(raccolta molto sparsa di pensieri)

fabiotordi

Author: Fabio Page 111 of 176

Regaloni: 5 idee geniali!

Ecco alcune fantastiche idee per i regali di Natale:

Telecomando anti-smarrimento: addio alle ore perse alla ricerca del vostro piccolo amico.

Carta igienica con passatempo: comoda, utile e se non trovi la soluzione…

Cinturone controlla-dieta: per vedere il progresso giorno dopo giorno…

Ombrello integrale: nuovi soluzioni a vecchi problemi

Pantofole con faretti integrati: indispensabili per andare al gabinetto di notte senza svegliare qualcuno

(senza titolo)

Visto che il sottotitolo di questo blog è "raccolta molto sparsa di pensieri" eccone un po’.

  • Non sono superstizioso, voi si? Pensate che l’altro giorno, venerdì 17, mia mamma ha preso l’intercity 666 :-)
  • L’OCSE dice che la pressione fiscale in Italia è aumentata. Ma non era Tremonti quello che diceva che avrebbe diminuito le tasse?
  • Al contrario, pare che dal 2011 entrerà in vigore per i privati lo “spesometro”. In pratica anche i privati cittadini dovranno giustificare le spese superiori ad una certa soglia (pare 2500 euro). In questo caso dovranno fornire il proprio codice fiscale. Dicono che questo servirà a fronteggiare l’evasione. Siete sicuri? Secondo me succederà il contrario: la gente, per evitare di doversi giustificare, chiederà espressamente che non gli venga fatta la fattura/ricevuta! Anche perchè, parliamoci chiaro, se uno spende 20000 euro per comprarsi la macchina nuova non vuol mica dire che in quell’anno ha guadagnato 20000 euro! Certo che siamo bravi a complicarci la vita qui nel Sud Europa
  • C’è gente che usa Facebook un po’ a sproposito. Nel senso che secondo me FB va bene per le cazzate, non per le cose serie. Un po’ come essere al bar, si ride e si scherza ma di cose serie si parla altrove… o no?
  • Ma voi quella cosa che serve per appendere  i vestiti come li chiamate? Dovrebbero chiamarsi appendiabiti, io li chiamo appendini, mia mamma ometti oppure omini, alcuni li chiamano grucce, altri li chiamano stampelle. Oppure attaccapanni.  Quanti nomi per lo stesso oggetto. L’ultima che ho sentito è manichino.

Ancora agenda

Terza puntata tratta dall’Agenda Vogherese. La prima la trovate cliccando qui, la seconda cliccando qui. Stavolta si parla della settimana di Pasqua.

Al mercoledì santo vigeva l’usanza dâ bat Bârâbân, battere Barabba. Il sagrestano dava un segnale ai ragazzi in chiesa che, armati di verghe, cominciavano a battere con forza sulle panchine. I più dispettosi approfittavano del rumore per inchiodare le lunghe vesti delle donne alle panche.

Al giovedì santo si legavano le campane e per chiamare i fedeli alla funzione religiosa il sagrestano si faceva aiutare dai ragazzi che con lâ bâtârölâ, crepitacolo, e lâ crìârölâ, la raganella, facevano un rumore infernale sostituendosi alle campane.

Al venerdì santo si vestivano i bambini da angeli e da soldati romani: ângiâl e giüdé. Ruolo molto ambito che si traduceva in ândà in ângiâl e ândà in giüdé. In città comparvero per la prima volta nel 1833 e per vederli da vicino in chiesa nacque una rissa che provocò molti arresti.

Al sabato santo si slegavano le campane e ai primi suoni si sparava con pistole e fucili o si facevano esplodere dei mortaretti con l’intenzione di uccidere Barabba. Era uso lavarsi gli occhi per preservarli dalle malattie ritenendo, in quel momento, che l’acqua fosse benedetta.

I contadini riempivano 4 boccette d’acqua benedetta da collocare ai 4 angoli dei loro campi per preservarli dalla grandine.

Nella settimana che precedeva la Pasqua si pulivano le case con particolare cura e si facevano stagnare pentole e tegami. Ai ragazzi veniva regalato âl câvâgnö dl’öv, un minuscolo cestello di pasta che conteneva un uovo sodo. Un piatto tradizionale era la torta d’erbe, tramandato dall’antica Roma col nome di “moretum”.
 

Figli dei Nirvana

Li chiamano studenti, li chiamano manifestanti, ma abbiamo il coraggio delle parole, chiamiamoli con il loro nome: teppisti. Ma avete visto cosa è successo in Piazza del Popolo a Roma o a Milano?

Voi come li chiamate quelli che distruggono le vetrine? Ma lo sapete cosa vuol dire ritrovarsi un negozio o un ristorante distrutti da quei delinquenti? Vuol dire dover ricominciare tutto da capo, e per cosa poi? Per quattro pirla che hanno solo voglia di distruggere? Chi li ripaga quei negozi? Nessuno. Come li chiamate quelli che vanno in giro a incendiare cassonetti? Chi li ripaga quei cassonetti? Quelle auto danneggiate, distrutte o incendiate? Nessuno.

E chi è stato? Sono solo mascalzoni facinorosi che si infiltrano in mezzo a quei poveri ragazzi che voglio sono manifestare pacificamente? Ma fatemi il piacere!! Ma quelle sono cose organizzate. Avete visto le immagini? Gente con il casco!!! Ma scusa se intendi andare a manifestare pacificamente non ti metti il casco, non arrivi coi furgoni pieni di manganelli, non giri col passamontagna. Poi se succede il fattaccio tutti li a giurare e spergiurare che era un bravo ragazzo, e magari andava a messa tutte le domeniche. Ma dai !!!! Ma fatemi il piacere.

E poi quasi ci si indigna perchè hanno scattato la foto a un finanziere che aveva in mano una pistola. E stiamo qui a discutere se ce l’aveva in mano perchè la raccoglieva da terra o intenzionalmente. Beh, non dico un colpo di pistola, ci mancherebbe, ma una bella manganellata sui denti gliel’avrei data io a tutti quei "manifestanti". Tze. Non sono manifestanti, sono criminali. Ma che cavolo vogliono? E cosa vogliono ottenere comportandosi in quel modo? Parlano di democrazia e libertà e lo dimostrano usando la violenza? La violenza genera solo violenza, quindi se poi vengono presi a mazzate che non si lamentino.

Io credo che la politica in queste cose non c’entri proprio niente. Quelli vanno li a menare le mani per il gusto di farlo, e non c’entra destra e sinistra. Prendono spunto da un qualche presunto disagio per creare ad arte queste pericolose scene di guerriglia urbana. Gente che non ha un cazzo da fare, che crede che tutto gli sia dovuto e che si mostrano come paladini della libertà ma si dimostrano essere semplicemente dei fancazzisti delinquenti, o, come li ha definiti una mia amica, dei "figlia dei nirvana"…

Oh mia bela Madunina

Rifiuti

A Napoli c’è pieno di riufiuti. Non si sa più dove metterli. Dicono che sia colpa della politica, dicono che sia colpa del fatto che non ci sono discariche o inceneritori (pardon, termovalorizzatori), dicono che sia colpa della camorra, dicono che sia colpa della raccolta differenziata (che li evidentemente non si fa).

Ma se volete vi aggiungo un’altra colpa: gli imballaggi. Non so se ci avete fatto caso a quanti imballaggi buttiamo via nella vita di tutti i giorni. Pensate solo ai generi alimentari: ogni prodotto è confezionato, poi imbustato e infine messo in una scatola. In cucina buttiamo via le scatole, i sacchetti, le buste, ecc. Ogni prodotto ha mediamente due imballaggi, se non tre! A volte vado a buttare la spazzatura e dopo pranzo il mio cestino è già pieno un’altra volta!

Se penso che io contibuisco col mio sacchettino di rudo, rumenta, spazzatura, rubbish, immondizia, pattume, sporcizia, rifiuti, carabattole, rusco, scorie, porcherie, cianfrusaglie, munnezza, luridume, scarti, sozzura, a riempire il cassonetto, e ogni mio vicino di casa lo fa, e ogni cittadino fa altrettanto… beh si fa presto a immaginare quanta ne portano via ogni giorno. E dove la portano? E quanta ne accumulano? Ta nta, tantissima. Quindi se ci fossero meno imballaggi, ci sarebbe meno spazzatura.

Questo è oggettivo.

Il tutor

Sapete cos’è il Tutor? E’ quel famigerato sistema che controlla la velocità media in autostrada. E’ un marchingegno ideato e sviluppato dalla Società Autostrade, che poi ha messo a disposizione della Polizia (in quanto i privati NON possono fare controlli sulla velocità).

Funziona più o meno così: nei tratti controllati ci sono dei sensori "annegati" nell’asfalto (vale a dire nascosti sotto la strada) che si accorgono del passaggio di un veicolo e di che tipo di veicolo si tratta. Lo fanno tenendo conto degli "assi", cioè in sostanza di quante ruote hanno e a che distanza (per capire se si tratta di una moto, un’auto, un camion, ecc, che ovviamente hanno limiti di velocità diversi). Fanno scattare una fotocamera che "fotografa" la targa del veicolo e la memorizza insieme all’orario. Dopo un certo numero di chilometri (10, 15, 20, …) c’è un altro di questi sensori che fa scattare un’altra foto. Un software confronta le targhe e gli orari e calcola quanto tempo ci ha messo il veicolo a fare quel tratto di strada. Se la velocità media è superiore al limite… zak! scatta la multa!

In questo modo nessuno può dire: "ero in sorpasso, normale che ero un po’ sopra ai limiti", perchè qui si sta parlando di velocità media per tanti chilometri…. Questo meccanismo ci costringe quindi a rispettare i limiti se non vogliamo multe e perdita di punti della patente.

Nella brochure di Autostrade ci sono altre informazioni su questo sistema, per esempio:

  • Il Tutor funziona anche di notte, con la nebbia e con la pioggia (potente l’amico spione, eh?)
  • Il limite di velocità può essere tarato in base alle condizioni del tempo (infatti per la pioggia il limite previsto è di 110 mk/h)
  • Come già detto, rileva le infrazioni in base alla categoria di veicolo.
  • Alcune leggende dicono che il Telepass influisce positivamente o negativamente sul Tutor. Leggende, appunto.
  • Non provate a passare sulla corsia di emergenza, vi sgamano lo stesso e perdipiù rischiate il ritiro immediato della patente.
  • Sulla tratta controllata ci deve essere un unico limite di velocità. Per evitare complicazioni, non viene controllato un tratto che presenta cambi di limite di velocità.
  • Non sono sempre attivi (e per fortuna, dico io…, tanto basta la loro presenza come deterrente)
  • Se venite pizzicati più volte sulla stessa autostrada vi possono arrivare più multe. Però poi vi consiglio di prendere l’autostrada per Lourdes.
  • Siete preoccupati per la privacy? In teoria le targhe dei veicoli che non infrangono i limiti vengono cancellati, ma ormai non mi stupirei più di nulla….
  • Questo ingegnoso meccanismo NON sarà esteso a tutta la rete autostradale.
  • Come per gli autovelox c’è una percentuale di tolleranza del 5%  Quindi fino a 136,5 km/h siamo a posto…
  • A proposito di autovelox, anche il tutor può calcolare la velocità istantanea, ma non viene quasi mai usato in quel modo. Quasi mai non vuol dire mai.

Detto questo, il Tutor ha fatto diminuire gli incidenti. Quindi, come direbbe chi so io, è una cosa "good".

I migliori post del 2009

E’ quasi finito il 2010 e volevo sottoporvi quali sono, secondo me ovviamente, i migliori post di questo blog del 2009. Non è una classifica, ma un’antologia di vari articoli. Perchè li ho scelti? Per vari motivi: perchè mi piacciono, perchè sono piacuti ai lettori, perchè mi ricordano qualcosa… Eccoli qui, in ordine sparso.

  • Nebbia nel cuore Un malinconico ricordo durante una conversazione in chat.
  • La cabina telefonica Una strana storia. Vi ricordate le cabine telefoniche?
  • Delafia Il racconto di una giornata stupenda. Una gita in Toscana a vivere il carnevale
  • Analfabetismo di ritorno Chi sono gli analfabeti degli anni duemila? Chi non sa scrivere? No, chi non sa usare le nuove tecnologie.
  • 27 marzio 1994 Quel giorno in cui "vincemmo" le elezioni. Io ci credevo.
  • Kursaal Un locale storico di Brallo, storico per generazioni di ragazzi.
  • Italiano da SMS Come cambia la lingua italiana nel modo di scrivere gli SMS?
  • Modesto, California: servirebbe a tutti noi un Derek Il titolo del post è un po’ criptico, ma non è nient’altro che una dichiarazione d’amore al mio amore.
  • Rivoluzione Il mondo si evolve (c’è chi dice che s’involve) (c’è chi, come il Manzoni, dice che s’avvolve e pesa, ma questa la capiscono in pochi) e i lavori finiscono, ma se ne creano altri. Come è da sempre e per sempre, nei secoli dei secoli.
  • Fondamentalmente Nella vita ci sono cose di cui, fondamentalmente, non me ne frega nulla.
  • Gerry contro tutti Gerry Napoli è uno scultore o un deturpatore? Magari entrambe le cose, magari nessuna delle due. Ottiene successi in tutt’Italia, ma a Pregola viene criticato per aver attaccato il paesaggio naturale.
  • Sotto il municipio Solo chi è di Brallo può capire cos’è "Sotto il municipio". E’ quel posto dove stai con gli amici, prima di andare a dormire, oppure quando piove o nevica. Oppure quando non sai dove andare. Oppure per sederti solo un attimo. In tutti questi casi ci si ritrova sulle panchine della piazza, sotto ai portici del municipio. Abbreviando: ci si vede sotto il municipio.

E ora una menzione speciale per il miglior commento del 2009: quello del Marti, eccolo.


Aguzzate la vista: riuscite a trovare tutti e 5 i gatti adottivi di mia mamma?

Flash Mob Pavia

Dice wikipedia: "Con il termine flash mob (dall’inglese flash: breve esperienza o in un lampo, e mob: folla) si indica un gruppo di persone che si riunisce all’improvviso in uno spazio pubblico, mette in pratica un’azione insolita generalmente per un breve periodo di tempo per poi successivamente disperdersi. Il raduno viene generalmente organizzato attraverso comunicazioni via internet o tramite telefoni cellulari. In molti casi, le regole dell’azione vengono illustrate ai partecipanti pochi minuti prima che l’azione abbia luogo."

Ecco cosa è successo a Pavia il 5 settembre scorso

Cane a sei zampe

Avete mai visto un cane a sei zampe? No? Siete sicuri? Ma si dai, è il simbolo dell’Agip, e anche quello dell’Eni, la società controllante. E’ molto originale, non trovate? Ha qualche significato particolare? La versione ufficiale dice che le zampe simboleggiano le quattro ruote dell’automobile più le due gambe del guidatore. A me pare ‘na strunzata.

Alcuni dicono che sarebbe Tarantasio, mitologico drago del Lodigiano. Fatto sta che il presidentissimo dell’Eni, Enrico Mattei, volle un marchio per l’Agip. Erano gli anni 50 ed era la prima volta che una benzina aveva un marchio. Indì un concorso che fu vinto da tal Giuseppe Guzzi. Solo molti anni dopo, negli anni 80, si scoprì che l’ideatore originale fu invece lo scultore Luigi Broggini.

Pare che originariamente il cane sputasse il fuoco in avanti, ma sembrava troppo aggressivo. Quindi si optò per far girare la testa all’indietro. Devo dire che così è anche più artistico, a me piace.

Se volte approfondire, sul sito dell’ENI c’è la storia del marchio.

Barosto Bocco Collistano

Tratto da “Brallo di Pregola ESTATE INVERNO” di Alessandro Disperati e Mara Vago, 2003

Barostro
Barostro si trova a 1080 metri di altitudine e dista 7 chilometri dal capoluogo, il Brallo.
A Barostro si trova  la chiesa di San Fermo che presenta una prospettiva neoclassica con un’unica navata. È stata ristrutturata nel 1984 e al suo interno si trova un altare in pietra.


La fontana di Barostro. Foto tratta dal gruppo "Barostro" su Facebook

Bocco
Il Bocco è una piccola frazione che si incontra lunga la strada 88 che dal Passo del Brallo sale a Cima Colletta.
Gli abitanti di questa località raccontano che non lontano dal borgo si dovrebbe trovare una grotta che permette di entrare all’interno del monte su cui sorge l’abitato. Una grotta che sarebbe ricca di stalattiti e stalagmiti ma che anni or sono venne fatta murare in quanto pericolosa. Si tratta peraltro di una tradizione popolare che spesso e volentieri viene rievocata quassù tanto da essere oggi considerata una leggenda.

Collistano
Collistano dista 4,5 chilometri dal Brallo. In fondo al paese si trova un’antica chiesa che da anni è stata sconsacrata e praticamente abbandonata. Da quando, cioè, divenuta scomoda e degradata, venne realizzata la nuova chiesa a Colleri.
Quando la vecchia chiesa venne sconsacrata vennero tolte dal bel campanile le campane che nel 1971, anno di costruzione del campanile di Colleri, furono sistemate su questo nuovo manufatto.

Miss Margherita (3)

Rieccoci cari amici buongustai con la rubrica curata dalla nostra Miss Margherita, colei che sa essere dolce ma salata, a volte piccante, a volte semplice, a volte complicata. Vediamo cosa ci segnala oggi:

Al Vascello di Voghera (PV)
Pizza: succulenta
Locale: normale
Personale: ruspante
In una parola: RUSPANTE

Rossopomodoro di Pavia
Pizza: verace. L’unica pizzeria che non chiama "margherita" la margherita!
Locale: restrogusto campano
Personale: professionale
In una parola: VERACE

7 Laghi di Castelletto di Branduzzo (PV)
Pizza: semplice
Locale: sportivo con retrogusto rustico
Personale: simpatico
In una parola: SEMPLICE

Lo Scoglio di Fidenza (PR)
Pizza: insipida ma morbida
Locale: extraurbano
Personale: simpatico e cortese
In una parola: MANGIABILE

Negozio tradizionale

Format Distributivi del settore moda abbigliamento in Italia: situazione e prospettive del piccolo punto vendita

Ventiquattresima puntata

I negozi indipendenti multimarca sono attività individuali con dimensioni variabili, conservano una quota di mercato importante nell’abbigliamento uomo e nelle calzature, mentre nell’abbigliamento donna, nello sportwear e nell’abbigliamento per bambino, i punti vendita indipendenti hanno perso quota rispetto alle catene monomarca.


Negozio tradizionale di abbigliamento da bambino

Sono caratterizzati da dimensioni contenute dei punti vendita, una gestione talvolta familiare e un assortimento di articoli poco ampio (numero contenuto di categorie merceologiche) e poco profondo (per ogni categoria la varietà è modesta).
Il dettaglio tradizionale acquista sostanzialmente in “programmato” ed è costretto ad effettuare consistenti ribassi per saldare le rimanenze.
La presenza dominante della distribuzione specializzata tradizionale può essere spiegata anche col maggior valore assegnato alla componente moda dagli italiani. La grande distribuzione non alimentare ha infatti assunto un posizionamento di convenienza ed ha progressivamente sostituito il Made in Italy con prodotti fabbricati nei paesi asiatici per contenere i costi, accettando di conseguenza di mettere in secondo piano la qualità e l’attualità del prodotto rispetto al ciclo della moda. Nell’Unione Europea, la perdita di quota dei punti vendita indipendenti è stata molto rapida.
In Italia il dettaglio tradizionale indipendente nella moda ha uno spazio di mercato consistente, ma in contrazione.
 


I negozi sono la linfa vitale di molti centri abitati

La riduzione di questo formato di punto vendita è stata contenuta e, soprattutto, è avvenuta con estrema lentezza. In particolare, la sopravvivenza e la performance del dettaglio tradizionale non sono legate allo sviluppo di forme associative (gruppi di acquisto e unioni volontarie), ma alle capacità imprenditoriali del titolare del punto vendita. Le ragioni dello scarso potenziale dell’associazionismo sono numerose e tutte legate alle specificità di un settore le cui dinamiche sono determinate dal fattore moda. Inoltre il consumatore italiano non ha ancora del tutto accettato la grande distribuzione come alternativa per gli acquisti nel settore moda.
Il successo nella competizione tra dettaglianti tradizionali non deriva tanto dal vantaggio nel costo di acquisto, ma dalla capacità di selezionare i prodotti che saranno maggiormente richiesti, nelle quantità e nelle taglie necessarie a soddisfare la domanda e in anticipo rispetto ai rivali.
Il produttore che ha successo in una data stagione perché interpreta meglio e più rapidamente dei concorrenti l’evoluzione dei gusti dei consumatori, può al contrario sperimentare un fallimento la stagione successiva. La permanente innovazione dei prodotti d’abbigliamento rende dunque instabili i rapporti di fornitura nel senso che i fornitori possono cambiare da una stagione all’altra.
Il dettagliante minimizza il rischio di magazzino riducendo la quantità acquistata su campionario.

MATRICE SWOT
Utili Pericolosi
Interni Rapporto privilegiato col cliente.
Personalizzazione della vendita.
Ubicazione nei punti di passaggio.
Dimensioni ridotte, mancanza di economie di scopo e di scala
Esterni Valore aggiunto dato al servizio del negoziante esperto Aggressività delle concorrenza della grande distribuzione da una parte e direttamente delle ditte produttrici con gli outlet

In Italia il negozio tradizionale rimane un punto cardine nel panorama della distribuzione al dettaglio, seguendo una tradizione consolidata che non si arrende all’avvento delle nuove formule distributive. I motivi sono da attribuire principalmente al rapporto che il cliente ha con il punto vendita tradizionale. È un rapporto composto da molti ingredienti: la fiducia che si assegna al venditore, la comodità per raggiungere il negozio, la competenza attribuita a chi fa quel mestiere da tempo, l’amicizia che si instaura, la simpatia del locale, eccetera. Tutto questo verrà meglio esposto nel prossimo capitolo, appositamente dedicato a questo formato distributivo.

Piccola storia di Brallo

Tratto da “Brallo di Pregola ESTATE INVERNO” di Alessandro Disperati e Mara Vago, 2003

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Un po’ di storia

La denominazione Brallo di Pregola è alquanto recente (prima il comune si chiamava "Comune di Pregola", poi avrebbero voluto fare "Comune di Brallo", infine hanno optato per "Comune di Brallo di Pregola", ndFabio), ma la storia di questo Comune è alquanto antica; tanto è vero che Pregola era già nota all’epoca longobarda, nel X secolo, quando faceva parte del Monastero di San Colombano di Bobbio. Fu Federico Barbarossa a cedere Pregola alla famiglia dei Malaspina: rimase in possesso dei marchesi sino alla fine del feudalesimo. L’abitato antico, con castello e Chiesa, sorgeva su uno sperone roccioso sovrastante l’attuale. Le notizie religiose di Pregola risalgono addirittura a prima dell’anno 1000. La Chiesa attuale è sorta nel 1600 sulle rovine del vecchio oratorio dedicato a San Rocco. Nel XIII secolo il feudo di Pregola passò per l’appunto in mano ai Malaspina che lo tennero sino al 1789 anno in cui fu incorporato nel marchesato di Santa Margherita. La strada che da Varzi sale al Passo del Brallo fu costruita a cavallo fra il 1909 e il 1914. In passato il Comune non si trovava a Brallo bensì a Pregola. Il municipio fu trasferito nella sede attuale il 31 marzo 1958. Lo stemma del comune, che è stato studiato dall’amministrazione comunale, ricorda nel castello, l’antico fortilizio posto sulle rocce del Brallo, nella corona marchionale il possesso che sulla Terra con tale titolo ebbero i Malaspina per oltre sei secoli.

Ferrara

Tempo fa siamo stati a Ferrara per un bel weekend. E’ stato proprio una bella gita.
Ferrara è facilmente raggiungibile in meno di due ore e mezza. E’ al confine con il Veneto, quindi è a nord dell’Emilia-Romagna, appena sotto il Po. Anticamente il Po ci passava proprio attraverso. Anzi, la città fu costruita proprio perchè un vescovo volle spostare la propria cattedra da Voghiera fino al punto in cui il Po si biforcava. Lì nacque Ferrara, il cui nome ha un’etimologia sconosciuta.
Nel medioevo fu per lungo tempo sede di una delle più famose e importanti casate nobili italiane: quella degli Este (o Estensi). E’ strano pensare come quella che era una delle capitali italiane ora è una tranquilla cittadina di provincia.

Ferrara è carina, tranquilla, girabile, godibile, pulita, interessante… Insomma il posto ideale per farci un weekend. Avevamo l’abergo in centro che più centro non si può. Anche perchè le cose più importanti della città sono praticamente tutte attaccate. A circa cento metri c’era la Piazza del Municipio da cui si raggiunge facilmente (ma va?) il Palazzo Municipale. E’ stata la prima dimora degli Este, e ha un aspetto molto medioevale. Se ti giri ti accorgi che alle spalle hai il duomo, cioè la Cattedrale di San Giorgio. Sia dentro che fuori è molto bella. A fianco si trova piazza Trentro Trieste, coi suoi caratteristici negozietti che sono praticamente nella stessa costruzione della cattedrale. Da li parte la carina via Mazzini, dove un tempo c’era il ghetto ebreo. Abbiamo trovato un barino, di cui purtroppo non ricordo il nome, che faceva dei panpizza buonissimi.

Parlando di specialità tipiche, alla sera abbiamo provato i tipicissimi cappellacci di zucca col ragù. Sono delle specie di ravioli, che abbinano il gusto dolce della zucca al salato del ragù. Certo, non da mangiare tutti i giorni, ma sono da provare.

Ritornando indietro nel tempo: al pomeriggio abbiamo visitato il Castello Estense. Molto grande, chissà per riscaldarlo! O meglio, chissà che freddo a quei tempi. Se non ho capito male non se lo sono goduti per molto tempo, perchè pare che sia stato costruito quasi alla fine della dinastia. Fateci assolutamente un giro se siete a Ferrara. Si visitano anche le prigioni, mamma mia….

Altre cose che abbiamo visto: il palazzo Schifanoia che sinceramente non merita la fama di cui gode, o meglio: non merita il prezzo del biglietto. Chiamatemi braccino corto, ma fondamentalmente c’è una sola sala (che strana allitterazione) che vale la pena di essere vista. Il palazzo dei diamanti, ma solo da fuori. E’ chiamato così per via del rivestimento di marmo a forma di diamanti. La casa di Ludovico Ariosto (è una semplice casa). In ogni caso, andateci a Ferrara, ve la consiglio !

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