fabiotordi

(raccolta molto sparsa di pensieri)

fabiotordi

Pensierino di inizio anno

Come sempre all’inizio dell’anno si fanno dei buoni propositi: starò attento a mangiare poco e bene, più attività fisica, ad essere sempre positivo… poi dopo qualche giorno arrivano i "solo per questa volta" e si finisce coi "chissenefrega".

Quindi quest’anno niente buoni propositi, se non quello di cercare di essere un po’ più positivo (come naturalmente sono). Allora approfitto di questo spazio per ringraziare perlomeno quelle persone che hanno contribuito a rendere meno negativo più positivo questo 2014 che è finito. Non faccio nomi, ma dai, lo sapete chi siete, no? Grazie. Non è stato un anno facile per me, e quello prima meno anche quindi… che dire, vi ringrazio. Senza di voi sarebbe stato triste. E invece è bello sapere che c’è gente che mi vuole bene (e che me lo dimostra, perché le parole in questi casi servono a poco. Da alcuni me lo aspettavo, da altri è stata una gradita sorpresa. Quindi…. quindi BUON ANNO e buon 2015, spero di essere vostro amico come voi lo siete per me!

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Dannata nuvola

Ma che bello è essere una nuvola.
Sei lì, per i fatti tuoi,
che fluttui nel cielo...
Ma non una nuvola di quelle grandi,
rompiballe,
che vogliono scatenare la pioggia.
Ma una di quelle nuvoline carine piccoline
tutte bianche
che sembrano uscire da un quadro.
Ti metti lì,
nel tuo angolino di cielo,
che fai la siesta.
Ah, che pace.
Poi se ti annoi,
puoi sempre metterti a pancia in giù
e osservare quello che succede nel mondo,
ma in modo molto distaccato:
tanto a te cosa te ne frega,
sei lì nel tuo mondo...


Berndnaut Smilde – "Nimbus II" – 2012 – Hotel MariaKapel, Hoorn

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E’ Natale!

è Natale… ma io non ci sto dentro

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Jump il Salto

Ecco qui il mio intervento alla trasmissione Jump il Salto, andata in onda su radio PNR domenica 7 dicembre 2014:

(se non hai sbatti di ascoltare tutto vai al minuto 40:27)

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Andare in auto e ascoltare la musica

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A Voghera si dice così

A m’fuma l’anma (Mi fuma l’anima)
Sono irritatissimo, arrabbiatissimo.

Mangià i arghêss (Mangiare gli avanzi di un pasto precedente)
Sono, letteralmente, ciò che resta in un setaccio o in un ventilabro dopo la vagliatura.

Bôn sul da bacaià (Capace soltanto di blaterare)
Baccagliare è voce regionale, usata anche in lingua, di etimo incerto.

L’è andà ai benvenüti (E’ andato al manicomio)
Modo di dire nato con la creazione dell’Ospedale Psichiatrico Provinciale, avvenuta a Voghera nel 1876. Nel nuovo moderno e attrezzatissimo nosocomio i malati di mente erano i "benvenuti".

Bat i bruchêt (Battere i chiodi)
Soffrire per il freddo. L’espressione fa riferimento al suono prodotto dal battere dei denti a causa del freddo, molto simile al rumore prodotto dal martello del ciabattino che batte in rapida successione di colpi sui piccoli chiodi che fissano la suola di una scarpa.

L’è negar me un cadnén (E’ nero come una catenella)
La catena che pendeva al centro di ogni camino, alla quale stava di solito appesa, ventiquattr’ore su ventiquattro, qualche pentola, non solo era annerita da decenni, da secoli, dal fumo e dalle scorie della combustione ma era anche un "accessorio" che raramente veniva pulito. L’espressione deve dunque essere interpretata non solo nel significato di sporco, ma anche di moralmente turpe, sordido, in misura aberrante e in modo irreversibile.

Un g’ha ra califòrgna (E’ in bolletta)
Per "california" si intende, nell’Oltrepo Pavese, una malattia della vite – l’oidio – originaria degli USA e giunta in Europa intorno alla metà dell’Ottocento. Per i viticoltori oltrepadani rappresentavano un vero flagello, in grado di distruggere non solo il raccolto di una stagione, ma un intero vigneto, mettendo quindi "in bolletta" il viticoltore.

Trà in casté (Gettare in castello)
Mangiare. Ovvero rinchiuder il cibo all’interno della cintura fortificata e merlata dei…denti.

U farid dnè ins’ra capèla d’un ciood (Riuscirebbe a far soldi sulla capocchia di un chiodo)
Affaristi si nasce.

Dùpi cme na sigùla (Doppio come una cipolla)
Falso, ambiguo.

Avègh r’moort in canténe (Avere il morto in cantina)
Avere un gruzzolo ben nascosto e guardarsi  bene dal metterne altri a conoscenza.

U g’ha di pruvèrbi (Ha dei proverbi)
Ha solo chiacchiere, racconta solo favole.

M’è’ndat ar sângu in sacòcia (Mi è andato il sangue in tasca)
Mi sono spaventato e, di conseguenza, sono impallidito.

Mangià ar vidé int’ra pânsa a ra vàca (Mangiare il vitello nella pancia della vacca)
Spendere soldi prima di averli guadagnati, fare debiti prima di sapere se sarà possibile pagarli.

 

 

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A Voghera si faceva la Fila

Da un articolo sulla Fila del 1978: “A Voghera, nell’Oltrepò pavese, sorge la più importante fabbrica italiana di racchette da tennis, sia in ordine di capacità di produzione (potrebbe raggiungere i 250.000 telai l’anno), sia in ordine alle dimensioni dell’unità produttiva: 5.500 metri quadrati di superficie coperta su oltre 10.000 metri quadrai di area complessiva. Questa fabbrica della Fila è operativa da sedici mesi e occupa un centinaio di dipendenti. Ma al di là delle cifre, che servono a dare una dimensione allo stabilimento della fila, è interessante sapere che questa unità vogherese è stata protagonisa , circa due anni or sono, di uno dei più interessanti casi di riconversione industriale del nostro Paese. Là dove oggi si fabbricano racchette, infatti, per decenni e decenni venivano prodotte fibre sintetiche da parte della SNIA Viscosa; gli stessi dipendenti, che oggi con perizia e amore artigianale fabbricano telai, fino a qualche mese fa muovevano complessi macchinari destinati a ben altra produzione. E’ successo che la SNIA, a causa delle difficoltà del mercato delle fibre, ha liquidato l’azienda di Voghera e messo in cassa integrazione i dipendenti. Il meccanismo è fin troppo logico , purtroppo. E’ a questo punto che interviene la Fila, società di grande prestigio nel campo dell’abbigliamento sportivo. D’accordo col Cotonificio Olcese, nel dicembre 1977, preleva lo stabilimento di Voghera e ne fa, in pochi mesi, una fabbrica di racchette. L’investimento iniziale è di un miliardo e mezzo. Il posto di lavoro è salvo per tutti gli operai, anzi qualcuno viene assunto ex novo. La Fila (30 miliardi di fatturato nel 1978) opera da oltre 100 anni nel campo dell’abbigliamento: si è guadagnata un’immagine di azienda seria, al servizio di clienti particolarmente esigenti; c’è da prevedere che la tradizionale serietà e correttezza della Fila saranno sicuramente confermate in questa fase operativa del tutto nuova: la produzione dell’attrezzo. “ Siamo solo agli inizi – commenta il responsabile della ditta – e cerchiamo di operare secondo quanto è emerso dalle precedenti fasi di ricerca, sia tecnologica sia commerciale. Abbiamo considerato tutte le tendenze nel campo delle racchette, abbiamo ascoltato i rivenditori, ci siamo valsi della preziosa esperienza di Martin Mulligan, che è stato un grande giocatore di livello mondiale. A questo punto abbiamo fatto le nostre scelte e abbiamo privilegiato il legno, presentando una gamma diversificata e ragionata di racchette. Dice un nostro slogan pubblicitario: “la Fila ha migliorato un materiale già perfetto in natura, il legno”. Abbiamo puntato su una racchetta che sia tendenzialmente rigida, la più adatta al gioco aggressivo e moderno che oggi si va imponendo. Per legni base, abbiamo scelto il faggio e il frassino, un frassino speciale che cresce solo in Francia: si presenta piuttosto chiaro con fibra longitudinale e col giusto peso specifico per la lavorazione dei telai. Come assoluta novità abbiamo inserito nelle nostre Wud legni grassi, pregiati, mai usati nel tennis: il padouk e il palissandro. Si tratta di legni molto costosi: provengono dai boschi dell’India e dell’Africa, dove il clima particolare favorisce la crescita di alberi dotati di non comune robustezza e rigidità”. La visita allo stabilimento ci ha permesso di prendere atto dell’alta tecnologia e della valida esperienza che presiedono alla produzione di 600 telai al giorno per un totale di 120 mila all’anno. Per chi ama le cifre, diciamo che una racchetta finita (non incordata) nello stabilimento di Voghera, comporta 108 successive operazioni. Di sicuro effetto è una macchina speciale che piega il telaio agendo con una forza impressionante, pari a 4,5 atmosfere, corrispondente ad un peso di 80 chilogrammi. Si capisce che se la serie delle operazioni è stata ben fatta, il telaio deve superare brillantemente anche questa prova.”

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Trapianto di testa

Il neurochirurgo Sergio Canavero sostiene che la tecnologia per fare un trapianto di testa esiste. Si può fare. Funzionerebbe

In pratica, con questo sistema, si diventerebbe quasi immortali. Hai un corpo che non funziona più? Rischi un infarto? Sei un disabile? Tranquillo, ti fai trapiantare la testa su un nuovo corpo e tutto tornerà a funzionare. Basta attaccare un po’ di fili, cioè un po’ di nervi o cosa cavolo sono e il gioco è fatto. Torni ad avere un corpo giovane e sano. Fantascienza? Lui dice di no.

Ma ci pensate? E con quali conseguenze? Così facendo ti scegli il corpo che più ti aggrada, bello sano, magari in forma, muscoloso. Puoi magari diventare un ragazzino, oppure perché no diventare uomo se sei donna e viceversa. Chissà che casino.

Ma veramente?

E poi scusate, ovviamente dovranno essere cadaveri, cioè corpi di gente morta, ma con il corpo sano. Ma come è possibile? Va be metti uno che muore perché ha preso una botta in testa. E va beh, te la concedo. Ma mica tutti muoiono così, se uno muore, di solito, è perché ha qualcosa nel corpo che non funziona, fosse anche "solo" un foro di proiettile.

E quindi? Ovviamente non ce ne sarebbero per tutti. In questo caso perché non pensare di fabbricarli? Dei bei corpi già pronti per sostituire il precedente. 

Si ma che du bal, se uno mi sta antipatico non posso neanche sperare che muoia, devo sorbirmelo…per sempre? Ma anche no.

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Raccolta differenziata a Voghera

Una mattina esco di casa con il sacchetto della spazzatura indefferenziata, quello della plastica e il cartone. C’è una mamma che ha parcheggiato davanti alle suore un po’ in mezzo alla strada e un camioncino aperto che non riesce a passare. Il tizio alla guida scende a protestare. Io passo e ammicco: "Bel parcheggio, eh?" e vado. Lui nel frattempo nota che ho la spazzatura in mano e mi richiama: "Hei capo, butta pure qui tutto". Io gli dico: "No, ma è differenziata". Lui mi risponde "Ma si, tanto poi va tutto insieme". Io gli chiedo: "Ma sei sicuro?" e lui: "Oooooooh!".

Caso a: stava scherzando. E va beh mi ha fatto buttare indifferenziata, plastica e cartone tutto insieme, ma non è la morte di nessuno.

Caso b: è vero. In questo caso mi chiedo: ma perchè io devo essere lo stronzo che in casa ha 4 bidoni della spazzatura? Carta, Plastica, Vetro/Metallo e Indifferenziata. Lo ammetto, l’umido lo butto nell’indifferenziata, tanto ne produco talmente poco, e poi, cazzo, 4 bidoni mi sembrano già eccessivi, ho mezza cucina destinata alla rumenta. (E per inciso il bidoncino ASM dell’umido non me l’hanno mai consegnato, gliel’ho pure chiesto a quelli che passavano in una via vicina alla mia ma mi hanno risposto picche, che sarei dovuto andarmelo a prendere alla sede ASM. Si, come no, faccio prima a comprarmelo). Dicevo: ma perchè io devo fare ‘sto estremo sbattimento se fosse vero che poi va tutto insieme? Facciamo che è vera la prima e che il tizio sia stato un burlone o uno che per simpatia voleva soltanto risparmiarmi la fatica di andare fino al bidone. D’altronde li spostano sempre più lontano, ancora una volta che me li spostano dovrò andare a buttare l’immondizia in macchina.

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Non sono il tipo

Ecco la mia nuova fatica: dai fatevi due risate :-) Però almeno il video è carino dai… Gli altri due li trovate cliccando qui e qui.

…io sono il tipo di tipo che girava con gli amici sopra una tipo…

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Reati annunciati

L’altro giorno riflettevo su questo fatto: ero in treno e la voce registrata annunciava di non pensarci neanche a mettere le mani addosso al bigliettaio, in quanto pubblico ufficiale, altrimenti sarebbe stata un’azione passibile di denuncia in quanto reato. Tempo dopo vedevo un cartello su un bus che spiegava che andare in giro senza biglietto non era cosa buona e giusta. Altri cartelli ongi tanto spuntano e qua e là, indicando al passante di non compiere atti spregiudicati. Mi fanno venire in mente l’avviso, un po’ ironico e un po’ sarcastico, che avevo apposto anni fa vicino agli occhiali da sole che vendo e che erano (e forse sono) uno degli oggetti più taccheggiati nel mio negozio,  che recitava più o meno così: "Si prega di non rubare gli occhiali".

Ora, dico io, ma è mai possibile che sentiamo il bisogno di dire esplicitamente che fare resistenza ad un pubblico ufficiale è un reato? Cioè, dai! E’ un po’ come il mio "non rubate gli occhiali" ! E’ ovvio che non si dovrebbe fare. O meglio, dovrebbe essere ovvio. Evidentemente non è così. Segno dei tempi. A quando i cartelli "vietato stuprare", "vietato rapinare", "vietato fracassare le teste con le mazze da baseball"?

Piccola conclusione (già mi sento i commenti: "fascista"). Ma invece di dire l’ovvietà che picchiare il capotreno è un reato, e poi permettere che lo si faccia impunemente, non si potrebbe non dirlo, ma prendere a randellate sui denti chi lo fa, chi viaggia tranquillo e impunito senza biglietto, chi sporca, infastidisce, ruba, e fa i cazzi suoi sui treni, perchè tanto sa benissimo che il povero dipendente Trenitalia non si prende (giustamente) la briga di dirgli alcunchè, per evitare di prendersi una manica di botte? Invece di suggerire a questi signori di comportarsi bene e basta, non sarebbe meglio, nel caso trasgredissero, usare la loro stessa moneta? Ah no scusate, poverini, hanno già i loro problemi (sono apolidi –leggasi zingari– oppure clandestini, oppure delinquenti abituali, oppure matti, oppure sanguinari omicidi, vittime di soprusi, vicini di Erba, tossici, semplici cialtroni, insomma tutti motivi che per il sistema legislativo/giudiziario italiano ne fanno dei martiri, delle vittime e una categoria da proteggere) e quindi è giusto, o perlomeno comprensibile, il loro comportamento. A me sembra una forma molto antipatica di razzismo nei MIEI confronti che devo rigare dritto mentre questi fanno quel cazzo che vogliono.

 

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Gli sbattimenti della vita (6)

  1.  L’etichetta dei vestiti che punge
  2. I sacchetti della spesa che si tagliano
  3. Le persone che stanno bene, qualsiasi cosa indossino
  4. Una mosca in auto, o peggio una zanzara
  5. Non ricordarsi le parole di una canzone
  6. Quelli che ti chiedono le cose, ma poi fanno come vogliono loro
  7. Le risatine delle ragazzine ochette
  8. Ammalarsi in vacanza
  9. Quelli che non ringraziano quando gli tiene la porta aperta
  10. Scattarsi col coperchio della pentola
  11. Dimenticarsi il PIN del bancomat
  12. La torcia che quando serve ha le pile scariche
  13. Quelli di SKY, Fastweb, Wind, Enel, ecc.
  14. I panini al salame con dentro poche fette
  15. I bagni degli autogrill
  16. Hai trentasette penne e nessuna scrive
  17. Dimenticarsi di non puntare la sveglia quando invece puoi dormire
  18. Quando ti dicono che hai un capello bianco
  19. Il distributore automatico che ti mangia i soldi
  20. I volantini sotto ai tergi
  21. La birra analcolica
  22. I dossi rallentatraffico
  23. Saltare il casello di uscita in autostrada
  24. Gli adesivi "Bebè a bordo"
  25. Quelli che non abbassano gli abbaglianti
  26. Il cellulare che non prende
  27. Quelli che ti dicono "stai tranquillo, non arrabbiarti" quando sei arrabbiato
  28. La rucola che ti si incastra tra i denti
  29. Non trovare la chiave giusta in un mazzo di ventisette chiavi
  30. Dover cambiare l’ora all’orologio quando c’è l’ora legale
  31. Il conto del supermercato è €10,01 e tu hai 10 euro oppure cento !
  32. Tagliarsi con la carta
  33. Perdere il segno del libro che stai leggendo
  34. Dimenticarsi di comprare proprio quella cosa per cui eri andato al supermercato
  35. Parcheggiare talmente vicino al muro che devi uscire dall’altra portiera
  36. Le email di SPAM
  37. I peli del gatto sul maglione blu appena messo
  38. La gente che tira i bidoni
  39. Non sapere che ore sono
  40. Dimenticarsi il foglietto con segnate le cose da ricordare
  41. Scrivere i post del blog quando non sai cosa scrivere
  42. Quelli che insistono
  43. Gli amici di convenienza
  44. Le foto che ti fanno gli altri che non vengono bene
  45. Il cell scarico quando ti serve
  46. Quando manca un centesimo per pagare il conto e allora devi cambiare 100 euro
  47. Andare a dormire presto e svegliarsi stanchissimi
  48. Farsi la barba
  49. Perdere il segno nel libro che stai leggendo
  50. Le scarpe che fanno bagnare i piedi

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Inferno di Dan Brown

Altro libro di Dan Brown. Devo dire che i suoi libri li leggo velocemente, per la mia media. Di solito leggo libri, fumetti, libri, giornali, tutto contemporaneamente. In questo modo inizio tutto e non finisco niente. Quando leggo i libri di Brown lascio invece indietro il resto e li finisco quasi subito. E’ successo anche con "Inferno". Solito stile di Brown: capitoli corti, avvincenti, e ogni volta un piccolo o grande colpo di scena che ti fa venir voglia di leggere il successivo. La storia vede il ritorno del professor Langdon e anche stavolta è ambientata in parte in Italia. Certo che è curioso vedere uno scrittore di Best Seller ambientare i suoi libri in Italia, ovviamente perché considera il Belpaese culla di storia, tesori e quant’altro, e vedere molti italiani (tra cui i nostri politici) fregarsene bellamente, pensando di essere uno dei popoli migliori del mondo. Solo per il fatto che gli italiani sono stati un grande popolo non è che ce lo ritroviamo come diritto acquisito, dovremmo dimostrarlo tutti i giorni. Perlomeno conservando e valorizzando ciò che è già stato fatto. Va beh…

Detto questo: adesso il libro è in edizione economica a 5 euro, quindi direi che non potete non comprarlo.


Sanro Botticelli – La mappa dell’Inferno – 1480/1490

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Le 10 canzoni più ascoltate

Ecco la classifica delle canzoni da me più ascoltare da un anno a questa parte:

Al decimo posto troviamo Gue Pequeno (con Marracash) in un brano del settembre 2013 da solista: "Brivido".
Appena sopra, nono posto, Adele con "Skyfall". La canzone non è attuale (2012), ma il fatto che dica che ti cade il cielo addosso me l’ha fatta ascoltare parecchio.
Salendo all’ottavo piano un’altra canzone del 2012, ma stavolta il motivo è l’opposto: mi da molta carica. E’ una produzione di David Guetta cantata da Sia: "She Wolf".
Al settimo posto la canzone dell’estate. Anche questa è vecchia (Grammy per il Best Remix nel 2007), ma la "pompavo" nello stereo della 500 ad agosto. "Bring the noise", il remix di Benny Benassi del vecchio pezzo dei Public Enemy. Molto molto "power" !
Sesto posto una canzone recente, dei Club Dogo con Arisa: "Fragili". Molto bella. Certo che i Dogo ultimamente spaccano.
Quinto posto per un intramontabile Vasco Rossi (attendendo di prendere il nuovo disco) con "Dannate Nuvole".
Quarto posto per Nerone, rapper milanese, con Nitro. Per chi non lo conoscesse ancora consiglio di vedere (o rivedere) MTV SPIT (campione 2014). Il brano è "Lasciami solo".
Finora avrete notato tanti pezzi rap, chissà il podio. Invece no, i primi tre posti sono occupati da pezzi di musica più o meno elettronica.
Dico più o meno perchè al terzo posto dei più ascoltati ci sono i Daft Punk, paladini e campioni europei dell’elettronica, che però in questo ultimo album hanno inserito sonorità molto pop. Il pezzo è ovviamente "Get Lucky"
E al secondo posto? Un amico del Daft Punk che per nientepopodimeno che Google ha crato questo pezzo: "Racer" (che è anche la mia suoneria del cell) di Giorgio Moroder.

E al primo posto? Qual è la canzone che ho ascoltato di più da un anno a questa parte? I terzi e i il secondo, cioè Daft Punk con "Giorgio by Moroder"

Non è necessariamente la classifica delle canzoni che mi piacciono di più, solo e semplicemtne quelle che più ho ascoltato, quindi che probabilmente rispecchiavano il mio stato d’animo in quei momenti.
 

In questo momento quali sono le più ascoltate? Beh, Fedez (e Francesca Michielin) con "Magnifico", Lucio Dalla (tutti i suoi grandi successi, tipo "Tu non mi basti mai", e poi volo nella notte di Ibiza con Watermät e la sua "Bullit"

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Vantaggi e svantaggi

Format Distributivi del settore moda abbigliamento in Italia: situazione e prospettive del piccolo punto vendita

Quarantaseiesima puntata (le altre le trovate guardando qui)

La formula di vendita di Piazza Affari porta il negozio ad avere dei punti di vantaggio rispetto ad altre attività commerciali.

Rispetto ai negozi tradizionali i punti in favore di Piazza Affari sono:

  • I prezzi più competitivi.
  • Possibilità di attuare sconti per acquisti di grandi quantità.

I vantaggi rispetto agli outlet, che rappresentano il modello di riferimento per chi è in cerca di articoli di qualità a prezzi ridotti:

  • Esiste ancora un certo legame fiduciario con il distributore tradizionale per ragioni sociali ed umane.
  • Il coefficiente di servizio prestato: prossimità (vicinanza del punto vendita ai centri cittadini), il credito al consumo, la consegna a domicilio, la personalizzazione del rapporto col cliente.

Esistono altresì dei punti che pongono in svantaggio Piazza Affari nei confronti di questi concorrenti. 

I punti in cui i negozi tradizionali sono avvantaggiati sono:

  • Assortimento orizzontale di taglie, colori, modelli a cui si aggiunge la possibilità di ordinare in tempi brevi i prodotti eventualmente mancanti.
  • Prodotti della collezione in corso e non delle stagioni precedenti.
  • Rapporto diretto con le ditte produttrici e status di “rivenditore ufficiale”.

Gli outlet center sono in vantaggio per quanto riguarda:

  • Assortimento verticale. Per ogni marca è presente un’abbondante tipologia di prodotti.
  • Rapporto con i fabbricanti. Sono solitamente emanazione diretta dei produttori e pertanto hanno canali privilegiati nel rifornimento e hanno lo status di “rivenditori ufficiali” delle rimanenze.

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