici e collaboriamo, ecco.
Lei viene a darmi una mano in negozio di tanto in tanto, sebbene molto meno di una volta. Vista la distanza da casa (per lei, per me non è un problema) le do uno strappo in macchina.
Io le gestisco le spese, le compro il cibo, visto che lei non ha dimestichezza coi soldi e ancor meno dimestichezza con la caccia autonoma di cibo.
Preferisce dilettarsi con svaghi tipo il sonno, il riposo, il rotolarsi in mezzo alla strada, si dedica al relax, tra una pausa e uno stacco. Insomma è molto impegnata.
Quando non lavora, mangia. Oppure dorme. Lei in cambio del mio favore, mi da una zampa anche in casa, con compiti di supervisore di quello che faccio e controllore di quello che guardo in tv o al computer.
Ma non siamo proprio coinquilini, perché lei in realtà abita al piano di sotto di me. Quindi in pratica è la vicina del piano di sotto.
Ha la sua porta indipendente (in questo caso è un finestrino, ma per una gatta è come fosse una porta), dalla quale entra ed esce più volte al giorno.
Non so molto della sua vita fuori casa, solitamente bighellona nel circondario, strusciandosi contro i pantaloni dei passanti o prendendo il sole sull’asfalto.
A volte, quando non sono a casa, mi telefona. Lei non possiede telefoni, ma ha il mio numero scritto sul collarino (che cara) e quindi qualcun altro lo fa al posto suo.
Quando invece sono a casa, lei spesso viene su da me a guardare un po’ di tv (lei non ce l’ha), a riposare sul calorifero (lei non ce l’ha, ma ha una caldaia), sul plaid, sulla cuccetta davanti alla portafinestra, sul tappetino dell’ingresso. Insomma, è un po’ come fosse anche casa sua. In cambio lei mi fa tenere la mia auto nella sua casa al piano di sotto. E’ un giusto compromesso, direi: parcheggio gratis e pure custodito (spesso Millicent, Milli per gli amici, si mette su un cuscino proprio davanti alla mia Megane per tenerla sotto controllo tutta la notte. Quanti vostri amici farebbero lo stesso?)
Insomma, oltre che vicini di casa siamo anche buoni amici. Non siamo di quelli melensi che lo dimostrano con baci e abbracci, ci basta uno sguardo, ci basta stare insieme. Anche perché mica siamo una coppia, eccheccazzo, ognuno si fa i fatti suoi.

 

Lago e la rovere grossa di Montarsolo

La strada dopo Marsaglia inizia veramente a salire, e la valle si fa sempre più stretta. Giunti in prossimità di una ex casa cantoniera situata su un tornante, proprio sul ciglio di un precipizio, potete godere di un’ampia visione sui meandri del Trebbia e sulla confluenza dell’Aveto, suo maggiore affluente. Qui ammirate, come in un teatro, la natura incontaminata che caratterizza questa parte della vallata. A metà costa Confiente, con le sue casette in sasso ben ristrutturate.

Dopo circa 4 chilometri imboccate sulla destra la SP73 che si inerpica, con veri e propri tornanti, sulle pendici della montagna. Lo spettacolo davanti a voi è ancora una volta impressionante: il fiume è diventato piccolo e, come un serpente, si insinua tra le montagne che a tratti si gettano direttamente nel letto del fiume.

Raggiungete il piccolo borgo di Lago costituito da case in pietra con tetti di ardesia, tipiche costruzioni di questi luoghi. Nelle vicinanze potete notare le rovine di un castello detto Del Lago o Dei Balbi, che ha visto numerosi proprietari fino a essere abbandonato nel XVII secolo. Ancora qualche chilometro ed eccovi a Pieve di Montarsolo, un’atica pieve romana in cui sorge il Monastero di San Giacomo; nel IX secolo divenne una delle più antiche parrocchie della diocesi di Bobbio. Qui si trova la Rovere Grossa, una rovere millenaria di ben 7 metri di circonferenza, meta della celebrazione della Madonna della Guardia, il 29 agosto di ogni anno. In questa occasione si tiene il raduno dei trattori agricoli d’epoca, potete cantare e ballare coi cantori delle Quattro province e degustare i prodotti locali all’ombra del bosco di querce che circonda la Rovere Grossa.

(tratto da: "La guida instant della val Trebbia" in collaborazione con instagramerspiacenza. Edizioni Officine Gutenberg, Piacenza, 2015)
foto di @instafabio (cioè io)

 

 

Le solite cose

Discorsi sentiti e risentiti, e ancora sentiti di nuovo e poi ancora… in questi 18 anni di negozio Piazza Affari.

  • OOOOH FINALMENTE! E’ QUESTA L’ORA DI ARRIVARE? SONO QUI DALLE 9 CHE ASPETTO !
    Signora, la capisco, ma io non ci posso fare niente: il negozio apre alle 9,30 e c’è scritto chiaramente nell’orario affisso sulla porta. Lei potrebbe essere qui anche dalle 6 del mattino, ma non è certo colpa mia.
  • MA VOI VENDETE SOLO COSE PER MAGRI?
    No, signora, se mai è il contrario, se fossimo tutti magri a questo mondo avrei finito le taglie S. Se invece ho finito le taglie XXL è proprio per l’esatto contrario. Ma lo penso soltanto, non glielo posso dire, perché lei altrimenti si offende.
  • MI PUOI TENERE QUESTO MAGLIONE? CIOE’…SE DEVI VENDERLO VENDILO, MA SE NON LO VENDI…ME LO TIENI?
    Questo discorso si commenta da solo
  • CE L’HAI SOLO DI QUEL COLORE?
    Ma di che articolo stai parlando? Se entri e mi dici così come pretendi che io capisca!
  • QUESTE SCARPE MI VANNO STRETTE / SONO FUORI MODA / SONO BRUTTE / MI FANNO SCHIFO. MI FAI LO SCONTO?
    No, scusa, ma se sono brutte… non comprarle e stop, no?
  • BUONGIORNO, VORREI UNA TAL COSA MA NON CE L’AVETE.
    Ma se sei tanto sicuro di te stesso e dici tutto tu…cosa chiedi a fare? Cosa entri a fare?

  • A CHE ORA DOVETE CHIUDERE? 
    Alle 12:30
    AH, MA SONO GIA’ LE 13… TI HO FATTO FARE TARDI. ALLORA TORNO UN’ALTRA VOLTA CON CALMA!
    Eh no, cazzo, adesso compri!
  • MI TIENI QUESTA FELPA, CHIARAMENTE SENZA ACCONTO? PASSO ALLA FINE DEL MESE PROSSIMO, FORSE, MAGARI, PUO’ DARSI.
    Si, come no, vuoi mica anche 5 euro per andare a fare colazione?
  • HO COMPRATO QUESTA GIACCA PER MIO FIGLIO A OTTOBRE, SIAMO AD APRILE E NON L’HA MAI MESSA E ORMAI GLI E’ PICCOLA, LA VORREI CAMBIARE, PRENDO QUALCOSA PER ME.
    Si, certo, e io ad aprile la giacca in piuma foderata in pelo a chi la vendo?
  • HO COMPRATO QUESTA SCARPE, LE HO PROVATE BENE A CASA, MA SONO PICCOLE E VORREI CAMBIARLE.
    Certo, ma dov’è l’etichetta?
    EH, SAI COM’E’, IO APPENA ARRIVO A CASA LE ETICHETTE LE TOLGO E LE BUTTO NELLA STUFA
    Va beh, e la scatola?
    EH SAI COM’E’, IO APPENA ARRIVO A CASA….
    Va beh, ho capito, butti la scatola, ma questa scarpe sono usate.
    NOOOOO, IMPOSSIBILE, LE HO MESSE SOLO IN CASA
    Allora hai una casa un po’ sporchina, visto che le suole sono piene di terra.
  • HO COMPRATO QUESTA GIACCA IN UN ALTRO NEGOZIO, MA NON LA METTO, POSSO LASCIARTELA IN NEGOZIO DA VENDERE? TRANQUILLO, VOGLIO SOLO CINQUEMILASETTECENTO EURO, IL RESTO TE LO TIENI TU.
    Ma certo, se vuoi ti do anche un rene. No, guarda, vai al mercatino dell’usato oppure mettile su qualche sito di annunci.
  • E’ MORTA MIA NONNA E MI HA LASCIATO UNA PELLICCIA DI FAINA DELLE ANDE, VOI LE RITIRATE?
    No, mi spiace
    GUARDA CHE LA MIA PELLICCIA E’ STUPENDERRIMA
    Non lo metto in dubbio, ma non vendiamo pellicce, tantomeno usate.
    MA LA MIA E’ STRABELLA E VOGLIO SOLO SETTORDICIMILAMILIONI DI EURO
    Nooooooooooooo, ma è così difficile da capire?
  • HO PRESO GLI SCI DA UNA FAMOSA CATENA DI ARTICOLI SPORTIVI PRESENTE ANCHE NEI DINTORNI CHE INIZIA PER "DEC" E FINISCE PER "THLON". PUOI REGOLARMI GLI ATTACCHI? NATURALMENTE AGGRATIS.
    Ma certo, e ti regalo anche una sacca portasci e un leccalecca al bambino.
  • PUOI DARMI LE SCARPE CHE MI SERVONO SUBITISSIMO, MA TE LE PAGO QUANDO MI PARE E PIACE?
    Mmmmmm, mi risulta difficile credere che il medico abbia scritto sulla ricetta: "indossare immediatamente un paio di scarpe nuove altrimenti rischi la vita"
  • FACCIO LA SPESA PER 400 EURO, TI DO 3 EURO DI ACCONTO VANNO BENE? MA POI SE ENTRO VENTICINQUE MESI NON RIPASSO O CAMBIO IDEA, L’ACCONTO ME LO RIDAI, VERO?
    Ma si, te li accantono in un fondo pensione privato e ti do anche il vitalizio. 
  • VORREI CAMBIARE QUESTO MAGLIONE.
    Non è possibile, è usato.
    NO, HO SOLO TOLTO LE ETICHETTE, MA LE HO QUI CON ME
    No signora, profuma di detersivo.
    AH MA IO APPENA COMPRO DEI VESTITI PER PRIMA COSA LI LAVO.
    Benissimo signora, ma in tal caso vengono considerati usati.
  • HO VISTO UNA MAGLIA IN VETRINA, CE L’AVETE DI UN ALTRO COLORE E DELLA MIA TAGLIA E MAGARI MI FATE LO SCONTO?
    Quale maglia? In che vetrina l’ha vista?
    AH, NON LO SO, L’AVEVO VISTA L’ANNO SCORSO
    Va beh…
  • BELLO QUESTO CAPPOTTO IN OFFERTA, PECCATO PER IL COLORE O TAGLIA, MA SE TE NE ORDINO UNO ME LO PUOI FAR ARRIVARE?
    Certo, a prezzo pieno.
    EH NO, LO VOGLIO IN SALDO.
    Cosa le devo dire, proverò a spiegare alle ditte che devono produrre un capo apposta per lei al prezzo che dice lei, vediamo cosa mi rispondono.
  • QUESTO CAPO E’ DIFETTATO, NON MI VESTE BENE.
    Eh si, ha parlato la statua greca priva di imperfezioni.
  • HO VISTO UN CERTO PRODOTTO IN UN ALTRO NEGOZIO, ME LO PUOI ORDINARE? MA VOGLIO SPENDERE LA META’
    Ma certo, guarda se vuoi lo vado a comprare io in quel negozio e te lo rivendo smenandoci dei soldi, tanto siamo amici no?
  • HO VISTO IL TAL PRODOTTO NEL TAL NEGOZIO, MA COSTAVA MENO.
    Benissimo, che affarone. Faccia così: le do i soldi e me ne prende due anche per me, ok?

Siro del Brallo – 12

Intervista di capodanno al cavalier Siro che racconta la sua esperienza con gli animali: mucche, pecore, capre, cavalli, cani e gatti.

Libertà

Quello che mi da fastidio nella storia degli strupri di Colonia è il silenzio o peggio ancora l’arrampicarsi sugli specchi dei soliti imperterriti giustificatori (che così facendo diventano negazionisti). Gli stessi giustificatori che, quando gli fa comodo, diventano di colpo intransigenti. Per la carità, non è che dicono "hanno fatto bene", usano armi lessicalmente più complesse e per questo ben più pericolose.

Discorsi del tipo: "non dobbiamo confondere la criminalità con l’immigrazione", oppure "non è un discorso politico". Eh già, quando non gli fa comodo non è più un discorso politico. Sono ovviamente d’accordo anche io a dire che quelli erano criminali e che hanno compiuto un crimine e pertanto dovranno essere giudicati e condannati. Se ci ragioniamo un attimo, però, potremmo dire: se non ci fossero stati non sarebbe successo. O no? O il mio è un discorso totalmente campato in aria? Ma per una volta scendete dai piedistalli, uscite dalle vostre cotonate case, dai vostri ovattati uffici da pensatori snob e misuratevi con la realtà e cercate di mettervi nei panni delle persone che hanno subito delle violenze. Dovrebbero liquidare il tutto dicendo: "può succedere, peccato che sia successo a me?". Non sarebbe forse meglio prendere provvedimenti? Cercare di arginare il fenomeno? E come, dicendo alle donne di Colonia di non andare in giro troppo scollacciate? Ma per favore, basta ipocrisie e buonismi del piffero. Se voi siete i buoni allora io non sono buonista, non sono politicamente corretto e ben fiero di esserlo. Le donne di Colonia, così come quelle di Piacenza, di Brindisi, di Valencia e di Oslo, le loro madri e le loro nonne, hanno lottato per riuscire ad affermare i propri diritti, il costume nei secoli si è adeguato, la civiltà è andata avanti e adesso sono e devono sentirsi libere di andare in giro come meglio credono (nei limiti della decenza, ma questo rientra nel concetto stesso di libertà che arriva fin dove non lede la libertà altrui). Non ci posso credere che qualcuno suggerisca di tornare al medioevo per PAURA, per non OFFENDERE qualcun altro. Come se una persona venisse a casa mia, non invitata, e si lagnasse anche del fatto che il mio pigiama è fuori moda. Pazzesco.

Va beh allora voi che la sapete lunga, mettete o fate mettere il velo allo vostre donne. Date l’esempio. No? Allora la vostra è e rimane sempre IPOCRISIA.
E detto tra noi il mio pigiama è bellissimo.

Leggetevi questo articolo:

www.linkiesta.it/it/blog-post/2016/01/09/lorda-la-notte-di-san-silvestro-a-colonia/23718/

da cui traggo una domanda: "È questa l’idea di integrazione che hanno in mente le campionesse dell’umanitarismo scenografico?"

Cenerentola

Ricorda Cenerentola: a mezzanotte i topini si trasformeranno in cavalli, e la zucca diventerà una carrozza. È questa la vera favola!

Quelli come noi

 
Io e un mio amico delle volte ci troviamo e ci diciamo che:quelli come noi che son venuti su un po’ strani e hanno avuto sempre poche donne per le mani e covano le loro solitudini in segreto quasi con gelosia lasciandosi un po’ andare solo davanti al vino forte di un bicchiere. Quelli come noi così timidi e ambiziosi piuttosto silenziosi e sempre con la testa pienadi musica di arte e grandi amori


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