Dicevo della gita. I primi giorni che l’Aprea sostituiva la Maione, io pensavo fosse una supplente di passaggio, pertanto mi sono trincerato dietro i due massicci amici e non mi sono neanche fatto vedere. Mi ha visto per la prima volta solo dopo qualche lezione (giuro !!!) e non credeva assolutamente che fossi di quella classe, non si capacitava del fatto che non mi aveva proprio mai visto dopo una settimana di lezioni !!! Quando si è convinta ha cominciato a tartassarmi, mi faceva sempre leggere, uscire alla lavagna… Ma ben presto ha cambiato obiettivo, focalizzandosi su quello studente che non c’era mai in classe, e quando c’era faceva casino: Andrea.
Il primo giorno della gita andiamo a visitare Firenze. Dopo una veloce colazione e un teatrino di Marco che faceva il vigile in mezzo alla strada, siamo saliti sulla cupola del Brunelleschi. Altro aneddoto. Salendo sulla scaletta che porta in cima avevamo davanti un gruppo di scandinavi. Il primo della nostra comitiva a era Giancarlo, che, biondo, pallido e occhio azzurro, pareva nordico anch’egli. Ad un certo punto incrociamo dei ragazzini che scendono, facendo commenti ad alta voce ai vichinghi. Quando arrivano a Giancarlo uno dice: "Guardate questo che faccia". Il Condor (così era soprannominato), puntandgli il dito in una sua tipica mossa poco snodata (insomma rigida) gli dice "Sarà bella la tua". Anche qui c’è poco da ridere, ma mi sto rivolgendo a chi conosce i personaggi citati e riesce ad immaginarsi la scena….
Alla sera amara sopresa: la prof non ci fa uscire dall’albergo. Noooooooo. "Dai prof, ci faccia uscire". "No, non se ne parla neanche !". Allora che succede? In qualche stanza si tirano fuori delle bottiglie di vodka e qualcuno (Fabrizio) inizia a versarmene qualche bicchiere: risultato, dopo poco ero già sbronzo. Nel frattempo andiamo di sotto e troviamo la prof preoccupatissima, perchè Andrea aveva lasciato l’albergo senza dire nulla. "Tranquilla prof, lo cerchiamo noi" "Grazie, grazie" …e così ce ne siamo usciti anche noi. Troviamo Andrea dietro l’albergo che stava contrattando con dei ragazzi del posto: voi ci date le riduzioni per una discoteca per il giorno dopo, così veniamo tutti e potete provarci con le nostre compagne… hehehe che stronzi che eravamo. Ovviamente poi la cosa si è saputa e le ragazze si sono incazzate parecchio, ma tanto la prof non ci faceva andare comunque.
Tornati in hotel ho ripreso a bere, col risultato di essere proprio ubriaco. Il mio compango di camera, Giancarlo, mi ha opportunamente chiuso in camera e quasi costretto a dormire, per evitare ulteriori disastri.
Il secondo giorno, dopo una visita ad un giardino appena fuori, sulle colline, siamo tornati in Piazza della Signoria. Io e qualche altro stolto furbacchione dove andiamo a mangiare? In un ristorante sotto palazzo vecchio: ottimo! Spendiamo un sacco di soldi, anche perchè ci abbuffiamo di fiorentine. Anche la seconda sera la prof non ci fa uscire, ma stiamo tranquilli. La terza sera siamo a Poggibonsi, è sabato sera. Convinciamo la prof, anche perchè è un piccolo paese e non può succederci niente di male. Troviamo una discoteca, ma è chiusa. Ci spiegano che, vista la vicinanza con Siena, i ragazzi al sabato vanno tutti lì, ma visto che siamo in tanti ce la aprono solo per noi!!

Aneddoto: quando il DJ va in cosolle dice: "Ragazzi di dove siete?" "Provincia di Pavia" "A si? Cashba o Hyppodrome ?" (nota: sono anzi erano due discoteche, una a San Martino Siccomario, che dopo si chiamerà Vertigo e dove attualmente c’è un Cash & Carry all’ingrosso, l’altra era sulla strada dal Bivio Colussi a Rivanazzano e dopo si chiamerà Maskara, Pacha, Velasquez + Cafè Latino e attualmente è sede della Conbipel). A questo punto Marco si avvicina e scopre che era un tizio che aveva fatto il DJ a Voghera!! Quanto è piccolo il mondo! Fatto sta che quella sera due della nostra classe dovranno essere riportati in stanza quasi di peso, per aver abusato di un cocktail a base di blue Curaçao. Il giorno dopo, a Pisa, erano ancora ingranati e hanno comprato due lecca-lecca giganti per poi frantumarseli in faccia. Ma Pisa è successa un’altra cosa.
La prof ci provava con Andrea. Giuro! Ci siamo buttati tutti per terra, sul prato, all’ombra della Torre, quando la prof ha iniziato a fare la cretinetta con Andrea. Strappava l’erba e gliela lanciava, oppure giocava con le stringhe delle scarpe… mah… senza parole.
Alla fine della quarta, se non ricordo male, non abbiamo perso nessuno per strada. E poi c’è stata la mitica (per me) estate del 1992. Ma questa è un altra storia, l’estate ’92 per me è talmente significativa che non basterebbero 10 post a raccontare il perchè. Alla prossima !
In quarta invece andammo in Toscana. Probabilmente non ci voleva accompagnare nessuno, non mi ricordo di preciso, fatto sta che alla fine ci portò la Aprea. Era una prof molto giovane, originaria di Napoli, che da noi faceva la supplente della Maione (economia e diritto – solo in una scuola pazza come quella italiana possono mettere lo stesso docente a insegnare due materie diverse come economia e diritto…). Ma prima vi racconto un’altra cosa: io e Andrea eravamo all’ultimo banco in fila centrale, il più bello della classe, in quanto i prof ti vedono pochissimo. Inoltre davanti a me avevo due energumeni abbastanza ben piazzati che mi oscuravano completamente alla visuale dei professori. Stefano e Marco. Il primo era un ragazzone allegro e simpatico, più alto della media. Ci ritrovavamo spesso al mattino alla fermata del bus alla stazione dei treni. Io abito li vicino e ne approfittavo per raggiungere il Baratta coi mezzi, visto che per i primi 4 anni non si era mai visto un controllore ! Nell’attesa si rideva e si scherzava con Stefano e i suoi amici. Adesso lo vedo ogni tanto, visto che lavora a Voghera e abita nella zona. Quando lo incontro in giro e sono con qualcuno dico "quello lì era un mio compagno di classe" e quasi nessuno ci crede: "Sembra molto più vecchio di te". Non prendertela Stefano, mi capita spesso, e non solo con te. I casi sono due: o sembro effettivamente più giovane (grazie, grazie… mi autoincenso), oppure ho compagnie molto bugiarde…



Ti ricordi, Michel dei nostri pantaloni corti, delle tue gambe lunghe magre e forti e della rabbia che mi davano correndo tutti i giorni un po’ più svelte delle mie.

Qualche giorno fa stavo lavorando su un documento di testo (utilizzando la suite di Microsoft) su un computer che non era il mio, con l’idea di salvare il lavoro su una chiavetta USB. Purtroppo, dopo un’ora di lavoro, il programma non ne vuole sapere di salvare il file, adducendo un qualche strano inesistente errore. Ovviamente non era il primo salvataggio, ma a quel punto come potevo essere sicuro della consistenza del file che avevo su chiavetta? Oltre a questo, non ne voleva proprio sapere neanche di salvare il documento sul computer locale. Panico. E se la mia copia fosse stata corrotta??