Ogni tanto me lo chiedo: ma perchè alle medie, in tutt’Italia, fanno suonare il flauto? Capisco che un’infarinatura di musica e storia della musica è sicuramente una cosa buona e giusta, ma… perchè proprio quei dannati flauti di plastica? Io da piccolino mi divertivo a soffiare a caso dentro a quello di mia sorella, che era marroncino. Poi alle medie ci è stato regalato, non mi ricordo da chi e perchè… forse da Don Mario. Fatto sta che ne avevo uno mio, rosso. Troppo esaltante, passavo i pomeriggi a suonare la nona di Beethoven: la la si do do si la sol…
Mamma mia, non oso pensare a casa mia che testa che avevano, mi avranno odiato di sicuro. E’ una cosa troppo urticante per le orecchie, fosse almeno uno strumento con un bel suono. Ma perchè non fanno suonare delle pianole o altri strumenti?? Mah…
L’altro giorno sono finito per caso in un negozio dove ho visto una specie di cubo di Rubik che ancora non avevo visto. E così dopo il cubo classico, il cilindro, la sfera e il nuovissimo cubo a specchi… sono ora felice proprietario di un cubo sudoku!
Dopo aver imparato a risolvere il mitico Cubo di Rubik, gli altri li ho troviti solo una variante del genere. Il cilindro e la sfera sono addiruttura più facili perchè i pezzi sono meno complicati (gli spigoli non hanno tre colori ma due o uno). Il Rubik’s Mirros Block può essere risolto con lo stesso sistema visto che i pezzi sono comunque uno diverso dall’altro.
Questo invece, e dovrei dire finalmente, lo trovo molto complicato. I pezzi sono tutti uguali, dannazione. E non come nel cubo classico che paiono tutti uguali, ma in realtà sono di 6 colori diversi… qui sono proprio tutti tutti uguali! Tutti neri. E la difficoltà sta nel comporre un sudoku per ogni faccia. Riuscirò nell’ardua impresa? Bah… speriamo. Finara, sinceramente, non ho avuto moltissimo tempo da dedicarci. Però mi intrippa l’idea.
Ecco cosa dicono a Tele Radio Sciacca di Gerardo Napoli, il mitico Gerry. In Sicilia la sua opera è molto apprezzata, come dimostra anche questa pagina del sito Sicilia nel Mondo: clicca qui. In fondo potete vedere una foto della "Scogliera di Gerry".
Se siete iscritti a Youtube e avete quindi un account, ogni volta che visualizzate un video potete cliccare sul tasto "Preferiti", appena sotto. Raramente lo faccio, ma proprio ieri mi sono voluto togliere la curiosità di vedere quali video avevo salvato nei preferiti. Eccoli: non hanno un senso logico, non sono i miei video preferiti in assoluto, sono solo alcuni che ho salvato in una specie di segnalibri…
Freddy Krueger è stato per me e i miei amici il mito di una generazione: quante risate. Si avete capito bene, noi i film di Nightmare li guardavamo per divertirci. Ovviamente tifavamo per lui, un vero mito…
Questo è un brano musicale del 1992 o giù di li. I primi esempi di spaghetti-techno.
Avete mai visto South Park? Non è uno dei miei cartoni preferiti, ma è troppo singolare il fatto che in ogni puntata muore Kenny, in un qualche strano modo. E poi io ho un piumino arancione come lui !!!
Ascoltate questa canzone. Lo sapete chi è che canta? Si? allora siete vecchi. Non lo sapete? Ma è Lorenzo Cherubini, in arte Gino Latino. Non ci credete? Cercate "Gino Latino" su wikipedia.
Una delle primissime canzoni dance delle quali mi sono innamorato. Un primo tentativo di mix tra l’elettro e l’hip hop.
Gli anni sono sempre quelli, ma qui è proprio rap. Hammer spaccava in quel periodo, ma ad ascoltarlo adesso sembra un’altro genere…
Amerikanskaja firma Tranceptor Technology pristupila k proizvodstvu computrov ‘Personalny Sputnik’. Dopo i Technotronic arrivano gli Snap nel 1990, e dopo nel 1992 il grande successo con "Rhythm is a dancer"
Qui invece siamo nel 1992 con un pezzo assolutamente techno. genere che è rimasto in voga un paio di anni.
Una delle mi preferite di Vasco… niente altro da aggiungere
Il mitico vocalist Franchino si è lanciato anche in produzioni come questa, musica progressiva, molto ironica e simpatica.
Un altro capolavoro di Vasco. E poi mi ricorda l’estate 2008.
Sempre Franchino, insieme a uno dei milgiori DJ del genere. Sono un po’ ripetitivo in questi video, ma come ripeto non è assolutamente una classifica, sono solo i video che ho visto su youtube ultimamente…
Questa non ascoltatela, ne va delle vostre orecchie.
Neanche questa.. poveri noi quando la ascoltavamo alla discoteca Nautilus di Cardano al Campo (VA)
Una delle migliori canzoni italiane di tutti i tempi.
Grandissimo. Che grinta il Giuan. Strunz… strunz !!!
Qui passiamo alla canzone super malinconica.
Io c’ero. Però, mannaggia, poteva inquadrare anche solo x un fotogramma la mia macchinina… invece niente di niente!
Tra i miei gusti musicali c’è anche il rap italiano. Ma questo non è rap da quattro soldi, bello ma stupido (come Fabri Fibra), qui è roba di classe superiore.
Se negli anni ’80 eravate già in grado di intendere e volere questa ve la ricordate come sottofondo musicale di un inquetante pubblicità.
Un filmato simpatico, il gatto che suona il piano.
Dopo "Milano is burning" qualcuno ha creato la stessa cosa per Voghera.
Una scena di uno dei miei film dell’infanzia: Sandokan… l’avrò visto 99 volte
Questo è mio, è mio !!! Nel cuore di SOHO, nel cuore di Londra, nel cuore dell’esytate 2006. Si va tutti a Berlino. Tutti a Berlino. Si va a Berlino Beppe, si va a Berlino !!!!
Torno sull’argomento per pubblicare il comunicato stampa che mi ha mandato Giulia Pascazio di 24hassistance. Non ho ben capito perchè sono così contro l’assicurazione obbligatoria…
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Questo week end ha imperversato su quotidiani e telegiornali la notizia dell’entrata in vigore in Piemonte della nuova legge regionale che rende obbligatorio possedere una polizza di RC per poter accedere alle piste da sci.
24hAssistance è la società leader in Europa nelle assicurazioni per lo sci e lo snowboard con i prodotti “Snowcare” e “Multisport” che solo in Italia assicurano oltre un milione di sciatori ogni anno attraverso oltre 90 comprensori sciistici.
Interviene sul tema Matteo Fossati, fondatore di 24hAssistance: “Sono contrario all’assicurazione RC obbligatoria in Piemonte. Con questa legge non si dà un’immagine positiva dello sci e non si aumenta la sicurezza sulle piste. Rendere l’assicurazione obbligatoria non aiuta a creare la cultura della sicurezza e della responsabilizzazione dello sciatore, ma anzi si incentiva l’azzardo morale e la possibilità di frodi. Ci sono molte ragioni per opporsi duramente a questa legge”
Il rischio di scontro tra sciatori sulle piste da sci è molto basso, solamente lo 0,3% degli infortuni sono incidenti tra sciatori con conseguenze medio gravi. In tutta Italia muoiono 5 persone all’anno per scontro tra sciatori. Spesso per scarsa conoscenza si hanno delle paure, dei preconcetti, delle opinioni che sono distanti dalla realtà, fondate solo su sensazioni o passaparola. La realtà è che lo sci è uno sport meno rischioso di tanti altri. Il costo sociale degli infortuni sulle piste da sci è largamente inferiore al beneficio sanitario che se ne ricava a livello nazionale, pertanto lo sci è uno sport “raccomandato” (Fonte Rapporto S.I.Mon., Istituto Superiore di Sanità, 2007);
L’80% degli sciatori in Italia è assicurato per la RC (tra polizze personali, tessere associative, polizze incluse nel pacchetto viaggio, assicurazioni acquistate insieme allo skipass etc.);
Centrare il problema della sicurezza in pista sul casco e sull’assicurazione deresponsabilizza lo sciatore. E’ come dire “mettiti il casco, assicurati e poi non preoccuparti, se investirai qualcuno non ti farai male e qualcuno pagherà i tuoi danni”. L’assicurazione non è una medicina per la sicurezza, l’assicurazione non contribuisce alla sicurezza sulle piste da sci ma interviene quando la sicurezza ha fallito. Piuttosto che imporre casco e assicurazione bisognerebbe invece cercare di educare alla cultura della montagna, del rispetto degli altri sciatori, del controllo dei propri mezzi senza dover sempre e per forza tentare di superare i propri limiti;
In un mercato sempre più competitivo, ancor di più in momenti di crisi, l’aumento del costo dello skipass per comprendere l’assicurazione potrebbe portare alla diminuzione della competitività dell’offerta;
Nel medio-lungo periodo il costo della polizza esploderebbe perché in mancanza del sistema di controllo del bonus-malus (come avviene nell’auto) l’esperienza ci insegna che le truffe esploderebbero e le cadute accidentali si trasformerebbero “magicamente” in scontri tra sciatori;
In nessun paese dell’arco alpino esistono norme sulla materia assicurazione-sci e questo tema dovrebbe essere affrontato a livello comunitario nell’interesse di tutto il sistema. Cosa accadrà allo sciatore che dalla Francia arriverà in Vialattea? Ma ancora peggio cosa accadrà allo sciatore di Gressoney che si ritroverà in Piemonte e dovrà sapere che cambiano le leggi e gli obblighi quando passa da una regione all’altra? E a quello che fa il Sella Ronda? Lo sci non dovrebbe avere confini normativi nazionali e tantomeno regionali o provinciali;
Esistono altre attività ed altri sport che hanno un rischio maggiore (ad esempio il calcio è 4 volte più rischioso dello sci – Fonte Università di Venezia, 2003) eppure non hanno nessun obbligo assicurativo; dimostrazione ne è il fatto che in nessun Paese al mondo esiste un provvedimento di questo genere.
Infine bisogna considerare che in Italia, come in tutte le altre Nazioni Europee, tutti gli sciatori già oggi hanno la possibilità di assicurarsi in maniera estremamente semplice: skipass, internet, SMS, tessere associative, agenzie tradizionali. Non si tratta di un mercato in cui il consumatore ha problemi trovare la copertura più adeguata.
Lo sciatore austriaco Rainer Schönfelder a Canazei… almeno Tomba sciava in smoking, che diamine!
Vi ricordate le cabine telefoniche? Voi le usavate? Io ho iniziato da ragazzino, a Brallo. Ce n’era una in piazza, davanti al Municipio e una di lato, davanti al negozio di Enzo. Era la più ambita da quelli che volevano telefonare immersi nella privacy. Per esempio mia sorella usava sempre quella quando doveva chiamare il moroso. Oppure andava la bar Normanno, dove avevano una cabina ancora più isolata e insonorizzata. Funzionavano solo a gettoni. Quando ero proprio piccolo costavano 100 lire, poi sono saliti a 200 lire. Più avanti, invece di aumentarne il costo, diminuivano il tempo dello scatto. Non avevano corso legale, ma erano abitualmente usati come moneta, al posto delle 200 lire dorate. Poi sono arrivate le cabine coi telefoni "moderni" che andavano anche a monetine. Hanno messo un telefono pubblico di fianco alla posta, due cabine in piazza e una sempre a lato. Erano usate molto spesso, i cellulari ovviamente non esistevano e soprattutto d’estate, alla sera, c’era la fila per poterle usare.
Da ragazzino lo usavamo per passare il tempo in modo stupido: chiamavamo i numeri gratuiti, quelli delle informazioni, per chiedere le cose più assurde. Avevamo però una regola morale: non chiamavamo mai i numeri di emergenza, come il 113, per non intasare le linee che avrebbero potuto essere utilizzate altreimenti. Un giorno avevamo scoperto una cosa singolare: staccando e riattaccando la cornetta più volte il telefono andava in tilt e permetteva di fare le chiamate urbane gratis. Non era un gran vantaggio, visto che all’epoca le urbane costavano un solo scatto, ma a 12 anni anche 200 lire facevano comodo, e in più c’era il gusto del proibito.
Poi c’erano le storie strane, come quella dei cinque gettoni saldati assieme per non farli mai scendere del tutto, o il gettone legato col filo, o quelli che inserivano due fili metallici nella cornetta e chiamavano gratis… Al limite della leggenda metropolitana.
Da adolescenti, quando c’era il boom estivo delle telefonate, facevamo sempre il giro delle cabine per cercare qualche moneta, dimenticata nel telefono o caduta a terra, e ne trovavamo regolamente qualcuna. Ho molti ricordi di telefonate fatte dalle cabine. Per chiamare i compagni di scuola, per prenotare l’albergo di Rimini, ecc.
Anche a Voghera utilizzavo le cabine, soprattutto quella in fondo alla via, visto che non avevo il telefono in casa. Quante chiamate a Christian, e poi a Fabio o a Lorenzo… ricordo ancora a memoria i loro numeri di casa. Ora a memoria so solo il mio di numero di casa e quello del mio cellulare.
All’inizio, appunto, per chiamare dalle cabine dovevi procurarti i gettoni. Nei bar ti cambiavano i soldi, e non era raro che il barista ti dicesse di aver finito i gettoni, quindi la telefonata doveva durare meno. Con l’avvento delle monete la situazione è migliorata. Ricordo a Rapallo, o a Pavia, i centri della SIP dove c’erano tanti telefoni e la macchinetta che ti cambiava i soldi. Mettevi una milletta, premevi il puslante e… zak, giù 5 gettoni.
Poi sono arrivate le schede telefoniche. Le mettevi dall’alto e avevano la banda magnetica nel lato stretto. Costavano 3000 o 6000 lire. Più avanti sono arrivate quelle attuali, con la banda nell’altro verso, e i tagli da 2000, 5000, 10000 e addirittura 15000 lire. Siccome facevo la collezione, le compravo anche quando avevo messo il telefono a casa e quindi chiamavo dalla cabina per poterle utilizzare. Poi mi sono stufato, sinceramente.
Da supertimido quale sono ho sempre odiato le chiamate ai numeri fissi, perchè non sai mai chi ti risponde, ho sempre paura di fare delle figure. Infatti, da quando esistono i cellulari, chiamo praticamente tutti solo ed esclusivamente sui celulari. Se non risponde, o se è spento, pazienza…
Format Distributivi del settore moda abbigliamento in Italia: situazione e prospettive del piccolo punto vendita
Diciassettesima puntata
Il concessionario è uno dei modi per poter raggiungere un numero consistente di clienti senza dover investire in una rete distributiva di proprietà.
Normalmente la collaborazione è sancita da un contratto che ne stabilisce le funzioni ed in base ad esso il concessionario acquista e vende sul mercato in nome proprio e per conto del committente, ma con piena indipendenza giuridica, tecnica e finanziaria. Con il ricorso al concessionario sorge anche l’esigenza della costituzione di un deposito sul mercato o in una specifica area, rappresentando un onere gravoso sia in termini di costi che di rischi.
Nei confronti del concessionario diventa poi necessario prendere tutte le possibili precauzioni dal momento che potrebbe effettuare delle vendite senza dare sufficienti garanzie sulla solvibilità dei suoi acquirenti, altre volte invece viene data la possibilità che sia il concessionario stesso a garantire la solvibilità del cliente oppure a provvedere lui stesso al pagamento, in questo caso converrà essersi precedentemente assicurati della sua correttezza commerciale, nonché della sua consistenza finanziaria. Il concessionario è considerato imprenditore a tutti gli effetti, purché eserciti effettivamente il controllo della sua impresa (autonomia di organizzazione e di decisione, rapporto con i clienti…)
Ci sono delle somiglianze e delle differenze tra questa formula distributiva e quella del franchising (Giuseppe Bonani, “Franchising & aggregazioni commerciali”, infofranchising.it, 28 luglio 2000). I principali punti comuni sono, in sostanza: il rapporto associativo, la commercializzazione di prodotti o servizi, la presenza di un marchio e di un’insegna. Nel franchising, l’obiettivo del franchisor è sì di vendere dei prodotti, ma, anche, di fornire un concetto originale basato su uno specifico know-how, che giustifica il pagamento, da parte dell’affiliato, di un diritto di entrata e di canoni periodici. Altra differenza sostanziale tra queste due formule è che la concessione si applica solo alla vendita di prodotti, mentre il franchising è applicato non solo nella commercializzazione di prodotti, ma anche nell’offerta dei più svariati servizi ed in moltissimi settori dell’attività. Ancora, i contenuti dei due contratti differiscono in modo sensibile: mentre il concessionario beneficia di una forma di monopolio nella rivendita in un determinato territorio, il franchisee non gode necessariamente di una esclusiva territoriale (anche se frequentemente concessa, non è insita nel contratto di franchising); il franchisee, a differenza del concessionario, non è tenuto all’obbligo di approvvigionamento esclusivo presso il suo franchisor; il concessionario non ha solitamente l’obbligo di esporre insegne e altri segni distintivi del concedente e non è tenuto a pagare diritti di ingresso o royalties.
MATRICE SWOT
Utili
Pericolosi
Interni
Rapporto privilegiato con la casa madre.
Facilità di approvvigionamento
Limitate possibilità di manovra.
Ancoraggio all’andamento di un singolo prodotto o una singola ditta
Esterni
Il cliente pensa di avere a che fare direttamente con la casa madre
I competitors sono più flessibili in caso di cambio dei gusti del consumatore
se ha maturato una trasmigrazione morale e politica verso la sinistra non ha che da lasciare il Partito delle Libertà ed iscriversi, che so, al Partito Democratico, a un qualche Dipietropartito o cose simili. Ci ha quasi stufato con le sue continue riluttanze, i suoi distinguo, i suoi artefatti metodi per mettersi in luce per far vedere che lei è il politico di centro destra (che addirittura una volta era di destra, ricorda?) più illiminato (di rosso) ch c’è. Mi ripugna un pochino questo politically correct, non l’ho mai sopportato. Io ho le mie idee e son ben contento di essere, as usual, political uncorrect.
Nella primavera del 1986, due anni dopo quel millenovecentoottantaquattro nel quale Orwell ci prospettava l’avvento del Grande Fratello, c’era già stato un evento che aveva colpito la mia mente di ragazzino: a gennaio era esploso il Challenger. Quando ero piccolino era insieme abitudinaria e speciale l’eventualità di un lancio di un "missile" nello spazio. La luna era già stata conquistata da decenni e mi sembrava quasi preistoria, ma il lancio di navicelle spaziali era ancora un evvento carico di suggestioni a cui i media davano molta importanza. Il countdown era qualcosa di sensazionale. Quel giorno di gennaio qualcosa andò storto e lo Space Shuttle Challnger esplose. Mi pareva incredibile, non mi sembrava vero. Avevo 12 anni e certe cose non le comprendevo, andavano al di là della mia immaginazione. Il mondo era per me fatto di cose consequenziali e quindi non mi sembrava vero che potesse succede una cosa così spaventosamente straordinaria. La cosa che mi ha colpito di più, e a cui ho ripensato tante volte, era la presenza di una maestra tra l’equipaggio. Ne avevano parlato molto: un’insegnante nello spazio. Che, insieme ai suoi compagni di viaggio, è diventata di colpo polvere e fiamme.
Mi ricordo un’altra cosa del 1986: è passata la Cometa di Halley. Anche di questo ne parlarono molto. A me pareva una cosa incredibile: una cometa, come quella di cui parlano i Vangeli, quella del Natale!!!!
E poi ricordo che avevo letto su un qualche giornale che nel 1986 avrebbe visto la luce un’invenzione che mi pareva fantascientifica: il videotelefono. Ho dovuto aspettare molti anni per vederlo davvero, e mi è parso ‘na strunzata.
Ma fu appunto nella primavera del 1986 che successe qualcosa di ancora più straordinario: il disastro di Cernobyl. All’inizio la notizia passò tra le tante: in Russia (in realtà Cernobyl è in Ucraina e quindi era in Unione Sovietica) è scoppiata una centrale nucleare. L’immaginazione veniva colpita perlopiù per un motivo: in Italia avevamo qualche centrale nucleare e il terrore era quello di un qualche disastro che potesse provocare morte e disperazione. La paura più grande era quella che la Guerra Fredda si trasformasse in guerra reale, e uno degli obiettivi dei "cattivi" potesse essere proprio la distruzione di una di queste centrali. Mia mamma mi diceva sempre che se fosse successo qualcosa alla centrale di Caorso, noi saremmo stati relativamente vicini e quindi in grave pericolo. I film che giravano in quel periodo (ricordate "The Day After"?) non facevano che acuire quelle preoccupazioni.
Col passare dei giorni la notizia prese una piega ancora più inquetante: gli espertoni non avevano mai calcolato (o meglio, avevano sempre taciuto) un pericolo molto grave: che le radiazioni nucleari potessero essere trasportate dal vento. E quindi l’intera Europa era in pericolo. Non si mangiavano più frutta e verdura. Non si poteva giocare nei prati. Mettetevi nei miei panni, io abitavo in montagna!!! Il brutto era che dovevi aver paura di qualcosa di ignoto: non si vedeva, non si sentiva. Il mondo che ci circondava sembrava uguale a prima, ma i telegiornali non smettevano di metterci in guardia. Da incubi…
Altre cose che mi ricordo di quel 1986 sono il mondiale di calcio messicano vinto da Maradona e la sua Argentina (io tifavo Germania Ovest) e la misteriosa morte di Sindonanel supercarcere di Voghera. Costui era uno strano figuro, un personaggio coinvolto in un malaffare torbido in cui erano (forse) coinvolti banchieri, mafiosi e vaticano. Roba da film. E divenne così tristemente famoso il "Caffè alla Vogherese". Un poco indigesto direi…
Ho letto millanta storie di cavalieri erranti,
di imprese e di vittorie dei giusti sui prepotenti
per starmene ancora chiuso coi miei libri in questa stanza
come un vigliacco ozioso, sordo ad ogni sofferenza.
Nel mondo oggi più di ieri domina l’ingiustizia,
ma di eroici cavalieri non abbiamo più notizia;
proprio per questo, Sancho, c’è bisogno soprattutto
d’uno slancio generoso, fosse anche un sogno matto:
vammi a prendere la sella, che il mio impegno ardimentoso
l’ho promesso alla mia bella, Dulcinea del Toboso,
e a te Sancho io prometto che guadagnerai un castello,
ma un rifiuto non l’accetto, forza sellami il cavallo !
Tu sarai il mio scudiero, la mia ombra confortante
e con questo cuore puro, col mio scudo e Ronzinante,
colpirò con la mia lancia l’ingiustizia giorno e notte,
com’è vero nella Mancha che mi chiamo Don Chisciotte…
Questo folle non sta bene, ha bisogno di un dottore,
contraddirlo non conviene, non è mai di buon umore…
E’ la più triste figura che sia apparsa sulla Terra,
cavalier senza paura di una solitaria guerra
cominciata per amore di una donna conosciuta
dentro a una locanda a ore dove fa la prostituta,
ma credendo di aver visto una vera principessa,
lui ha voluto ad ogni costo farle quella sua promessa.
E così da giorni abbiamo solo calci nel sedere,
non sappiamo dove siamo, senza pane e senza bere
e questo pazzo scatenato che è il più ingenuo dei bambini
proprio ieri si è stroncato fra le pale dei mulini…
E’ un testardo, un idealista, troppi sogni ha nel cervello:
io che sono più realista mi accontento di un castello.
Mi farà Governatore e avrò terre in abbondanza,
quant’è vero che anch’io ho un cuore e che mi chiamo Sancho Panza…
Salta in piedi, Sancho, è tardi, non vorrai dormire ancora,
solo i cinici e i codardi non si svegliano all’aurora:
per i primi è indifferenza e disprezzo dei valori
e per gli altri è riluttanza nei confronti dei doveri !
L’ingiustizia non è il solo male che divora il mondo,
anche l’anima dell’uomo ha toccato spesso il fondo,
ma dobbiamo fare presto perché più che il tempo passa
il nemico si fà d’ombra e s’ingarbuglia la matassa…
A proposito di questo farsi d’ombra delle cose,
l’altro giorno quando ha visto quelle pecore indifese
le ha attaccate come fossero un esercito di Mori,
ma che alla fine ci mordessero oltre i cani anche i pastori
era chiaro come il giorno, non è vero, mio Signore ?
Io sarò un codardo e dormo, ma non sono un traditore,
credo solo in quel che vedo e la realtà per me rimane
il solo metro che possiedo, com’è vero… che ora ho fame !
Sancho ascoltami, ti prego, sono stato anch’io un realista,
ma ormai oggi me ne frego e, anche se ho una buona vista,
l’apparenza delle cose come vedi non m’inganna,
preferisco le sorprese di quest’anima tiranna
che trasforma coi suoi trucchi la realtà che hai lì davanti,
ma ti apre nuovi occhi e ti accende i sentimenti.
Prima d’oggi mi annoiavo e volevo anche morire,
ma ora sono un uomo nuovo che non teme di soffrire…
Mio Signore, io purtoppo sono un povero ignorante
e del suo discorso astratto ci ho capito poco o niente,
ma anche ammesso che il coraggio mi cancelli la pigrizia,
riusciremo noi da soli a riportare la giustizia ?
In un mondo dove il male è di casa e ha vinto sempre,
dove regna il "capitale", oggi più spietatamente,
riuscirà con questo brocco e questo inutile scudiero
al "potere" dare scacco e salvare il mondo intero ?
Mi vuoi dire, caro Sancho, che dovrei tirarmi indietro
perchè il "male" ed il "potere" hanno un aspetto così tetro ?
Dovrei anche rinunciare ad un po’ di dignità,
farmi umile e accettare che sia questa la realtà ?
Il "potere" è l’immondizia della storia degli umani
e, anche se siamo soltanto due romantici rottami,
sputeremo il cuore in faccia all’ingiustizia giorno e notte:
siamo i "Grandi della Mancha", Sancho Panza…e Don Chisciotte !
Ho appena finito di leggere questo romanzo: Il Circolo Dante, di Matthew Pearl. Questo ragazzo americano è un appassionato di Dante Alighieri e ha preso spunto dall’idea di Henry Wadsworth Longfellow, famoso poeta statunitense, che sul finire del 1800 creò il cosiddetto "Circolo Dante", per tradurre e promuovere la Divina Commedia in America.
La storia è vera, il romanzo, ovviamente, no. L’autore immagina una serie di efferati omicidi che si susseguono a Boston in quegli anni, che hanno una particolarità: sono ispirati ad una qualche punizione descritta dal poeta fiorentino ne "L’inferno".
I componenti del Circolo se ne accorgono e cercano di venire a capo del mistero.
Giudizio sul libro: carino; mischia un po’ di storia, di letteratura, di trhiller, di giallo, ecc.
In questi giorni è stata data la notizia che in Piemonte c’è l’obbligo dell’assicurazione per chi decide di sciare sulle piste locali. Io la trovo una bella idea. Scio da tanti anni e ne ho visti di incidenti, sia spettacolari che banali (molto spesso sono proprio quelli che appaiono più innocui a provocare i danni peggiori). In questi ultimi anni ho notato un aumento del numero di incidenti e all’imbarbarimento delle piste: come succede sulle strade d’asfalto anche sulla neve molto spesso chi provoca incidenti scappa senza prestare soccorso. E purtroppo, senza targa, è più difficile risalire al colpevole: come fai a individuare un tizio che indossa tuta, cuffia, maschera e guanti??
C’è, a mio avviso, un altro fattore: con l’avvento dei nuovi modelli di sci, più sciancrati e maneggevoli, è diventato più facile imparare a sciare. Pertanto, molta gente alle prime armi si sente già padrone della pista e non valuta attentamente i rischi che corre e soprattutto che fa correre agli altri. Non dimentichiamoci che uno sciatore è come un proiettile pesante che procede a velocità elevata: se non si ha il pieno controllo della situazione gli incidenti provocati possono essere anche gravi, soprattutto nelle piste sempre più affollate.
Per questo ritengo che l’assicurazione obbligatoria sia ormai necessaria. Se anche io reputassi di essere un bravo sciatore e di non farmi mai male… c’è sempre il rischio che faccia male a qualcun altro. Quindi…
Ci sono le assicurazioni che ti coprono per tutta la stagione e quelle che invece solo la giornata di sci (costano solo 2 euro, perchè rischiare??)
Vi ricordate quando c’erano questi?? Io ci compravo "Topolino", oppure la focaccia dalla Lina
In questo periodo si fa un gran parlare di digitale terrestre. Molti non sanno bene di cosa si tratta. Ve lo spiego a modo mio, in modo che vuole essere il meno possibile tecnico, se possibile.
Iniziamo da una premessa: sapete cosa vuol dire "digitale"? Il mondo che ci circonda è "analogico". Prendiamo l’esempio dell’orologio, quello classico, con le lancette. Guardando le lancette dei secondi, come potete dire con precisione assoluta quanti secondi sono passati? In quel precisissimo preciso momento potrebbero essere passati 25 secondi, 26 secondi, oppure 25 secondi e un po’. Un po’… quanto? Nessuno può dirlo con precisione. Poi hanno inventato i computer, insomma i cervelli elettronici, per compiere le varie misurazioni. Ma i computer sono limitati, non hanno immaginazione, non gli si può dire 25 secondi…e un po’. Per un computer i secondi sono o 25 o 26. Da qui il metodo "digitale": cioè i dati sono precisi, non si può dire "...e un po’". All’inizio la tecnologia era più arretrata, e le applicazioni digitali limitate. Con tempo ci sono stati notevoli sviluppi e ormai la tecnologia digitale è dappertutto. Prendiamo l’esempio delle foto. C’erano le macchine che impressionavano la foto su pellicola, in modo analogico. Ora c’è dentro un cervello digitale che prende l’immagine in arrivo dall’otturatore e la scompone in un numero, seppur grande ma limitato, di dati (i cosiddetti "pixel" e "megapixel"). Infatti ci si ritrova al bar a vantarsi del fatto che la propria fotocamera abbia "più megapixel" di quella dell’amico. Questo perchè, come ripeto, la tecnica avanza e la qualità dei prodotti digitali aumenta, superando in vantaggi quella analogica.
Torniamo alla televisione. I canali che vediamo abitualmente sono trasmessi con metodo analogico, cioè le informazioni sono spedite secondo un metodo ormai superato. L’antenna le raccoglie e il televisiore le ritrasforma in immagini e suoni. Poi c’è un altro sistema: il digitale. Le trasmissioni sono spedite in modo codificato, cioè in un linguaggio dei calcolatori elettronici. Che vantaggi comporta? Che le informazioni in questo modo tengono molto meno "spazio" e quindi ne possono essere inviate di più. Cerco di spiegarmi meglio. I canali televisivi occupano delle frequenze, un po’ come i canali radio che siamo abituati ad ascoltare. Avete presente quando accendete la rdaio? I canali vanno da 87,5 ai 108 MHz. Quindi c’è un numero limitato di radiostazioni. La stessa cosa funziona per i canali televisivi. Ci può essere solo un certo numero di canali televisivi. Infatti quanti ne vedete? 15? 20? E poi? E poi se ne volevate vedere altri dovevate mettere la parabola, con la quale potete vedere i cosiddetti canali satellitari. Che sono trasmessi in digitale. Infatti, per vederli, anche quelli trasmessi "in chiaro", cioè visibili gratuitamente, avete bisogno di un decoder. Cos’è il decoder? E’ un apparecchio con un cervello elettronico che prende i canali digitali codificati e li decodifica (infatti non per niente si chiama decoder…)
Arriviamo finalmente al digitale terrestre. E’ una tecnologia tra le più moderne. Hanno inventato il sistema di trasmettere dei canali digitali che possono essere captati dalle normali antenne. Questo che vantaggi porta? Che nello spazio in cui venivano inviati 15 o 20 canali ne potranno essere inviati molti ma molti di più: 100, 200 ecc. Oltre a questo c’è il vantaggio che i canali (dovrebbero) vedersi meglio. Quali sono gli svantaggi? Che, anche in questo caso ci vuole un decodificatore, un decoder appunto. I nuovi televisioni hanno il decoder già integrato, per quelli vecchi dovremo comprarne uno esterno. Avremo bisogno di un decoder per ogni televisore.
I vantaggi per lo stato invece quali sono? Che prima potevano vendere solo poche frequenze, adesso ne possono vendere centinaia, e guadagnare di conseguenza…
Un articolo che parla del mio amico Rudy tratto da "La Provincia Pavese" del 14 novembre 2009:
Ottobiano, energia dal sole
OTTOBIANO. E’ stato inaugurato ieri alla cascina Bonaparte il parco fotovoltaico «Papà Pierino», il più grande impianto a film sottile d’Italia, realizzato dalla famiglia Sacchi. La Lomellina diventa capitale degli impianti a fonti rinnovabili con un investimento da 24 milioni di euro. Il progetto è dell’azienda agricola Afelio, presieduta da Rodolfo Sacchi, che ha ricevuto la collaborazione tecnica di Enel.si, società di Enel Green Power. L’impianto a terra è costituito da 59.040 pannelli fotovoltaici con una potenza installata superiore a 4 megawatt, produrrà oltre 5 milioni di chilowattora l’anno e sarà in grado di soddisfare il fabbisogno di 1.900 famiglie. Sotto l’aspetto ambientale, saranno evitate 3mila tonnellate l’anno di emissioni di anidride carbonica. Intorno alla cascina, 17 ettari di risaie e campi di mais sono stati convertiti in più di 4 megawatt di energia solare. L’impianto fotovoltaico, collegato alla rete elettrica già da alcuni mesi, è stato realizzato con pannelli solari a film sottile, che garantiscono una buona risposta alle alte temperature e alla luce diffusa. «Questo impianto, intitolato alla memoria di mio padre, rappresenta l’inizio di un percorso industriale che ci porterà nel prossimo anno a realizzare impianti per almeno 30 megawatt di potenza – ha commentato Sacchi -. Ora siamo pronti per sbarcare nel Sud d’Italia». Il taglio del nastro è stato affidato a Stefano Saglia, sottosegretario allo Sviluppo Economico. Poco prima avevano parlato il vice presidente della Provincia, Marco Facchinotti, e il sindaco di Ottobiano, Giuseppe Campeggi; presente anche l’onorevole Carlo Nola. «Oggi la Lomellina è minacciata da progetti che non tutelano l’ambiente: qui a Ottobiano hanno fatto esattamente l’opposto», ha detto Facchinotti.