(raccolta molto sparsa di pensieri)

fabiotordi

Author: Fabio Page 132 of 176

Nostalgia della Val Boreca

Ecco un articolo apparso tempo fa su "La Trebbia" a firma di Dario Rebolini (mio zio):

La Val Boreca è bella e selvaggia. Quanta nostalgia di tornare in città!

Leggo spesso sul vostro ottimo settimanale le notizie che spesso parlano della Val Trebbia e mi ha colpito in particolar modo lo strazio che prova ad ogni fine estate quel giovane di Gorreto quando giunge l’ora di lasciare la valle. -Sul n. 31 del 18 settembre.- È uno sgomento che io provo da più di sessant’anni ad ogni fine agosto.
Lascio la Val Boreca che, anche se non se ne parla molto, non è meno bella della Val Trebbia.
I monti che la circondano – I’Alfeo, it Carmo, il Chiappo e il Lesima, le cui "cime ineguali ed elevate al cielo" potrebbero benissimo sostituire quelle del Manzoni sul lago, e Zerba con le sue "case sparse sul pendio come branchi di pecore pascenti" completerebbero l’opera, e, il Manzoni se si fosse trovato qui e non sul lago, avrebbe di sicuro creato la stessa magnifica opera de "I Promessi Sposi".
La Val Boreca è bella quanto la Val Trebbia ma io sono nato li, e non c’e nessun altro paese al mondo piu bello del tuo. Più di sessant’anni a contare gli ultimi giorni d’agosto che poi bisognava tornare in città e farli durare il più possibile, sessant’anni ad aspettare gli altri undici mesi per tornare lassù e passare un altro agosto a respirare a pieni polmoni e ritemprarti per gli altri prossimi undici mesi e via di seguito ad ogni anno.
Ma ora le cose sono cambiate, eravarno in due a provare questo strazio e ora sono solo, sono solo in questo 2008 che "lei" se ne è andata prima, ha voluto precedermi e salir lassù da sola, è andata su il diciannove aprile e non ha voluto aspettare il solito agosto.
Ma lei aveva la fede totale e senza dubbi, diceva sempre che lassù a Zerba (pur essendo nata e cresciuta a Genova) si sentiva felice perchè le pareva d’essere piu vicino al cielo ma not riusciremo a fare altrettanto? Riusciremo ad avere la sua fede? Ci aiuterà a conquistarla? Sarebbe atroce se non ci riuscissimo e dobbiamo pregarla che ci aiuti. Solo con la fede si potrebbe continuare a vivere quei tre giorni che ci mancano per raggiungerla a riunirsi a lei per sempre. Con la fede.
In agosto ma anche a luglio sono stato molto tempo con lei e non ho provato quel dolore che era nel mio cuore da quel diciannove aprile.
Ma l’estate è volata in un soffio e il ritorno è stato doloroso. Non solo lascio le bellezze della valle che ha descritto molto bene quel giovane poeta di Gorreto, ma devo lasciare li anche un pezzo del mio cuore e d’ora innanzi non dovrò tornare solo in agosto, ma molto più spesso.

(Articolo di Dario Rebolini – Foto tratta da www.zerba.org)

Italiano da SMS

In questi anni la diffusione di sistemi di comunicazione alternativi (e complementari) ai tradizionali ha portato ad un cambiamento del modo di scrivere. È innegabile che il linguaggio utilizzato via posta elettronica, sistemi di messaggistica istantanea e brevi messaggi di testo sia diverso da quello utilizzato scrivendo una lettera, formale o  meno, e anche da quello parlato. (Ora che ho utilizzato i corrispondenti termini in italiano posso continuare a parlare di email, instant messengers IMe SMS hehehe) .
Questi linguaggi sono anche diversi tra loro, pur se con qualche punto in comune. Oggi volevo parlare in particolare dell´italiano utilizzato negli SMS.

Per esigenze logistiche ed economiche (gli sms costano) si utilizzano abbreviazioni e trucchetti per contenere quanti più concetti possibili nello spazio concesso ad un messaggino. Ci sono esempi di veri e propri capolavori di sintesi in 160 caratteri standard. Come spesso succede, le generazioni abituate a scrivere in modo tradizionale probabilmente  continueranno a farlo, mentre sono i giovanissimi che hanno inventato e utilizzano più spesso queste abbreviazioni. Con le dovute eccezioni. Un mio fornitore, anche se ha superato i 50, preferisce gli sms alle telefonate ed è un mago delle abbreviazioni. Io stesso le utilizzo parecchio, anche se prima di farlo cerco di intuire il grado di comprensibilità che ha il mio interlocutore.

Ma quali sono queste "regole" ? Eccone una descrizione, che non sarà  certo esaustiva ma rende bene l´idea. Per prima cosa si troncano alcune parole. Ad esempio tutte quelle che finiscono in "zione", "mente" possono essere abbreviate. Esempi: velocemente = velocem, maledizione = malediz.
Altre parole, soprattutto quelle più utilizzate, sono scritte senza le vocali. Esempi: comunque = cmq, sempre = spr, volta = vlt, tutto = tt, sono = sn, tanto = tnt, non = nn, dopo = dp, del e dello = dl, della = dla, quando = qnd, qualche = qlc. Ci sono i casi particolari, non usati da tutti, come oggi = gg e ogni = gn. Molti non riescono ad interpretarli, probabilmente perché non iniziano con la stessa lettera della parola da abbreviare.

Molte volte per capire il genere e il numero delle parole occorre interpretare il senso della frase. Ad esempio tutto, tutta, tutti e tutte sia abbreviano in tt.

Poi c´è la k che sostituisce le due lettere "ch" e talvolta le tre lettere "che". Quindi che = k, anche = ank, pochi = poki. Alcune scuole di pensiero utilizzano la k anche per sostituire la doppia c dura. Quindi pacco = pako (ma doccia = doccia). Parlando di doppie, c´è chi, per sostituire la doppia s utilizza la x. È comune al termine della parola, come massimo = max, prossimo = prox. Ma è usato anche a metà parola, come assassino = axaxino.

Altro capitolo, quello dei simboli e dei numeri. Per prima cosa bisogna dire che i numeri ovviamente non si scrivono mai in lettere, quindi tre = 3, ecc. E poi si utilizza il 6 come voce del verbo essere e il numero 1 come articolo indeterminativo che sostituisce un, uno, una. Ed è usato anche nei pronomi come qualcuno = qlc1, nessuno = ns1. Più = +, meno = – e soprattutto per = x. In contrapposizione (o a volte come complemento) dell´utilizzo della x come doppia s la x è usata al posto delle tre lettere "per" anche all´interno delle parole, quindi speriamo = sxiamo, persona = xsona, perfetto = xfetto, perché = xk.  "Però" è scritto da alcuni x´, da altri xò. Non cambia niente in quanto si utilizzano in entrambi i casi due caratteri, anche se a parer mio la seconda è più leggibile.

Bisogna citare a questo punto l´uso della punteggiatura. Siccome (così come nelle altre nuove forme di comunicazione scritta che ho citato) non è facile alle volte interpretare il tono della frase si ricorre alla punteggiatura o alle emoticons. I puntini di sospensione lasciano la frase, appunto, sospesa e comunque non le danno un tono troppo formale, freddo e distaccato, come potrebbe dare il punto fermo. Il punto esclamativo, specie se è più di uno, da maggiore enfasi alla frase, così come la scrittura in maiuscolo. Enfasi positiva così come negativa. Le emoticons sono le cosiddette "faccine" che segnalano il nostro tono. Le più utilizzate sono quella allegra :-) quella triste :-( e quella ammiccante ;-) Poi ci sono quelle che esprino sorpresa :-0, un bacio :-*  ecc. Per cartenza di spazio a volte non si mette il "naso" e quindi :-) diventa :)

Un´altra regola ci dice che  prima e dopo i numeri possiamo eliminare gli spazi senza compromettere la comprensiblità. Porto tre amici = porto3amici. Una minoranza di persone scrivono addirittura tutto attaccato, distinguendo l´inizio delle parole con a lattera maiuscola. SecondoMeQuestoMetodoRendeDifficileLaLetturaVeloce.
 
Note sparse: anche e ancora si possono scrivere entrambi con ank. Po´ si  scrive con la o accentata e quindi , per rispariamiare il carattere dell´apostrofo. Anche il T9 (il sistema di riconoscimento automatico degli sms) scrive po´ digitando i tasti "7" e "6". Buongiorno e buonanotte possono essere scritti bgiorno o e bnotte o addirittura bg e  bn. La parola "ora" viene sostituita dalla lettera "h". I pronomi ti, ci, si, vi, mi diventano t c s v m. Così = csì. Proprio = pr. Sono = sn. Siamo = sm. Detto = dt.

hKaveteLettoQstPostEsapeteTTslAbbreviazPotreteScrivMexCriptatiMeglioDlaNasa!

Mezzo cioè 6 cioè 184

Sono sicuro che se non ti conoscessi e tu arrivassi ora all’improvviso mentre me ne sto qui a non fare niente immerso nella strada se non ti conoscessi dicevamo e non avessi mai detto ti amo mai a nessuna donna prima d’ora per imbarazzo o perchè non c’era se non ti conoscessi e a un certo punto mentre distrattamente guardo avanti così come si fa…sovrappensiero e tu passassi ora come sei io per la prima volta nuovamente mi sentirei così come mi sento ancora un’altra volta nuovamente starei proprio così come sto adesso: innamorato
Se tu apparissi ora come sei con quel tuo modo di guardare …netto coi tuoi capelli che come un sipario si aprono soltanto a chi ha il biglietto io nuovamente ancora un’altra volta mi sentirei così come mi sento incatenato nella tua atmosfera imprigionato come piuma al vento io per la prima volta nuovamente mi sentirei così come mi sento ancora un’altra volta nuovamente starei proprio così come sto adesso: innamorato

Nebbia nel cuore

Aiser scrive:
 si tutto quello che era negativo
 tutta quella sofferenza
 tutta quella nebbia
 fuori dal giardi
Fabio Più scrive:
 si nebbia
Aiser scrive:
 e quel freddo
Fabio Più scrive:
 si cavoli che bell’immagine
Aiser scrive:
 nelle ossa
 e si quell’aspettare un nulla
 nelle sere d’inverno
 ricordi
 l’ansia
 cazzo morivo
Fabio Più scrive:
 l’ansia x qualcosa che non c’era mai
Aiser scrive:
 si esatto
Fabio Più scrive:
 e speravi che prima o poi…
Aiser scrive:
 esatto
 beh ci voleva
 la vita se no diventa assurda


R. Magritte – La memoria
 

Il salumiere che fotografava l'impossibile

Ho diversi libri su Magritte, geniale artista del secolo scorso. In nessuno avevo mai trovato una spiegazione così lucida e calzante dell’opera di questo fenomenale pittore, come quella del saggio di Robert Hughes. Eccola:

Magritte è morto nel 1967 all’età di sessantotto anni, ma la sua opera continua a esercitare sugli spettatori di oggi [..] il fascino del narratore di storie. L’arte moderna era ben fornita di creatori di miti, […] ma possedeva pochi maestri con l’impulso della narrazione e Magritte […] era il suo principale affabulatore. Le raffigurazioni di Magritte erano prima di tutto storie, poi dipinti veri e propri. Ma le storie non erano narrazioni alla maniera vittoriana, tranche de vie o episodi storici: erano istantanee che fotografavano l’impossibile, e lo rappresentavano nel modo più noioso e prosaico; vignette sul linguaggio e la realtà, imprigionati nel reciproco annullamento. La maestria di Magritte come pittore dell’enigma non aveva eguali e, nonostante la grande influenza che esercitò sul modo di creare immagini (e su come lo spettatore debba decodificarle), non ebbe dei seguaci nel senso proprio del termine.
Il vero omaggio alla sua vita e alla sua arte è stata la reazione che ha suscitato a posteriori. All’interno di un movimento, il surrealismo, che aveva posto l’accento su  exploit eclatanti, tumulti politici, scandali sessuali e violente crisi in parte religiose, Magritte […] sembrava la personificazione dell’indifferenza e dell’imperturbabilità. Visse a Bruxelles, non a Parigi, e restò sposato per tutta la vita alla stessa donna, Georgette Berger. In base alla concezione di bohème ed élite predicata dal surrealismo, Magritte avrebbe potuto benissimo fare il salumiere.
La svolta di Magritte avvenne nel 1927, quando trasferendosi a Parigi si trovò a vivere il movimento surrealista dall’interno […] Con la sua tecnica essenziale, lucida, Magritte dipinse gli oggetti in modo così banale quasi fossero usciti da un abbecedario: una mela, un pettine, una bombetta, una nuvola, una gabbia, una strada di provincia con casette squadrate, un uomo d’affari con il soprabito scuro, un nudo impassibile. Nel suo repertorio non vi erano molte cose, prese singolarmente, che a un qualunque impiegato belga non capitasse di vedere nel corso di una giornata qualunque nel 1935. Ma il modo in cui Magritte le combinava tra loro era assolutamente nuovo. La sua poesia era impensabile senza la banalità che egli rielaborava e trasformava, fino a sovvertire la normale nomenclatura delle cose. Il bicchiere in La Corde Sensible è un normale bicchiere, la nuvola è una normale nuvola; ma la cosa che sorprende è il loro incontro, in quella limpidezza azzurra, resa con tanta pazienza. Le più belle rappresentazioni di Magritte sembrano legate piuttosto alla descrizione che non alla fantasia, grazie alla quotidianità degli elementi da cui sono composte. […]
Magritte creò alcune tra le immagini più scioccanti di alienazione e paura all’interno di tutta l’arte moderna. Non esiste un simbolo più raccapricciante della frustrazione del congiungimento carnale di Les Amants […]
Se l’arte di Magritte si fosse limitata a scioccare non avrebbe avuto vita lunga, come è avvenuto nel caso di tante altre meteore del surrealismo. Ma il suo impegno andava più in profondità, all’interno dello stesso linguaggio, del modo in cui il significato viene comunicato o annullato dai simboli. Il suo manifesto era il celebre dipinto di una pipa, con la scritta “Ceci n’est pas une pipe”. Ed è proprio così: è un quadro, un’opera d’arte, un segno che indica un oggetto, e non l’oggetto stesso. Nessun pittore aveva mai formulato con tanta chiarezza questa verità fondamentale sull’arte e sull’attività dell’artista. […]

sogno ad occhi aperti

non trovi che sia bella la luna in cielo?
riesco a vederla anche quando c’è nuvolo
non senti la risacca del mare?
quel rumore delle onde che si infrangono di notte sugli scogli
le fronde degli alberi scosse dal vento
sento le tue mani fredde che mi accarezzano la nuca
percepisco il caldo del tuo cuore
la tua risata argentina
vorrei soffiare tra i tuoi capelli più forte del vento
potrebbe essere un sogno
ti sto baciando allora in quel sogno
e vago con le labbra attorno alla tua bocca
percepisco la tua pelle liscia
siamo illuminati da questa luna d’autunno
sto volando insieme a te
ti tengo stretta
potrebbe essere un sogno
ma ci siamo noi in quel sogno
potrebbe esserci freddo
non trovi che sia bello il rumore del fuoco?
quel crepitio della legna che arde
quel fuoco che ti fa arrossare le guance
siamo io e te
un divano una coperta e il caldo delle fiamme
mi baci e ti addormenti
io ti osservo
passo una mano sotto ai tuoi capelli
ti do un bacio
e mi addormento
e quando mi sveglio vedo te
che mi sorridi
potrebbe essere un sogno
potresti esserci tu in quel sogno
potresti essere tu quel sogno
ma se anche apro gli occhi
continuo a vederti nei miei pensieri
quindi
non è un sogno
tu ci sei
e io ci sono
siamo noi

Top ten di fine anno

Come da tradizione consolidata, anche quest’anno ecco la classifica degli sms che ho ricevuto durante l’anno. Non c’è un motivo preciso per cui sono in classifica: alcuni li capisco solo io, ma non posso spiegare di più !!! In alcune parti ho messo i puntini […] dove c’è del testo che non posso scrivere… Se volete leggere la classifica degli anni scorsi eccole: 2005 2006 2007

Partiamo dal 12 posto, un amico in difficoltà: "qui ferrara..secondo te cosa posso fare x tirare 1/2 notte??". L’undicesimo posto è per un messaggio di paranoie: "Dato che non ti sei fatto sentire presumo che la cena maestri o e’ spostata o è chiusa alla mia presenza…buona serata…io vado a donzelle".

Entriamo nella top ten: "Sabato cena da guado e tavolo d’immagine alla foresta. Non hai facoltà  di rifiutare." Per la cronaca, ho rifiutato! Per il nono posto diciamo che ogni tanto va bene anche tirarsela, e le persone che ti gasano sono benaccette: "nooo, sei il meglio!! grandissimo te lo sei strameritato!ee andiamo!! "

Ottavo posto per una segnalazione di strani fenomeni naturali: "Ciao, se trovo il coraggio ti faccio uno squillo, ma c’è un campo magnetico nel divano che mi attira a lui." Un posto più in alto per una reazione: "Ho saputo.."

Al posto numero sei ecco un bel pensiero negativo: "Oggi ho il morale giusto per il brallo…..cazzo mi sto sparando una para della madonna…" Al numero cinque un altro sms negativo che sintetizza un intero anno: "[…] e mi sono rotto il cazzo di tutto !". Posto numero quattro per… un pachi.. che?? "Si tutto bene.ho un pachiderma in negozio.."

Parte altissima della classifica. Medaglia di bronzo per l’investitura ufficiale: "Città  del vaticano 10 10 2008 comunichiamo la nomina a gran maestra di e[…] t[…] per le bellissime referenze avute sul mondo scolastico roma0sua santità  sisto secondo stasera al baito santa messa maestrale presieduta dal santo padre W hi maestri che escono con le ventitreenni". Medaglia di argento per un messaggio solo apparentemente banale, ma c’è tutta una storia dietro che non vi racconto: "Ok fratello!"

Menzione speciale per due sms: "Come va li… Picnic in famiglia o storiella estiva" e "Felpa azzeccatissima nel colore e perfetta nella misura.. un ottimo acquisto! […]"

A chi assegno la medaglia d’oro? Qual è il messagggio che mi ha fatto più piacere ricevere? Beh, devo essere onesto, non è uno solo, ma sono centinaia. Si, centinaia. Sono quelli che mi ha mandato Elisa in questi mesi. Avrei dovuto fare una top ten solo con suoi messaggi… ho preferito assegnarle il primissimo posto. Volete qualche esempio?…. NO, me li tengo tutti per me ;-)

 

Film su film

Ecco gli ultimi film che ho visto:

Twilight. Favola tratta da un romanzo che spopola in America. È la storia di una ragazza che s’innamora di un compagno di università… e poi scopre che è un vampiro, con tutto ciò che ne consegue. La storia non è originalissima ma è carina, c’è un po’ di tutto: azione, poesia, romanzo, effetti speciali, tensione, colpi di scena, ecc. Non è un film imperdibile ma vale il costo del biglietto.
 
Quantum of solace. Se devo dire la verità mi è piaciuto di più l’altro (Casino Royale). Questo mi è sembrato più incasinato. Però le scene di azione sono sempre il suo forte. Film godibile, avvincente. In ogni caso a me piace parecchio questo “nuovo” 007 rispetto a quelli precedenti. Sa essere elegante ma non si tira indietro quando c’è da fare a cazzotti.

Kung fu Panda. Bello, simpatico, simpaticissimo. Il protagonista è un goffo panda che sogna di diventare esperto di arti marziali. La storia è divertente, i personaggi sono ben caratterizzati e ti rimangono in mente. Si direi che è da vedere.

Saw V. A mio parere è meglio del 4, che aveva una trama incasinata. Qui la trama è più fluida. Il finale lascia senza ombra di dubbio l’idea che uscirà la sesta parte della serie. Non ha il fascino del primo e del terzo, ma gli assegno la medaglia di bronzo. Se vi piace il genere vi consiglio di guardarlo.

Madagascar. Questo ovviamente l’ho visto in divx, in attesa di andare a vedere il seguito al cinema. Carino, simpatico e divertente. È un film che ti fa ridere, l’unico difetto è dura, secondo me, troppo poco ;-) Ci sono delle battute memorabili. Come ho già spiegato tempo fa i miei personaggi preferiti sono i pinguini e, in particolare, Kowalski.

Wall-E. Favola moderna. Il primo tempo, praticamente senza dialoghi, è fantasticamente poetico. Nel futuro l’umanità è costretta a vivere in esilio nello spazio perché la Terra è ricoperta di rifiuti. Queste persone disabituate al contatto umano e al movimento forse potranno ritornare a casa, grazie anche a un robot-spazzino che dimostra di avere un cuore fatto non solo di metallo.

Notte prima degli esami. Anche questo è uno di tanti film che volevo vedermi e ho approfittato di una serata sul divano in relax per farlo. Nostalgicamente bello. Se devo fare una critica hanno “mischiato” gli anni ’80: il film è ambientato nel 1989, ma alcune situazioni o canzoni sono di anni addietro (come il Gioca Jouer che è del 1981 e Wild Boys che è del 1984). Cmq il film è bello, mi ha fatto rivivere i tempi della matura… uno dei periodi più belli della vita, quando diventi “grande”.

Shooting Silvio. Ne ho parlato qui. niente di che, alcuni attori recitano veramente male.

Madagascar 2. L’ho visto ieri sera… carino, anche se il primo mi è sembrato meglio. E’ molto più romantico e sentimentale. I pinguini sono sempre i migliori. Sicuramente uscirà anche il 3, tutto lo lascia a pensare. Vedetelo.

Francesco d'Assisi

Ho recentemente terminato di leggere un libro: “Francesco d’Assisi” di Franco Cardini. L’avevo comprato una notte su internet, anni fa. Non deve stupirvi che io faccia acquisti la notte: maledetta la carta di credito che permette questi acquisti d’istinto e d’impulso. Sei li, stanco e magari assonnato, davanti al pc… e ti viene l’idea che ti serva qualcosa. E allora che fai? Zak, la compri. Non esistono scuse psicologiche del tipo “esco e la cerco in qualche negozio” perché è notte e i negozi sono chiusi. E così acquisti. Credo che almeno la metà delle mie spese on-line siano state fatte di notte.
E così ho fatto per questo libro. La figura del Poverello di Assisi mi affascina da tempo, per via della sua totale dedizione e il rifiuto della più piccola polemica. Accettava quello che il mondo, e quindi Dio, gli offriva, senza lamentarsi e lagnarsi di quello che non aveva o di quello che avrebbe potuto avere. Un forza incredibile.
Il libro cerca di smarcarsi al massimo dall’agiografia, ma neanche si limita al racconto puramente storico. È quindi una commistione, un tentativo (abbastanza ben riuscito a mio parere) di raccontare la storia di San Francesco rovistando nel frattempo nel suoi scritti e approfondendo i suoi pensieri. Spiega la sua vita precedente, la sua illuminazione, la sua scelta di vita, e i circa vent’anni in cui ha creato l’ordine che poi ha preso il suo nome.

 

De Mauro

Da qualche giorno, visitando il sito www.demauroparavia.it, non trovo più il mio fedele dizionario on-line che ho usato per tanto tempo, ma un molto più banale dizionario dei sinonimi e contrari. Mi spiace per questa scelta editoriale, non so quante volte l’avevo utlizzato (e consigliato) in passato. Ora mi tocca cercare qualcosa di alternativo. C’è quello della Garzanti, ma ci vuole la registrazione. Io, ovviamente, sono registrato, ma è uno sbattimento fare il login ogni volta, ne voglio uno facilmente accessibile per consultarlo al volo.

Mi dovrò rivolgere ad altri progetti, come il Dizionario Italiano, il Sabatini Coletti, oppure quello di Repubblica.it (fatto da Hoepli).

Sindrome da Facebook

Considerazioni sparse su Facebook  da quando non sono più iscritto.

Trovo della gente che dice: "passo ore su FB". Ore? Io ci passavo 5 minuti. Nel senso che FB non è un sito di interattività on-line (a parte la chat). Io mi collegavo, leggevo le novità, lasciavo messaggi ed eventualmente rispondevo a quelli che mi avevano lasciato… e stop. Lasciavo ovviamente la finestra aperta per tutto il tempo che stavo al pc, ma non stavo "su FB" per ore!!! Che cavolo ci fai per ore? Capisco le prime volte che ti fai passare tutti i tuoi contatti, ma poi? Boh. Per me aveva la stessa perdita di tempo delle email: quando ti colleghi leggi le ultime, poi tieni il client aperto per sapere se nel frattempo te ne arrivano e prima di scollegarti da un’ultima occhiata. Stessa cosa con FB, quindi per me NON era una perdita di tempo… o perlomeno relativa.

Il fenomeno FB è esploso in modo esponenziale: ogni giorno senti di persone, magari di cui non sospetteresti mai, gente che non sa la differenza tra un tostapane e un computer, che si è iscritta a FB. Persone che non usano nessun tipo di instant messenger, eppure che sono state conquistate da questo social netowork. Ieri leggevo che in tutto il mondo gli iscritto sono 120 milioni: vi rendete conto di che mole di dati ha in mano mister Zuckerberg? Che bello, dopo il "sogno americano" esiste ancora il sogno di Internet, quello dove lo studente universitario diventa miliardario grazie a una trovata geniale, come Filo e Yang, come Brin e Page, and so on..

Non c’è giorno che un giornale, un telegiornale, una rivista, non parli di FB. La scorsa settimana è uscito un libretto in allegato al Sole24h che parla di FB spiegandone i pregi, i difetti, perchè fa bene, perchè fa male…come le nuove medicine insomma.
Emblematico il caso di una ragazzo che conosco. Lo trovo tempo fa al bar e per prima cosa mi dice: "Ma tu sei su Facebook? No perchè altrimenti diventavamo amici". Ormai invece di dire "Ciao, come stai?" si dice "Ciao sei su facebook?"

Io alterno momenti in cui ho una crisi di astinenza enorme a momenti in cui mi sento "superiore", come quando trovo gente che mi chiede: "Sei su FB?" e io me la meno perchè non ci sono (una chiara sindrome snobistica). In realtà di quei personaggi mi interessa meno, perchè se è gente che incontro nella real life non ho bisogno (oppure ho meno bisogno) di comunicare con loro via FB. In realtà a volte tramite FB riesci a comunicare, nei modi e negli argomenti, in modo diverso. E’ più immediato di altri strumenti e meno formale di altri. Un po’ come lasciarsi i messaggi sul frigorifero. Ma quelli che mi mancano sono le persone che vedo raramente o praticamente mai. Gente che vedo una volta all’anno, o anche meno, gente che non vedo da anni… era un bel modo x rimanere in contatto

Ogni tanto però è bello anche stare un po’ offline. Come quando da piccolo non vedevo l’ora che fosse estate perchè a Brallo arrivavano tanti ragazzini e poi mi ritrovavo a desiderare di stare una giornata da solo, immerso nei miei boschi, nei miei pensieri e nella mia solitudine. Come quando è bello stare col telefono spento.

Comunque, tornerò su FB, prima o poi tornerò, magari un po’ più consapevole degli usi e degli abusi che si possono fare di questo strumento.

Kowalski

Il mio personaggio preferito di Madagascar? Lo so che vi semprerà strano ma è Kowalski. Chi è Kowalski? E’ un pennuto, uno dei formidabili pinguini. A dire la verità quello che parla sempre è Skipper, il "capo", è lui che dice le battute del tipo "Carini e coccolosi, ragazzi, carini e coccolosi!". Ma a me, chissà perchè, fa impazzire la sua "spalla", Kowalski.

E indovinate chi ho trovato l’altra sera inserendo un euro nella macchinetta che distribuisce i piccoli pupazzetti nelle palline x bambini? Proprio lui, Kowalski. Idolo!!!

 

Oggi, il Natale

Cosa mi sembra diventato adesso il Natale? Peggiorato. Orami ci bombardano di pubblicità. La mia parte Marketing è soddisfatta. Noi markettari abbiamo come scopo principale quello di vendere il prodotto, e per farlo usiamo tutti i mezzi che ci vengono in mente. Una delle regole principali è quella di far nascere delle esigenze alla gente e poi proporgli soluzioni. Quindi ci sono dei geni che si scervellano tutto il giorno per creare dei metodi per indurre la gente a spendere. Ci (mi permetto un plurale) aggrappiamo a tutto e ne inventiamo sempre di nuove. Ti facciamo capire che senza il nuovo telefonino che fa anche il caffè sei uno sfigato e pertanto devi assolutamente buttare il tuo (che funziona benissimo ma non fa il caffè) altrimenti sei out. E cose simili. Una delle cose che funzionano di più sono le ricorrenze. Una volta i negozi vendevano maschere di carnevale a carnevale, panettoni a Natale e uova a Pasqua. Adesso, che viviamo condizionati dai grandi centri commerciali (gestiti da markettari miei pari), si sono modificati un po’ i calendari. L’esigenza nasce dal fatto che deve sempre esserci una ricorrenza. Altrimenti il cliente spende in modo “normale” e non spende più di quello che normalmente farebbe. Quindi l’anno è diviso in periodi: scuola, halloween, natale, estate, ecc. Se le feste non ci sono si “creano” (come Halloween), se proprio non si riesce allora si inventano cose del tipo “Anniversario del centro, ecc.”. Ovviamente qual è la festa che “funziona” di più? Natale. Perché è una festa che già di per se “fa spendere”. In primis per la tradizione dei regali. Poi perché ci si vuole comprare qualcosa di nuovo per le feste o per il nuovo anno. E allora perché non pompare al massimo questa cosa? E così veniamo letteralmente bombardati e travolti da messaggi, più o meno subliminali, che ci inducono l’atmosfera natalizia già a partire da metà novembre.
Probabilmente funziona. (beh quest’anno diciamo che funzionicchia, vista la crisi…)

A me, sinceramente, stufa. Non è l’atmosfera che dico io. A me vedere gente che si accapiglia per comprare comprare comprare non mi crea l’atmosfera natalizia. A me l’atmosfera natalizia la danno le cose che ho scritto ieri, non le megapubblicità con la megafiga col cappello di babbonatale che mi dice di comprarmi un palmare. Non le canzoni di natale il 20 di novembre. A me fanno l’effetto opposto, mi danno un senso di “troppo”, e quando una cosa è troppa ti nausea. E questo mi fa incazzare. Mi fa arrabbiare il fatto che riescano a farmi nauseare dal Natale, che dovrebbe essere una festa. Mi fa arrabbiare il fatto che abbiano trasformato una cosa che dovrebbe essere una festa, un periodo in cui gli occhi dei bambini luccicano, in un mero esercizio commerciale. Quello che mi fa proprio arrabbiare è lo scippo che fanno ai bambini, che sono derubato del vero spirito natalizio. Ovvio, non si può generalizzare, ma moti bambini, lasciati a sé stessi, cresceranno con la convinzione che il Natale sia un periodo dove ricevere dei giocattoli. E stop. Che amarezza.

Ieri, il Natale

Quando ero piccolo com’era il Natale per me? Se ne iniziava a parlare dalla settimana dopo l’Immacolata. A scuola la maestra iniziava a pensare ai “lavoretti” che avremmo potuto fare per Natale. Erano cosine semplici, però ovviamente ci sembrava di fare delle cose bellissime. La cosa che mi piaceva di più, e che rendeva speciali questi lavoretti rispetto agli altri che si facevano durante l’anno scolastico, era che quelli natalizi “luccicavano”. Nel senso che si usava la carta brillante. Mi spiaceva perfino tagliarla… per farci magari delle stelline o cose simili. Mi pareva uno spreco, tenevo anche i ritagli. Anche perché a casa mia di queste cose non se ne parlava neanche e un ritaglio di carta luccicante era già un bel premio… E poi si iniziava a parlare del Natale, si narrava la storia di Gesù, nato lontano lontano al freddo e al gelo.
A messa il parroco, Don Mario, iniziava a convocarci per la Novena in preparazione al Natale. Al termine si cantavano sempre le classiche canzoni, come “Tu scendi dalle stelle”. E poi aveva bisogno di una mano per fare il mega presepe. Andavano di sotto a recuperare le statue. Ovviamente a noi bambini dava il compito di portare su quelle più piccole, le grandi le portava lui. Era un presepe in prospettiva: davanti si mettevano le statue principali, che erano grandi quanto un bambino, e in fondo quelle piccole, fino ad arrivare a quelle molto piccole come quelle di casa mia.
A casa facevamo il presepe non l’albero. Io e mia sorella andavamo nei boschi a cercare il muschio. Mi ricordo una volta che c’era la neve e occorreva ricordarsi dove fosse il muschi, visto magari mesi prima nella bella stagione. Poi ci siamo modernizzati e utilizzavamo il tappeto di erba finta. I primi anni facevamo nascere Gesù in una grotta, che altro non era che un pezzo di legno che pareva proprio una cavità naturale. Di statuine ne avevamo parecchie, molte probabilmente derivavano anche dal fatto che mi mamma ha fatto la maestra in tantissime scuole e, quando dovevano rinnovare un presepe, lei di certo non buttava le statuine. Infatti ci diceva che “quelle di adesso sono in plastica, non come le nostre che sono in gesso, sono più delicate, ma sono molto più belle”. Poi un anno abbiamo recuperato una capanna e da allora la Sacra Famiglia è stata un po’ più comoda. Sopra alla casetta c’era la stella cometa, che era la più difficile da piazzare. Un altro anno è arrivato lo sfondo stellato. E poi c’erano tante statuine: i classici pastori, e poi tutti quelli che facevano tutti i  tipi di lavoro: pescare, filare, mungere, ecc. Poi qualche casetta, qualche pecorella e qualche ochetta da piazzare nel laghetto fatto con la carta stagnola (oops adesso si dice "alluminio" oppure "domopak", ma io sono un preistorico…).  Chissà se anche adesso si fa ancora il presepe nelle scuole o se anche li, per far vedere che noi italiani non siamo razzisti e siamo aperti a tutte le culture, ci divertiamo a soffocare la nostra come al solito…
Ahhh ma mi sono dimenticato di dire che i re Magi li mettevo in fondo e ogni giorno li spostavo di pochi centimetri, fino a farli arrivare il 6 gennaio di fronte alla capanna. Gesù stava nel cassetto sotto al telefono fino al 24 sera. Prima di uscire per andare a messa lo mettevo nella mangiatoia.


E poi c’era la messa di mezzanotte. Alcune volte mi addormentavo prima e allora i miei mi lasciavano dormire e andavo a quella del 25 mattina. Don Pino che faceva le sue fantastiche omelie.
E poi il 25 respiravi un’altra atmosfera. Era bello alzarsi e uscire, tutto vestito un po’ bene. E girare, magari sotto il sole o sotto la neve, vedendo che tutti erano più allegri, più felici. La gente che usciva da messa e si salutava, quelli che si incrociavano e si sorridevano e si facevano gli auguri. E poi di corsa a casa, aspettando che Cinzia si alzasse, per aprire i regali insieme. Poi abbiamo instaurato l’abitudine di aprire i regali dopo pranzo, in modo che la famiglia fosse tutta unita.
Durante il pranzo del 25 amavo mettere un disco in vinile, un LP, con tutte le musiche di Natale, mentre in tv il Papa lanciava la sua benedizione a Roma e a tutto il mondo.
Il Natale era questo, era l’atmosfera, era l’attesa, aspettare Natale e fare i soliti buoni propositi. Cantare le canzoni di Natale… ma non Jingle Bells della Cocacola… Aspettare la neve, la messa di mezzanotte, aspettare la nascita, aspettare i doni che rigorosamente portava Gesù Bambino. Ormai credo che neanche più nei libri di storia sia citato Gesù Bambino che porta i doni. Ormai la globalizzazione ci ha imposto il biancorosso Babbo Natale e stop. Io invece ero contento che a portare i regali fosse un bambino come me. Anzi mi chiedevo come facesse a individuare tutti i bambini in tutte le case. Una volta avevo espresso il mio desiderio a Milano e lui mi aveva portato il regalo fino a Brallo: che grande!!!
E poi le battaglie a palle di neve con gli amici. E l’oscurità che porta subito la sera. In casa a giocare coi nuovi giochi, sembravano magie, cose bellissime. Mi ricordo il trenino Lego: quanto l’avevo desiderato. E quanto ne ero geloso, guai se qualcuno avesse osato smontarne anche solo un singolo pezzo.
E poi andare al mattino di Natale dalla Linda a svegliare Matteo. E poi… e poi…. E poi…
È lo stesso spirito di Natale che trovo nei visi della gente che, frettolosa ma non troppo, si saluta amichevolmente lungo la via, che ritrovo nel tram di natale che abbiamo visto l’altra sera a Milano, nei sorrisi dei bambini quando vedono le luci, i colori, le fantasmagoriche luccicanze, nel bell’albero addobbato che ho visto l’altro giorno a casa della mia ragazza…

Aneddoti 10

Ai primi di novembre entra un signore con ai piedi un paio di scarpe che aveva preso in negozio. La conversazione si è svolta più o meno così:

“Sono venuto a reclamare, si è scollata la suola di queste scarpe. Me le dovete cambiare perché sono nuove, le ho appena prese”
“Oh cavolo, ma certo, mi faccia vedere… hey ma queste scarpe le ha prese già da un bel pezzo!”
“Saranno due settimane, e si sono già rotte”
“E no caro signore, queste scarpe le ho messe in svendita a 5 euro il giorno della riapertura autunnale… e abbiamo aperto i primi di settembre, quindi sono passati due mesi, non due settimane”
“E va beh cosa c’entra, io le ho appena messe”
“Cosa vuol dire? Se lei le metteva fra 5 anni e si rompevano veniva a reclamare? Per cinque euro poi…”
“Non è il fatto dei 5 euro, potevano essere 5 oppure 50, voi me le dovete cambiare. E poi siamo in Europa, e c’è la garanzia di 2 anni”

A quel punto voi cosa avreste fatto? L’avreste cacciato a pedate immagino. Invece no, proprio per il fatto dei 5 euro: chissenefrega, mi guadagno un posto in paradiso. Gliele ho cambiate, con un altro paio di scarpe da 5 euro. Ovviamente ho preteso le sue (che dopo ho buttato nel cestino).
Santa pazienza!!!!


Lo sfacelo della vetrina alla sera del giorno di riapertura autunnale a settembre..

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