(raccolta molto sparsa di pensieri)

fabiotordi

Categoria: Riflessioni Page 2 of 7

La Fiera di Voghera

C’è appena stata la "Fiera dell’Ascensione" a Voghera. Vorrei scrivere alcune mie considerazioni. Secondo me…

Sarebbe bello che Voghera avesse una sua "fiera" permanente. Tipo Milano, Pavia, ma anche Casteggio. Insomma una struttura che possa ospitare manifestazioni tutto l’anno. Ad ogni edizione della Sensia (a parte quest’anno, a causa dei tagli) si deve montare e poi smontare la famigerata tensostruttura che costa un fracco di soldi. Non sarebbe bello avere una struttura fissa? Questa sarebbe utile anche per organizzare (come nelle altre città sopra citate) altre manifestazioni durante l’anno: se esistesse una fiera si potrebbe usarla come si vuole, sarebbe uno spazio utile per la città.

A questo punto una domanda fondamentale: dove farla? Bel problema. Farla in uno dei cortili della caserma significherebbe sacrificare una zona di parcheggi fondamentale, anche perché ormai sono praticamente gli unici. E allora dove? Lo spazio del mercato ortofrutticolo non c’è più, l’ex dogana è piccola e ancor più decentrata, Piazza Liberazione (Piazza Castello) è sede di un meraviglioso (sic!) giardino. E quindi? Non saprei. Magari restaurare la parte ancora malmessa della Caserma?

Parliamo della Sensia. Io da commerciante ho notato un particolare, che non so se i miei colleghi hanno riscontrato nello stesso modo: durante i giorni finali dell’Ascensione, contrariamente al solito, c’era gente ANCHE in giro per la città e non solo nel quadrilatero Via Roselli – Via Kennedy – Via Cernaia – Via Gramsci. E questo è SICURAMENTE positivo. Questo sarà dovuto alla mancanza dell’attrattiva degli stand? Può darsi, ma è un segnale, secondo me, importante. Se la festa di Voghera (perchè di questo si tratta) è vissuta anche per le vie del centro giova sia a chi ha delle attività, ma alla città nella sua interezza. Dai, ammettiamolo, sarebbe bello che la festa Patronale di Voghera desse vivacità a tutta Voghera e non solo alla zona della Caserma, che è un pochino decentrata

Come fare? Purtroppo anche in questo caso non ho l’arroganza di avere la soluzione. E non ho neanche la spocchia di dire "ci deve pensare la politica". Dico solo che occorrerebbe pensarci, non dare per scontato che la fiera rimanga solo e solamente all’Ex Cavalleria. La storia ci insegna che le situazioni non sono immutabili. Un tempo il centro della fiera del bestiame (allora importante, anzi fondamentale) era in Piazza San Bovo, se non vado errato. E quelli più grandicell….più anzianott…insomma più vecchi di me ricordano le giostre nella zona del Castello. Quindi non è assolutamente un dogma quello di tenere le cose come sono state finora. Non so, la "butto lì": magari mettere le bancarelle lungo le strade che portano al centro. Dicono: "i gestori delle bancarelle non sono d’accordo". Ok, ma sono loro che decidono a Voghera? Capisco che non bisogna fare un muro-contro-muro (altrimenti non vengono più e sarebbe ancor peggio), ma se la fiera si sposta leggermente si dovrebbero adeguare e alla fine ci si guadagna tutti. Se ci si inventa un "percorso" per far arrivare la gente in Via Emilia, in Via Plana, in Via Garibaldi, in Piazza San Bovo, non sarebbe bello? E offrirebbe la possibilità a chi ha in negozi di tenere aperto, e la possibilità a chi visita la fiera di trovarli aperti.

Mettetevi nei panni di chi viene "da fuori". Arriva a Voghera, parcheggia addirittura nel centro del centro del centro (Piazza Duomo), passeggia nella via principale (Via Emilia) e trova tutto chiuso. Brutto, no? Mi si replica: si, ma i negozi, con le bancarelle davanti alla vetrina, non vendono, anche perché la gente che passeggia è più portata naturalmente ad acquistare magari dalla bancarelle più che nei negozi. Vero sì e no: è sempre una pubblicità. Io da commerciante preferirei di gran lunga avere "da lavorare" la domenica dell’ascensione, invece di essere in giro con gli amici, avere in negozio duecento persone che non acquistano, che tenere chiuso e vedere la mia via (quasi) deserta

Altra idea: e se nel centro del centro (Piazza Duomo) ci mettessimo gli stand? Ma sai che attrattiva? Però "non si può fare" perché montare e smontare gli stand non permetterebbe il regolare funzionamento del mercato bisettimanale. Irrealizzabile. E allora perché non metterci le bancarelle?

Altra nota: secondo voi non sarebbe stato meglio quest’anno se avessero messo tutto ciò che è stato piazzato in Piazzale Fermi nel cortile della caserma e viceversa lasciare il piazzale libero al parcheggio? Le attività dell’Area Fermi erano sicuramente penalizzate (specialmente nel corso della settimana). Un esempio: anche a causa della pioggia, anche a causa della mancanza dell’attrattiva dei fuochi, ma domenica sera ero a vedere nella tensostruttura di Piazzale Fermi i V-Tribute, gruppo eccezionale di Voghera e…c’era poca gente. Ok, mi è andata bene perché ero in ritardo e ho puro trovato il tavolo, ma alle scorse edizioni c’era lo stra-pienone!

Quindi Fabio? Che facciamo? Boh. Diciamo: in un parcheggio rimangono le giostre, nell’altro gli stand e magari con gli anni si restaura un’ala della caserma per fare una fiera "fissa" e le bancarelle in centro.

A proposito della "tensostruttura", avrei un appunto da fare. Il commissario ha tagliato i costi. Ma ricordate che gli espositori (e io ne so qualcosa avendo partecipato a due edizioni) non partecipano gratis, ma al contrario pagano delle belle cifre! Quindi trovo singolare che addirittura si vada in perdita. Se è così la struttura "fissa" a questo punto diventa indispensabile!

Un ultimissimo appunto, una proposta che covo da tanti anni. Gli organizzatori della Fiera dell’Ascensione (il comune o chi per esso) dovrebbe spaccarsi in quattro per far si che IN PRIMIS partecipino aziende (negozi, artigiani, industrie e quant’altro) DI VOGHERA. Perché deve essere UNA VETRINA di eccellenze. Non solo, come negli ultimi anni, eccellenze enogastronomiche (indispensabili nel nostro territorio), ma di tutti i settori. In modo che Voghera ridiventi (perché nei fatti non i sembra più) LA CAPITALE DELL’OLTREPO

Vorrei che un "forestiero" quando arrivi in quei giorni dica: "Perbacco, perdindirindina, quante belle cose ci sono qui!!!!" e non solo "Facciamo un giro sul dondolino e poi mangiamo il panino alle bancarelle", quello lo possono dire in qualunque fiera d’Italia. Vorrei che arrivassero fin dall’Inghilterra per scoprire le bellezze, le qualità, le particolarità, le eccellenze dell’Oltrepo Pavese e della sua capitale.

Libertà

Quello che mi da fastidio nella storia degli strupri di Colonia è il silenzio o peggio ancora l’arrampicarsi sugli specchi dei soliti imperterriti giustificatori (che così facendo diventano negazionisti). Gli stessi giustificatori che, quando gli fa comodo, diventano di colpo intransigenti. Per la carità, non è che dicono "hanno fatto bene", usano armi lessicalmente più complesse e per questo ben più pericolose.

Discorsi del tipo: "non dobbiamo confondere la criminalità con l’immigrazione", oppure "non è un discorso politico". Eh già, quando non gli fa comodo non è più un discorso politico. Sono ovviamente d’accordo anche io a dire che quelli erano criminali e che hanno compiuto un crimine e pertanto dovranno essere giudicati e condannati. Se ci ragioniamo un attimo, però, potremmo dire: se non ci fossero stati non sarebbe successo. O no? O il mio è un discorso totalmente campato in aria? Ma per una volta scendete dai piedistalli, uscite dalle vostre cotonate case, dai vostri ovattati uffici da pensatori snob e misuratevi con la realtà e cercate di mettervi nei panni delle persone che hanno subito delle violenze. Dovrebbero liquidare il tutto dicendo: "può succedere, peccato che sia successo a me?". Non sarebbe forse meglio prendere provvedimenti? Cercare di arginare il fenomeno? E come, dicendo alle donne di Colonia di non andare in giro troppo scollacciate? Ma per favore, basta ipocrisie e buonismi del piffero. Se voi siete i buoni allora io non sono buonista, non sono politicamente corretto e ben fiero di esserlo. Le donne di Colonia, così come quelle di Piacenza, di Brindisi, di Valencia e di Oslo, le loro madri e le loro nonne, hanno lottato per riuscire ad affermare i propri diritti, il costume nei secoli si è adeguato, la civiltà è andata avanti e adesso sono e devono sentirsi libere di andare in giro come meglio credono (nei limiti della decenza, ma questo rientra nel concetto stesso di libertà che arriva fin dove non lede la libertà altrui). Non ci posso credere che qualcuno suggerisca di tornare al medioevo per PAURA, per non OFFENDERE qualcun altro. Come se una persona venisse a casa mia, non invitata, e si lagnasse anche del fatto che il mio pigiama è fuori moda. Pazzesco.

Va beh allora voi che la sapete lunga, mettete o fate mettere il velo allo vostre donne. Date l’esempio. No? Allora la vostra è e rimane sempre IPOCRISIA.
E detto tra noi il mio pigiama è bellissimo.

Leggetevi questo articolo:

www.linkiesta.it/it/blog-post/2016/01/09/lorda-la-notte-di-san-silvestro-a-colonia/23718/

da cui traggo una domanda: "È questa l’idea di integrazione che hanno in mente le campionesse dell’umanitarismo scenografico?"

Casa, bancomat del fisco

Per 60 anni hanno fatto credere a nostri nonni, ai nostri padri e a noi che investire nel mattone era la cosa più giusta da fare. Ora hanno aspettato che il mattone non vale più molto e ti ammazzano di tasse. Inique per giunta, perché tassano beni che non producono profitti. Serve del cash? E loro usano il "bancomat". Ma come disse Fra Cristoforo: verrà un giorno…

 

No fear

Mi spiace, ma nella vita non riesco ad essere stronzo. Lo so, a volte sarebbe giusto comportarsi così, ma non ce la faccio, è più forte di me. E poi non mi interessa, ormai le ho superate tutte e non ho più paura di niente. Non ho più paura dei nemici, della solitudine, del buio, del vuoto, di niente. Pertanto non riesco, benché ne avrei onestamente diritto, ad essere stronzo. Siatelo voi, crogiolatevi pure col vostro senso di potere credendo di esser dei gran fighi. A me, e lo dico senza problemi, non me ne frega un cazzo se siete bravi, belli, onesti, di famiglia bene, bravi a scuola, disciplinati, gentili, credenti, potenti… Sia che siate salumieri o assessori, operai, malfattori o bancari, donne in carriera o uomini in affari, comunisti, ex comunisti, scudocrociati o fascisti. Non m’importa, siate chi siate e fate ciò che volete. Gli stronzi fateli voi, tanto vi viene facile e naturale. Io me ne sbatto. E vivo meglio.

Arrabbiato col Califfato

Ma certo, giustificateli ancora. Per esempio quelli che hanno fatto l’attentato in questi giorni in Tunisia. Oppure "La Tunisia è uno Stato che è colpito quanto e più che l’Italia". Vero, ma questo non diminuisce di un solo punto percentuale la pericolosità degli integralisti islamici. Ma qui in Italia, ed è una cosa che da i nervi, c’è sempre quello che vuole fare i distinguo, quello che "ma no, non è proprio così", quello che ha sempre una giustificazione e una soluzione per tutto.

"La religione con gli attentati a Charlie Hebdo non c’entra". Ah no, infatti quelli sparavano urlando "Allah". Ma perchè, perchè perchè, bisogna sempre farsi vedere "politically correct"? Riusciamo a fregarcene di noi stessi solo per far vedere che noi siamo "buoni", misericordiosi, amanti della fratellanza, di animo gentile, moderni, ecc. Tanto, quello che succede, capita sempre agli "altri". Ma guardate che anche se non siete cristiani, se non siete cattolici, se non andate in giro col crocifisso (che però, non si sa mai, meglio toglierlo anche dalle scuole e dagli edifici pubblici), gli estremisti, se vi trovano per la strada, ammazzano anche voi. Solo che non lo capite. Non so se la vostra sia incoscienza o cosa…

Facciamo venire qui tutti, non c’è problema. Perché gli italiani certi lavori non li vogliono più fare, perché altrimenti la natalità andrebbe a zero, perché sono quelli che pagano le pensioni ai nostri vecchi. Quanti luoghi comuni che avete nel cervello. Gli stessi vecchi, i vostri nonni, sono quelli che invece col loro lavoro hanno pagato ospedali, scuole, strade. Loro, non noi e tantomento gli ultimi sbarcati a Lampedusa. Cosa vi devo dire: che preferisco vederli morire di fame?
Beh anche qui parliamo di luoghi comuni. Primo perché preferirei aiutarli nel loro paese e questo avrebbe vantaggi sia per loro (che continuano a stare dove sono sempre stati, che contribuiscono alla crescita del loro paese, ecc.) che per l’Italia, che non può permettersi di accogliere tutta questa gente. Un po’ si, tutta no. E’ come se i nostri vecchi avessero costruito una grande nave per solcare il mare. Possiamo invitare altra gente, che magari dà una mano a remare, ma se ne invitiamo troppa si va a fondo. 

E poi continuate a dire che non c’è pericolo. No, no, ci mancherebbe. Ero a Londra poco tempo dopo gli attentati alla metro. E quelli erano nati e cresciuti in Inghilterra!!! Ma no, non erano pericolosi secondo voi. Come quelli partiti dall’Italia per andare a combattere col Califfato.

Io non capisco se ci siete o se lo fate. Se avete le fette di salame sugli occhi, se lo dite per convenienza, per stupidità (nel senso che parlate tanto per parlare, senza aver minimamente riflettuto su ciò che dite), per non conoscenza. Oppure, e molto spesso è così, per sentirsi la coscienza pulita e poter pensare "Io sono bravo, accolgo tutti". E’ una visione cieca, sicuramente superficiale e a mio avviso abbastanza pericolosa. Perché coi vostri discorsi mettete a rischio anche la vita degli altri: è come se foste alla guida di un automezzo e decideste di andare veloce. Decisione vostra, siamo d’accordo, ma poi gli incidenti provocano danni a tutti, non solo a voi.

Ma è come se io fossi Don Chisciotte: certa gente queste cose non le capisce proprio e continuerà a reputare di essere nel giusto. Lana nelle orecchie. Bah… deluso, preoccupato e pessimista.

Iniquità della patrimoniale

Dunque, parliamo di tasse (balzelli, diritti, gabelle, imposte, canoni, tariffe, gravami, tributi, pedaggi, contributi, imposizioni, dazi, trattenute, o come le volete chiamare).

Ci sono quelle da pagare per l’utilizzo di un bene o servizio, come il canone Rai, il pedaggio delle autostrade, il ticket sanitario, l’iscrizione a scuola, ecc.

Poi ci sono quelle sul reddito: tu guadagno un tot e su quel tot una percentuale va a finire nelle casse pubbliche.  Su quanto sia o meno la giusta percentuale possiamo stare qui a discuterne, ma non è l’argomento di questo articolo

L’argomento è: le tasse sul patrimonio. Funziona così: tu hai un qualcosa e solo per il fatto di possedere questo qualcosa devi pagare, anche in questo caso una percentuale. Questo crea delle difficoltà. Se nel caso delle tasse sul reddito tu disponi di liquidità (a meno che il tuo reddito non sia costituito da prodotti agricoli, ma solitamente si tratta di una cosa sola: soldi) e puoi quindi accantonarne una parte per poi devolverla all’erario, nel caso di un patrimonio potresti non averne.

A me piace parlare per esempi, quindi eccone un paio: sei un dipendente, hai il tuo bel stipendio su cui vengono trattenute le opportune gabelle. A fine anno avrai quindi contribuito alle spese dello stato (cioè di tutti, in teoria) con una parte del tuo reddito (che invece di esserti stato versato è stato versato direttamente allo stato). Oppure sei un lavoratore autonomo: incassi 70 mila euro, hai 40 mila euro di spese, quindi guadagni 30 mila euro, su cui pagherai un po’ più della metà, ma per semplificare facciamo che ti rimangono 15 mila euro. Hai versato una parte dei tuoi guadagni allo stato. Fine. Semplice.

E invece no. Ci sono le famose tasse "patrimoniali", prima tra tutte la celeberrima IMU o ICI o COMECAVOLOSICHIAMA. Tu hai una casa, magari perché con tanti sacrifici l’hai comprata, o perché l’hai ereditata, o magari te l’hanno regalata o comprata a tua insaputa come Scajola. Fatto sta che ce l’hai lì, non ne stai ricavando reddito (o magari si, ma nota bene che su quel reddito ci stai già pagando le tasse). Però lo stato ti impone di pagare un piccola percentuale sottoforma di tassa.

Non lo trovo giusto. Se io ho una casa che vale 100 e la tassa patrimoniale fosse del 1%, io ogni anno devo pagare 1. Dove li prendo? Vendo 1/100 di casa. Dopo 10 anni avrei un "pezzo" di casa che vale 90. Perché 10 li ho dati allo stato. E’ giusto? A me sembra di no. Qualcuno può dire: e va beh affittala a qualcuno e paga l’IMU. Si, io posso anche affittarla, ma come detto su quell’affitto ci pago già le tasse. Perchè devo pagarle ANCHE sul valore della casa? E poi diciamocelo: magari non riesco ad affittarla, magari non mi pagano l’affitto, ecc. E oltre alla beffa dei dover (per legge!) pagare le tasse anche sugli affitti non realmente percepiti (che è già un’anomalia), il danno di dover pagare anche l’IMU su una casa di cui non dispongo.

Forse ho capito: lo stato ladro, per mantenere la suo voracità, come fosse il Nulla che si pappa il Regno di Fantàsia, ha bisogno sempre di nutrimento. E nella realtà non si mangia la fantasia dei bimbi, ma il grano degli adulti. E quindi prima per 50 anni ha convinto gli italiani a risparmiare, a mettere i soldi nel mattone, e adesso dice: "Ti ho fottuto! Adesso te li piglio tutti a poco a poco (ma neanche così poco), tanto so dove prenderli, nelle case, ti ho convinto io!"

Bella roba. Ma almeno vedessimo i risultati, e invece vediamo sempre quei fanfaroni scaldasedie che pensano solo ed esclusivamente ai cazzi propri, mangiando e bevendo alla facciazza nostra.

Jump il Salto

Ecco qui il mio intervento alla trasmissione Jump il Salto, andata in onda su radio PNR domenica 7 dicembre 2014:

(se non hai sbatti di ascoltare tutto vai al minuto 40:27)

Trapianto di testa

Il neurochirurgo Sergio Canavero sostiene che la tecnologia per fare un trapianto di testa esiste. Si può fare. Funzionerebbe

In pratica, con questo sistema, si diventerebbe quasi immortali. Hai un corpo che non funziona più? Rischi un infarto? Sei un disabile? Tranquillo, ti fai trapiantare la testa su un nuovo corpo e tutto tornerà a funzionare. Basta attaccare un po’ di fili, cioè un po’ di nervi o cosa cavolo sono e il gioco è fatto. Torni ad avere un corpo giovane e sano. Fantascienza? Lui dice di no.

Ma ci pensate? E con quali conseguenze? Così facendo ti scegli il corpo che più ti aggrada, bello sano, magari in forma, muscoloso. Puoi magari diventare un ragazzino, oppure perché no diventare uomo se sei donna e viceversa. Chissà che casino.

Ma veramente?

E poi scusate, ovviamente dovranno essere cadaveri, cioè corpi di gente morta, ma con il corpo sano. Ma come è possibile? Va be metti uno che muore perché ha preso una botta in testa. E va beh, te la concedo. Ma mica tutti muoiono così, se uno muore, di solito, è perché ha qualcosa nel corpo che non funziona, fosse anche "solo" un foro di proiettile.

E quindi? Ovviamente non ce ne sarebbero per tutti. In questo caso perché non pensare di fabbricarli? Dei bei corpi già pronti per sostituire il precedente. 

Si ma che du bal, se uno mi sta antipatico non posso neanche sperare che muoia, devo sorbirmelo…per sempre? Ma anche no.

Reati annunciati

L’altro giorno riflettevo su questo fatto: ero in treno e la voce registrata annunciava di non pensarci neanche a mettere le mani addosso al bigliettaio, in quanto pubblico ufficiale, altrimenti sarebbe stata un’azione passibile di denuncia in quanto reato. Tempo dopo vedevo un cartello su un bus che spiegava che andare in giro senza biglietto non era cosa buona e giusta. Altri cartelli ongi tanto spuntano e qua e là, indicando al passante di non compiere atti spregiudicati. Mi fanno venire in mente l’avviso, un po’ ironico e un po’ sarcastico, che avevo apposto anni fa vicino agli occhiali da sole che vendo e che erano (e forse sono) uno degli oggetti più taccheggiati nel mio negozio,  che recitava più o meno così: "Si prega di non rubare gli occhiali".

Ora, dico io, ma è mai possibile che sentiamo il bisogno di dire esplicitamente che fare resistenza ad un pubblico ufficiale è un reato? Cioè, dai! E’ un po’ come il mio "non rubate gli occhiali" ! E’ ovvio che non si dovrebbe fare. O meglio, dovrebbe essere ovvio. Evidentemente non è così. Segno dei tempi. A quando i cartelli "vietato stuprare", "vietato rapinare", "vietato fracassare le teste con le mazze da baseball"?

Piccola conclusione (già mi sento i commenti: "fascista"). Ma invece di dire l’ovvietà che picchiare il capotreno è un reato, e poi permettere che lo si faccia impunemente, non si potrebbe non dirlo, ma prendere a randellate sui denti chi lo fa, chi viaggia tranquillo e impunito senza biglietto, chi sporca, infastidisce, ruba, e fa i cazzi suoi sui treni, perchè tanto sa benissimo che il povero dipendente Trenitalia non si prende (giustamente) la briga di dirgli alcunchè, per evitare di prendersi una manica di botte? Invece di suggerire a questi signori di comportarsi bene e basta, non sarebbe meglio, nel caso trasgredissero, usare la loro stessa moneta? Ah no scusate, poverini, hanno già i loro problemi (sono apolidi –leggasi zingari– oppure clandestini, oppure delinquenti abituali, oppure matti, oppure sanguinari omicidi, vittime di soprusi, vicini di Erba, tossici, semplici cialtroni, insomma tutti motivi che per il sistema legislativo/giudiziario italiano ne fanno dei martiri, delle vittime e una categoria da proteggere) e quindi è giusto, o perlomeno comprensibile, il loro comportamento. A me sembra una forma molto antipatica di razzismo nei MIEI confronti che devo rigare dritto mentre questi fanno quel cazzo che vogliono.

 

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C’è chi mi conosce da tanto tempo, da oltre 30 anni (sic!), chi dall’adolescenza, chi dai tempi della prima università, chi da dopo, chi da pochi anni. Chi mi conosce perché è stato mio compagno di studi, chi perché siamo usciti insieme, chi perché è un mio amico, chi ha lavorato con me, chi ha condiviso altre esperienze, ecc. Ognuno ha un’immagine di me nella sua testa, come se io fossi uno, nessuno e centomila. Magari i miei fratelli mi vedono in un certo modo, gli amici in un altro, altri ancora in altri centomila modi diversi. Per alcuni sono un “grande” per altri un coglione, per altri uno qualunque. Uno, sono quello che mi sento io e che so di essere. Nessuno, sono quello che mi sento io e che so di essere. Centomila, sono quello che mi sento io e che so di essere. Ovviamente ricordo meglio (e più volentieri) quelli che mi fanno commenti positivi (o che io prendo come tali). Chi mi reputa unico, strano, diverso. Tosto, caparbio, testadura. Fragile, dolce, romantico. Stronzo, sfigato, egoista. Onesto, sincero, buono. Fancazzista, menefreghista, idealista, qualunquista, leghista e tutto ciò che finisce in “ista”. Noto che molti mi reputano “diverso”. A parte il fatto che, filosoficamente parlando, tutti siamo diversi, io lo prendo sempre come un complimento. Cose del tipo “sei sempre fuori”, oppure “da altri magari no, ma da te mi aspetterei di tutto” io le prendo sempre come complimenti.
"Io tutto, io niente, io stronzo, io ubriacone, io poeta, io buffone, io anarchico, io fascista, io ricco, io senza soldi, io radicale, io diverso ed io uguale, negro, ebreo, comunista! Io frocio, io perchè canto so imbarcare, io falso, io vero, io genio, io cretino, io solo qui alle quattro del mattino, l’angoscia e un po’ di vino, voglia di bestemmiare!" (Guccini)
Quindi quanti "Fabio" esistono? Centomila, perchè ognuno mi conosce in un modo diverso e ognuno ha una reputazione, un’opinione, un’idea di me. E centomila infatti sono io: a volte in un modo, a volte in un altro, a volte in un altro ancora, fino a centomila volte diverso. Ma in fondo è come se fossi nessuno, perchè nessuno mi conosce completamente e quindi il vero "Fabio" non esiste. E la realtà è che sono uno, probabilmente niente di diverso da qualcosa di già visto, niente di speciale, niente di normale, ma uno e unico. Molti mi hanno fatto capire di aver conosciuto quell’uno, alcuni con parole belle e complimenti, alcune con insulti e critiche. Spero sempre che ci sia qualcuno, laggiù nella moltitudine, capace di conoscere e capire quell’uno e perchè no, magari apprezzarlo, meglio coi fatti che con le parole. Difficile, ma non impossibile, io ci credo sempre.


René Magritte – La Riconoscenza Infinita – 1963

Ma s’ io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, forse farei lo stesso, mi piace far canzoni e bere vino, mi piace far casino, poi sono nato fesso e quindi tiro avanti e non mi svesto dei panni che son solito portare: ho tante cose ancora da raccontare per chi vuole ascoltare e a culo tutto il resto!

Curiosità di invecchiare

Non si invecchia mai se non si perde la curiosità.

Se ti senti appagato, se pensi di averle viste tutte, se non ti interessano le novità.

Se non ti piace percorrere nuove strade, cercare nuove idee.

Se ti arrendi ai problemi, a cui pensi non ci sia soluzione.

Se la routine ti conquista, se il mondo ti sembra normale così

Sei vecchio.

Tieni viva la tua curiosità. Cerca sempre di imparare, sarai giovane per sempre.

Alessandra e Alessandra

Tempo fa ho letto sul Corriere questo articolo (clicca qui) dove spiega la vicenda di un certo Alessandro e una certa Alessandra, coniugi. Il marito ha cambiato sesso, è diventato anche lui Alessandra e il matrimonio si è sciolto per legge. Adesso la Cassazione si chiede se questo sia lecito e non sia un vulnus alla famiglia. Ha quindi passato la palla alla Corte Costituzionale. Se questa dovesse esprimersi favorevolmente al mantenimento di questo matrimonio allora io mi chiedo: che differenza c’è tra questo matrimonio e un matrimonio dichiaratamente omosessuale? Cioè, mi spiego: di fatto è un matrimonio gay, seppure ottenuto con "artifizi".

Anche quest’altro articolo del Corrierone (clicca qui) segnala un caso simile: un avvocato (sempre di nome Alessandro), ha cambiato sesso chirurgicamente, ma non all’anagrafe. In questo modo ha potuto sposare una donna. Quindi c’è una cosiddetta "vacatio legis": di fatto i matrimoni tra esponenti dello stesso sesso ci sono.

Altro che Gomorra

Al sud, pare, si dice, che molti esercizi pubblici siano taglieggiati dalla mafia (comunque la si voglia chiamare). Non so se è tutto vero, oppure no. Quello che so per certo è che qui funziona diversamente. La mafia, mi dicono, chiede il pizzo. Se tu paghi regolarmente, non fai storie, ti comporti bene e righi dritto, non hai problemi. Devi sottostare, insomma, alle minacce, ma se fai come dicono, poi sei a posto. Si chiama Cosa Nostra, Camorra, ‘Ndrangheta, Sacra Corona, ecc. Ma chiamatela come volete. I capi della mafia non si sa dove stiano, probabilmente ai piani alti. Hanno bisogno di soldi, per soddisfare i loro desideri: donne, bella vita.

Qui invece c’è l’Agenzia. E’ un nome fittizio, di fantasia, chiamatela come volete. L’Agenzia ogni giorno ti taglieggia, si inventa nuove scuse per farti pagare il pizzo. I capi dell’Agenzia non si sa dove stiano, probabilmente ai piani alti. Hanno bisogno di soldi, per soddisfare i loro desideri: donne, bella vita. E allora, affamati di denaro, continuano a chiedere. E tu paghi, devi sottostare, altrimenti chissà che succede… un "controllo" come viene chiamato in gergo. Ma i famelici capi hanno sempre più fame di soldi, per soddisfare le loro necessità: comprare le lauree, intestarsi le case, farsi rimborsare i panini con la nutella, far eleggere il proprio figlio, ecc, E tu che fai? Paghi, ben sapendo che anche se righi dritto, se ti comporti al meglio, hai sempre la possibilità che qualcosa vada storto, non sei mai tranquillo.

E’ questo che fa rabbia: tu sei sempre dalla parte del torto, perchè i capi dell’Agenzia hanno sempre più sete. Non so come funziona la mafia, ma dicono che lì puoi lasciare anche la porta di casa aperta. Qui invece, con tutta quest’orda familica, sei costretto a chiuderti dentro, ma non serve.


Andy Warhol – "Knives" – 1981/1982 – Corcoran Gallery of Art, Washington, D.C.

Il bar di Helga

 

HELGA è la proprietaria di un bar, di quelli dove si beve forte.
Rendendosi conto che quasi tutti i suoi clienti sono disoccupati e che quindi dovranno ridurre le consumazioni e frequentazioni, escogita un geniale piano di marketing, consentendo loro di bere subito e pagare in seguito. Segna quindi le bevute su un libro che diventa il libro dei crediti (cioè dei debiti dei clienti).

La formula “bevi ora, paga dopo” è un successone: la voce si sparge, gli affari aumentano e il bar di Helga diventa il più importante della città.


Lei ogni tanto rialza i prezzi delle bevande e naturalmente nessuno protesta, visto che nessuno paga: è un rialzo virtuale. Così il volume delle vendite aumenta ancora. 

La banca di Helga, rassicurata dal giro d’affari, le aumenta il fido. In fondo, dicono i risk manager, il fido è garantito da tutti i crediti che il bar vanta verso i clienti: il collaterale a garanzia. 

Intanto l’Ufficio Investimenti & Alchimie Finanziarie della banca ha una pensata geniale. Prendono i crediti del bar di Helga e li usano come garanzia per emettere un’obbligazione nuova fiammante e collocarla sui mercati internazionali: gli Sbornia Bond. 

I bond ottengono subito un rating di AA+ come quello della banca che li emette, e gli investitori non si accorgono che i titoli sono di fatto garantiti da debiti di ubriaconi disoccupati. Così, dato che rendono bene, tutti li comprano. 

Conseguentemente il prezzo sale, quindi arrivano anche i gestori dei Fondi pensione a comprare, attirati dall’irresistibile combinazione di un bond con alto rating, che rende tanto e il cui prezzo sale sempre. E i portafogli, in giro per il mondo, si riempiono di Sbornia Bond. 

Un giorno però, alla banca di Helga arriva un nuovo direttore che, visto che in giro c’è aria di crisi, tanto per non rischiare le riduce il fido e le chiede di rientrare per la parte in eccesso al nuovo limite. 

A questo punto Helga, per trovare i soldi, comincia a chiedere ai clienti di pagare i loro debiti. Il che è ovviamente impossibile essendo loro dei disoccupati che si sono anche bevuti tutti i risparmi. 

Helga non è quindi in grado di ripagare il fido e la banca le taglia i fondi. 

Il bar fallisce e tutti gli impiegati si trovano per strada. 

Il prezzo degli Sbornia Bond crolla del 90%. 

La banca che li ha emessi entra in crisi di liquidità e congela immediatamente l’attività: niente più prestiti alle aziende. L’attività economica locale si paralizza. 

Intanto i fornitori di Helga, che in virtù del suo successo, le avevano fornito gli alcolici con grandi dilazioni di pagamento, si ritrovano ora pieni di crediti inesigibili visto che lei non può più pagare. 

Purtroppo avevano anche investito negli Sbornia Bond, sui quali ora perdono il 90%. 

Il fornitore di birra inizia prima a licenziare e poi fallisce. 

Il fornitore di vino viene invece acquisito da un’azienda concorrente che chiude subito lo stabilimento locale, manda a casa gli impiegati e delocalizza a 6.000 chilometri di distanza. 

Per fortuna la banca viene invece salvata da un mega prestito governativo senza richiesta di garanzie e a tasso zero. 

Per reperire i fondi necessari il governo ha semplicemente tassato tutti quelli che non erano mai stati al bar di Helga perché astemi o troppo impegnati a lavorare. 

Bene, ora potete dilettarvi ad applicare la dinamica degli Sbornia Bond alle cronache di questi giorni, giusto per aver chiaro chi è ubriaco e chi sobrio.

Falsi ciechi

Ogni giorno scoprono persone che risulterebbero cieche e invece leggono libri, fanno la spesa al supermercato, guidano l’auto, vanno a pesca, ecc.  Però riscuotono delle sovvenzioni… non so come si chiamino: pensioni, accompagnamenti…insomma percepiscono soldi pubblici!

Mi chiedo una cosa: non credo che queste loro presunte patologie siano certificate da auto-dichiarazioni; mi aspetto che ci siano dei referti medici. E un referto medico dove c’è scritto che il paziente è cieco e invece scopro che gioca ai videopoker e quindi ci vede benissimo, è palesemente falso. Non può essersi sbagliato il medico, e neppure può essere stato tratto in inganno dal presunto nonvedente: è oggettivamente in malafede. E quindi, dico io, oltre a punire questi truffatori non sarebbe il caso di punire anche questi medici disonesti?

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