(raccolta molto sparsa di pensieri)

fabiotordi

Author: Fabio Page 96 of 176

Gentiluomini di una volta

In questi giorni, su un canale che non ricordo, tipo Rai Storia o cose simili, ho visto un servizio sulle prime tribune elettorali, quelle degli anni ’60. C’erano ovviamente tutti i imaggiori politici di quei tempi: democristiani, comunisti, socialisti, liberali, missini, ecc. Sapete cosa mi ha colpito? La classe, l’eleganza. I politici affermavano le proprie idee, contestavano quelle degli avversari, proponevano cambiamenti, soluzioni, si indignavano con forza, ma tutto questo senza mai perdere le staffe e senza mai parlare sopra le righe. Non c’era nessuno che insultava, che dava del fascista all’altro, che diceva di averlo duro, che faceva le corna, che raccontava barzellette. Gente magari meno spettacolare, meno divertente, troppo seriosa, ma sicuramente più seria. E credibile. Gente che proponeva le proprie idee parlando, cercando di convincere gli spettatori / elettori con la semplice forza dei propri convincimenti, senza colpi di teatro. Quanto vorrei avere ancora dei politici del genere, per sapere che quelli che andrò a votare possano almeno sembrare persone serie. E quelli che non voterei fossero comunque altrettanto seri, seppur portatori di idee diverse.

Sono ancora vivo

Rieccomi, come avrete forse notato (ma forse no) in questo periodo ho scritto pochissimo sul blog. Lo ammetto: stanno finendo le idee. Come ho sempre fatto, anche adesso ribadisco che sul blog scrivo quello che mi viene in mente, non ho "programmi" o argomenti ecc. Quindi a volte scrivo di quello che ho fatto, di quello che ho visto, di ciò che mi ha colpito, indignato, sorpreso, ecc. Oppure di cose che mi piacciono, o di mie opinioni, o di film, libri, televisione, sport, fumetti… Insomma: di ciò che mi capita in testa in quel momento. D’estate ho sempre poco tempo e voglia da dedicare al blog, perchè tutte quelle cose che non faccio durante l’anno le metto nella lista delle cose da fare d’estate, e poi va a finire che è il periodo in cui ho meno tempo dell’anno.  In agosto poi, è l’unico periodo in cui vivo stabilmente a Brallo e quindi me la prendo comoda: nelle pause di lavoro gironzolo un po’, non mi va di mettermi al computer a scrivere articoli per il blog! E poi  c’è un altro fattore: ormai sono 7 anni che scrivo, ho quasi finito gli argomenti ! Comunque non vi preoccupate, ho intenzione di andare ancora avanti ad annoiarvi con le mie cazzate i miei interessanti articoli, anche perchè settembre è il mese in cui, dopo gennaio, ci sono più buoni propositi: iniziano le diete, le scuole, si fanno i fieretti, i cambi di armadio, ecc…

Instagram

Da un po’ di tempo ho scaricato l’APP di Instagram e mi diletto a postare qualche foto, eccole !!!!

I Conti Dal Verme

Spesso quando si parla di via Dal Verme, a Voghera, molti la prendono in giro, storpiandola in "via del verme". In realtà la famiglia Dal Verme è stata molto importante nella storia dell’Italia settentrionale. Tempo fa ho letto un libro, scritto da Bernini e Scrollini, che si intitola appunto "I Conti Dal Verme", che racconta le storie del casato, dalle prime notizie certe fino ai giorni nostri. Senza nulla togliere alle generazioni attuali, la parte più interessante, a mio avviso, si è svolta a partire da Verona nel XII secolo fino a Voghera sul finire del XVI secolo.

Ecco un breve riepilogo dei principali avvenimenti.

Le notizie storiche partono dal 1174 con Nicola “de Vermo o Vermis” a Verona e proseguono col pronipote Pietro, milite di Cangrande Della Scala, decorato nel 1328. Il figlio Luchino partecipò ad una congiura contro Cangrande che tuttavia fallisce. Ai Dal Verme vengono confiscati tutti i beni e banditi dalla città scaligera. Si trasferiscono a Milano, dove i Visconti incaricano subito Luchino di compiti militari, prima a Bologna , poi a Genova e a Parma, infine a Pavia, presa nel 1359.
Proprio nella città sul Ticino si iniziò la costruzione del castello e Luchino se ne servì come base per le campagne militari. Nel frattempo c’era da riconquistare anche l’Oltrepo Pavese, caduto in mani nemiche. Dopo aspre battaglie e movimenti d’armi e di denaro (il principale avversario fu ingaggiato da Pisa e abbandonò la battaglia), nel 1365 Voghera fu viscontea.
Nel frattempo, un anno prima, Luchino era già partito addirittura per Creta e la conquistava per conto dei veneziani. Insomma era uno che non si fermava mai, sempre in giro a combattere, anche se tra una battaglia e un trasferimento trovava il tempo di scrivere al Petrarca, di cui era corrispondente. Un paio di anni più tardi salpava alla volta della Terrasanta, ma durante il viaggio trovò la morte.

Eravamo rimasti alla morte di Luchino. Il figlio Jacopo combattè anch’esso per conto dei Visconti, dai quali venne nominato signore in val Tidone nel 1388 e, negli anni successivi, anche in zone limitrofe. Egli dimorava a Pavia, e servì Gian Galeazzo Visconti sino alla sua morte, per poi trascorrere gli ultimi anni a Venezia.
Il figlio Luigi fu a sua volta un condottiero al soldo di vari signori: Bologna, il Papa, per poi difendere Venezia dai Visconti. Infine passò armi e bagagli proprio al servizio dei Milanesi, che in cambio gli offrirono il feudo di Bobbio, Castel S. Giovanni e Voghera. Proprio nel centro oltrepadano venne ad abitare la moglie Luchina, mentre il marito guerreggiava in giro per la penisola.
L’abitazione scelta era il castello visconteo, ubicato a porta S. Stefano. Era una struttura tipicamente militare fatta costruire dai vogheresi su ordine di Gian Galeazzo Visconti nel 1372. Luchina scelse il maniero come dimora, nonostante non fosse confacente ad un utilizzo civile, ingentilendolo e riadattandolo. Luigi morì nel 1449 e venne sepolto a Voghera nella Collegiata di S.Lorenzo.

Il successore designato, il figlio Pietro, era ancora bambino e quindi fu Luchina a governare Voghera per qualche anno. Pietro fu spesso il lite con gli Sforza e venne anche fatto arrestare un paio di volte. Rimase vedovo e si risposò proprio con una nipote di Ludovico il Moro, ma morì anch’esso giovane. Nel 1485 il Signore di Milano decise allora di incamerare tutti i beni dei Dal Verme, segnando la fine della signoria vermesca su Voghera.

Rime di diamante :)

A grande richiesta ecco il video della poesia delle nozze di diamante :-)

Villa Meardi

C’è una grande casa, immersa nella pianura padana, sulla strada che da Voghera porta a Retorbido: è Villa Meardi, una struttura a due piani con sale interamente affrescate.

Siamo stati lì a cena un sabato sera. Mentre nella sala di sopra i coscritti del ’62 si scatenavano in balli e festeggiamenti, ci hanno fatto accomodare nell’elegante saletta di sotto, dove eravamo soli e dove siamo stati molto coccolati dai camerieri.

L’unica pecca della serata si è presentata subito, quando il vino scelto, una bonarda Guerci, ci è stato servito un po’ troppo caldo. Ok, va servito a “temperatura ambiente”, ma si parla della temperatura di una cantina, non di una sala piuttosto caldina. Come detto, è l’unica critica che posso muovere, per il resto è stato tutto ok.

Abbiamo iniziato con gli antipasti: dei bocconcini di pollo con mele e sedano molto buoni, una sfogliata, un cocktail di gamberetti (che non abbiamo assaggiato, è contro la nostra religione), insalata russa e coppa con scaglie di grana e rucola. Per primo ci hanno servito dei tagliolini con ricotta profumata (ottimi) e un risotto primavera.

Dopo un sorbetto al limone siamo passati al secondo piatto: arrosto ripieno con patate al forno. E per finire, budino al cioccolato e un rilassante caffè (a me, il caffè rilassa)

Giudizio della serata: location splendida, servizio impeccabile, cibo buono e prezzo congruo. Andateci !

Nozze di diamante !

Ed ecco qua una gran folla riunita
                  per festeggiare ancora Siro e Rita
Come sappiamo Siro ha un altro nome
                 Non è banale, ma inconsueto: eccome!
“Ciriaco Tordi”, fu da bambino battezzato
                                ma per tutti “Siro” è sempre stato
E Rita, non è certo una sorpresa,
                        sapete che si chiama Maria Teresa
Due nomi pomposi e aristocratici
                         ma loro son di certo più simpatici
E, guardate, non coi nomi ma cogli atti
                    tanti successi nella vita ne hanno fatti
Potrei dire di trionfi personali,
                      ma io parlo di un amore senza uguali.
Che è sbocciato sessant’anni orsono
                           Così tanti che non so neanche quanti sono
Un amore che ha portato tanti frutti
                          passato nei bei momenti e in quelli brutti
Il Signore tante cose gli ha concesso
                               3 figli e 3 nipoti: è un bel successo!
E poi, non lo dico per finta
                    se non c’è sempre la salute, ci mettono la grinta
I figli sono grandi e forse anche i nipoti
          Ma loro non si arrendono e mai hanno giorni vuoti
La Rita di gioielli non ne ha mai portati
A Siro è andata bene e non ne ha regalati
Ma tutea queste persone, e sono proprio tante
Son qui per festeggiare… le nozze di DIAMANTE !!!

Ferrovia Voghera Varzi

Tempo fa ho fatto un giro in bici sul primo tratto del tracciato della vecchia ferrovia Voghera – Varzi. L’ho imboccata da strada Malvista (per chi non sa dove sia: uscendo da Voghera verso est, appena prima del ponte sullo Staffora di via Piacenza, la viettina sulla sinistra è strada Malvista). Appena prima del sottopasso, sulla sinistra c’è un piccolo sentierino che porta sulla massicciata. Si percorre quindi il ponte sullo Staffora e si arriva fino a strada Braide, dove l’itinerario prosegue. L’erba era stata tagliata, quindi il percorso agevole. Si raggiunge il ponte che passa sopra la Statale, nei pressi dello Zenith e si prosegue nei campi in direzione Codevilla. Il mio giretto è stato breve, anche perchè ho fatto numerosissime soste a fare fotografie. Eccone alcune:

 

 

     

 

 

Non c’è tre senza 4 !

Io e te. Tu e io. Io e tu. Tu e me. Noi. Se non ci sei, mi manchi. Se ci sei, non mi basti mai. E poi di notte ti sogno, e di giorno mi accorgo che il mio sogno è realtà. E quando non vedo l’ora di raccontarti una cosa, quando non vedo l’ora di passare un po’ di tempo con te. Io e te. I tuoi occhioni che brillano nel buio. E + F. Tu e io. Ma per caso è passato del tempo? Un po’ me ne accorgo pensando a tutte le cose con te, ma se penso al tempo mi sembra così poco. 4 anni mi dici? 4 anni di io e tu? WOW! Si insomma…è inutile che mi sforzi a cercare le parole, potrei star qui tutta notte e ne uscirebbero solo di scontate, quel che è vero infondo è che siamo proprio belli e ci amiamo da 4 anni !! Tu e me. Un bel successo, no? Se ci pensiamo abbiamo fatto proprio un sacco di cose insieme, tutte belle. E se pensiamo al futuro… mamma mia quante cose ancora possiamo fare ! Sei la mia forza e io voglio essere la tua :-) Noi !!! Quindi non dirò nient’altro se non che, dal profondo del mio cuore, ora e da quarantotto mesi, ti amo !

 

Arcobaleno

ARANCIO come tenersi per mano
ARANCIO come il becco di un gabbiano
ARANCIO quando volo sopra le nuvole con te
ARANCIO come i sogni quando sei con me

INDACO può essere il sentimento
INDACO è uno dei fiori che ti ho regalato
INDACO è il tramonto
INDACO quando appoggi la testa sulla mia

VERDE come un prato
VERDE è il mio sguardo quando ti vedo
VERDE è l’acqua pulita di un fiume
e VERDE è il semaforo del nostro amore

e poi GIALLO come il sole che ci scalda
GIALLO come… ricordi quel simpatico canarino?
GIALLO come le carezze che ti faccio
è proprio un bel GIALLO, GIALLO limone!

VIOLA come i pensieri
e VIOLA è anche il mirtillo
ma VIOLA è il nostro abbraccio
perché VIOLA è la consapevolezza di provare qualcosa di grande

AZZURRO come le onde del mare dove ti voglio portare
AZZURRO come il mistero dietro a un pensiero
AZZURRO come il cielo che è AZZURRO
AZZURRO è la mia gioia di stare con te

ROSSO è il bacio
perché ROSSO è il fuoco che brucia
perché ROSSO è fare l’amore
come ROSSO è il mio cuore

O Bansin

Un paio di anni fa avevo letto un articolo sul Corriere della Sera che parlava di un ristorante di Rapallo, O Bansin. Pare che un giorno ci capitò Hemingway (e dove non è stato, quell’uomo?), inviato per uno dei " Trattati di Rapallo", che non fu riconosciuto e fu anzi guardato con sospetto. Il nome del locale viene dal soprannome del suo fondatore, un po’ corto di braccio e attento a bilanciar le dosi servite (bansin = bilancino), come da buona tradizione ligure d’accademia.

L’occasione per visitarlo è capiatat per il "ponte" del 2 giugno, oppure quella del compleanno di Elisa, oppure.. fate voi, per noi un motivo per "festeggiare" c’è sempre e ci piace provare posti nuovi.

Il locale è caratteristico, pieno zeppo di foto della vecchia Rapallo. L’entrata principale è in Via Venezia, ma arriva, col retro, fino al parco giochi dove c’è il trenino dei bambini.

Abbiamo preso una focaccia ligure al formaggio, molto buona e abbondante, per proseguire con due piattoni di pansoti in salsa di noci: una leccornia. Come vino abbiamo scelto una bottiglia di Bonarda dei Colli Piacentini. Tutto buono, unica pecca la polvere sulla bottiglia che poteva essere tolta prima di servirla!

Se passate da Rapallo e volete un locale caratteristico, O Bansin fa per voi.

Lusi e collusi

Immaginate un’azienda. Per esempio una grande azienda. Immaginate adesso che il cassiere di quest’azienda riesca a sottrarre (= rubare) dei soldi, tanti soldi, tantissimi soldi. Diciamo milioni di euro. Secondo voi il capo non si accorgerebbe di nulla? Difficile. E se proprio non si accorgesse di nulla, che imprenditore sarebbe? Non molto il gamba, vero? Per non dire un perfetto cretino.

Sapete chi è Lusi? E’ un avvocato che è stato il tesoriere della Margherita, ex partito il cui leader era Francesco Rutelli, indagato per aver portato via i soldi dei rimborsi elettorali. Orbene, il nostro Rutellone sostiene di non sapere nulla di nulla. I casi sono due: se sapeva, allora è un disonesto e bugiardo. E quindi come potremmo votare una persona così? Se invece non sapeva…beh lascio a voi la definizione (io l’ho scritta sopra). Comunque lo vogliate definire, uno che non si accorge che il proprio tesoriere ruba milioni di euro di certo non è una cima di intelligenza. E allora perchè dovremmo votare una persona così?

E’ sto parlando di Rutelli, ma potrei parlare di Scajola e di tanti altri che preferiscono fare la figura dei cretini invece di ammettere di poter essere dei disonesti. Ok, i disonesti fuori dal parlamento, ma allora fuori anche i cretini. Rimarrebbero in tanti? Mah…

Ma per esempio perchè non mettono un tetto massimo di 20 anni (che sono tanti) ai politici? In questo modo una persona è libera di fare politica, per un massimo di 20 anni. Che comprende tutto: sindaco, consigliere regionale, deputato, ecc. Altrimenti uno fa 20 anni il sindaco e poi 20 anni in presidente di provincia, ecc. Vogliamo fare 30? Ok, ma non un minuto di più ! Poi BASTA! Neanche un piccolo incarico. Si, sarebbe bello, ci spero ma non ci credo…

Il mio primo meme

Ecco quello che realmente succede…. !!!

Layout

Format Distributivi del settore moda abbigliamento in Italia: situazione e prospettive del piccolo punto vendita

Trentaseiesima puntata

Il negozio non è un deposito, ma è il prodotto dell’azienda (Raffaele Cercola, “Il Marketing dell’azienda dettagliante moderna”, a cura di L. Sicca, CEDAM, 1990), e quindi è grande l’importanza dello spazio come strumento essenziale per la realizzazione degli obiettivi commerciali. Il layout (disposizione planimetrica degli scaffali e attrezzature e dei posti di lavoro studiata allo scopo di razionalizzare il processo di vendita) è essenziale per la disposizione ottimale degli articoli, sia per mostrare l’assortimento che per favorire acquisti d’impulso.
Il primo passo è quello di predisporre il layout delle attrezzature. La distribuzione dello spazio deve rendere il negozio più attraente e invitante possibile per il consumatore, in modo che possa realizzare acquisti più facilmente e individuare pienamente l’offerta del negozio. Inoltre deve ottimizzare lo spazio per migliorare le performance di produttività e redditività.


Il Layout dei negozi di calzature Bata sono sviluppati con cura, in modo da supportare il cliente nella scelta all’interno del vasto assortimento.

Dopo la disposizione di scaffali e attrezzature, occorre disporre un layout per l’esposizione delle merci, che non può essere lasciata al caso, ma deve seguire opportuni criteri basati sul tipo di merce e sul genere di negozio. Ad esempio le merci più richieste vanno messe più a portata di mano, facendo magari in modo che il cliente sia obbligato a passare davanti ad altri articoli.
Il presupposto è che più merce si vende da sé e meglio è, pertanto deve essere esposta in modo da attirare l’attenzione del cliente, suscitare il suo interesse e suggerirgli l’idea dell’acquisto.
In alcuni casi potrebbe essere utile l’esposizione vicino all’ingresso di offerte speciali, limitate nel tempo; oppure la presenza di articoli a prezzo basso vicino alle casse per stimolare gli acquisti di impulso; o ancora l’esibizione ravvicinata di articoli che potrebbero suggerire un acquisto combinato (camicie e cravatte, pantaloni e cinture, e via elencando)
Non esiste quindi un layout standard, è un compromesso tra l’esigenza del consumatore di trovare subito e senza impedimenti la merce venduta e quella dell’imprenditore di incrementare la redditività.

Aneddoti 22

Per la serie: "NON INSISTERE"

Non sapete quante volte si è riprodotto questo dialogo in negozio:

"Può tenermi questa maglia (scarpe / felpa / giacca / ecc) ?"
"Certo, mi deve dare un acconto"
"Non ho soldi, altrimenti l’avrei comprato subito"
"Basta un piccolo acconto, altrimenti non posso"
"Mi arriva lo stipendio il giorno X, non ho niente"
"Allora mi spiace, non posso"
"Ma io vengo a prenderla il giorno X"
"Ho capito, ma senza acconto non posso tenerla da parte"
"La prego"
"Mi spiace, ma se dovessi mettere da parte la merce a tutti quelli che me lo chiedono dovrei avere un magazzino apposta, e poi il 90% della gente non torna. Si figuri che a volte non tornano neanche quelli che lasciano l’acconto"
"Ma io torno"
"Si e secondo lei gli altri cosa dicevano? Che non tornavano? Non insista, le regole valgono per tutti. Se avesse un piccolo acconto, anche 5 euro"
"No, non ho niente, va beh pazienza"

Io penso: ma davvero non hai neanche 5 euro nel portafoglio? E vi giuro che mi capita tutti i giorni!! Poi ci sono quelli che lasciano l’acconto e tornano dopo mesi!! E magari si arrabbiano se gli hai venduto la merce. Se invece non l’hai venduta la vogliono cambiare con qualcosa di stagione… non faccio ulteriori commenti.

Per la serie "MAMMA MODELLO"

Anche stamattina una mamma è venuta dentro a curiosare. E fin qui tutto bene, se non fosse che per dieci minuti ha lasciato il bambino sul passeggino fuori da solo e sotto il sole! Complimenti! Ma è già -purtroppo- capitato altre volte. E poi quelli che lasciano fuori il cane.. beh in questo caso li capisco, se il cane è grosso e/o irrequeto è segno di rispetto verso le altre persone e verso il negozio, però non lasciatelo al sole! Vuoi il cane? Per prima cosa rispettalo! Poi c’è stato chi ha lasciato di fuori il nonno sulla sedia a rotelle (giuro!). Per contro ci sono quelli che portano dentro cane, passeggini e simili e li piazzano esattamente davanti alla porta di uscita, come se nel negozio ci fossero solo loro… Poi ci sono quelli che i bambini se li dimenticano e se non sto attento io al fatto che escono e vanno in mezzo alla strada finirebbero arrotati… Eh si, stare in negozio a volte è come stare all’asilo Mariuccia!

Su Facebook gira quest’immagine. Non so se è vera, ma è verosimile… :-(

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