Articoli nella categoria ‘Riflessioni’

Pranzare al sabato a Voghera

Scritto il 20 aprile 2017 nella categoria Riflessioni

Tempo fa un amico si è fermato a pranzo, voleva fare una roba veloce, senza velleità. Ho pensato di provare un ristorante appena rinnovato. CHIUSO. Allora telefono a un altro. CHIUSO. Andiamo davanti ad un altro ancora. CHIUSO.

Voghera si auto dichiara "Capitale dell’Oltrepò", che è risaputa essere terra di eccellenze enogastronomiche, ma non esiste quasi una bottega in centro dove acquistare una bottiglia di bonarda, un salame di Varzi, una caciotta e magari due peperoni.

Faccio fatica a trovare AL SABATO (non al lunedì!) una trattoria dove pranzare con prodotto e pietanze tipiche. Lo avrei dovuto portare al McDonald’s? Ah già, non l’hanno ancora costruito.

Per la cronaca siamo andati al P.GARI dove abbiamo mangiato benissimo (ragazzi, non siete stati un "ultima scelta", solo che il mio amico da voi ce l’avevo già portato e volevo fargli vedere anche altro di Voghera)

Il problema rimane: abbiamo da valorizzare il nostro territorio, credendoci, investendo tempo e denaro (come il mio amico Miky e suo cugino Matteo), e sarebbe bello anche poter vedere Voghera, non dico come Montalcino (lì per esempio non hai nessuna difficoltà a trovare una trattoria tipica o una bottega coi prodotti locali), ma almeno avviata nella giusta direzione. Questo problema devono risolverlo i privati, certo, nessuno può imporre per legge di aprire un’enoteca, ma credo che possa arrivare un’aiuto dalla politica, dalle associazioni, dai consorzi.

Cosa possiamo fare?

Mercatini con prodotti delle nostre valli (anzichè i mercatini del Belgio o della Versilia)? Spazi pubblici assegnati a promozione (reale, non l‘inutile infopoint) del territorio?

Io sogno che una persona possa cercare su Google "Oltrepo Pavese" e possa trovare tutto ciò che lo convinca a venire qui.

You may say I`m a dreamer; but I`m not the only one.

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Diminuzione degli imballaggi

Scritto il 9 marzo 2017 nella categoria Politica,Riflessioni

Il mondo occidentale (e anche il resto, ormai) è pieno di rifiuti. L’Italia ha problemi di smaltimento. Ci sono regole che puntano alla maggiore differenziazione della spazzatura, in modo da poterla riciclare.
E uno dei metodi più utilizzati per arrivare a questa differenziazione è la raccolta porta a porta.

E’ l’unico sistema, mi chiedo?

Avrei una proposta. Ma se il legislatore, in qualche modo, mettesse un freno agli imballaggi?

Mi spiego meglio con un esempio: io vivo da solo e quando faccio la spesa, se ho tempo, metto a posto ciò che ho acquistato togliendolo già dalla confezione. Tolgo le banane dalla plastica, gli yogurt dalla carta, ecc. Se fossimo ancora ai tempi della raccolta indifferenziata riempirei un bidone. Pazzesco.

E’ normale che ho acquistato delle fette biscottate sigillate nella plastica a due a due, poi riunite in un sacchetto, contenuto in una scatola? Per mangiarle devo poi buttare ben tre imballaggi. Gli yogurt potrebbero per esempio attaccarli tra loro come fanno con i bicchierini di un noto tè freddo aromatizzato al limone o alla pesca prodotto da una multinazionale italiana con sede al Alba in provincia di Cuneo il cui amministratore è Giovanni Ferrero e il cui nome ricorda la stagione estiva.
Ogni alimento è in una confezione, la quale come minimo è dentro un’altra confezione, se non due. Quando ero bambino si buttava via forse la carta della carne, le bucce della mela e la scatola della pasta.
Così come si sono "obbligate" le case automobilistiche a produrre motori meno inquinanti, così come ci sono regole per le industrie sullo smaltimento dei rifiuti, non si potrebbe, come si dice con frase abusatissima, "sensibilizzare l’opinione pubblica" e soprattutto legiferare sulla riduzione degli imballaggi che, per un’utenza domestica, sono la prima causa di produzione di rifiuti.
Io ho sempre il secchiello della plastica pieno, quello della carta idem (a causa delle pubblicità, farei prima a mettere il bidone direttamente al posto della cassetta delle lettere, se non fosse che sono abbonato a "Topolino" e mi dispiacerebbe perdere qualche numero), quello del vetro sempre vuoto (lo espongo in media una volta al mese) e quello dell’umido semivuoto.
L’indifferenziato abbastanza pieno.

E qui vorrei aprire un altro discorso: non si potrebbe fare una legge che obblighi i produttori a indicare sull’imballaggio di qualsiasi cosa dove deve essere gettato? Perchè si sa: nel dubbio meglio nell’indifferenziato.

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Arturo Capettini

Scritto il 20 febbraio 2017 nella categoria Riflessioni

In questa scuola eletta a rifugio, il 19 dicembre 1944, mentre ovunque infuriava il sinistro fuoco della rappresaglia, un distaccamento della gloriosa brigata partigiana "Arturo Capettini" veniva circondato, sopraffatto e catturato quasi al completo da truppe nazifasciste.

Il ventenne commissario "Lamarmora" Renato Gusmaroli di Milano rimaneva ucciso e i suoi compagni erano legati e trascinati al carcere di Varzi per essere poi deportati al campo di concentramento di Mauthausen, dal quale, tra gli altri, non fecero più ritorno.
Ugo Bozzi, di 18 anni, di Varzi
Peppino Capitani, di 19 anni, di Redavalle 
Mario Casullo, di 17 anni, di Varzi
Giacomo Centenaro, di 19 anni, di Varzi
Antonio Degli Alberti, di 18 anni, di Varzi
Fredio Guerrino, di 21 anni, di Roma
Giovanni Masanta, di 21 anni, di Santa Margherita Staffora 
Antonio Poggi, di 21 anni, di Varzi
I compagni di lotta e la popolazione sempre li ricordano
Brallo di Pregola, 45° Anniversario della Liberazione
—————————————————————–
A mio parere non c’è un torto e non c’è una ragione, in guerra. Tanto più in una guerra civile, come c’è stata in Italia, dove erano contrapposti ragazzi di una stessa nazione.
A leggere la loro età vengono i brividi: 17, 18 anni. Ragazzi con in mano un fucile, una pistola, una mitragliatrice, contro altri giovani che erano nati nel loro stesso paese. Davvero una gran brutta cosa la guerra. Adesso ci lamentiamo della politica, della crisi, delle palme di Milano, ma qui c’erano dei diciottenni uccisi. E quindi non esiste nessuna parte politica di fronte queste cose, rabbrividisco quando la gente si scaglia contro la targa commemorativa posta a fianco al Castello di Voghera che ricorda altri ragazzi, coetanei di questi, che però erano "dall’altra parte". Dopo tutti questi anni, davanti alla morte di di vite così giovani ci si deve rendere conto che è sempre una tragedia, senza bandiere, senza se e senza ma.

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Santa voglia di lavorare

Scritto il 16 febbraio 2017 nella categoria Riflessioni

In questo articolo, un imprenditore veneto lamenta il fatto che ha riscontato, nei giovani in cerca di lavoro, una forma di predisposizione nulla per il sacrificio.
Gente che non si presenta neanche al colloquio, oppure che accampa scuse, che non si fa più sentire, ecc.
E lui assume in ristoranti, non in miniera. Leggetelo, leggetelo.

Io questa realtà la vede un pochino più da lontano con gli stagisti che mi manda la scuola. Non si possono paragonare a venti / trentenni alla ricerca di un lavoro, sono solo sedici / diciassettenni che la scuola manda a fare uno stage, o un tirocinio, o come volete chiamarlo. 
Però vi assicuro che già da qui si capiscono un po’ di cose. Che ci sono tanti ragazzi assolutamente impreparati ad affrontare il mondo del lavoro. Qualcuno di valido c’è, e aggiungo per fortuna, ma ahimè la bilancia, nella mia esperienza, pende dalla parte di quelli che non hanno voglia di fare un cazzo. Il problema è che "non ci arrivano", che non se ne preoccupano, che non riescono a comprendere come le loro manchevolezze possano essere considerate tali. Ritardi, svogliatezza, superficialità, zero senso di responsabilità, pressapochismo, ecc. E qui nasce la domanda: ma tu nella vita che intenzioni hai? Cosa vuoi fare?
Alcuni mi spiazzano: niente finchè posso. Altri mi spiazzano ancora di più: vorrei fare il commesso. Ma come, ti sto dicendo in tutti i modi che sei una capra e tu sei ancora convinto di poter fare il commesso? Specialmente comportandoti così? Boh.

Il problema (per loro) è che questa generazione sarà PIU’ POVERA della generazione precedente e questa è una cosa che non succedeva da tanti tanti tantissimi anni. Pensate a voi: siete più "ricchi" dei vostri genitori (cioè nella vita avete avuto più possibilità, avete fatto più cose, non sto parlando del semplice conto in banca). E i vostri genitori erano più "ricchi" dei vostri nonni. Bene, sappiate che i vostri figli saranno più poveri di voi. Solo che la generazione attuale dei genitori è convinta che, come sarebbe logico attendersi dall’esperienza passata, i propri figli vivranno in un mondo migliore. Allora li viziano e li tengono nella bambagia.
Pensateci ancora. i vostri nonni avrebbero accettato lavori che voi non vi sognereste mai di accettare, vero? Adesso li definireste sfruttati, sottopagati, con troppe ore, poche garanzie, zero diritti e stipendio basso. Ma i lavori che hanno fatto i vostri genitori sono migliori. E quelli che fate voi ancora migliori. E credete che sia un trend che continuerà. Sbagliato.

E quando i figli se ne accorgeranno sulla loro pelle, sarà troppo tardi. Stiamo crescendo una generazione di bambascioni che, alla prima esperienza lavorativa rimarranno scioccati. Ripeto, per fortuna esistono eccezioni, io ho trovato alcuni stagisti veramente in gamba e con la testa sulle spalle. Ma altri…mamma mia !


Enrico Prampolini – Ritratto di Marinetti – Olio su tela – 1924-25

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La lottatrice col velo

Scritto il 24 dicembre 2016 nella categoria Riflessioni

Turchia, la lottatrice con il velo
che non piace ai conservatori

Kübra Dagli, campionessa di taekwondo, è stata attaccata:
«Piedi nudi, testa coperta, le cosce e i fianchi esposti, sei solo una merce»

articolo del Corriere della Sera

 Il rispetto delle donne parte anche da questo. 

In Italia discutiamo sulla libertà delle donne di vestirsi come vogliono senza dover correre il rischio di essere molestate (fisicamente o psicologicamente), qui si insulta un’atleta per quello che fa.

Mi piacerebbe conoscere l’opinione delle mie amiche.

E mi fa amaramente sorridere che, girando pagina del Corriere, leggo che la Boldrini è andata a manifestare in Calabria per difendere la dignità delle donne.

Sara Credo che in alcuni stati e da alcuni religioni le donne non verranno mai rispettate. Credo che ogni donna abbia il diritto di vestirsi come crede senza timore. Ma forse é utopia. Ammiro chi ha la forza ed il coraggio di essere se stessa nonostante tutto e tutti.
 
Sabrina Una donna deve essere libera di pensare,di agire,di parlare e do vestirsi come vuole. Ma purtroppo questo non è sempre possibile causa gli usi e costumi di certi state e di certo religioni
Miky Hai chieso l’opinione delle tue amiche ma credo che questo post debba far riflettere sopratutto noi maschietti: da secoli, in ogni parte del mondo e nelle forme più svariate, molti di noi provano ad arginare, isolare, ghettizzare le donne… Credo sia la forma più triste e meschina per evidenziare la paura del nostro sesso davanti a tanta tenacia, intelligenza, bellezza e manifesta superiorità femminile…
Valeria Penso che opinioni ,insulti ,complimenti e lodi debbano essere rapportati a chi li esprime …per me uomini,se così si possono chiamare ,che pensano in questo modo non sono degni ne di un monito ne di una riflessione ….quando il livello è troppo basso direi che lo snobismo è l’unica strada da seguire …
Anita Hai chiesto l’opinione delle tue amiche ma credo che questo debba far riflettere soprattutto la categoria uomini. Quelli con la U maiuscola però! Il rispetto per le donne in certi paesi purtroppo non ci sarà mai ed è incredibile e assurdo nel 2016! Ogni donna deve essere libera di vestirsi come crede e per questo non dovrebbe essere né giudicata né rischiare violenze eppure succede. Si parla anche di parità tra uomo e donna e anche qui ancora non ci siamo basta pensare che l’ONU aveva la possibilità di nominare una donna a capo della stessa ma ha scelto un uomo..e avanti così si va solo indietro!
Barbara Io credo sia soprattutto questione di buonsenso.. e finché un velo genererà reazioni sia da una parte (pro) sia dall’altra (contro) … la strada è ancora lunga…
 

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W la democrazia (forse)

Scritto il 16 dicembre 2016 nella categoria Riflessioni,Simpatiche

Evviva la democrazia.
La democrazia è bella!
La democrazia è fondamentale.
La democrazia è progresso.
Occorre rispettare la democrazia.
In Italia siamo democratici.
In Europa siamo democratici.
In Occidente siamo democratici.
L’Unione Europea è basata sulla democrazia.
Il popolo è chiamato alle scelte.
Il popolo ha sempre ragione.
La maggioranza determina le scelte.
Evviva la democrazia.
L’arma del popolo sta nel voto democratico.
Nel Regno Unito c’è chi vorrebbe uscire dall’Unione Europea.
Ah ah ah che ridere.
Tanto non ci riusciranno mai.
Comunque che ci provino.
Facciano un referendum.
Siamo in democrazia.
Toh lo fanno veramente.
Tanto non vincono.
Toh hanno vinto.
Escono dall’Unione Europea.
Populisti.
Ignoranti.
Non capiscono un cazzo.
Snob.
Gli inglesi sono gente strana.
Non si meritano niente.
Di sicuro la loro economia andrà male.
Perle ai porci.
Evviva la democrazia.
Per fortuna che in USA ci sarà un presidente donna.
E democratico.
Trump non ha scampo.
Chi ha un minimo di sale in zucca vota Clinton.
E noi sappiamo che in democrazia vince chi prende più voti.
Cioè la Clinton.
Ehi ha vinto Trump.
Impossibile.
Ma chi lo ha votato?
Razza di ignoranti.
Bifolchi.
Populisti.
Capre!
Avranno ciò che si meritano.
Dovrebbero togliere il voto a certe persone.
Ma dico io, ma come si fa a votare Trump?
Inconcepibile.
Li avranno drogati.
Li avranno circuiti.
Adesso l’economia avrà un tracollo.
Ma non pensiamoci.
Pensiamo a casa nostra.
Pensiamo all’Italia.
Fortuna che qui si fanno le riforme.
Come dice una canzone:
"Riforme ci vogliono….riforme!"
"Perchè il partito ti può aiutare…"
L’Italia è proiettata verso il futuro.
Con questa riforma.
Magari è perfettibile.
Ma meglio farla che non farla.
Gli italiani di sicuro vogliono fare un passo avanti.
Sarebbe inconcepibile la servile accondiscendenza alla vecchia politica votando no.
Quindi è sicuro.
Vincerà il si.
Anche perchè altrimenti.
Crollano le borse.
Si vota.
Vince il no?
Assurdo.
Ci vergognamo di essere italiani.
Ignoranti.
Populisti.
Arraffoni.
Mafiosi.
E’ stato un voto personale.
Senza entrare nel merito.
E’ stato un voto "contro".
Non è giusto.
Li avranno ingannati.
La gente non si informa.
Vota per simpatia.
A certa gente non dovrebbero neanche permettere di votare.
Buzzurri.
Se ne pentiranno.
Evviva la democrazia.


Vignetta di "Vignette di AGJ" http://vignetteagj.blogspot.it/2016/06/imbecilli.html

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Ringrazio mio padre e mia madre

Scritto il 29 novembre 2016 nella categoria Me stesso,Riflessioni,televisione

Mi è capitato di vedere la trasmissione RAI "Giovani e Ricchi"

http://www.raiplay.it/video/2016/09/Giovani-e-Ricchi-628060d6-6764-485c-b108-adc1f2873559.html

E’ una specie di "documentario" sulla vita di alcuni giovani rampolli di alcune famiglie benestanti italiane. Benestanti è dire poco, diciamo schifosamente ricchi. Questa non è sicuramente una loro colpa, però è oggettivo che sono decisamente e oggettivamente viziati, anzi viziatissimi.

Tutti dicevano la classica frase: io sono un ragazzo (o una ragazza) normalissimo con una vita normalissima, che colpa ne ho io se sono parte di una famiglia ricca. Alcuni lo dicevano totalmente a sproposito, visto che facevano vite "da sogno" e assolutamente snob. Altri avevano anche amici "normali", ma con degli eccessi decisamente "particolari", come il tizio che si è fatto rivestire la Maserati di velluto nero, sostenendo che fosse una cosa normalissima. 

Tutti chiaramente con macchinoni regalati dal papi di turno perché "mio figlio si è laureato e la macchina se l’è meritata". Può darsi. Secondo me troppi vizi fanno male.

Io non sono né giovane né ricco, ma mi sento privilegiato rispetto a tanti altri, ho una casa di proprietà dove vivo e un lavoro indipendente, ed entrambe queste opportunità mi sono state date dai miei genitori, quindi "regalate", non me le sono guadagnate da zero. Detto questo…

Ringrazio i miei genitori, per non avermi mai pagato una vacanza, per avermi fatto tribulare per avere un’auto mia, che infatti ho avuto solo grazie a mio nonno Michele.
Ringrazio mio padre per avermi fatto pesare ogni singola volta che avrei speso dei soldi chiedendomi mille volte se davvero avessi bisogno di quello per cui li stavo spendendo…e talvolta me lo ripeteva talmente tante di quelle volte che desistevo, basta non sentirlo più.
Ringrazio mia madre per aver ceduto poche volte ai miei capricci di bambino per farmi acquistare qualche giocattolo, visto che avevo già quelli dei mie fratelli maggiori e comunque potevo giocare all’aperto, vivendo a Brallo.
Ringrazio mio padre che nonostante le mie richieste, non mi ha comprato la bicicletta finché non le ha comprate da vendere in negozio e quindi una era destinata a me…peccato che poi quando le ha finite ha venduto anche la mia. E questo si è ripetuto per almeno 4 o 5 volte nel corso degli anni, finché al primo anno di università ho messo da parte i soldi per comprarmene una (che infatti posseggo tuttora, visto che ho capito quanta fatica bisogna fare per guadagnarli i soldini, vendendo magliette ai miei compagni di corso).
Ringrazio mia madre e mio padre, per non avermi comprato vestiti firmati, benché avessimo un negozio di abbigliamento. E soprattutto per avermi fatto capire il perché. Questa cosa non mi ha mai pesato, in quanto in famiglia mi avevano insegnato che non importa che firme hai addosso: l’onestà, i valori, ma anche la personalità non sono rappresentati dai vestiti che si indossano. Da ragazzino era un classico che gli amici, soprattutto quelli che arrivavano "dalla città", mi dicevano: ma tu che hai un negozio, perchè non indossi le Nike, i Levis, le Lacoste? E io rispondevo che  quelli li avevano tutti, mentre io con gli stessi soldi ne avevo perlomeno il doppio. Quanti stronzi ho poi incontrato nella mia vita, che erano firmati da capo ai piedi.
Ringrazio mio padre per avermi fatto penare a comprare la TV a colori, per aver fatto in modo che ogni volta che avevo bisogno di spendere dei soldi dovessi motivargli, in modo molto insistente, la mia necessità, invece di darmi soldi così "tanto per".
Ringrazio mia madre perchè mi ha sempre insegnato che i soldi non contano niente. E me lo spiegava lei, che da ragazzina viveva in una famiglia dove i soldi non c’erano, ma c’era la dignità. Dove non c’era neanche posto per tutti a tavola e i figli più piccoli mangiavano seduti sulla scala. Dove a volte non c’era neppure da mangiare, e uno dei regali che si ricordava meglio era una mela che gli aveva donato una signora di ritorno dai campi. Lei e mio padre hanno sempre lavorato sodo, risparmiato al massimo, perchè gli erano rimasti indelebili in memoria quegli anni in cui "non c’era niente", ma spiegandomi nel contempo che l’importante era volersi bene, perchè i soldi, seppure da rispettare in quanto guadagnati con fatica,  vanno e vengono e non devono essere motivo di invidie, di litigi e quant’altro.
Ringrazio mio padre e mia madre di tutto questo e altro ancora. In modo che, vedendo quei ragazzi, quello che provo non è minimamente invidia, forse un po’ di tristezza, perchè nonostante le parole di circostanza, non si sforzano neanche di capire il valore del denaro. Si "arrendono" al fatto di essere ricchi pensando che, quindi, tutto gli sia permesso. Un peccato.

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Ho la luna inversa

Scritto il 24 settembre 2016 nella categoria Politica,Riflessioni

Leggo su "La Provincia Pavese" di oggi:

Allucinante: "a Trapani ci hanno spiegato i nostri diritti". Vuol dire che sanno benissimo che basta qualche piagnisteo x avere di più.
"In 4 in camera": oh poverini, addirittura? Un po’ di servizio militare e qualche calcio in culo come gli farebbe bene a questi…
Oh poverini, il cibo non gli piace, che disgrazia. Vai a spiegarglielo ai dipendenti della Cameron che stanno perdendo il lavoro quali sono i problemi della vita, vai a spiegargli che i problemi per cui coricarsi in mezzo alla strada sono il cibo in albergo che non ti piace e che sei "addirittura" in 4 in camera.
E infine "Molti hanno la scabbia" la scabbia? LA SCABBIA? Ma porcapaletta, ma la scabbia non l’hanno certo presa in Italia, e noi dobbiamo tenerceli, dargli un albergo e mantenerli? Mandiamo un gruppo di gente che ha avuto la casa distrutta dal terremoto a prenderli un po’ a schiaffonazzi (loro e soprattutto quelli che ce li mettono e ancor più a quelli che ce li vogliono tenere a spada tratta), altro che "in 4 in camera". Sono queste le cose di cui mi vergogno, e mi vergogno ancora di più vedendo gente che, in malafede e in buonafede, difende, giustifica, supporta e manda avanti questo sistema inefficiente, dispendioso, razzista, malavitoso che lucra su questo giro di immigrati (ah no scusate, se non dico "migranti" magari non capite, perché c’è gente che sulle parole ci fa un gran distinguo). 
 

E sapete perchè mi vergogno? Perchè la gente che dà ragione a questo sistema che va a prendere questa gente a pochi chilometri dalle coste libiche, poi se ne sbatte i coglioni dei nostri vecchi, senza ricordarsi che sono i nostri vecchi quelli che hanno pagato, col loro lavoro e con le loro tasse, le scuole (che vengono adesso usate, giustamente, da tutti), gli ospedali (che adesso vengono usati, giustamente, da tutti, magari relegando però gli stessi vecchi che li hanno pagati a fare file enormi al pronto soccorso perchè la priorità è curare due che si sono menati ubriachi alla stazione), strade (usate, giustamente, da tutti), ecc.
Non capisco se quelli in buonafede (e ne conosco) lo facciano perchè così si sentono la coscienza a posto (io non me la sentirei), o per ottusità e cecità, o per chissà quale altro motivo. Magari è solo ingenuità, pensano davvero che questi scappano tutti da una qualche guerra, pensano davvero che non ci sia la mafia dietro il business degli immigrati, pensano davvero che sia giusto un trattamento privilegiato rispetto ad altri. Come ho già spiegato altre volte: è un business, li metti in albergo e ci guadagno i politici, gli albergatori e gli immigrati. Chi paga? Come sempre, Pantalone.

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A come Amici

Scritto il 20 settembre 2016 nella categoria Riflessioni

Dopo tante cazzate che scrivo vorrei dire una cosa seria (diciamo semiseria, via). Cosa mi rimane della serata di sabato scorso? Tante cose, ma 5 in particolare. Vedere tanta gente che partecipa, che applaude, che si diverte, per una cosa che (nel mio 0,1%) mi sento di aver dato una mano a realizzare, beh mi sembra una bella soddisfazione. Poi mi è rimasta la frase che mi ha detto un bambino, non ve la posso dire pubblicamente, ma mi ha quasi commosso. La terza cosa…beh parlando di bambini: dopo la mia… come chiamarla… "sfilata"?… beh l’esibizione dei "miei" ragazzi, ricevere tanti complimenti, soprattutto dai bambini che mi fermavano per dirmi qualcosa (per esempio, mentre riportavo gli articoli in negozio una bambina, mai vista prima, mi dice: "Ciao Fabio". Io penso: "come fa a sapere il mio nome?" e lei aggiunge "Fabio Rovazzi") Beh ma dovrei pagare per avere un pubblico così, penso che far divertire i piccoli sia la cosa più bella che ci sia.
Poi volevo ringraziare Cinzia, mia sorella, e Alina, per il loro aiuto, altrimenti io nel mio casino mi perdo.
E la quinta cosa, ma la prima nel mio cuore, è la conferma, la sorpresa, la fierezza, l’orgoglio di aver collaborato con un gruppo di Amici. E come vedete l’ho scritto con la maiuscola. Non sto li a dire che ci sono persone che si sono sbattute oltremodo per la realizzazione del Galà della Moda perchè poi mi cazziano dicendo che ognuno ha contribuito, volemose bene, ecc, ma in realtà c’è gente che si è fatta dei culi pazzeschi, "tralasciando" il lavoro e la famiglia, mettendoci quella che si definisce "passione". Perchè senza passione sarebbero rimasti in casa a guardare la tv, o avrebbero dedicato più tempo al loro negozio, ai loro amici, ai loro figli invece di organizzare, fare riunioni, telefonate, ancora riunioni, messaggi, girato per mille posti, incontrato mille persone…. (riunioni l’ho già detto?). E oltre la passione c’è un’altra cosa che traspare, chi ci conosce lo sa e chi ci vede insieme lo capisce al volo, e si chiama AMICIZIA. Quella cosa che non hai bisogno di spiegarla, basta guardare noi. Lo so che non ci si ringrazia per dei sentimenti, e allora vi ringrazio per la passione che ci avete messo.

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Semantica lessicale di raccolta differenziata

Scritto il 14 settembre 2016 nella categoria Riflessioni,voghera

Nei discorsi da bar, ma anche sui giornali, si fa molta confusione tra "differenziata" e "differenziata porta a porta".

Leggevo che prima o poi partirà la "differenziata" in tutta Voghera. Oppure mi sento dire che io sarei contrario alla "differenziata".

No, intendiamoci. Per "Raccolta differenziata", Wikipedia recita: "la raccolta differenziata indica un sistema di raccolta dei rifiuti che prevede una prima differenziazione in base al tipo da parte dei cittadini diversificandola dalla raccolta totalmente indifferenziata. Il fine ultimo è dunque la separazione dei rifiuti in modo tale da reindirizzare ciascuna tipologia di rifiuto differenziato verso il rispettivo più adatto trattamento di smaltimento o recupero che va dallo stoccaggio in discarica o all’incenerimento/termovalorizzazione per il residuo indifferenziato, al compostaggio per l’organico e al riciclo per il differenziato propriamente detto (carta, vetro, lattine, plastica)."

E su questo io sono d’accordissimo. Sono favorevolissimo, è giustissimo e così via di superlativi. A mio avviso bisognerebbe solo migliorare la situazione in questo modo:

  • Mettendo più cassonetti di raccolta differenziata in più punti.
  • Svuotandoli con la giusta regolarità.
  • Insegnare ai cittadini (con corsi, opuscoli, siti internet e tutto ciò che serve) su quale rifiuto vada in quale contenitore (per alcuni oggetti è facile, ho una bottiglia e la butto nel vetro, ma il tappo? il cartone del latte? la confezione delle merendine? il giocattolo rotto?, ecc.)

Poi ci vorrebbe anche un intervento del legislatore che obblighi un po’ le ditte produttrici ad usare meno imballaggi. Non so se ci fate caso, ma ogni volta che fate la spesa avete portato a casa una quantità di imballaggi quasi pari ai prodotti acquistati. Tutto provocato anche dalla mania iper-igienista che fa confezionare i prodotti alimentari quasi ad uno ad uno e dalle politiche di marketing che cercano la soluzione più accattivante.

E fino qui tutto bene. Poi è arrivato qualche genio (del male) che ha inventato la soluzione della raccolta differenziata porta-a-porta. Perchè non mi piace? Ecco i motivi:

  • Non è più comodo che quando ho la mia bella rumenta differenziata io esca e vada a buttarla nel cassonetto differenziato invece che tenermela in casa?
  • Non ricordo mai i giorni in cui devo mettere fuori il tal pattume o il tal altro.
  • A volte non sono a casa. Per esempio: spesso la domenica sera mi fermo a Brallo e quindi il lunedì mattina non posso mettere fuori casa la carta. E così me la devo tenere in casa un’altra settimana. Scomodissimo.
  • Costa meno svuotare un cassonetto, posizionato in un posto fisso, che serve 100 famiglie o 100 bidoni posti davanti a 100 case?
  • E’ bello girare per la città e vedere sempre un bidone di spazzatura davanti a casa?

Quindi non dite: adesso ci sarà la differenziata, perché la differenziata C’E’ GIA’ !
E’ la differenziata porta-a-porta che è una cagata pazzesca.

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Brexit e chiamata alle urne

Scritto il 25 giugno 2016 nella categoria Politica,Riflessioni

3 mie personalissime considerazioni sulla chiamata alle urne:

1) Lo strumento referendario è sancito dalla costituzione, è una forma di democrazia diretta fantastica, ma non bisognerebbe abusarne. Mi spiego: noi eleggiamo dei rappresentanti affinché discutano, scrivano e approvino delle leggi. Li paghiamo apposta, dovrebbero fare quello al posto nostro, che magari non ne abbiamo il tempo, la voglia, la capacità. Quindi le leggi dovrebbero farle loro, sono i nostri rappresentanti. Poi succede che magari questi pochi (pochi rispetto agli italiani, in realtà sono tanti) uomini e donne non ci arrivino a risolvere una situazione molto sentita dall’opinione pubblica e allora si utilizza lo strumento del referendum. Ma se mi fai un referendum sulla concessione delle trivellazioni… poi non lamentarti che la gente se ne sbatte le palle di andare a votare. Dai!

2) Parlando di Brexit: ma quelli che si riempiono la bocca di democrazia, di primarie, di trasparenza, di potere al popolo, perchè adesso si lamentano? Il Regno Unito ha chiamato i proprio elettori alle urne chiedendogli una cosa. Questi cittadini sono andati in massa a votare… e ha vinto l’uscita dalla UE. Fine. Non c’è niente da aggiungere. La democrazia va bene solo quando vince chi volete voi? Io personalmente non "credo" al progetto di uscita dall’Unione Europa, cioè non è che mi entusiasmi questa Europa, ma ritengo che uscire sarebbe peggio, e quindi reputo che sarebbe più interessante cercare di migliorarla, che uscire. Soprattutto per uno stato come l’Italia che sta perdendo punti su tanti aspetti, credo che se rimanesse "da solo" subirebbe un crollo. Ma la mia è ovviamente un’opinione. La MAGGIORANZA di chi ha votato in UK ha deciso il contrario e chi sono io per giudicare il legittimo voto di un popolo? Se uno non ci vuol stare, che vada. Autoderminazione dei popoli, mi sembra un punto base base base della democrazia.

3) Avete visto come fanno nei paesi più avanti? Si vota nei giorni feriali, altro che la domenica. E altro che anche il lunedì come voleva reintrodurre Alfano. E’ morto qualcuno? Non mi pare. C’è stata un’affluenza bassa? Non mi pare. Mi sembra solo una grande lezione di civiltà che ci è stata data. Se la chiamata alle urne è interessante, uno il tempo lo trova. E’ come per un amico, per una morosa, per un lavoro che devi fare: SE CI TIENI IL TEMPO LO TROVI. Tutto il resto sono solo chiacchiere. Punto.

 

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La Fiera di Voghera

Scritto il 13 maggio 2016 nella categoria Politica,Riflessioni,voghera

C’è appena stata la "Fiera dell’Ascensione" a Voghera. Vorrei scrivere alcune mie considerazioni. Secondo me…

Sarebbe bello che Voghera avesse una sua "fiera" permanente. Tipo Milano, Pavia, ma anche Casteggio. Insomma una struttura che possa ospitare manifestazioni tutto l’anno. Ad ogni edizione della Sensia (a parte quest’anno, a causa dei tagli) si deve montare e poi smontare la famigerata tensostruttura che costa un fracco di soldi. Non sarebbe bello avere una struttura fissa? Questa sarebbe utile anche per organizzare (come nelle altre città sopra citate) altre manifestazioni durante l’anno: se esistesse una fiera si potrebbe usarla come si vuole, sarebbe uno spazio utile per la città.

A questo punto una domanda fondamentale: dove farla? Bel problema. Farla in uno dei cortili della caserma significherebbe sacrificare una zona di parcheggi fondamentale, anche perché ormai sono praticamente gli unici. E allora dove? Lo spazio del mercato ortofrutticolo non c’è più, l’ex dogana è piccola e ancor più decentrata, Piazza Liberazione (Piazza Castello) è sede di un meraviglioso (sic!) giardino. E quindi? Non saprei. Magari restaurare la parte ancora malmessa della Caserma?

Parliamo della Sensia. Io da commerciante ho notato un particolare, che non so se i miei colleghi hanno riscontrato nello stesso modo: durante i giorni finali dell’Ascensione, contrariamente al solito, c’era gente ANCHE in giro per la città e non solo nel quadrilatero Via Roselli – Via Kennedy – Via Cernaia – Via Gramsci. E questo è SICURAMENTE positivo. Questo sarà dovuto alla mancanza dell’attrattiva degli stand? Può darsi, ma è un segnale, secondo me, importante. Se la festa di Voghera (perchè di questo si tratta) è vissuta anche per le vie del centro giova sia a chi ha delle attività, ma alla città nella sua interezza. Dai, ammettiamolo, sarebbe bello che la festa Patronale di Voghera desse vivacità a tutta Voghera e non solo alla zona della Caserma, che è un pochino decentrata

Come fare? Purtroppo anche in questo caso non ho l’arroganza di avere la soluzione. E non ho neanche la spocchia di dire "ci deve pensare la politica". Dico solo che occorrerebbe pensarci, non dare per scontato che la fiera rimanga solo e solamente all’Ex Cavalleria. La storia ci insegna che le situazioni non sono immutabili. Un tempo il centro della fiera del bestiame (allora importante, anzi fondamentale) era in Piazza San Bovo, se non vado errato. E quelli più grandicell….più anzianott…insomma più vecchi di me ricordano le giostre nella zona del Castello. Quindi non è assolutamente un dogma quello di tenere le cose come sono state finora. Non so, la "butto lì": magari mettere le bancarelle lungo le strade che portano al centro. Dicono: "i gestori delle bancarelle non sono d’accordo". Ok, ma sono loro che decidono a Voghera? Capisco che non bisogna fare un muro-contro-muro (altrimenti non vengono più e sarebbe ancor peggio), ma se la fiera si sposta leggermente si dovrebbero adeguare e alla fine ci si guadagna tutti. Se ci si inventa un "percorso" per far arrivare la gente in Via Emilia, in Via Plana, in Via Garibaldi, in Piazza San Bovo, non sarebbe bello? E offrirebbe la possibilità a chi ha in negozi di tenere aperto, e la possibilità a chi visita la fiera di trovarli aperti.

Mettetevi nei panni di chi viene "da fuori". Arriva a Voghera, parcheggia addirittura nel centro del centro del centro (Piazza Duomo), passeggia nella via principale (Via Emilia) e trova tutto chiuso. Brutto, no? Mi si replica: si, ma i negozi, con le bancarelle davanti alla vetrina, non vendono, anche perché la gente che passeggia è più portata naturalmente ad acquistare magari dalla bancarelle più che nei negozi. Vero sì e no: è sempre una pubblicità. Io da commerciante preferirei di gran lunga avere "da lavorare" la domenica dell’ascensione, invece di essere in giro con gli amici, avere in negozio duecento persone che non acquistano, che tenere chiuso e vedere la mia via (quasi) deserta

Altra idea: e se nel centro del centro (Piazza Duomo) ci mettessimo gli stand? Ma sai che attrattiva? Però "non si può fare" perché montare e smontare gli stand non permetterebbe il regolare funzionamento del mercato bisettimanale. Irrealizzabile. E allora perché non metterci le bancarelle?

Altra nota: secondo voi non sarebbe stato meglio quest’anno se avessero messo tutto ciò che è stato piazzato in Piazzale Fermi nel cortile della caserma e viceversa lasciare il piazzale libero al parcheggio? Le attività dell’Area Fermi erano sicuramente penalizzate (specialmente nel corso della settimana). Un esempio: anche a causa della pioggia, anche a causa della mancanza dell’attrattiva dei fuochi, ma domenica sera ero a vedere nella tensostruttura di Piazzale Fermi i V-Tribute, gruppo eccezionale di Voghera e…c’era poca gente. Ok, mi è andata bene perché ero in ritardo e ho puro trovato il tavolo, ma alle scorse edizioni c’era lo stra-pienone!

Quindi Fabio? Che facciamo? Boh. Diciamo: in un parcheggio rimangono le giostre, nell’altro gli stand e magari con gli anni si restaura un’ala della caserma per fare una fiera "fissa" e le bancarelle in centro.

A proposito della "tensostruttura", avrei un appunto da fare. Il commissario ha tagliato i costi. Ma ricordate che gli espositori (e io ne so qualcosa avendo partecipato a due edizioni) non partecipano gratis, ma al contrario pagano delle belle cifre! Quindi trovo singolare che addirittura si vada in perdita. Se è così la struttura "fissa" a questo punto diventa indispensabile!

Un ultimissimo appunto, una proposta che covo da tanti anni. Gli organizzatori della Fiera dell’Ascensione (il comune o chi per esso) dovrebbe spaccarsi in quattro per far si che IN PRIMIS partecipino aziende (negozi, artigiani, industrie e quant’altro) DI VOGHERA. Perché deve essere UNA VETRINA di eccellenze. Non solo, come negli ultimi anni, eccellenze enogastronomiche (indispensabili nel nostro territorio), ma di tutti i settori. In modo che Voghera ridiventi (perché nei fatti non i sembra più) LA CAPITALE DELL’OLTREPO

Vorrei che un "forestiero" quando arrivi in quei giorni dica: "Perbacco, perdindirindina, quante belle cose ci sono qui!!!!" e non solo "Facciamo un giro sul dondolino e poi mangiamo il panino alle bancarelle", quello lo possono dire in qualunque fiera d’Italia. Vorrei che arrivassero fin dall’Inghilterra per scoprire le bellezze, le qualità, le particolarità, le eccellenze dell’Oltrepo Pavese e della sua capitale.

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Libertà

Scritto il 10 gennaio 2016 nella categoria Politica,Riflessioni

Quello che mi da fastidio nella storia degli strupri di Colonia è il silenzio o peggio ancora l’arrampicarsi sugli specchi dei soliti imperterriti giustificatori (che così facendo diventano negazionisti). Gli stessi giustificatori che, quando gli fa comodo, diventano di colpo intransigenti. Per la carità, non è che dicono "hanno fatto bene", usano armi lessicalmente più complesse e per questo ben più pericolose.

Discorsi del tipo: "non dobbiamo confondere la criminalità con l’immigrazione", oppure "non è un discorso politico". Eh già, quando non gli fa comodo non è più un discorso politico. Sono ovviamente d’accordo anche io a dire che quelli erano criminali e che hanno compiuto un crimine e pertanto dovranno essere giudicati e condannati. Se ci ragioniamo un attimo, però, potremmo dire: se non ci fossero stati non sarebbe successo. O no? O il mio è un discorso totalmente campato in aria? Ma per una volta scendete dai piedistalli, uscite dalle vostre cotonate case, dai vostri ovattati uffici da pensatori snob e misuratevi con la realtà e cercate di mettervi nei panni delle persone che hanno subito delle violenze. Dovrebbero liquidare il tutto dicendo: "può succedere, peccato che sia successo a me?". Non sarebbe forse meglio prendere provvedimenti? Cercare di arginare il fenomeno? E come, dicendo alle donne di Colonia di non andare in giro troppo scollacciate? Ma per favore, basta ipocrisie e buonismi del piffero. Se voi siete i buoni allora io non sono buonista, non sono politicamente corretto e ben fiero di esserlo. Le donne di Colonia, così come quelle di Piacenza, di Brindisi, di Valencia e di Oslo, le loro madri e le loro nonne, hanno lottato per riuscire ad affermare i propri diritti, il costume nei secoli si è adeguato, la civiltà è andata avanti e adesso sono e devono sentirsi libere di andare in giro come meglio credono (nei limiti della decenza, ma questo rientra nel concetto stesso di libertà che arriva fin dove non lede la libertà altrui). Non ci posso credere che qualcuno suggerisca di tornare al medioevo per PAURA, per non OFFENDERE qualcun altro. Come se una persona venisse a casa mia, non invitata, e si lagnasse anche del fatto che il mio pigiama è fuori moda. Pazzesco.

Va beh allora voi che la sapete lunga, mettete o fate mettere il velo allo vostre donne. Date l’esempio. No? Allora la vostra è e rimane sempre IPOCRISIA.
E detto tra noi il mio pigiama è bellissimo.

Leggetevi questo articolo:

www.linkiesta.it/it/blog-post/2016/01/09/lorda-la-notte-di-san-silvestro-a-colonia/23718/

da cui traggo una domanda: "È questa l’idea di integrazione che hanno in mente le campionesse dell’umanitarismo scenografico?"

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Casa, bancomat del fisco

Scritto il 24 luglio 2015 nella categoria Riflessioni

Per 60 anni hanno fatto credere a nostri nonni, ai nostri padri e a noi che investire nel mattone era la cosa più giusta da fare. Ora hanno aspettato che il mattone non vale più molto e ti ammazzano di tasse. Inique per giunta, perché tassano beni che non producono profitti. Serve del cash? E loro usano il "bancomat". Ma come disse Fra Cristoforo: verrà un giorno…

 

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No fear

Scritto il 23 marzo 2015 nella categoria Riflessioni

Mi spiace, ma nella vita non riesco ad essere stronzo. Lo so, a volte sarebbe giusto comportarsi così, ma non ce la faccio, è più forte di me. E poi non mi interessa, ormai le ho superate tutte e non ho più paura di niente. Non ho più paura dei nemici, della solitudine, del buio, del vuoto, di niente. Pertanto non riesco, benché ne avrei onestamente diritto, ad essere stronzo. Siatelo voi, crogiolatevi pure col vostro senso di potere credendo di esser dei gran fighi. A me, e lo dico senza problemi, non me ne frega un cazzo se siete bravi, belli, onesti, di famiglia bene, bravi a scuola, disciplinati, gentili, credenti, potenti… Sia che siate salumieri o assessori, operai, malfattori o bancari, donne in carriera o uomini in affari, comunisti, ex comunisti, scudocrociati o fascisti. Non m’importa, siate chi siate e fate ciò che volete. Gli stronzi fateli voi, tanto vi viene facile e naturale. Io me ne sbatto. E vivo meglio.

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