fabiotordi

(raccolta molto sparsa di pensieri)

fabiotordi

Bestia grama

Siccome mi stufo di chiamarla sempre Millicent, o Milli, la chiamo sempre con nomignoli diversi, del tipo:

"Esserino peloso"
"Belmu" (diminutivo di "Bel musino")
"Bestiaccia schifosa"
"Millilaura"
"Belmi" (diminutivo di "Bel micino")
"Bestia grama"
"Palla di pelo"
"Gattaccio malefico"
"Baffina"
"Miciuz"
"Molly" (e qui s’incazza perché le storpio il nome)
"Lasciapeli"

ecc. ecc. ecc.

 

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Filosofia Teoretica della Marca

Un sacchissimo di tempo dopo aver letto questo libro, ecco qui la mia recensione, l’avevo promessa all’autore, Andrea Corte.

La prima impressione, mentre lo stavo leggendo, è stata di: "adesso appeno lo finisco gli faccio una critica stroncante, perché sta prendendo l’argomento (il marketing) troppo alla leggera", poi mi sono riletto il titolo "Filosofia…" e quindi ci sta tutto: non è un libro di marketing, è un libro di filosofia (che parla di un aspetto del marketing, la marca).

Il libro non ha una lunghezza impegnativa, scorre bene ed è godibile. Andrea ha una scrittura simpatica che, conoscendolo, non mi stupisce. Si dice "parla come mangi" e lui "mangia" esattamente così. Ogni tanto qua e là rilascia qualche parola "particolare" (non dico astrusa, o arcaica, o meno ancora fuori luogo, semplicemente inusuale), e qualche costruzione di frasi altrettanto particolare, ma come dico, simpatica, che crea un suo stile.

La scrittura è moderna, quasi giornalistica, l’approccio al lettore quasi paterno, un po’ pedagogico, per accompagnarlo in questo universo chiamato marca.

Come dicevo non è un libro di marketing, e quindi non si addentra negli scopi e negli utilizzi della marca, ma tratta l’argomento più sotto l’aspetto sociale e ancor più filosofico. Molto originale e interessante.

Dopo aver detto tutte ‘ste stronzate non ho però spiegato di cosa parla: lo scoprirete solo leggendolo. Se siete dei buoni lettori vi basterà una sera o due, io che leggo "a rate" ci ho impiegato una settimana (lo so, mi dovrei vergognare…)

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Lombrico

Se fossi un lombrico?

Vivrei notte e giorno nella campagna umida.

Penserei solo a mangiare e sputare terra.

Se una mattina mi svegliassi

e come un novello Gregor Samsa

non avessi più le mie sembianze

ma quelle di un vermiciattolo del terreno.

La mia unica preoccupazione

sarebbe quella di vivere e sopravvivere.

Se fossi un lombrico?

Non avrei problemi,

né gioie o soddisfazioni,

nessun dubbio nessun dramma.

Un piccolo anellide

viscido e sfuggente

agorafobico e antopofobico introverso.

Se fossi un lombrico.


Antonio Canova – Venere Italica – 1804/1812 – Galleria Palatina Firenze

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Volare!

Dedico il mio primo volo a una persona che ha sempre sognato di volare…

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Dieci Luglio

Moi je n'étais rien,
Mais voilà qu'aujourd'hui
Je suis le gardien
Du sommeil de ses nuits,
Je l'aime à mourir.

Vous pouvez détruire
Tout ce qu'il vous plaira,
Elle n'aura qu'à ouvrir
L'espace de ses bras
Pour tout reconstruire,
Pour tout reconstruire.

Je l'aime à mourir.

Elle a gommé les chiffres
Des horloges du quartier,
Elle a fait de ma vie
Des cocottes en papier,
Des éclats de rires.

Elle a bâti des ponts
Entre nous et le ciel,
Et nous les traversons
A chaque fois qu'elle
Ne veut pas dormir,
Ne veut pas dormir.

Je l'aime à mourir.

Elle a dû faire toutes les guerres,
Pour être si forte aujourd'hui,
Elle a dû faire toutes les guerres,
De la vie, et l'amour aussi.

Elle vit de son mieux
Son rêve d'opaline,
Elle danse au milieu
des forêts qu'elle dessine,

Je l'aime à mourir.

Elle porte des rubans
qu'elle laisse s'envoler,
Elle me chante souvent
que j'ai tort d'essayer
De les retenir,
De les retenir,

Je l'aime à mourir.

Pour monter dans sa grotte
Cachée sous les toits,
Je dois clouer des notes
A ses sabots de bois,

Je l'aime à mourir.

Je dois juste m'asseoir,
Je ne dois pas parler,
Je ne dois rien vouloir,
Je dois juste essayer
De lui appartenir,
De lui appartenir,

Je l'aime à mourir.

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Impostazione dell’attività

Format Distributivi del settore moda abbigliamento in Italia: situazione e prospettive del piccolo punto vendita

Quarantatreesima puntata (le altre le trovate guardadando qui)

Notoriamente le leve principali del marketing mix sono le celebri “quattro P”: product, price, place, promotion. (Ne avevo parlato nella puntata 42)

Come già accennato precedentemente la mia scelta è stata quella di utilizzare la leva del prezzo per operare una differenziazione. La ragione per la quale non ho effettuato piuttosto una differenziazione settoriale è la massiccia presenza nella zona di negozi di abbigliamento e un bacino potenziale sufficientemente ristretto da non azzardare una specializzazione in articoli troppo esclusivi o peculiari.

La causa dominante della valutazione di offrire una differenziazione di prezzo è legata principalmente alla storia del negozio gestito dai miei genitori (ne parlerò nella prossima puntata) e al grande successo che ha ottenuto questa formula di vendita.
La mia scelta è stata quella di impostare l’attività come una stock house, personalizzata in base ai miei gusti e alle mie idee. Il negozio non è nato com’è attualmente, ma si è affinato e modificato nel corso degli anni in base alle esperienze di vendita, e alle modifiche apportate per seguire le tendenze e cercare di migliorare sempre più la redditività.

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Gli sbattimenti della vita (5)

  1. Quelli che ti toccano parlandoti
  2. La chiami, non risponde e non richiama.
  3. Quando dai la vernice a un mobile e si vedono le pennellate.
  4. Entrare in mansarda e sbattere la testa.
  5. Il distributore automatico di carburante che non funziona (magari di notte)
  6. I vigili che ti portano via la macchina
  7. Credere a tutto ciò che ti dicono
  8. I sedili delle auto che ti si appiccicano alla pelle d’estate
  9. Il cloro in piscina
  10. Iniziare un libro talmente noioso da non riuscire a finirlo
  11. Il sale nella saliera che si è "attaccato"
  12. I numeri di telefono del servizio clienti che ti fanno premere 18 tasti (inutilmente perchè non parlerai MAI con un operatore)
  13. I call center di Fastweb
  14. Quelli che viaggiano sulla corsia d’emergenza in tangenziale
  15. Preparare le cose da portarti e dimenticarle poi a casa
  16. La gente che ti legge il giornale da dietro in metro
  17. Sbattere il gomito
  18. I motociclisti che ti superano in curva
  19. Ti metti il maglione e hai caldo, lo togli e hai freddo.
  20. La gente che sputa
  21. Una folata di vento (e sabbia) quando ti sei appena spalmato la crema
  22. Mettere una pentola sul fornello e dimenticarsi di accenderlo
  23. Mettere una pentola sul fornello e dimenticarsi di spegnerlo
  24. Gli occhiali che ti lasciano il segno
  25. Pensare "lo faccio stasera" e poi sei stanchissimo e non lo fai
  26. Prendere il numerino dal salumiere e accorgersi che ne hai davanti 20
  27. Dimenticare l’ombrello in tram
  28. Le promesse non mantenute
  29. Quelli che parlano agli animali dicendo "ascolta la mamma" (o "il papà")
  30. Il formicolio
  31. Non riuscire a decifrare la propria calligrafia
  32. Quando i calzini ti lasciano il segno sulla gamba
  33. vedere che gli sfigati hanno più successo di te e quindi rendersi conto di essere tu lo sfigato
  34. Quando non prende il 3G
  35. Il vicino che martella il muro alle 8 del mattino
  36. Scottarsi la lingua
  37. In una vacanza di coppia scoprire che in stanza ci sono i letti singoli
  38. Non riuscire a fischiare
  39. Le sedie a sdraio
  40. I cani che "sono bravissimi" ma ti appoggiano le zampe sporche sui vestiti
  41. Guardare un film sul divano e addormentarsi subito, andare a letto e non riuscire a dormire
  42. I fiammiferi umidi che non si accendono
  43. Rompere il tuo oggetto preferito
  44. Guardare le foto con un misto di nostalgia e malinconia
  45. L’acqua che scende troppo fredda
  46. L’acqua che scende troppo calda
  47. Gli occhiali che si appannano
  48. Buttare una cicca fuori dal finestrino per poi scoprire che si è attaccata alla carrozzeria
  49. Quelli che vogliono convincerti
  50. Quelli che quando c’è una cosa bella remano contro


Povero amministratore ;-)

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Che ti POSsino!

Grazie Piermatteo Renzie. Prosegue con l’attività filobancaria dei suoi predecessori attuando una nuova normativa che impone a tutte le attività l’utilizzo dei POS.

La scusa è la solita: la tracciabilità, la comodità del denaro elettronico, ecc.

La realtà è che in questo modo aumenteranno i costi per le piccole attività, per colpa delle commissioni bancarie sull’utilizzo dei pagamenti con Bancomat.

Notate l’assurdità del sistema bancario. Una volta tu avevi dei soldi, li davi alla banca e lei, in cambio, ti remunerava con un interesse. Adesso te lo fa passare come un favore. "dalli a me, te li tengo io, e tu in cambio mi paghi le spese per il fatto che te li conservo. Si, faccio finta di pagarti un miserrimo interesse dello zerovirgola, a cui però ti detraggo bolli, spese, cavolini e cavoloni e alla fine ci smeni comunque". E col bancomat è lo stesso: il ragionamento direbbe che tu, piccolo imprenditore, dai direttamente i soldi che incassi alla banca, senza neanche vederli fisicamente nel cassetto e quindi la banca dovrebbe remunerarti in qualche modo per questo. Invece no, il contrario, ti chiede pure una commissione. Assurdo.

E quindi questa legge ruba le commissioni ai poveri piccoli per foraggiare le grandi banche Grazie ancora Robin Hood di stacippa!

 

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Il Tordo Imbruttito

 Ecco un’antologia della mia rubrica "Il Tordo Imbruttito" su Facebook:

 

   

 

 

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Semplifichiamoci la vita (3)

Hai perso qualcosa di molto molto piccolo in casa, come un orecchino, un bottone, una piccola vite? Metti una collant o qualcosa di simile intorno al tubo dell’aspirapolvere, fermala con un elastico ed inizia a cercare.


Come evitare che l’acqua in ebollizione strasbordi dalla pentola: basta poggiarci sopra un mestolo di legno.


Per non perdere tempo ogni volta a cercare l’inizio del nastro adesivo mettici una graffetta (o un chiodino)


 Ecco un altro di quei casi in cui delle pinze per documenti possono salvarci la vita.

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Tutto SOS

Oggi voglio parlarvi di TUTTO SOS. Ma si dai, li avrete visti anche voi tutti quei volantini nei mesi scorsi appiccicati per tutta Voghera. Analizziamolo, ci sarà di che criticare….

Per prima cosa notiamo che ci sono due numeri a disposizione: diurno e notturno, quindi i tizi sono almeno due. Peccato che non siano indicati gli orari: alle 5 del mattino sarà notturno o diurno?

L’italiano in questo volantino non è pressapochista (e lo dice uno che scrive come mangia, non sono certo un professore di lettere) è proprio assente. Già dal sottotitolo: "Intervento immediato dei servizi elencati". Va beh…

"Se salta il contatore": non sarà italiano corretto, ma rende benissimo l’idea.

Mi piace il fatto che passa dal singolare ("rimani senza corrente") all’impersonale ("si ha un perdita") al plurale ("se siete rimasti")

Siamo in Italia, possiamo parlare (e scrivere) tranquillamente in italiano, quindi USANDO gli articoli. Non ne posso più di scritte come "per serratura rotta" o "bisogno di puntura". Perchè non scrivere "bisogno di UNA puntura?"

Operatore informatico se il computer è fuori uso. Beh se mi si grippa l’alimentatore penso che un operatore informatico ci possa fare ben poco….

Se "i programmi non sono più visibili" devo rivolgermi addirittura a "riparazioni radio/tv"? E se non sapessi programmare l’autoradio?

"Onoranze funebri" ? Sticapperi, fanno proprio "tutto": ma quanti sono? E se mentre mi portano via nella bara perchè sono trapassato e chiama qualcuno perchè ha bisogno di vedere la partita dei mondiali?

"Per l’esercenti" (e anche qui l’italiano questo sconosciuto): ma quindi gli esperti di tutto ti trovano gente che sa fare… di tutto? No perchè se all’improvviso si assenta un panettiere io vorrei che intervenisse un panettiere, non un falegname che sarà benissimo a segare il legno ma magari un po’ meno a dosare il lievito….

Ok ho deciso, ho bisogno di un gommista. O di un professore. Anzi no, voglio un "operatore pellets" !!!

E poi c’è la parte in fondo: ma cosa vuol dire? Cosa significa "Agenti bancari, agenti commerciali, agenti delle entrate, assicurartori….solo informazioni al telefono?"
Ma de che?????

 

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1 0 100000

C’è chi mi conosce da tanto tempo, da oltre 30 anni (sic!), chi dall’adolescenza, chi dai tempi della prima università, chi da dopo, chi da pochi anni. Chi mi conosce perché è stato mio compagno di studi, chi perché siamo usciti insieme, chi perché è un mio amico, chi ha lavorato con me, chi ha condiviso altre esperienze, ecc. Ognuno ha un’immagine di me nella sua testa, come se io fossi uno, nessuno e centomila. Magari i miei fratelli mi vedono in un certo modo, gli amici in un altro, altri ancora in altri centomila modi diversi. Per alcuni sono un “grande” per altri un coglione, per altri uno qualunque. Uno, sono quello che mi sento io e che so di essere. Nessuno, sono quello che mi sento io e che so di essere. Centomila, sono quello che mi sento io e che so di essere. Ovviamente ricordo meglio (e più volentieri) quelli che mi fanno commenti positivi (o che io prendo come tali). Chi mi reputa unico, strano, diverso. Tosto, caparbio, testadura. Fragile, dolce, romantico. Stronzo, sfigato, egoista. Onesto, sincero, buono. Fancazzista, menefreghista, idealista, qualunquista, leghista e tutto ciò che finisce in “ista”. Noto che molti mi reputano “diverso”. A parte il fatto che, filosoficamente parlando, tutti siamo diversi, io lo prendo sempre come un complimento. Cose del tipo “sei sempre fuori”, oppure “da altri magari no, ma da te mi aspetterei di tutto” io le prendo sempre come complimenti.
"Io tutto, io niente, io stronzo, io ubriacone, io poeta, io buffone, io anarchico, io fascista, io ricco, io senza soldi, io radicale, io diverso ed io uguale, negro, ebreo, comunista! Io frocio, io perchè canto so imbarcare, io falso, io vero, io genio, io cretino, io solo qui alle quattro del mattino, l’angoscia e un po’ di vino, voglia di bestemmiare!" (Guccini)
Quindi quanti "Fabio" esistono? Centomila, perchè ognuno mi conosce in un modo diverso e ognuno ha una reputazione, un’opinione, un’idea di me. E centomila infatti sono io: a volte in un modo, a volte in un altro, a volte in un altro ancora, fino a centomila volte diverso. Ma in fondo è come se fossi nessuno, perchè nessuno mi conosce completamente e quindi il vero "Fabio" non esiste. E la realtà è che sono uno, probabilmente niente di diverso da qualcosa di già visto, niente di speciale, niente di normale, ma uno e unico. Molti mi hanno fatto capire di aver conosciuto quell’uno, alcuni con parole belle e complimenti, alcune con insulti e critiche. Spero sempre che ci sia qualcuno, laggiù nella moltitudine, capace di conoscere e capire quell’uno e perchè no, magari apprezzarlo, meglio coi fatti che con le parole. Difficile, ma non impossibile, io ci credo sempre.


René Magritte – La Riconoscenza Infinita – 1963

Ma s’ io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, forse farei lo stesso, mi piace far canzoni e bere vino, mi piace far casino, poi sono nato fesso e quindi tiro avanti e non mi svesto dei panni che son solito portare: ho tante cose ancora da raccontare per chi vuole ascoltare e a culo tutto il resto!

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Il vuoto dentro di noi

Moto da cross
tu eri capace e io no
zundapp su in due,
io e te
cercando la tettona a Barona che
non c’era mai (seeeeeeee)
Tosti da Dio
convinti che il futuro era nostro
a casa mia, io e te
a ridere dei porno di mio papà
che "pirle" noi due
Poi col tempo forse ti ho perso un po’
ti vedevo in giro a sbatterti
mi chiamavi solo per prestiti
ti guardavo in faccia e non eri tu
Cumuli di roba e di spade
per riempire il vuoto dentro di noi
cumuli di cazzi tuoi
per riempire il vuoto nei cazzi tuoi
cumuli di roba e di spade
per dividere le linee tra noi
cumuli di brutte storie
il vecchio "figlio di puttana" dov’è!
Il martedì
di carnevale a uova e farina
seduti lì, io e te
a far brillare raudi e micette e poi
scappare da Dio (seeeeeee)
Le donne e noi
amare una e dopo due giorni
rompersi già, si perché
per noi la compagnia era tutto e più
una necessità
Poi col tempo forse ti ho perso un po’
ti vedevo in giro a sbatterti
mi chiamavi solo per prestiti
ti guardavo in faccia e non eri tu
Cumuli di roba e di spade
per riempire il vuoto dentro di noi
cumuli di cazzi tuoi
per riempire il vuoto nei cazzi tuoi
cumuli di roba e di spade
per dividere le linee tra noi
cumuli di brutte storie
il vecchio "figlio di puttana" dov’è!
Eccoti qui
contento che ti abbiamo aspettato
racconta un po’, che cos’è
che ti facevan fare in comunità
siam fieri di te (seeeeeee)
Si che lo so
che c’è ogni tanto la tentazione
ti passerà, si però
il vuoto credo che non si riempia mai
per tutti è così
Si perché è un po’ il vuoto di tutti noi
ci sbattiamo tanto per chiuderlo
ci proviamo e non ci riusciamo mai
allora tanto vale conviverci

Cumuli di roba e di spade
non ti servono a un cazzo lo sai
cumuli di cazzi tuoi
ci son sempre e cancellarli non puoi
cumuli di roba e di spade
non ti riempiono quel vuoto lo sai
tanto quello non si riempie mai
perché forse fa un po’ parte di noi

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Seduta spiritica

Erano gli anni ’90. Ricordi? Le chiamavamo scherzosamente le "sedute spiritiche". Scherzosamente non perché stessimo scherzando, naturalmente. Non scherzavamo affatto. Troppo buoni eravamo. O forse, anzi probabilmente, quasi di certo sicuramente, eravamo coglioni. E lo siamo rimasti (buoni e/o coglioni). Volevamo essere "speciali". Ci sentivamo speciali. E credevamo che qualcuno se ne sarebbe dovuto accorgere. Ma nessuno se ne accorgeva. Beh, quasi nessuno. Anzi, per i più eravamo "speciali" si, ma in senso negativo. Non allineati, non organizzati, non omologati. Quello che a noi pareva bello ad altri appariva sbagliatissimo. Frequentare gente giusta, bere ciò che tutti bevono, farsi vedere nei posti che contano, indossare calzature alla moda. Se ci andava lo facevamo, se non ci andava non lo facevamo. Non eravamo convenzionali, non eravamo anticonvenzionali. Mai fregato niente di tutto questo, mai importato di essere anticonvenzionali. Se volevamo fare una cosa, semplicemente, con naturalezza, la facevamo. Sia che essa fosse considerata "in", sia che essa fosse considerata "out". E per quelli che ci sfottevano, avevamo il nostro sistema. E per quelli che invece ci osteggiavano perché la pensavano in modo opposto, avevamo il nostro sistema. E per quelli che avevano "successo" utilizzando i metodi opposti al nostro e ci davano degli sfigati, avevamo il nostro sistema. "Successo" lo scrivo tra virgolette, perché era un successo effimero, un successo da stronzi. E un successo a durata limitata. Anche grazie a noi. Grazie alle nostre "sedute spiritiche". Che, prima o poi, hanno tutte funzionato. Chi pensa male, chi giudica gli altri, ha sempre fatto una triste fine. Magari rocambolesca, magari meno, ma sempre triste. Perché il nostro sistema si è rivelato sempre potente. Ecco perché oggi ti chiedo aiuto, oggi nove giugno duemilaquattordici ho bisogno di te. Come ai vecchi tempi, fratello. Io mi siedo in riva al fiume e aspetto.

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Andy Warhol e l’Amiga

Non tutti sanno che… Andy Warhol fu un grande utilizzatore dell’Amiga. Se mi chiedete chi fu Warhol non andate neanche avanti a legerre che è meglio. Se invece mi chiedete cosa sia l’Amiga… vuol dire che siete giovani (oppure molto vecchi). Brevissimo ritratto del contesto: siamo negli anni’80 dello scorso secolo, si diffondono i cosiddetti Personal Computer, Bill vendeva il suo sistema operativo per gli IBM e compatibili, mentre Steve era in procinto di lanciare il Macintosh. In quegli anni la Commodore, dopo il planetario successo di computer come il Vic 20 e soprattutto il mitologico Commodore 64, lanciava un computer che era avantissimo, l’Amiga appunto.

Warhol era stato coinvolto anche nello studio del design e ne fu subito un accanito utilizzatore.
"Non aveva paura delle nuove tecnologie, anzi le ha subito abbracciate, voleva padroneggiarle, usarle come nuovo mezzo espressivo" dice il direttore del museo a lui dedicato a Pittsburgh. Tra le varie cose esposte c’erano il suo Amiga 1000 e vari floppy disk. Peccato che nessuno si è preso la briga di andare a vedere cosa contenessero quei dischetti. Qualche anno fa ci hanno ripensato e, con le dovute cautele (si rischiava di perdere il contenuto dei floppy), hanno scoperto delle opere dell’artista realizzate col computer di casa Commodore.

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