fabiotordi

(raccolta molto sparsa di pensieri)

fabiotordi

Ragusa

Sono stato a Ragusa. E’ una zona della Sicilia che non avevo mai visto (ero arrivato fino a Noto e a Capo Passero). La città è molto bella e vale assolutamente la pena di essere vista. Come al solito in Italia ci sono delle bellezze uniche senza dover andare chissà dove.

Iniziamo col dire che Ragusa è in montagna, sarà a circa 500 metri di altitudine. Poi che è essenzialmente divisa in due: la parte più in basso e più antica è chiamata Ibla e la parte nuova Ragusa o Ragusa Nuova. E’ successo che alla fine del 1600 un terremoto ha distrutto Ragusa. Alcuni hanno ricostruito nello stesso posto (Ibla), altri hanno preferito ricostruire più in alto, creando questa città speciale aggrappata al monte. Per esempio il Duomo è giù, mentre il Vescovo è su. Fino a circa un centinaio di anni fa erano addirittura due comuni diversi, poi sono stati uniti per creare così un grande centro che potesse essere capoluogo di provincia (negli anni ’20 dello scorso secolo). In quegli stessi anni, durante il periodo fascista, ha avuto numerosi abbellimenti.
Il risultato è che Ragusa è decisamente una località particolare, e quando sei su hai un bello spettacolo guardando giù, e quando sei giù e ti giri verso l’alto….altrettanto. Un posto sicuramente da vedere.

Poi ho girato un po’ nella zona: Scicli, Modica, Marina di Ragusa, Vittoria, Comiso, ecc. Tutti posti carini (a parte Vittoria, onestamente), barocchi, piacevoli da visitare. 

E ora la rubrica "cose che ho notato, in ordine sparso:

  • L’ospitalità è nello standard siciliano, cioè molto molto accogliente.
  • Al bar, appena ho chiesto "cappuccio e brioche" ho evidenziato la mia provenienza. Successivamente ho imparato a chiedere "cappuccino e cornetto"
  • Il bar di Ragusa "Caffè Italia" sotto alla cattedrale di San Giovanni Battista è il numero uno: interisti, cappuccio e brioche ottimi (pardon, cappuccino e cornetto) e…c’è il Corriere della Sera. Numeri unissimi!
  • Non sbagliarti a dire "buongiorno" nel tardo pomeriggio, ti cazziano subito correggendoti in "buonasera!"
  • I centri commerciali sono uguali in tutto il mondo, che tristezza.
  • I negozi del centro sono uguali o comunque simili in tutte le città. Che tristezza. Sarà perché sono tutte catene in franchising. Passeggiare per il centro e vedere le vetrine di Yamamay, Benetton e simili (con tutto il rispetto) non rende la gita interessante, anzi.
  • Sulla costa non c’è molto, siamo fuori stagione e quindi è quasi tutto chiuso.
  • Le chiese barocche dopo un po’ sembrano tutte simili (con questo non dico che non siano simili, ma a casa riguardando le foto ho delle difficoltà a ricordarmi dove le ho scattate)
  • I ragusani sono molto orgogliosi della loro storia e non vedono l’ora di raccontartela, appena notano che sei un turista.
  • I ragusani sono molto orgogliosi del telefilm del  Commissario Montalbano.
  • Le regole della strada sono un po’ diverse, soprattutto nel concetto di precedenza. Non sei mai al sicuro, anche se viaggi su una superstrada. Ad ogni incrocio devi stare attento che qualcuno non ti tagli la strada, perché la precedenza è di chi se la prende.
  • No, non ho assaggiato le cassate e il cioccolato di Modica, lo sapete che non sono goloso di dolci. Non faccio mille km per mangiare un cioccolato, sorry. Ognuno ha le sue priorità
  • No, non c’era caldo. Diciamo la stessa temperatura di qui.
  • Non capivamo perchè la stanza da letto è in basso e la cucina al terzo piano. Pensando al caldo che deve fare d’estate e ai tetti in ondulina abbiamo capito: non dormiresti!
  • La pietra bituminosa di Ragusa verrà anche utilizzata per asfaltare le strade di Londa e Parigi, ma se ne usassero un pochino anche per le strade locali sarebbe meglio: sono una buca unica!
  • I siciliani in generale se sbattono abbastanza di come tengono le case. Mi spiego meglio: hanno dei panorami stupendi, delle città piene di storia, degli scorci meravigliosi, delle vie romantiche, delle piazze incantevoli…. e delle case tenute malissimo. Non dico dentro, dico fuori: sgarrupate, conciate, traballanti, disastrate. Anche a Ragusa penso che il grosso delle ristrutturazioni sia stato fatto nel Ventennio. Poi basta.

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La vicina del piano di sotto

Lei si chiama Millicent. Il cognome non lo so, non me l’ha mai detto. Dite che è un nome strano? Beh per esempio per la bambola più famosa del mondo hanno scelto "Barbara Millicent Roberts"
Ci conosciamo dal giugno 2008, dal momento che si è arrampicata sui miei pantaloni, graffiandomi e tirandomi i fili. E’ lei che mi ha scelto come amico.
Non è mia figlia e io non sono suo papà, da momento che io sono un uomo e lei una micia, quindi la cosa è fisiologicamente impossibile.
Non sono neanche il suo padrone, né quindi lei è il mio gatto. Io non sono padrone di niente, tantomeno lei ha voglia di farsi padroneggiare.
Infatti ognuno di noi ha la propria vita. Io ho la mia casa, il mio negozio, i miei giri ed entro ed esco diverse volte al giorno. Lei pure.
Quindi? Possiamo dire che siamo coinquilini? Beh si in un certo senso. Siamo molto amici e collaboriamo, ecco.
Lei viene a darmi una mano in negozio di tanto in tanto, sebbene molto meno di una volta. Vista la distanza da casa (per lei, per me non è un problema) le do uno strappo in macchina.
Io le gestisco le spese, le compro il cibo, visto che lei non ha dimestichezza coi soldi e ancor meno dimestichezza con la caccia autonoma di cibo.
Preferisce dilettarsi con svaghi tipo il sonno, il riposo, il rotolarsi in mezzo alla strada, si dedica al relax, tra una pausa e uno stacco. Insomma è molto impegnata.
Quando non lavora, mangia. Oppure dorme. Lei in cambio del mio favore, mi da una zampa anche in casa, con compiti di supervisore di quello che faccio e controllore di quello che guardo in tv o al computer.
Ma non siamo proprio coinquilini, perché lei in realtà abita al piano di sotto di me. Quindi in pratica è la vicina del piano di sotto.
Ha la sua porta indipendente (in questo caso è un finestrino, ma per una gatta è come fosse una porta), dalla quale entra ed esce più volte al giorno.
Non so molto della sua vita fuori casa, solitamente bighellona nel circondario, strusciandosi contro i pantaloni dei passanti o prendendo il sole sull’asfalto.
A volte, quando non sono a casa, mi telefona. Lei non possiede telefoni, ma ha il mio numero scritto sul collarino (che cara) e quindi qualcun altro lo fa al posto suo.
Quando invece sono a casa, lei spesso viene su da me a guardare un po’ di tv (lei non ce l’ha), a riposare sul calorifero (lei non ce l’ha, ma ha una caldaia), sul plaid, sulla cuccetta davanti alla portafinestra, sul tappetino dell’ingresso. Insomma, è un po’ come fosse anche casa sua. In cambio lei mi fa tenere la mia auto nella sua casa al piano di sotto. E’ un giusto compromesso, direi: parcheggio gratis e pure custodito (spesso Millicent, Milli per gli amici, si mette su un cuscino proprio davanti alla mia Megane per tenerla sotto controllo tutta la notte. Quanti vostri amici farebbero lo stesso?)
Insomma, oltre che vicini di casa siamo anche buoni amici. Non siamo di quelli melensi che lo dimostrano con baci e abbracci, ci basta uno sguardo, ci basta stare insieme. Anche perché mica siamo una coppia, eccheccazzo, ognuno si fa i fatti suoi.

 

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Lago e la rovere grossa di Montarsolo

La strada dopo Marsaglia inizia veramente a salire, e la valle si fa sempre più stretta. Giunti in prossimità di una ex casa cantoniera situata su un tornante, proprio sul ciglio di un precipizio, potete godere di un’ampia visione sui meandri del Trebbia e sulla confluenza dell’Aveto, suo maggiore affluente. Qui ammirate, come in un teatro, la natura incontaminata che caratterizza questa parte della vallata. A metà costa Confiente, con le sue casette in sasso ben ristrutturate.

Dopo circa 4 chilometri imboccate sulla destra la SP73 che si inerpica, con veri e propri tornanti, sulle pendici della montagna. Lo spettacolo davanti a voi è ancora una volta impressionante: il fiume è diventato piccolo e, come un serpente, si insinua tra le montagne che a tratti si gettano direttamente nel letto del fiume.

Raggiungete il piccolo borgo di Lago costituito da case in pietra con tetti di ardesia, tipiche costruzioni di questi luoghi. Nelle vicinanze potete notare le rovine di un castello detto Del Lago o Dei Balbi, che ha visto numerosi proprietari fino a essere abbandonato nel XVII secolo. Ancora qualche chilometro ed eccovi a Pieve di Montarsolo, un’atica pieve romana in cui sorge il Monastero di San Giacomo; nel IX secolo divenne una delle più antiche parrocchie della diocesi di Bobbio. Qui si trova la Rovere Grossa, una rovere millenaria di ben 7 metri di circonferenza, meta della celebrazione della Madonna della Guardia, il 29 agosto di ogni anno. In questa occasione si tiene il raduno dei trattori agricoli d’epoca, potete cantare e ballare coi cantori delle Quattro province e degustare i prodotti locali all’ombra del bosco di querce che circonda la Rovere Grossa.

(tratto da: "La guida instant della val Trebbia" in collaborazione con instagramerspiacenza. Edizioni Officine Gutenberg, Piacenza, 2015)
foto di @instafabio (cioè io)

 

 

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Le solite cose

Discorsi sentiti e risentiti, e ancora sentiti di nuovo e poi ancora… in questi 18 anni di negozio Piazza Affari.

  • OOOOH FINALMENTE! E’ QUESTA L’ORA DI ARRIVARE? SONO QUI DALLE 9 CHE ASPETTO !
    Signora, la capisco, ma io non ci posso fare niente: il negozio apre alle 9,30 e c’è scritto chiaramente nell’orario affisso sulla porta. Lei potrebbe essere qui anche dalle 6 del mattino, ma non è certo colpa mia.
  • MA VOI VENDETE SOLO COSE PER MAGRI?
    No, signora, se mai è il contrario, se fossimo tutti magri a questo mondo avrei finito le taglie S. Se invece ho finito le taglie XXL è proprio per l’esatto contrario. Ma lo penso soltanto, non glielo posso dire, perché lei altrimenti si offende.
  • MI PUOI TENERE QUESTO MAGLIONE? CIOE’…SE DEVI VENDERLO VENDILO, MA SE NON LO VENDI…ME LO TIENI?
    Questo discorso si commenta da solo
  • CE L’HAI SOLO DI QUEL COLORE?
    Ma di che articolo stai parlando? Se entri e mi dici così come pretendi che io capisca!
  • QUESTE SCARPE MI VANNO STRETTE / SONO FUORI MODA / SONO BRUTTE / MI FANNO SCHIFO. MI FAI LO SCONTO?
    No, scusa, ma se sono brutte… non comprarle e stop, no?
  • BUONGIORNO, VORREI UNA TAL COSA MA NON CE L’AVETE.
    Ma se sei tanto sicuro di te stesso e dici tutto tu…cosa chiedi a fare? Cosa entri a fare?

  • A CHE ORA DOVETE CHIUDERE? 
    Alle 12:30
    AH, MA SONO GIA’ LE 13… TI HO FATTO FARE TARDI. ALLORA TORNO UN’ALTRA VOLTA CON CALMA!
    Eh no, cazzo, adesso compri!
  • MI TIENI QUESTA FELPA, CHIARAMENTE SENZA ACCONTO? PASSO ALLA FINE DEL MESE PROSSIMO, FORSE, MAGARI, PUO’ DARSI.
    Si, come no, vuoi mica anche 5 euro per andare a fare colazione?
  • HO COMPRATO QUESTA GIACCA PER MIO FIGLIO A OTTOBRE, SIAMO AD APRILE E NON L’HA MAI MESSA E ORMAI GLI E’ PICCOLA, LA VORREI CAMBIARE, PRENDO QUALCOSA PER ME.
    Si, certo, e io ad aprile la giacca in piuma foderata in pelo a chi la vendo?
  • HO COMPRATO QUESTA SCARPE, LE HO PROVATE BENE A CASA, MA SONO PICCOLE E VORREI CAMBIARLE.
    Certo, ma dov’è l’etichetta?
    EH, SAI COM’E’, IO APPENA ARRIVO A CASA LE ETICHETTE LE TOLGO E LE BUTTO NELLA STUFA
    Va beh, e la scatola?
    EH SAI COM’E’, IO APPENA ARRIVO A CASA….
    Va beh, ho capito, butti la scatola, ma questa scarpe sono usate.
    NOOOOO, IMPOSSIBILE, LE HO MESSE SOLO IN CASA
    Allora hai una casa un po’ sporchina, visto che le suole sono piene di terra.
  • HO COMPRATO QUESTA GIACCA IN UN ALTRO NEGOZIO, MA NON LA METTO, POSSO LASCIARTELA IN NEGOZIO DA VENDERE? TRANQUILLO, VOGLIO SOLO CINQUEMILASETTECENTO EURO, IL RESTO TE LO TIENI TU.
    Ma certo, se vuoi ti do anche un rene. No, guarda, vai al mercatino dell’usato oppure mettile su qualche sito di annunci.
  • E’ MORTA MIA NONNA E MI HA LASCIATO UNA PELLICCIA DI FAINA DELLE ANDE, VOI LE RITIRATE?
    No, mi spiace
    GUARDA CHE LA MIA PELLICCIA E’ STUPENDERRIMA
    Non lo metto in dubbio, ma non vendiamo pellicce, tantomeno usate.
    MA LA MIA E’ STRABELLA E VOGLIO SOLO SETTORDICIMILAMILIONI DI EURO
    Nooooooooooooo, ma è così difficile da capire?
  • HO PRESO GLI SCI DA UNA FAMOSA CATENA DI ARTICOLI SPORTIVI PRESENTE ANCHE NEI DINTORNI CHE INIZIA PER "DEC" E FINISCE PER "THLON". PUOI REGOLARMI GLI ATTACCHI? NATURALMENTE AGGRATIS.
    Ma certo, e ti regalo anche una sacca portasci e un leccalecca al bambino.
  • PUOI DARMI LE SCARPE CHE MI SERVONO SUBITISSIMO, MA TE LE PAGO QUANDO MI PARE E PIACE?
    Mmmmmm, mi risulta difficile credere che il medico abbia scritto sulla ricetta: "indossare immediatamente un paio di scarpe nuove altrimenti rischi la vita"
  • FACCIO LA SPESA PER 400 EURO, TI DO 3 EURO DI ACCONTO VANNO BENE? MA POI SE ENTRO VENTICINQUE MESI NON RIPASSO O CAMBIO IDEA, L’ACCONTO ME LO RIDAI, VERO?
    Ma si, te li accantono in un fondo pensione privato e ti do anche il vitalizio. 
  • VORREI CAMBIARE QUESTO MAGLIONE.
    Non è possibile, è usato.
    NO, HO SOLO TOLTO LE ETICHETTE, MA LE HO QUI CON ME
    No signora, profuma di detersivo.
    AH MA IO APPENA COMPRO DEI VESTITI PER PRIMA COSA LI LAVO.
    Benissimo signora, ma in tal caso vengono considerati usati.
  • HO VISTO UNA MAGLIA IN VETRINA, CE L’AVETE DI UN ALTRO COLORE E DELLA MIA TAGLIA E MAGARI MI FATE LO SCONTO?
    Quale maglia? In che vetrina l’ha vista?
    AH, NON LO SO, L’AVEVO VISTA L’ANNO SCORSO
    Va beh…
  • BELLO QUESTO CAPPOTTO IN OFFERTA, PECCATO PER IL COLORE O TAGLIA, MA SE TE NE ORDINO UNO ME LO PUOI FAR ARRIVARE?
    Certo, a prezzo pieno.
    EH NO, LO VOGLIO IN SALDO.
    Cosa le devo dire, proverò a spiegare alle ditte che devono produrre un capo apposta per lei al prezzo che dice lei, vediamo cosa mi rispondono.
  • QUESTO CAPO E’ DIFETTATO, NON MI VESTE BENE.
    Eh si, ha parlato la statua greca priva di imperfezioni.
  • HO VISTO UN CERTO PRODOTTO IN UN ALTRO NEGOZIO, ME LO PUOI ORDINARE? MA VOGLIO SPENDERE LA META’
    Ma certo, guarda se vuoi lo vado a comprare io in quel negozio e te lo rivendo smenandoci dei soldi, tanto siamo amici no?
  • HO VISTO IL TAL PRODOTTO NEL TAL NEGOZIO, MA COSTAVA MENO.
    Benissimo, che affarone. Faccia così: le do i soldi e me ne prende due anche per me, ok?

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Siro del Brallo – 12

Intervista di capodanno al cavalier Siro che racconta la sua esperienza con gli animali: mucche, pecore, capre, cavalli, cani e gatti.

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Libertà

Quello che mi da fastidio nella storia degli strupri di Colonia è il silenzio o peggio ancora l’arrampicarsi sugli specchi dei soliti imperterriti giustificatori (che così facendo diventano negazionisti). Gli stessi giustificatori che, quando gli fa comodo, diventano di colpo intransigenti. Per la carità, non è che dicono "hanno fatto bene", usano armi lessicalmente più complesse e per questo ben più pericolose.

Discorsi del tipo: "non dobbiamo confondere la criminalità con l’immigrazione", oppure "non è un discorso politico". Eh già, quando non gli fa comodo non è più un discorso politico. Sono ovviamente d’accordo anche io a dire che quelli erano criminali e che hanno compiuto un crimine e pertanto dovranno essere giudicati e condannati. Se ci ragioniamo un attimo, però, potremmo dire: se non ci fossero stati non sarebbe successo. O no? O il mio è un discorso totalmente campato in aria? Ma per una volta scendete dai piedistalli, uscite dalle vostre cotonate case, dai vostri ovattati uffici da pensatori snob e misuratevi con la realtà e cercate di mettervi nei panni delle persone che hanno subito delle violenze. Dovrebbero liquidare il tutto dicendo: "può succedere, peccato che sia successo a me?". Non sarebbe forse meglio prendere provvedimenti? Cercare di arginare il fenomeno? E come, dicendo alle donne di Colonia di non andare in giro troppo scollacciate? Ma per favore, basta ipocrisie e buonismi del piffero. Se voi siete i buoni allora io non sono buonista, non sono politicamente corretto e ben fiero di esserlo. Le donne di Colonia, così come quelle di Piacenza, di Brindisi, di Valencia e di Oslo, le loro madri e le loro nonne, hanno lottato per riuscire ad affermare i propri diritti, il costume nei secoli si è adeguato, la civiltà è andata avanti e adesso sono e devono sentirsi libere di andare in giro come meglio credono (nei limiti della decenza, ma questo rientra nel concetto stesso di libertà che arriva fin dove non lede la libertà altrui). Non ci posso credere che qualcuno suggerisca di tornare al medioevo per PAURA, per non OFFENDERE qualcun altro. Come se una persona venisse a casa mia, non invitata, e si lagnasse anche del fatto che il mio pigiama è fuori moda. Pazzesco.

Va beh allora voi che la sapete lunga, mettete o fate mettere il velo allo vostre donne. Date l’esempio. No? Allora la vostra è e rimane sempre IPOCRISIA.
E detto tra noi il mio pigiama è bellissimo.

Leggetevi questo articolo:

www.linkiesta.it/it/blog-post/2016/01/09/lorda-la-notte-di-san-silvestro-a-colonia/23718/

da cui traggo una domanda: "È questa l’idea di integrazione che hanno in mente le campionesse dell’umanitarismo scenografico?"

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Cenerentola

Ricorda Cenerentola: a mezzanotte i topini si trasformeranno in cavalli, e la zucca diventerà una carrozza. È questa la vera favola!

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Quelli come noi

 
Io e un mio amico delle volte ci troviamo e ci diciamo che:quelli come noi che son venuti su un po’ strani e hanno avuto sempre poche donne per le mani e covano le loro solitudini in segreto quasi con gelosia lasciandosi un po’ andare solo davanti al vino forte di un bicchiere. Quelli come noi così timidi e ambiziosi piuttosto silenziosi e sempre con la testa pienadi musica di arte e grandi amori


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Siro del Brallo – 11

Intervista natalizia per il cavalier Siro. Ci racconta di quando era bambino e di come si festeggiava il Natale.

Ricordo che potete trovare altri video sulla pagina www.sirodelbrallo.eu

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Monster

"Monster" di Bob Loser
Regia: P.J. Lumière
Produzione: Gruppo Zero
Anno: 2015

Mi sembra di vederti: perché’ ste facce scure? Adesso mi presento mi chiamo Bob Loser. Non vengo dalla strada, quelle son tutte scuse, non giro con le fighe, ma con le tipe confuse. Pensavi male zio, son altre le mie muse: vado sempre a letto tardi, nei party mi si esclude. Vivo forse nella media, ma per quello non ho cure, parlo solo di cazzate: argomentazioni oscure. Ogni volta cerco aiuto e ogni volta porte chiuse; la nebbia nella testa la taglio con la scure, se esco faccio festa (su ciò non si discute). Non penso mai al domani. Mi dici non ho acume. Mi piacciono le bionde,le rosse e anche le brune, di tipe io ne ho avute non tante o troppe..alcune. I sogni li ho riposti nel fondo del baule, non ascolto i tuoi consigli, ma  neanche le tue accuse

Monster,
How should I feel?
Creatures lie here
Looking through the windows

Io neanche lavoro, d’altronde chi mi assume? Le vie del mio domani rimangono un po’ buie: non voto i comunisti, ma neanche per il duce. Mi piacciono le tipe sveglie e quelle un po’ fuse. Sono stato anche bocciato, avevo le lacune. Giro da solo di notte perché odio la luce. Se per caso vedo il sole spero che arrivi una nube: le mie idee sono queste, le dico nude e crude. Vivo dentro ad uno specchio e fuori le paure, mi ascolto da solo, sono io il mio nume, le parole sono mie. Sarò anche un po’ rude, ma dico quel che penso, sono parole pure. Mi butto nella pista, mi butto nella rupe, gli amici non li ho più, le tipe le ho deluse. Io ci spero ancora poco nelle giornate future, non sono quello scemo che magari poi s’illude.

Monster,
How should I feel?
Creatures lie here
Looking through the windows

Io non mi sento figo, perché sono un  po’ truce, la pelle rovinata come quella di un agrume (sarà forse l’effetto di tutte quelle cadute… sarà forse l’ebbrezza del  paracadute), ma almeno sono vero, non indosso il costume. Non sento i tuoi discorsi, ne sono ormai immune. Se posso vado al mare, sto attento alle meduse e allora nuoto a riva vicino alla palude. Se ho qualcosa da dire nella gola giù mi prude, ma le cose le ho già dette e alcune già vissute, ma è ora di finire quindi adesso niente scuse: sto dicendo stronzate, salto come una pulce per tentare un’assonanza camminando sulle punte. Non era vero un cazzo di queste frasi ottuse, ma non ne posso più di rime quasi illuse. Me ne vado e vi saluto, saluti da Bob Loser.

Monster,
How should I feel?
Creatures lie here
Looking through the windows

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Colonna sonora 2015

Dopo la classifica delle canzoni che ho più ascoltate lo scorso anno ecco quella di quest’anno, è la colonna sonora che mi ha accompagnato nel 2015. C’è un po’ di tutto quello che mi piace veramente: rap, elettronica, Vasco, ecc. In un miscuglio che non rispecchia la mia musica preferita "in assoluto", ma la musica che ho ascoltato quest’anno.

Iniziamo dalla posizione 13 che porta fortuna: Feder Feat. Lyse con Goodbye, pezzo dance che mi intrippa abbastanza, soprattutto dal minuto 0:53 quando cambia un po’.

Passiamo alla 12 col primo di tanti pezzi rap italiani, tratto dal suo nuovo disco c’è Gue Pequeno con Squalo. E’ un disco molto moderno. A me piace la old school (perchè io SONO old school) ma Guè ha dimostrato come si fa rap nel 2015. E’ lui il vero bad boy.

Posizione 11: il pezzo che mi ha rallegrato la prima parte dell’anno è AronChupaI’m an Albatraoz. Niente da aggiungere, solo alzare il volume, molto molto tamarro.

Iniziamo la top ten con una delle mie due cantanti preferite del momento. Lei è la dolcissima Annalisa Scarrone e canta una canzone dell’immensa Mina: Mi sei scoppiato dentro al cuore 

Torniamo al rap alla posizione 9 con il king della old school italiana, anche se il brano è recente, del 2013. Bassi Maestro insieme al cattivissimo Nitro in One more chance "sempre lo stesso sotto mille ceri, dopo mille viaggi, mille aerei, mille rotti treni, ho rotto mille schemi, mille colli, mille schiene, passato da mille lire a mille spese più volte in un mese"

Eccolo, il Blasco, il Komandante Vasco, al posto 8 con un pezzo alla sua maniera romantica: Accidenti come sei bella 

Saliamo al 7 con un tipo che mi intriga sempre: sembra sempre banale, ma è sempre forte: il redivivo Fabri Fibra con Lamborghini. Non è forse neanche un rap, ma accidenti se spacca.

Al posto 6 un altro rapper, il poeta del rap. Lui banale non lo è mai. Fedez, diventato famoso per brani frivoli, in un pezzo dove si guarda dentro: L’hai voluto tu (questa è una versione live). "E party ai piani alti, dove più sei coglione più hai bisogno di farlo sapere agli altri, e avanti"

Saliamo verso la vetta trovando un pezzo quasi mio coscritto (è del ’75). E’ Rimmel di Francesco de Gregori.

E allora avanti coi pezzi un po’ malinconici. Al posto 4 una canzone che in auto nel 2015 avrò cantato a squarciagola decine di volte: sono i Radiohead con Creep. "But I’m a creeeeeeeeeeeeeeep, I’m a weirdo. What the hell am I doing here? I don’t beloooooooooong hereeeeeeee". Dai come si fa a non sgolarsi?

Attenzione attenzione saliamo sul podio. E addirittura troviamo (sarò banale) un pezzo rap e ancora di (sarò banale) Fabri Fibra. Si intitola Il rap nel mio paese. Boh, non so, io quando lo ascolto…insomma…mi viene una gran voglia di fare festa e di ballare. (Probabilmente Fedez la penserà in maniera un po’ diversa visto che è una specie di dissing su di lui)

E al secondo posto? E’ lei!! La mia musa, la mia assolutamente preferita cantante del momento. Ma è braverrima, mi fa vibrare la spina dorsale con quella vocina lì. Io la amo e lei canta L’amore esiste. Ah, non ho detto chi è? Ma è la Franceschina! La Francescuccia! Insomma Francesca Michielin.

Rullo di tamburi, squilli di trombe. Al numero uno? La canzone più ascoltata da Fabio Tordi nel duemilaquindici?
Beh prima facciamo un confronto con la classifica 2014. Lì avevo messo solo 10 pezzi, e gli unici che c’erano anche l’anno scorso sono Gue Pequeno e Vasco, anche se citavo Fedez e Francesca: c’era molta più elettronica, niente italiana e meno rap.
Che invece quest’anno la fa da padrone anche con la numero uno che è dello zio J. Ax: Intro. Qui merita anche il video perchè nella sua semplicità è molto bello. Insomma, sono un po’ io. Se invece volete il video in montagna, canzone più lenta e feat di Bianca Atzei, eccolo: video nuovo.

In questo periodo qual è invece la canzone che ascolto di più? Che quindi non è in classifica 2015 nè 2016 (anche se è uscita nel 2014)? E qui alzate le casse, sbarellate il volume al top perchè si balla di brutto: Bob Sinclair feat Gisele nella cover di Blondie: Heart of Glass 

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Tordamici

Come l’insetto nell’ambra
che vorrebbe ancora volare
come sul capo al naufrago
l’onda s’avvolve e pesa
come le stalattiti e le stalagmiti
stufe del buio della grotta
come il ghiaccio nel profondo dell’antartico
che non ha mai visto il sole
come il ferro nel cemento armato
che regge, regge, ma non regge più
come gli anelli dei tronchi
che segnano il passare degli anni
come l’ergastolano che canta
sognando di farlo sulla spiaggia
così il tuo cuore è.

Come la farfalla colorata
che era bruco
come l’astronauta
che vede la terra dall’alto
come la melodia
che era pensiero, carta ed ora suono
come il bucaneve
che fiorisce alla fine dell’inverno
come il rompicapo
una volta che è stato risolto
come l’aquila reale
che vola, fiera e felice
così il tuo cuore sarà.

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Senza Titolo

 

Corrado D’Ottavi – Senza titolo

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Morto!

 

Morto. Non so come altro spiegarlo. Capisco che si avvicina il Natale e quindi tutti siamo più felici (anche se da anni ripeto che il giorno di natale è il più triste dell’anno). Capisco anche che è bello avere tanti amici e io lo so benissimo perchè di amici ne ho un sacco, e mi vogliono un sacco di bene, e mannaggia a loro non fanno altro che dimostrarmelo, quindi anche se non dovessi saperlo lo saprei lo stesso. Capisco che la vita è bella, sono il primo a dirlo, che è bello fare tante cose, sono il primo a farle. Che ci sono tante tante tante tantissime cose belle, anzi stupende, anzi fantasmagoricamente fantastiche, anzi di più. Tutto questo lo capisco, anzi lo vado predicando da anni e ci credo fortissimamente. Nonostante tutto questo, ed è difficile da far comprendere (ma io lo comprendo molto bene) il mio cuore è morto. Emme o erre ti o. Morto, you know? Non è vacillante, moribondo, malinconico, è proprio senza vita alcuna. Così difficile da capire? Non è Fabio che è morto, quello è vivissimo, vegeto, non si ferma mai un minuto, sempre allegro, ottimista, testardo e di buonumore, ma solo semplicemente quella roba rossa che una volta gli batteva nel petto.

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La maestra Rita

 

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