fabiotordi

(raccolta molto sparsa di pensieri)

fabiotordi

Annibale

Avete presente Annibale? Quella della seconda guerra punica, quello che è venuto in Italia a piedi da Cartagine.

Dunque, Cartagine era dove più o meno adesso c’è Tunisi. I cartaginesi avevano a quei tempi (circa 200/300 anni prima di Cristo) il predominio sul Mar Mediterraneo (in conflitto con la Grecia) quando, ad un tratto, si accorsero che i Romani, dopo aver conquistato la penisola italica, avevano intenzione di mettersi anche a dominare sui mari, e la cosa non gli andava molto a genio.

Allora litigarono, e fu la cosiddetta Prima Guerra Punica (dal nome in latino con il quale venivano chiamati i cartaginesi: Punici, derivato da Phoenici, in riferimento alle origini fenicie del popolo) che vide sconfitti proprio i cartaginesi (nonostante questo bisogna dire che anche Roma subì pesantissime perdite). Allora il generale Amilcare, suo figlio Annibale e suo genero Asdrubale (che fantasia nei nomi, eh?) per distrarsi si trastullarono con la conquista della penisola iberica, dove fondarono Cartagena. Alla morte di Amilcare e Asdrubale, i capo dell’esercito diventò, appunto, Annibale.

Siccome era ancora molto incazzato coi romani, decise di fare una cosa mai vista: prese su baracca e burattini e puntò verso Roma. E fu la Seconda Guerra Punica. Partì da Cartagena a maggio del 218 con circa centomila uomini e 37 elefanti. Roma era lontana e durante il tragitto deve combattere con tante popolazioni e conquistare tante città. Quindi un po’ di uomini li perde sui campi di battaglia e altri li lascia a difendere il terrotorio. Ad agosto passò i Pirenei con la metà dei soldati e sempre 37 elefanti. Nell’attuale Francia trovò dei Galli che gli diedero una mano per combattere il comune nemico, ma nel frattempo i romani vennero a sapere che lui è li e gli andarono incontro.

Annibale non volle lo scontro, perchè il suo scopo era arrivare in Italia e sobillare le popolazioni oppresse a ribellarsi a Roma. Allora allungò il giro, superò le Alpi e piombò nella Pianura Padana. Ma vi rendete conto di cosa è stato capace? Non fu certo una passeggiata, ma un’impresa epica compiuta addirittura d’inverno: chissà che effetto faceva sulle popolazioni che lo vedevano passare!!! Tu sei lì, nella tua bella e tranquilla pianura e ti vedi passare un esercito di mori con… degli elefanti! Pazzesco. Sarebbe un’impresa straordinaria oggi, figuriamoci duemila e passa anni fa!

Una volta arrivato nella penisola italica, seguì il Po e si scontrò la prima volta coi romani dalle parti di Vigevano, presso il Ticino (la prima T). I Romani stavano antipatici a parecchia gente, tra cui i celti, chiamati dalle nostre parti "Galli", che erano stati conquistati da Roma e non vedevano l’ora di disertare e aiutare Annibale. Solo che avevano il braccino corto e non si prodigavano certo nello sfamare l’esercito cartaginese. Allora Annibale "comprò" la grande dispensa romana di Casteggio, e poi si avviò verso Piacenza, dove l’esercito di Scipione si era rifugiato, passando sui monti. La leggenda dice che è passato proprio sul monte Lesima, dalle mie parti. Il toponimo Lesima deriverebbe proprio da una presunta ferita alla mano del condottiero punico: "Lesa Manus". La seconda battaglia fu nei pressi del fiume Trebbia, la seconda T. Gli africani diedero una suonata ai romani, che si ritirarono con le pive nel sacco (si salvarono in 10 mila su 20 mila).


(immagine tratta da Wikimedia:
http://commons.wikimedia.org/wiki/Image:Percorso_di_invasione_di_Annibale.png?uselang=it)

Annibale scese in terre etrusche puntando verso Roma. Ormai si sentiva la vittoria in tasca, anche se quasi tutti i suoi elefanti erano nel frattempo morti e lui stesso si era ferito gravemente ad un occhio. Quando furono vicino al lago Trasimeno (la terza T) diedero un’altra ripassata all’esercito romano: botte da orbi e ne uccisero un bel po’. A Roma la notizia fece non poca paura, e allora decisero di dare pieni poteri a un mio omonimo Quinto Fabio Massimo. Nel frattempo il nostro Annibale si rese conto che non aveva un esercito attrezzato a porre assedio a Roma, allora cambiò tattica: cercò di convincere le varie popolazioni a ribellarsi a Roma. Si rese ben presto conto che più si avvicinava alla Città Eterna e più trovava popolazioni a lei fedeli. Si recò quindi nel Sud Italia, ma anche qui non ebbe troppa fortuna con i vari popoli. Quando si trovava in Puglia ci fu un’ulteriore battaglia, a Canne, anche questa ampiamente a suo favore. Annibale continuava a vincere, ma il suo esercito, lontanissimo da casa, si assottigliava sempre più. Questo gli permetteva di dominare i territori meridionali, ma non di sferrare l’attacco decisivo all’odiata Roma. Difatti l suo avversario venne appellato come il "Temporeggiatore". Stette lì parecchi anni. Figuratevi che partì dalla Spagna nel 219 a 28 anni e rimase in Italia fino al 203 a 44 anni !!! Dopodichè tornò in patria, dove subì la grande sconfitta nella terza guerra punica da parte di Scipione l’Africano (figlio del già citato Scipione).

La sua vita volse alla fine in modo complicato. Si mise in politica, ma fu ostacolato fortemente, e così scelse l’esilio. Andò a Tiro in Libano, a Efeso in Turchia, a Creta, in Armenia, in Anatolia (ma dove diamine sarà l’Anatolia??), e nuovamente in Turchia dove si uccise per non essere consegnato vivo ai Romani.
Sicuramente fu un condottiero eccezionale, uno dei più grandi della storia.

Commenti

comments

Aggio o signoraggio

Conoscete il significato del termine "aggio" ? Dice il dizionario Treccani:
In finanza, la percentuale sulle somme riscosse per conto dello stato, dei comuni e delle province, che gli esattori comunali e i ricevitori provinciali delle imposte sono autorizzati a trattenere a compenso del loro servizio.

Lo sapete che Equitalia ha l’aggio del 9% ?
(fonte: sito di Equitalia http://www.gruppoequitalia.it/equitalia/opencms/it/faq/index.html)
Adesso capite perché non gliene frega niente di cartelle pazze, ricorsi, proteste, e cose simili? L’unica cosa interessante è incassare. E percepire l’aggio.

——————————————-

Altra riflessione: parliamo della compensazione dei crediti. Cerco di spiegare. Una ditta può avere dei crediti nei confronti dello stato (nelle sue svariate forme): rimborsi da ricevere, sovvenzioni, oppure semplicemente crediti dovute a fatture emesse verso un ente pubblico. Contemporaneamente hai dei debiti: tasse da pagare, multe, contributi, ecc. E allora non sarebbe giusto fare in modo che queste cose si compensino? E invece (quasi sempre) no: il suddito contribuente deve pagare, POI, DOPO, FORSE, MAGARI, viene pagato dallo stato padre, padrone e signore. Mah…

Commenti

comments

Miss Margherita 11

A tavolaaaaaaaa!!! E’ tornata Miss Margherita e ci inviata a cena. Cosa si mangia? Ma che domande: pizza !!! Ecco le nuove proposte:

Da noi due di Milano (MI)
Pizza
: gigante, consigliabile per i più affamati
Locale: arredo normale, ottima location
Personale: normale
In una parola: EXTRA POTENT

La nostra esperta è stata quindi sui Navigli a Milano. Ma che ne dite di questa pizza "romana" ?

E se adesso andassimo al mare?

Bella Napoli di Rapallo (GE)
Pizza
: classica
Locale: marittimo
Personale: napoletano DOC
In una parola: EVERGREEN

Questa pizza non le è dispiaciuta. Allora proviamo a fare un salto in Piemonte, in un posto rinomato:

Officina della Pizza di Tortona (AL)
Pizza
: nonostante il nome altisonante del locale, si inorridisce alla vista del forno elettrico (l’anti-pizza per tradizione); apprezzabile la scelta di impasti.
Locale: spartano
Personale: gentile
In una parola: PIZZA AL SAPORE DI SOFFICINO dal rapporto qualità prezzo non equilibrato

Caspiterina! La nostra Miss ne ha per tutti: se la pizza non la soddisfa, sono guai. Proviamo l’ultima pizzeria di oggi, a Voghera

Poco di Buono di Voghera (PV)
Pizza
: piccola ma gustosa
Locale: decisamente spartano, versione "festa della birra"
Personale: gentile, ma servizio non rapidissimo
In una parola: PIZZA DA CENA INFORMALE E LOW COST

E con questa, rimandiamo l’appuntamento con la nostra miss alle prossime recensioni. W la pizza !!!!

Commenti

comments

Telecom VS Wind = Twitter

Su Twitter, Telecom Italia contro Wind 1-1, palla al centro.

Ricordate la storia che avevo raccontato a luglio sui problemi che avevo avuto con la linea Telecom Italia che avevo risolto grazie al servizio clienti su Twitter?

Beh recentemente ho avuto un piccolo disguido con la linea mobile Wind (mi hanno maldestramente fatto spendere 3 euro non dovuti) e ho provato a chiamare il 155. L’operatore ha detto che sarebbe andato tutto bene il giorno successivo, cosa che non è stata così. Mi sono sentito un po’ preso in giro e ho riciamato. Un altro operatore ha detto addirittura che era colpa mia, avrei dovuto agire per tempo, che non sapeva dirmi perchè il suo collega mi aveva rassicurato e che non esisteva un numero per il servizio reclami. Allora ci ho riprovato e ho scritto su Twitter:

@WindItalia avete un pessimo servizio clienti al 155, sappiatelo!E visto che siete 1compagnia telefonica almeno mettete un numero x reclami!

Risultato: dopo pochissimi minuti mi hanno scritto:

@fabiotordi Ciao, se hai bisogno di domandare qualcosa, scrivi pure a noi :)

Dopodichè gli ho scritto un DM (Direct Message = messaggio privato) spiegandogli la situazione, ma non si sono mai più fatti sentire. Dopo settimane ho riprovato a twittare in pubblico per due volte, ma stavolta… neanche uno straccio di tweet, niente!

Credevo ormai che per bucare il muro di gomma non sarebbe bastato neanche il becco di un tweet!

E invece… un pomeriggio mi squilla il telefono: sono loro! La gentilissima operatrice Wind si spertica in scuse e mi dice che ora provvederanno a rifondermi dei 3 euro! Se io avessi un altra linea wind me li accrediterebbero lì, ma non ce l’ho. Allora, se avessi una linea fissa Infostrada me li scalerebbero dalla bolletta, ma non ce l’ho. A questo punto non rimane che mandarmi un assegno. Mi chiede quindi i dati. A questo punto mi dichiaro soddisfatto così ! Le spiego che un assegno di 3 euro sarebbe più un dispetto che un favore: mi arriva la raccomandata, devo andare i posta a ritirarla e poi in banca a ritirare i 3 euro. E voi sapete come sono rompiballe le banche quando devi ritirare un assegno e non sei correntista. Quindi va bene così: sono soddisfatto.

W Twitter !!!!

Commenti

comments

Non sono pazza

Qualche tempo fa mi è arrivata un’email da una mia amica che diceva più o meno così (gli asterischi li ho messi io…)

Help
Mi è successo ancora!!!
Da m******@******.it a m******@*******.it
e poi tutta una scritta strana in lingua bohhhh
Ma come può essere???????
Domanda unica: visto un bel chisssssenefregaaaaa,
a questo punto :è pericoloso?
Se si, help me please
se no, ok grazie fiuuu
Baci a te e Eli
La tua amica diversamente informatica(politicaly correctly)

L’ho riletta pù volte e ogni volta ridevo da solo…. Poi mi ha spiegato che in precedenza mi aveva mandato un’altra email (che evidentemente non mi è mai arrivata, oppure è finita nell’antispam).

Però questa è proprio forte: sicuramente se facessi la classifica delle email dell’anno finirebbe di sicuro al primo posto !!!

Commenti

comments

Pane e Bugie – 2

…segue da ieri…

Qualche considerazione economica:

"Secondo le Nazioni Unite e la FAO, entro il 2050 la richiesta di cibo nel mondo raddoppierà. Chi sostiene che c’è abbastanza cibo per tutti e che basta ridistribuirlo fa un’affermazione priva di prospettiva, oltre che banalmente ingenua ed economicamente sciocca. Sarebbe come dire che il problema della povertà non sono i soldi: infatti ce ne sono abbastanza per tutti, si tratta solo di ridistribuirli. Facile vero? Come ho fatto a non pensarci prima! Il problema non è ridistribuire il cibo. L’agricoltura non è un’attività che si svolge per beneficenza. Lo scopo dell’agricoltore è il profitto. Forse che voi lavorate gratis? Invece si devono mettere i poveri del mondo nelle condizioni di produrre il loro cibo e di migliorare le loro condizioni di vita."

"L’Italia dipende dall’estero per il 40 per cento del grano duro, per il 70 per cento del grano tenero, per il 25 per cento del mais, per il 90 per cento della soia e per il 50 per cento delle carni. Ogni anno la nostra bilancia agroalimentare è in rosso per circa dieci miliardi di euro. Non è certo coltivando cipolla di Tropea biologica (per carità, ottima) o lenticchie di Castelluccio (ottime pure loro) che possiamo pareggiare i conti."

"Secondo un’analisi della Coldiretti il vino dall’Australia per giungere sulle tavole italiane deve percorrere oltre sedicimila chilometri con un consumo di 9,4 chili di petrolio e l’emissione di 29,3 chili di anidride carbonica. Che senso ha tuonare contro il vino (per altro ottimo) importato dall’Australia e poi compiacersi per le vendite di vino italiano negli Stati Uniti? Forse che ci vanno a nuoto le bottiglie di vino italiano a New York?"

Perchè comprare prodotti della zona?

"Altra faccenda invece  è il discorso di chi dice: Non mi interessa l’efficienza energetica, compro local perché mi piace di più, perché voglio sostenere l’economia locale, perché per me è meglio dare un euro al contadino italiano piuttosto che a quello cileno e così via. Mi sta benissimo. basta non giustificare questi comportamenti, difficilmente riconducibili a indagini scientifiche, parlando di emissioni di anidride carbonica e di energia. Se si afferma che <la spesa a km 0 riduce le emissioni di CO2 e il consumo energetico> è di dati numerici che si sta parlando. L’affermazione è verificabile in linea di principio, e quindi i numeri finali possono dire se la frase è vera o falsa. I numeri non si interpretano: parlano da soli."

E infine una frase che riuassume un po’ tutto il discorso:

"Pensavate che i pompelmi senza semi, i mandarini senza semi e così via fossero stati selezionati nel corso dei secoli da contadini con il cappello di paglia, la camicia a scacchi e un filo d’erba in bocca, come vuol l’immaginario popolare? Scordatevelo. Scienziati in camice bianco, maschera e tuta sterile hanno manipolato gli embrioni di quelle piante, sottoponendole all’azione della colchicina o di altri procedimenti mutageni, al fine di ottenere delle varietà commercialmente interessanti."

Finisco citando i due blog di Bressanini:

http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/
http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/dbressanini/

Commenti

comments

Pane e Bugie – 1

Vi prego, leggete questo libro. E’ scritto da Dario Bressanini, chimico, divulgatore scientifico e scrittore.

Da chimico, quindi da persona che "ne sa", ci spiega cosa c’è di vero e cosa invece è pura propaganda (e talvolta menzogna) nelle campagne a fare dei prodotti "biologici", "naturali", "grezzi", o come altro li vanno a chiamare. Spiega, in modo molto terra terra e senza mai usare paroloni astrusi, che una molecola è una molecola e che a volte quello che dice la pubblicità (o i giornalisti che cavalcano l’onda, o alcune organizzazioni) non è proprio da prendere come oro colato, anzi!

Ripeto: vi prego di leggerlo, è una delle letture più interessanti che abbia mai fatto.

Come faccio spesso, vi segnalo qualche passo del libro che mi sono sottolineato:

"Questo libro è una sorta di <vaccino> contro i pericoli della cattiva informazione a tavola. Ciò che mangiamo ogni giorno è al centro di messaggi contraddittori che ci lasciano confusi e talvolta persino spaventati".

"La disinformazione ha molte facce: si traveste da leggenda urbana che continua a propagarsi di bocca in bocca, di sito in sito, e trae credibilità proprio dall’ampia diffusione, di cui si autoalimenta."

L’autore vuol porre l’attenzione sul fatto che l’opinione pubblica è contraria agli OGM per una non meglio precisata pericolosità, ma non è per nulla informata sul fatto che ben altri esperimenti sono stati condotti sulle piante alimentari negli ultimi cento anni. Sostiene che in realtà gli OGM sono molto controllati e quindi sani, da molti punti di vista.

"Ogni anni arrivano sul mercato tantissime nuove varietà vegetali, frutto di selezioni mirate assistite da tecniche biotecnologiche. Anche se si tratta a tutti gli effetti di manipolazioni del DNA, gli organismi che ne risultano non sono OGM perchè, secondo la definizione dell’Unione Europea, sotto tale sigla sono compresi soltanto gli organismi che derivano da modificazioni mirate effettuate attraverso la tecnica del DNA ricombinante. Tra le manipolazioni che non ricadono legalmente sotto la categoria degli OGM ci sono quelle ottenute con le radiazioni nucleari: raggi gamma, raggi X, raggi alfa, raggi beta e fasci di neutroni lenti. Sembrano più l’armamentario di Mazinga e di Goldrake che strumenti dell’agricoltura."

"Dopo la seconda guerra mondiale iniziano i cosiddetti <usi pacifici dell’energia atomica>. Nelle nazioni più avanzate e in quelle in via di sviluppo molti giovani ricercatori cominciarono a utilizzare le radiazioni nucleari con l’obiettivo di modificare le caratteristiche delle piante esistenti."

"Nel 1984 il Creso (varietà di grano ottenuto incrociando grano irradiato con fasci di neutroni, NotaDiFabio) rappresentava il 53,3 per cento del mercato italiano di semi certificati di grano duro ed era coltivato su 430.000 ettari."

"La pasta ovviamente non è radioattiva, ma nessuno lo aveva mai messo in dubbio. Le radiazioni sono soltanto servite per indurre una mutazione nella prima pianticella. Negli ultimi settant’anni sono state create più di 2200 varietà mutanti."

"A differenza degli OGM, che sono molto controllati, le piante prodotte per irraggiamento possono essere coltivate senza nessuna autorizzazione specifica."

"Per coerenza, chi vuole bandire gli OGM in nome di una visione romantica e arcaica dell’agricoltura e rifiuta le varietà inventate da scienziati in camice bianco e mascherina dovrebbe comportarsi nella stessa maniera nei confronti dei prodotti ottenuti da semi mutati con radiazioni. Ad esempio la COOP, che è contraria agli OGM, non dovrebbe venderli. Niente più pompelmi rosa sui banconi della frutta o spaghetti di grano duro Creso sugli scaffali!"

"Nel caso degli OGM poi si fa leva sull'<innaturalità> del processo di generazione di nuove varietà contrapposto alla <naturalità> dell’evoluzione lasciata a sè stessa, mentre nel caso della mutagenesi da radiazioni la stessa argomentazione viene usata in favore dell’intervento umano. Ci sarebbe una modificazione genetica cattiva (quella degli OGM) perché effettuata in modo mirato dall’uomo, e una modificazione genetica buona (quella delle radiazioni) perché casuale e incontrollata."

"Quindi le piante modificate dalle radiazioni sono OGM? Dipende dall’interlocutore a cui rivolgete questa domanda: dal punto di vista legale no, non lo sono. I burocrati di Bruxelles hanno definito con precisione le tecniche di modifica del genoma che qualificano gli OGM. Tuttavia, volendo badare più alla sostanza che alla forma, sì, queste piante sono OGM, nel senso che indubbiamente sono state geneticamente modificate dall’uomo. Certo, non in modo preciso come accade con le tecniche per produrre gli organismi transgenici, ma il DNA di queste piante è stato effettivamente trasformato. In modo solitamente sconosciuto, tra l’altro."

"La domanda che invece mi faccio è perché gli attivisti anti OGM non si battano anche contro queste tecniche. La risposta è banale: perché non c’è la <cattiva multinazionale americana> da combattere, perché una tale battaglia non accrescerebbe il consenso politico, non sarebbe utilizzabile come tecnica pubblicitaria e di marketing, non attrarrebbe fondi e firme ai banchetti, non aiuterebbe nessuno a sentirsi in lotta <per la causa> e quindi non alimenterebbe quel senso di autocompiacimento che è uno dei motori psicologici di un certo attivismo fine a sè stesso."

"Prima di approvare un OGM viene fatto uno screening sull’allergenicità della proteina espressa nel gene inserito. Se è <potenzialmente> allergenica, l’OGM non viene approvato. Punto. Se la stessa procedura venisse seguita per i normali cibi dovremmo ritirare dal mercato fragole, soia, arance, kiwi, cioccolato, noci, uova e molti altri prodotti che sappiamo essere non <potenzialmente> ma sicuramente allergenici. Questo è uno dei motivi per cui si dice che gli OGM sono più sicuri degli alimenti tradizionali."

"Insomma, una sostanza chimica non è potenzialmente più cancerogena solo per il fatto di essere stata sintetizzata in laboratorio, e una sostanza naturale non è necessariamente più benigna perchè l’ha prodotta la natura. Questo fatto va contro il diffuso pregiudizio secondo cui ciò che è naturale è anche benefico. Sarebbe bello che fosse così, ma purtroppo è solo un luogo comune, ampiamente sfruttato dal marketing (e vi giuro che mi fa una rabbia!)."

"Siccome nella scienza l’onere della prova sta in chi fa delle affermazioni, se qualcuno sostiene che il cibo biologico è più nutriente lo deve dimostrare, e quel che emerge dalle ricerche condotte sino a ora è che questa dimostrazione non è stata trovata."

"C’è chi l’ha buttata sul lato economico: <Il comparto bio è in forte crescita. In questo modo lo si danneggia>. Forse, e allora? Da quando in qua la correttezza scientifica si basa sui dati di vendita? Se cerchi di convincere il consumatore a comperare i tuoi prodotti basandoti su messaggi scientificamente non dimostrati ti devi aspettare che prima o poi qualcuno ne verifichi la veridicità. Anche il mercato degli oroscopi e quello dell’omeopatia sono in forte crescita. Forse che uno scienziato non dovrebbe dire nulla che possa danneggiare un settore? Perchè non ribaltiamo la prospettiva  e diciamo invece che, se si fa credere al consumatore che ci sono dei benefici ma questi non sono affatto dimostrati dalla ricerca scientifica, si danneggia il consumatore?"

"Spesso ci si dimentica dell’altra faccia della medaglia, e cioè che molte nuove varietà agricole una volta non esistevano. In più, praticamente tutte le varietà agricole che coltiviamo e consumiamo, a parte poche eccezioni, non esistono allo stato selvatico e non sopravvivrebbero due stagioni se non fossero continuamente coltivate (avete forse mai visto un peperone selvatico in un bosco?)."

…prosegue domani…

Commenti

comments

Aspetti esteriori

Format Distributivi del settore moda abbigliamento in Italia: situazione e prospettive del piccolo punto vendita

Trentacinquesima puntata

Gli aspetti esteriori del negozio rappresentano un importante strumento di vendita perché, oltre a consentire l’identificazione del punto vendita, creano come si è visto l’immagine del negozio stesso.
Ad esempio un negozio specializzato di centro città, rivolto a soddisfare esigenze di status (boutiques, articoli da regalo) tende ad enfatizzare il duplice ruolo delle vetrine, quello di informazione del mix merceologico offerto e quello di attrazione per acquisire nuovi clienti.
L’immagine del punto vendita deve sempre essere pensata in modo coerente con il target di consumatori a cui ci si rivolge in modo da indurlo a entrare, curiosare e, se possibile, acquistare.


Vetrina di un negozio a Londra durante i saldi

Un punto vendita comunica all’esterno tramite tre strumenti principali: l’insegna, l’ingresso e le vetrine.

L’insegna, assieme al design di tutta la parte esterna del punto vendita, serve a comunicare immediatamente e sinteticamente l’immagine del negozio attraverso il marchio, il nome, i caratteri usati, i colori, i materiali, l’illuminazione, i messaggi.
Anche l’ingresso ha un ruolo comunicativo: in base alle suggestioni che vuole evocare può essere spazioso, ampio, senza vincoli architettonici oppure più complicato, in modo che il cliente abbia la sensazione di un’esclusività.
Le vetrine, come si è detto, hanno lo scopo di mostrare i prodotti in vendita, ma anche di comunicare lo stile del negozio. Gli articolo possono essere esposti sistematicamente oppure disposti ad arte, possono essere tanti (per concentrarsi sulla varietà o sul prezzo) oppure pochi e valorizzati, magari con abili giochi di luce (per concentrarsi sullo stile ed eleganza). Il loro scopo principale è quello di fare entrare il cliente all’interno del punto vendita, pertanto dovranno colpire favorevolmente il soggetti appartenenti al target cercato.


Il nome e l’insegna sono da sempre un aspetto fondamentale per un punto vendita. La Rinascente, prima grande magazzino italiano, deve il suo nome a Gabriele D’Annunzio.

Commenti

comments

I cinesi eravamo noi

Sono stato alla mostra allestita in questi giorni (fino al 9 giugno) presso il Castello Visconteo di Voghera intitolata "L’industria nella provincia di Pavia".

E’ una mostra fotografica interessante, che ci fa scoprire le attività industriali della nostra provincia, spesso dimenticate o sottovalutate.

La prima parte mi è piaciuta molto, anche se mi ha reso un po’ triste: sono le foto delle industrie che furono. Spaziavano in tutti settori: dal tessile all’alimentare, dalla meccanica ai laterizi. Foto di capannoni, operai e operaie, produzioni; foto vive che raccontano una realtà che non esiste più, purtroppo. I cinesi eravamo noi. I vestiti che indossavamo, i cappelli che portavamo, il formaggio che compravamo, le scarpe che calzavamo e persino le macchine per cucire che usavano le nostre nonne erano prodotte qui, nella provincia di Pavia. Se lo raccontassi un giorno a mia nipote che adesso ha 6 anni rimarrebbe certo stupita.

La seconda parte è forse meno interessante sul lato storico, ma sicurante più intrigante sul piano pratico. Sono le foto delle industrie attuali. L’ottimismo, per fortuna, ritorna e ci si rende conto di quante industrie continuano comunque ad esistere sul nostro territorio. Speriamo che rimangano ancora per tanto tanto tempo.

Visitatela, è anche un’occasione per vedere il castello!

Commenti

comments

La rabbia e l’orgoglio

I morti,ahimé,sono tutti uguali, quindi ho rispetto assoluto per ogni vita che finisce, ma mi chiedo: perchè quando muore uno sportivo o un cantante tutti ne parlano, mentre molti si dimenticano che tutti i giorni si tolgono la vita lavoratori, imprenditori? Il fatto che ci siano persone disposte a suicidarsi perchè si sentono sopraffatti dagli eventi e contemporaneamente per lanciare un messaggio desolato, laconico, ma duro come un pugno nello stomaco è una cosa che mi fa paura, sgomento, tristezza e rabbia. Paura, perchè di primo acchito non lo capisco. Sgomento, quando lo capisco. Tristezza, pensando alla vacuità del gesto. Rabbia, quando penso che la vita è una cosa meravigliosa. Ricordate: sempre orgogliosi del nostro lavoro e disperati mai!!!!

Come sul capo al naufrago / L’onda s’avvolve e pesa, / L’onda su cui del misero, / Alta pur dianzi e tesa, / Scorrea la vista a scernere / Prode remote invan;
Tal su quell’alma il cumulo / Delle memorie scese! / Oh quante volte ai posteri / Narrar se stesso imprese, / E sull’eterne pagine / Cadde la stanca man!
Oh quante volte, al tacito / Morir d’un giorno inerte, / Chinati i rai fulminei, / Le braccia al sen conserte, / Stette, e dei dì che furono / L’assalse il sovvenir!
E ripensò le mobili / Tende, e i percossi valli, / E il lampo de’ manipoli, / E l’onda dei cavalli, / E il concitato imperio,/ E il celere ubbidir.
Ahi! forse a tanto strazio / Cadde lo spirto anelo, / E disperò: ma valida / Venne una man dal cielo, / E in più spirabil aere / Pietosa il trasportò;

da "Il cinque maggio" di Alessandro Manzoni, 1821

Commenti

comments

Siro del Brallo – 5

Ancora qualche notizia relativa all’infanzia, e agli anni ’50, per poi passare agli anni ’60, alla nascita della figlia e all’apertura del negozio.

Commenti

comments

La Genovese

Durante il ponte del 1 Maggio siamo stati in questo ristorante nel centro di Rapallo. Per la precisione in Passo Tigullio, vicino a Via Mameli, proprio dietro all’Upim…pardon.. all’Oviesse (ma si possono citare le marche in un blog ;-) ? )

Sono gli stessi titolari del ristorante Romantico di Corso Italia, vale a dire gli stessi del pastificio che attualmente è proprio lì a fianco. L’ambiente è meno raffinato del Romantico, più da "trattoria", e fanno anche la pizza. A pranzo propongono un menu a 12 euro e alla sera il giropizza, formula che ormai sta spopolando un po’ dappertutto. Io ho preso della pasta "paglia e fieno" con un ragù di carne che era veramente una figata (= squisitezza, prelibatezza, leccornia, insomma: una figata!), poi una cotoletta di pollo morbidissima con crocchette di patate. Elisa ha preso delle trenette con pesto, panna e pomodoro, e la cotoletta coi finocchi gratinati. Le porzioni sono sicuramente abbondanti, alla faccia della leggenda che vuole i luguri corti di braccio. Infine abbiamo preso due fette di una torta che non era il massimo, in quanto troppo dolce e troppo pasticciata. In definitiva: da provare, spendete poco e mangiate bene. Occhio: meglio prenotare, anche se nel nostro caso non è servito perchè ci hanno fatto accomodare lo stesso con quasi 40 minuti di ritardo, cosa che io non sopporto. Consideriamo tuttavia che era giorno di (quasi) festa (era lunedì 30). Ho messo un sacco di parentesi in questo post ;-)

 

Commenti

comments

Chinotto

Decidere di scrivere questo post mi è costato molto… perchè d’ora in avanti vincerò meno scommesse. Infatti la mia scommessa di gran lungo preferita è quella sul chinotto. Quante volte mi è capitato di parlare del chinotto come se fosse un frutto e sentirmi dire: "Ma sei impazzito? Il chinotto è una bevanda creata artificialmente, come la Coca Cola!". Io non aspetto altro e ci piazzo la zampata: "Ah si? Beh, allora scommettiamo!". E giù vittorie: bevute gratis, pizze, gelati… Ma ormai basta, è giunto il momento di rendere pubblico questo sconvolgente segreto: il chinotto è un agrume !!!

Per la precisione si chiama Citrus myrtifolia, chiamato così perchè le foglie della pianta ricordano quelle del mirto (che, ebbene si, è una pianta, prima ancora di essere un liquore).

Il frutto ha l’aspetto di un’arancia, forse un po’ più piccolo, dal gusto molto molto amaro e praticamente immangiabile. Come faccio a sapere tutte queste cose? Beh in Italia le piante di Chinotto sono presenti in Calabria, Sicilia, Toscana e Liguria. Per esempio a Rapallo, ameno luogo di mare da me frequentato, utilizzano gli alberi di chinotto come piante ornamentali (per esempio in via Gramsci).

Dal frutto si ricava l’omonima bibita, che va molto soprattutto in Italia (all’estero la bevono solo gli emigranti italiani). In alcuni locali infatti ho visto la versione del famoso cocktail "Cuba Libre" composto da Rum e Coca-Cola fatta con il chinotto e chiamata "Italy Libre" (un nome, ahimè, penoso). La bibita più famosa attualmente è quella della Nestlè "Chinò Sanpellegrino", seguita da tante altre che puntano sul marketing del "vero chinotto", come la Abbondio di Tortona o la Lurisia con il chinotto di Savona.In tutti i casi si tratta di bevande che "contengono" succo di chinotto, a parte la Fanta Chinotto (rarissima) che stranamente non annovera questo agrume tra i suoi ingredienti!!!

Commenti

comments

La Multipla

Ecco mia mamma, nel 1960, alla guida di una Fiat Multipla, da poco acquistata. Certo che per la Fiat il nome Multipla ha sempre voluto dire "Macchina Orribile". Ho trovato questa foto qualche giorno fa in un cassetto, non avevo mai visto quest’auto, ma mio papà me ne ha sempre parlato con enfasi dicendo che ci si poteva caricare tantissima roba. Una sorta di monovolume ante litteram. E qullo che non ci stava dentro troava alloggiamento su portapacchi! Che mezzo…. !!

Commenti

comments

La trota laureata

Preso da cocente invidia, anch’io non ho voluto esser meno del Trota e mi sono preso la laurea in Gestione Finanziaria all’istituto Krystal di Tirana, ecco il "pezzo di carta" da appendere sopra al camino:

Made by Trota & Lode

Commenti

comments

Page 98 of 177

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén