fabiotordi

(raccolta molto sparsa di pensieri)

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Il Tordo Imbruttito

 Ecco un’antologia della mia rubrica "Il Tordo Imbruttito" su Facebook:

 

   

 

 

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Semplifichiamoci la vita (3)

Hai perso qualcosa di molto molto piccolo in casa, come un orecchino, un bottone, una piccola vite? Metti una collant o qualcosa di simile intorno al tubo dell’aspirapolvere, fermala con un elastico ed inizia a cercare.


Come evitare che l’acqua in ebollizione strasbordi dalla pentola: basta poggiarci sopra un mestolo di legno.


Per non perdere tempo ogni volta a cercare l’inizio del nastro adesivo mettici una graffetta (o un chiodino)


 Ecco un altro di quei casi in cui delle pinze per documenti possono salvarci la vita.

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Tutto SOS

Oggi voglio parlarvi di TUTTO SOS. Ma si dai, li avrete visti anche voi tutti quei volantini nei mesi scorsi appiccicati per tutta Voghera. Analizziamolo, ci sarà di che criticare….

Per prima cosa notiamo che ci sono due numeri a disposizione: diurno e notturno, quindi i tizi sono almeno due. Peccato che non siano indicati gli orari: alle 5 del mattino sarà notturno o diurno?

L’italiano in questo volantino non è pressapochista (e lo dice uno che scrive come mangia, non sono certo un professore di lettere) è proprio assente. Già dal sottotitolo: "Intervento immediato dei servizi elencati". Va beh…

"Se salta il contatore": non sarà italiano corretto, ma rende benissimo l’idea.

Mi piace il fatto che passa dal singolare ("rimani senza corrente") all’impersonale ("si ha un perdita") al plurale ("se siete rimasti")

Siamo in Italia, possiamo parlare (e scrivere) tranquillamente in italiano, quindi USANDO gli articoli. Non ne posso più di scritte come "per serratura rotta" o "bisogno di puntura". Perchè non scrivere "bisogno di UNA puntura?"

Operatore informatico se il computer è fuori uso. Beh se mi si grippa l’alimentatore penso che un operatore informatico ci possa fare ben poco….

Se "i programmi non sono più visibili" devo rivolgermi addirittura a "riparazioni radio/tv"? E se non sapessi programmare l’autoradio?

"Onoranze funebri" ? Sticapperi, fanno proprio "tutto": ma quanti sono? E se mentre mi portano via nella bara perchè sono trapassato e chiama qualcuno perchè ha bisogno di vedere la partita dei mondiali?

"Per l’esercenti" (e anche qui l’italiano questo sconosciuto): ma quindi gli esperti di tutto ti trovano gente che sa fare… di tutto? No perchè se all’improvviso si assenta un panettiere io vorrei che intervenisse un panettiere, non un falegname che sarà benissimo a segare il legno ma magari un po’ meno a dosare il lievito….

Ok ho deciso, ho bisogno di un gommista. O di un professore. Anzi no, voglio un "operatore pellets" !!!

E poi c’è la parte in fondo: ma cosa vuol dire? Cosa significa "Agenti bancari, agenti commerciali, agenti delle entrate, assicurartori….solo informazioni al telefono?"
Ma de che?????

 

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1 0 100000

C’è chi mi conosce da tanto tempo, da oltre 30 anni (sic!), chi dall’adolescenza, chi dai tempi della prima università, chi da dopo, chi da pochi anni. Chi mi conosce perché è stato mio compagno di studi, chi perché siamo usciti insieme, chi perché è un mio amico, chi ha lavorato con me, chi ha condiviso altre esperienze, ecc. Ognuno ha un’immagine di me nella sua testa, come se io fossi uno, nessuno e centomila. Magari i miei fratelli mi vedono in un certo modo, gli amici in un altro, altri ancora in altri centomila modi diversi. Per alcuni sono un “grande” per altri un coglione, per altri uno qualunque. Uno, sono quello che mi sento io e che so di essere. Nessuno, sono quello che mi sento io e che so di essere. Centomila, sono quello che mi sento io e che so di essere. Ovviamente ricordo meglio (e più volentieri) quelli che mi fanno commenti positivi (o che io prendo come tali). Chi mi reputa unico, strano, diverso. Tosto, caparbio, testadura. Fragile, dolce, romantico. Stronzo, sfigato, egoista. Onesto, sincero, buono. Fancazzista, menefreghista, idealista, qualunquista, leghista e tutto ciò che finisce in “ista”. Noto che molti mi reputano “diverso”. A parte il fatto che, filosoficamente parlando, tutti siamo diversi, io lo prendo sempre come un complimento. Cose del tipo “sei sempre fuori”, oppure “da altri magari no, ma da te mi aspetterei di tutto” io le prendo sempre come complimenti.
"Io tutto, io niente, io stronzo, io ubriacone, io poeta, io buffone, io anarchico, io fascista, io ricco, io senza soldi, io radicale, io diverso ed io uguale, negro, ebreo, comunista! Io frocio, io perchè canto so imbarcare, io falso, io vero, io genio, io cretino, io solo qui alle quattro del mattino, l’angoscia e un po’ di vino, voglia di bestemmiare!" (Guccini)
Quindi quanti "Fabio" esistono? Centomila, perchè ognuno mi conosce in un modo diverso e ognuno ha una reputazione, un’opinione, un’idea di me. E centomila infatti sono io: a volte in un modo, a volte in un altro, a volte in un altro ancora, fino a centomila volte diverso. Ma in fondo è come se fossi nessuno, perchè nessuno mi conosce completamente e quindi il vero "Fabio" non esiste. E la realtà è che sono uno, probabilmente niente di diverso da qualcosa di già visto, niente di speciale, niente di normale, ma uno e unico. Molti mi hanno fatto capire di aver conosciuto quell’uno, alcuni con parole belle e complimenti, alcune con insulti e critiche. Spero sempre che ci sia qualcuno, laggiù nella moltitudine, capace di conoscere e capire quell’uno e perchè no, magari apprezzarlo, meglio coi fatti che con le parole. Difficile, ma non impossibile, io ci credo sempre.


René Magritte – La Riconoscenza Infinita – 1963

Ma s’ io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, forse farei lo stesso, mi piace far canzoni e bere vino, mi piace far casino, poi sono nato fesso e quindi tiro avanti e non mi svesto dei panni che son solito portare: ho tante cose ancora da raccontare per chi vuole ascoltare e a culo tutto il resto!

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Il vuoto dentro di noi

Moto da cross
tu eri capace e io no
zundapp su in due,
io e te
cercando la tettona a Barona che
non c’era mai (seeeeeeee)
Tosti da Dio
convinti che il futuro era nostro
a casa mia, io e te
a ridere dei porno di mio papà
che "pirle" noi due
Poi col tempo forse ti ho perso un po’
ti vedevo in giro a sbatterti
mi chiamavi solo per prestiti
ti guardavo in faccia e non eri tu
Cumuli di roba e di spade
per riempire il vuoto dentro di noi
cumuli di cazzi tuoi
per riempire il vuoto nei cazzi tuoi
cumuli di roba e di spade
per dividere le linee tra noi
cumuli di brutte storie
il vecchio "figlio di puttana" dov’è!
Il martedì
di carnevale a uova e farina
seduti lì, io e te
a far brillare raudi e micette e poi
scappare da Dio (seeeeeee)
Le donne e noi
amare una e dopo due giorni
rompersi già, si perché
per noi la compagnia era tutto e più
una necessità
Poi col tempo forse ti ho perso un po’
ti vedevo in giro a sbatterti
mi chiamavi solo per prestiti
ti guardavo in faccia e non eri tu
Cumuli di roba e di spade
per riempire il vuoto dentro di noi
cumuli di cazzi tuoi
per riempire il vuoto nei cazzi tuoi
cumuli di roba e di spade
per dividere le linee tra noi
cumuli di brutte storie
il vecchio "figlio di puttana" dov’è!
Eccoti qui
contento che ti abbiamo aspettato
racconta un po’, che cos’è
che ti facevan fare in comunità
siam fieri di te (seeeeeee)
Si che lo so
che c’è ogni tanto la tentazione
ti passerà, si però
il vuoto credo che non si riempia mai
per tutti è così
Si perché è un po’ il vuoto di tutti noi
ci sbattiamo tanto per chiuderlo
ci proviamo e non ci riusciamo mai
allora tanto vale conviverci

Cumuli di roba e di spade
non ti servono a un cazzo lo sai
cumuli di cazzi tuoi
ci son sempre e cancellarli non puoi
cumuli di roba e di spade
non ti riempiono quel vuoto lo sai
tanto quello non si riempie mai
perché forse fa un po’ parte di noi

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Seduta spiritica

Erano gli anni ’90. Ricordi? Le chiamavamo scherzosamente le "sedute spiritiche". Scherzosamente non perché stessimo scherzando, naturalmente. Non scherzavamo affatto. Troppo buoni eravamo. O forse, anzi probabilmente, quasi di certo sicuramente, eravamo coglioni. E lo siamo rimasti (buoni e/o coglioni). Volevamo essere "speciali". Ci sentivamo speciali. E credevamo che qualcuno se ne sarebbe dovuto accorgere. Ma nessuno se ne accorgeva. Beh, quasi nessuno. Anzi, per i più eravamo "speciali" si, ma in senso negativo. Non allineati, non organizzati, non omologati. Quello che a noi pareva bello ad altri appariva sbagliatissimo. Frequentare gente giusta, bere ciò che tutti bevono, farsi vedere nei posti che contano, indossare calzature alla moda. Se ci andava lo facevamo, se non ci andava non lo facevamo. Non eravamo convenzionali, non eravamo anticonvenzionali. Mai fregato niente di tutto questo, mai importato di essere anticonvenzionali. Se volevamo fare una cosa, semplicemente, con naturalezza, la facevamo. Sia che essa fosse considerata "in", sia che essa fosse considerata "out". E per quelli che ci sfottevano, avevamo il nostro sistema. E per quelli che invece ci osteggiavano perché la pensavano in modo opposto, avevamo il nostro sistema. E per quelli che avevano "successo" utilizzando i metodi opposti al nostro e ci davano degli sfigati, avevamo il nostro sistema. "Successo" lo scrivo tra virgolette, perché era un successo effimero, un successo da stronzi. E un successo a durata limitata. Anche grazie a noi. Grazie alle nostre "sedute spiritiche". Che, prima o poi, hanno tutte funzionato. Chi pensa male, chi giudica gli altri, ha sempre fatto una triste fine. Magari rocambolesca, magari meno, ma sempre triste. Perché il nostro sistema si è rivelato sempre potente. Ecco perché oggi ti chiedo aiuto, oggi nove giugno duemilaquattordici ho bisogno di te. Come ai vecchi tempi, fratello. Io mi siedo in riva al fiume e aspetto.

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Andy Warhol e l’Amiga

Non tutti sanno che… Andy Warhol fu un grande utilizzatore dell’Amiga. Se mi chiedete chi fu Warhol non andate neanche avanti a legerre che è meglio. Se invece mi chiedete cosa sia l’Amiga… vuol dire che siete giovani (oppure molto vecchi). Brevissimo ritratto del contesto: siamo negli anni’80 dello scorso secolo, si diffondono i cosiddetti Personal Computer, Bill vendeva il suo sistema operativo per gli IBM e compatibili, mentre Steve era in procinto di lanciare il Macintosh. In quegli anni la Commodore, dopo il planetario successo di computer come il Vic 20 e soprattutto il mitologico Commodore 64, lanciava un computer che era avantissimo, l’Amiga appunto.

Warhol era stato coinvolto anche nello studio del design e ne fu subito un accanito utilizzatore.
"Non aveva paura delle nuove tecnologie, anzi le ha subito abbracciate, voleva padroneggiarle, usarle come nuovo mezzo espressivo" dice il direttore del museo a lui dedicato a Pittsburgh. Tra le varie cose esposte c’erano il suo Amiga 1000 e vari floppy disk. Peccato che nessuno si è preso la briga di andare a vedere cosa contenessero quei dischetti. Qualche anno fa ci hanno ripensato e, con le dovute cautele (si rischiava di perdere il contenuto dei floppy), hanno scoperto delle opere dell’artista realizzate col computer di casa Commodore.

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Ti porto via con me

In questa notte fantastica che tutto sembra possibile mentre nel cielo si arrampica un desiderio invincibile che lascia una scia, come astronave lanciata a cercare una via verso una nuova dimensione un’illuminazione…

In questa notte fantastica in questo inizio del mondo i nostri sguardi si cercano con ali fatte di musica

Posso toccare il cielo lo posso fare per davvero lascia che questa atmosfera ti porti con sé non c’è più niente da perdere

Ti porto via con me in questa notte fantastica ti porto via con me ribalteremo il mondo oh-o-o

Una cascata di bassi che fanno vibrare la spina dorsale una manciata di ore da metterci dentro il delirio totale due come noi che si fondono per diventare una nota sola due come noi che si cercano dentro una musica… nuova dentro una macchina suona una ritmica forte si sente da fuori un temporale elettronico lava la polvere dai cuori DJ suona musica buona BPM uno tre zero respira… respiro…Ti porto via con me!

In questa notte fantastica di questo inizio del mondo con mille storie che nascono e mille amori che esplodono in mezzo alla via fanno una luce più forte del sole in questo spazio elettronico posso toccare il cielo!

Ti porto via con me in questa notte fantastica ti porto via con me ribalteremo il mondo una cascata di bassi che spingono il mondo ad un nuovo mattino donna che danza la notte fa nascere il sole e ti sento vicino come filmare una scena per dire chi siamo su un altro pianeta in questa parte di mondo la strada finisce… comincia la vita Senti il dolore si scioglie nel tempo che scorre e che scivola via non resterò qui a guardare ho già iniziato a viaggiare

Ti porto via con me ti porto via con me uoh-o-o ti porto via con me ribalteremo il mondo Ti porto via con me ti porto via con me ti porto via con me ribalteremo il mondo-o-o Oh oh-o oh-o oh-o-o-o eh Oh oh-o oh-o, oh oh oh oh Oh oh-o oh-o oh-o-o-o Oh oh-o oh-o

Ti porto via con me


Canaletto – Il Bucintoro al Molo il giorno dell’Ascensione
(1740 circa, Torino, Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli)

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Il comune di Pregola nel 1859

Tratto da
"Monografia di Bobbio ovvero Cenni Storici statistici, topografici ed economici"
di Daniele Bertacchi. Pinerolo, 1859

Egli era un medico veterinario militare, nato a Bobbio, che scrisse questa monografia quando aveva all’incirca 40 anni (8 lustri, dice lui) dopo che si era allontanato dal paese natio da più di 15 anni e dopo esser diventato bibliotecario presso la Scuola Militare di Cavalleria.

Bobbio era allora la provincia all’estremo confine orientale dello Stato di Sardegna. Confinava con Piacenza (Ducato di Parma), con la provincia di Voghera (a Bagnaria, chiamata "Bagnara"), con la provincia di Chiavari, con quella di Genova, quella di Novi Ligure e quella di Tortona. 
E’ un lavoro molto interessante, quello del Bertacchi, che oltre a una sequenza di numeri e statistiche, inserisce anche annotazioni interessanti. Come la critica che fa alla strada che collega il capoluogo a Varzi, fatta passare a suo parere sulla parte sbagliata del monte Penice, spendendo inutilmente denaro e rendendola così piena di curve e con molte salite che affaticano i cavalli. In questo modo dice che Varzi ha molte più relazioni con Voghera che con Bobbio e "passeranno forse dei secoli prima di poterla soppiantare". In realtà l’alta Valle Staffora non ha mai avuto forti legami col bobbiese (per non dire scarsissimi), tant’è che successivamente ha seguito le sorti di Voghera finendo nella provincia dell‘ex-austriaca città di Pavia.
Altro particolare curioso, citato dall’autore, è che proprio nel 1859, mentre si doveva stampare quel libro, gli austriaci occuparono Bobbio, ma furono prontamente scacciati. Pochi mesi dopo la provincia di Bobbio venne sciolta e fatta confluire per l’appunto nella provincia di Pavia. In seguito, nel 1923, i cuoi comuni furono ripartiti tra le province di Pavia, Piacenza e Genova.

Ecco quali erano i comuni della provincia, con indicato tra parentesi la provincia attuale: Bobbio (PV), Pregola (attualmente il comune è denominato Brallo di Pregola, PV), Romagnese (PV), Corte Brugnatella (PC), Ottone (PC), Cerignale (PC), Zerba (PC), Gorreto (GE), Rovegno (GE), Fontanigorda (GE), Rondanina (GE), Fascia (GE), Varzi (PV), Bagnara (Bagnaria, PV), Sagliano (attualmente frazione di Varzi, PV), Pietra Gavina (Pietragavina, PV), Val di Nizza (PV), Cella di Bobbio (attualmente Cella frazione di Varzi, PV), Santa Margherita di Bobbio (Santa Margherita Staffora, PV), Menconico (PV), Zavattarello (PV), Valverde (PV), Trebecco (frazione di Nibbiano, PC), Ruino (PV), Caminata (PC), Fortunago (PV), Sant’Albano (frazione di Val di Nizza, PV),.

Eccone la descrizione del Comune di Pregola:

————

PREGOLA (Pregula)

Giace in una vallata tra i monti Penice, Lesima ed Ebro, nelle valli della Staffora e della Trebbia, all’ovest sud-ovest di Bobbio, da cui dista chil 10,80.

Gli sono annessi l’intiera parrocchia dedicata a S. Innocenzo, una sua succursale dedicata a S. Lorenzo, la parrocchia di Cencerrato sotto l’invocazione di S. Gioanni Battista, una cappellania consacrata a M. V. Assunta, ed un’altra del villaggio di Pratolungo, frazione della parrocchia della Pieve; e finalmente quella di Montarzolo dedita a S. Giacomo apostolo.

In tutte queste chiese nulla havvi di particolare ad osservarsi, e tutta la popolazione del Comune è distribuita nelle tre seguenti parrocchie: S. Agata in Pregola, S. Gioanni Battista in Cencerrato, e S. Innocenzo in Colleri. La chiesa di Pregola è di moderna costruzione e di bel disegno – Diocesi di Bobbio.

Il suolo, quantunque in generale poco fecondo, tuttavia produce frumento, segala, grano turco e legumi. Il monte Lesima è di qualche fertilità pei suoi pascoli.

Le vie comunali sono quelle che mettono a Bobbio, Ottone e Varzi, e si trovano tutte in mediocre stato. Quella che guida alla Cima della Colletta presso il Barostro è chiamata strada di Annibale.

Oltre il fiume Trebbia, che bagna il confine sud-est di questo Comune, scorrono quivi i torrenti Avignone, Montagnola e Staffora. L’Avignone ha origine da una sorgente detta la Fontana dei Tovi sul monte Lago, e, ingrossato da molti rivi di destra e di sinistra, sbocca nella Trebbia vicino a Ponte Organasco, in direzione di maestro a scirocco.

Il Montagnola nasce dalle falde occidentali dell’ora detto monte e della Colletta, e dirigendosi nella Staffora di rimpetto a Cegno.

I pesci di queste acque sono di qualità inferiore, tranne quelli della Trebbia, di cui si è già altrove parlato.

I pregolesi sono di robusta costituzione e di buona indole. Essi fanno commercio dello scarso prodotto del loro bestiame col borgo di Varzi.

Pregola appartenne un tempo come feudo ai Malaspina, e vi esiste tuttora un’antica casa fortilizia tenuta da una superstite famiglia diramata da quei feudatarii.

Pregola e Corte Brugnatella rimasero gli ultimi Comuni di tutta la Provincia a provvedersi di scuola pubblica elementare.

Dipendono da questo Comune le frazioni Barostro, Bocco, Bralello, Brallo, Casone, Cencerrato, Colleri, Corbesasso, Cortevezzo, Feligara, Lama, La Tomba, Lisera, Lomeglii, Pietra natale, Ponti, Pratolungo, Rosaiolo, Selve, Sotto il groppo, Valle di sotto, e Valformosa, le quali frazioni sono sparse tra le valli della Trebbia e della Staffora. 

La popolazione è di 1756 anime divise in 367 famiglie e 413 case. 

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Stralci di conversazione whatsapp

Jim Morrison diceva "solo quando te ne fregherai di quello che dicono gli altri potrai dire di essere veramente grande". Io, come tutti, sono circondato da gente che ti da consigli, quasi sempre in buonafede.

Sii cauto nell’accettare consigli,
ma sii paziente con chi li dispensa.
I consigli sono una forma di nostalgia.
Dispensarli è un modo di ripescare il passato dal dimenticatoio,
ripulirlo, passare la vernice sulle parti più brutte
e riciclarlo per più di quel che valga.

Questo invece è parte di un discorso nato per caso su whatsapp:

Io ho capito che c’è solo una cura, purtroppo, anti consigli e giudizi degli altri: invecchiare! Più invecchi e più te ne freghi di cosa dicono gli altri e più fai quello che fa star bene te.

Io per esempio ho fatto delle mega litigate per tutto coi miei e le faccio ancora…però lotto per la mia indipendenza e la mia infelicità, ma non è facile. Io vivo con pochi soldi, in una casa brutta e piccola…se avessi assecondato i miei ora vivrei una vita agiata in un appartamento nuovo con tutti i comfort possibili… sono scelte e non sono facili.

Il loro sogno, in fondo, era che stessi in casa con loro fino a 40 anni e poi andassi a vivere nel pianerottolo di fianco con qualche laureato che usciva tutti i giorni in giacca e cravatta.

Io però non mi sono mai pentita delle mie scelte perchè ho capito che sono felice così.

E quando vedo e sento parlare degli altri, di quelli che hanno fatto le scelte giuste, tipo chi è andata nella metropoli, lavora, sposata, comprato casa, figli, e marito con una bella posizione sociale, praticamente la perfezione. Beh non è facile: ti mettono su di un piatto d’argento la perfezione e poi sottolineano che tu sei una merda, vivi male, non hai soldi neanche per una vacanza come si deve, non sei stabile e via dicendo.

Per quelli come noi ci vuole pazienza e tempo… facciamo più fatica degli altri a prendere decisioni, ma poi forse quando le prendiamo siamo sicure che siano quelle giuste…

Il problema è che deve scattare qualcosa, devi fare il salto, devi crescere e diventare adulta.. Però tutti gli altri cercano di far si che questo accada il più tardi possibile perchè sanno che così ti perdono, sia la famiglia sia gli amici…o meglio ti ritrovano diversa

C’è la paura di crescere…di buttarsi in qualcosa che non conosci, difficile, più facile stare nell’ovile. Ma sicuramente bisogna pensarci.

E poi c’è l’invidia degli altri…che brutta cosa però l’invidia.

Alla perssona che mi ha scritto queste cose dedico un ricordo. Ricordo un aneddoto che mi raccontava sempre mia mamma. Un giorno è arrivata a Brallo una parente con degli amici e presentadoglieli ha detto loro: "Questa è Rita, lei è rimasta a Brallo, poverina". POVERINA?? Mia mamma, come diceva lei, nella vita gliel’ha "fatta in barba" a quelli più alti, col marito più bello, col lavoro migliore, con la macchina più grande, ecc. ecc.


Piet Mondrian – Broadway Boogie-Woogie – 1942/1943 – Olio su tela – MoMa New York

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Interismi

Com’è la vita? La vita per un interista è…speciale. Non sei di quelli sempre vincenti, di quelli che se la menano, che pensano che l’importante è apparire ed essere sempre al top. Ma non è neanche come quella di chi si accontenta. Noi non ci accontentiamo. Mai. Noi non molliamo. Mai.

Non molliamo mai. Siamo li. Qualche volta alle stelle, ma mai nella polvere, sempre a lottare. La vita da interista è una vita da mediano: sempre a a recuperare palloni. Uno che non è nato con i piedi buoni, ma che lavora sui polmoni.

L’interista sa che se vuole ottenere successi deve faticare, deve lottare, deve darsi compiti precisi, coprire certe zone, giocare generoso. E non mollare mai, stare lì, sempre lì, lì nel mezzo, finchè ce n’hai stai lì. 

Una vita da interista: magari segni poco, il pallone ti arriva ma devi poi darlo a chi finalizza il gioco. Purtroppo la natura non ti ha dato nè lo spunto della punta, nè del 10: che peccato (un ragazzo inadeguato). Eppure stiamo lì, sempre lì, lì nel mezzo. Finchè ce n’è. Perchè chi s’accontenta gode…così così.

Certe giorni la strada non conta e quello che conta è sentire che vai, certi giorni somigliano a un vizio che tu non vuoi smettere, smettere mai.  Finchè ce n’hai. La vita da interista è di uno che non si arrende, anche se tutti ti dicono rischi di bruciare presto, perché quando hai dato troppo, devi andare e fare posto. E invece noi siamo lì, come faceva Lele Oriali: anni di fatica e botte e poi? Beh casomai vinci i mondiali. Oppure scudetti, coppe, sali sul tetto d’Europa e del Mondo.

Ma sai anche che domani dovrai essere ancora lì, perchè si vince solo giocando, o almeno noi siamo abituati così. E magari perdiamo. Ma non molliamo. Mai.

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ASAP

Lunedi 17 marzo 2014 – Ore 19:38

Nel frattempo siamo decollati.

Dicevo: non si accorgono dell’imbarco, non rispettano le file, salgono sull’aereo solo dalla scaletta davanti (io ho prenotato in fondo apposta).

Caspita che bello partire da Londra. Partendo da altri aeroporti non ero mai passato sopra alla città, stupenda! Quasi come se il pilota ci volesse far vedere il centro dall’alto, tutto illuminato, per poi virare verso sud. Accidenti come è alto il palazzo "Scheggia", altissimo! E poi in un solo colpo vedi la City, il Tower Bridge, il London Eye, sembra una cartolina. Poi l’aereo vira e ti rendo conto ancora una volta dell’immensità di questa città: luci luci luci luci a perdita d’occhio, senza riuscire a vederne la fine, luci luci luci luci che all’orizzonte si perdono nella foschia. Ciao Londra, ciao arrivederci!

E’ stata proprio una bella gita, non credevo, visti i presupposti. Sono anni che non facevo ‘sti viaggi da solo, è tanto che non venivo a Londra e l’ultima volta ho avuto troppa nostalgia. Stavolta invece, nonostante tutto (e Dio solo sa cosa intendo) non ho patito nostalgia, solo bei ricordi e piacevole compagnia. Si, Londra è ancora la mia seconda Milano. Anzi in questo momento la sento ancora più mia. Ne so forse più di Milano, l’ho girata sicuramente di più a Piedi, negli anfratti, nei vicoli, e poi riesce sempre a stupirmi. Londra è nel mio cuore. Mi verrebbe voglia di tornare e raccontare tutto a mia mamma (ma sa già tutto) e dirle: hai visto? hanno chiuso la mia casa!

Chissà quando sarà la prossima volta che torno qui. Crfedo non passerà più così tanto tempo. Ho annusato il profumo dei posti. Potrebbe essere un nuovo capitolo del libro. O del libro della vita. A proposito di libro, anche Anna diceva a sua figlia (la seconda, che non conoscevo): "questo qui è quello del blog, quello del libro". Anche questo diario potrebbe essere un capitolo nuovo, magari sistemandolo un po’, togliendo i pensieri troppo personali, ecc.

(e infatti così ho fatto)

Ciao Londra, C U next time, ASAP!

Lunedi 17 marzo 2014 – Ore 21:00 (22 per l’Italia)

This is the end


Un selfie a Trafalgar con Nelson riflesso negli occhiali :-)

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Canary Wharf

Lunedi 17 marzo 2014 – Ore 19:00

L’aereo è più piccolo di quello dell’andata, si sono due posti per fila anziché tre. Il London City Airport è una figata. Sono sceso a Canary Wharf, il posto che mi aveva ricordato Blade Runner. Ora mi ricorda quei film dove tutti escono dall’ufficio e in giro c’è solo gente incravattata, di fretta, con la ventiquattrore. Con la differenza che qui a Londra vanno tutti di fretta, e l’altra differenza è che se passi davanti a un pub, uomini e donne, anche incravattati, hanno una birra in mano.

Ho preso la Docklands Light Railway. Caspita quanto è grande Londra, quanto è “connessa”. Hanno proprio fatto un lavorone con tutti questi mezzi di trasporto. Per fare questa railway, quasi tutta sopraelevata, nella zona dei docks, chissà che sbatti. Ma così facendo hanno contribuito a riqualificare la zona: i palazzoni di uffici li fai se ci sono i mezzi di trasporto. A proposito: a Londra, a parte il centro-centro non ci sono palazzi, tutte case abbastanza basse. Per esempio ieri a Clapham Junction tutte con il solo “primo piano”, stile vittoriano. Sembrava una città fatta di Lego. Poi ci sono i supergrattacieli. Ne hanno fatto uno sul southbank altissimo, a forma di punta, si chiama Shard (scheggia). Poi nella zona della City ne hanno fatti due nuovi belli grossi, di cui uno oscura la visuale del caratteristico “cetriolone” che ormai faceva parte della skyline, come l’House of Parliament e l’Eye.

L’aeroporto è piccolino, quindi molto fruibile. Mi son dimenticato di informarmi se la Oyster è rimborsabile, avevo su anche 3 pounds. La userò next time.

Pieno di giargianesi italiani, non si… [continua]


Ma se poi alzi gli occhi verso l’alto… Io consiglierei di vedere Canary Wharf (posto che tra l’altro probabilmente anche gente che vive a Londra da anni non ha mai visto, ma a me affascina) prima in una giornata di lavoro magari all’ora di punto e poi alla domenica al tramonto, arrivando magari da Bank con la DLR. Come dissi 6 anni fa: sembra di veder passare Deckard di Blade Runner
 

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Quante persone si trovano nella vita?

Lunedi 17 marzo 2014 – Ore 17:24

La mia avventura è quasi finita. Sono sulla Jubilee. Prima sono stato a Covent Garden e poi a Trafalgar Square. Ho preso la underground a Westminster, non ricordandomi di quanto lenta fosse la Circle: non arrivava mai e quando è arrivata era sempre ferma. Infatti, dopo aver recuperato la valigia e aver detto arrivederci a Queensway ho preso la Central / Jubilee e mi sono avvicinato al pub di Mau.

Lo avevo avvertito via Whatsapp e sms, ma senza risposta. Ho aspettato un po’, ma senza risultato. Peccato andare senza salutarlo. Per fortuna alle 4 e mezza mi scrive, è appena uscito. Gli offro un sidro, gli racconto di Anna, un saluto e poi via, eccomi qui.

Si, adesso ho proprio voglia di tornare, dopo aver respirato un po’ di aria del mondo. Quante storie senti qui. Il pizzaiolo di Portici che è dovuto "scappare" in Italia perché il padre stava male e ora è tornato. Il cuoco che si è fatto un mese in Thailandia. Quanti ragazzi italiani nel mondo. Storie, personaggi, ma soprattutto persone. Ognuna col proprio background, i propri sogni, la propria vita. Le esperienze, i viaggi, i lavori. Quante persone ho incontrato nella mia vita? E ognuna mi ha lasciato qualcosa,ognuna mi ha insegnato qualcosa.


Cyberdog a Camden Town ha cambiato sede. Rimane sempre un posto assurdo.

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L’amica Anna

Lunedi 17 marzo 2014 – Ore 13:51

Ho visto la Londra tranquilla, ho visto la Londra incasinata, quella che ti fa superare la gente ordinatamente a destra sulle scale mobili anche se non devi andare da nessuna parte. Un tizio si stava lavando i denti per strada, giacca e cravatta,e ha sputazzato mentre camminava di fretta, nel tombino! Ma si può?

Ho fatto un giro a Oxford Street e poi ho preso la Northern a Tottenham Court Road. Hey, al Dominion Theatre danno ancora il musical sui Queen. Ancora!
Arrivo a Camden Town e trovo l’ufficio di Anna, al piano terra con vetrina.

Nel frattempo ho mangiato qualcosa, ho comprato una penna, ho ricaricato la Oyster e ho preso la underground per tornare giù. Dicevo di Anna: volevo fare un saluto e via, ma poi sono rimasto. Sempre uguale quel posto (anche se non è lo stesso ufficio) e sempre uguale lei. Ha a che fare perlopiù con ventenni italiani un po’ strafottenti che pensano che il lavoro gli sia dovuto e non capiscono che capelli lunghi, piercing, tatuaggi, puntualità ed educazione c’entrino qualcosa col trovare lavoro. E lei, un po’ chioccia e un po’ maestra, li cazzia, li coccola e li ricazzia. Anche in questo caso è come se il tempo non fosse passato. Siamo stati entrambi felici di rivederci. Si ricordava di me, del mio negozio, ecc. Anche in questo caso sembrava fosse passato un mese. E invece erano 8 anni, dico 8 anni. Gran cosa. Sono stato lì un paio d’ore a chiacchierare e a "vivere" l’ambiente. Figurati che mi ha detto che se le avessi telefonato mi avrebbe invitato a casa sua il giorno prima ad una grigliata tra amici. Sono un tizio davvero fortunato, dovunque vada ho amici. Ma non nel senso che ho amici dappertutto, nel senso che in qualsiasi situazione sono in grado di coltivare amicizie. Non male, veramente, sono fortunato in questo settore (e beh, dai almeno in un settore!!!!)

Nel frattempo una telefonata in Italia (finalmente ho "preso la linea"). Bello. Poi mi sono fatto un giro al mercato. A Londra vedi gente di tutti i tipi, il bello è quello. A Portobello ho visto una coppia, lui e lei, sui 40 anni, normalissimi, se non fosse che entrambi indossavano dei fuseaux gialli costellati da loghi di Batman! Ma le cose più strane le vedi solo a Camden Town. Non esiste un altro posto così. Trovi le cose più assurde, i negozi più assurdi e la gente più assurda. Imperdibile per chi non c’è mai stato. Adesso sono le 2 e 20 e sto per arrivare a Covent Garden.


Se mi bendassero in Italia e mi sbendassero qui, in una via a caso del centro, non avrei dubbi: è Londra!

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