(raccolta molto sparsa di pensieri)

fabiotordi

Categoria: Cronache Page 2 of 6

La beffa finale

Capitolo 7: la beffa finale (almeno spero che sia l’ultima). Un bel giorno di giugno, che succede? Chiamo a casa e la voce mi dice: "Wind, messaggio gratuito, il numero da lei chiamato è inesistente". Provo da un altro cellulare: "TIM, informazione gratuita, il numero da lei chiamato non è attivo". Non è attivo?? Provo in tutti i modi e non riesco. Appena posso faccio una prova dal telefono per vedere se è almeno utilizzabile per le chiamate, invece mi dice "Spiacente, questa linea non è abilitata per le chiamate uscenti". Cosaaaaaaaa?? Altra mezza dozzina di telefonate. Giuro che se mi avessero chiamato ancora signor Bartali sarebbe uscito il fuoco dalla cornetta. Invece no, però al 191 mi dicevano: "la sua linea non risulta, non è attiva". Grazie mille intelligentone, me ne ero accorto anche io, anzi chiamavo proprio per questo, non per sentirmi dire i problemi che ho, ma per cercare di risolverli. "Chiami il 187". Allora chiamo il centottantasette. "Caro signore, la sua linea non risulta". Eh grazie, ma se non risulta più come linea affari e non risulta ancora come linea residenziale io cosa devo fare? Attaccarmi al tram? La risposta è stata "Si, aspetti 48 ore e poi tutto si aggiusterà.": Speriamo.

Noi facciamo passare solo 24 ore e vediamo domani mattina la prossima puntata.

Ancora senza linea

Capitolo 5: ancora senza linea

. In realtà ho "ottenuto" un altro risultato: il 21 aprile mi arriva una nuova raccomandata di risoluzione contrattuale e tagliano la linea per la seconda volta. Eh, no, adesso m’incazzo! Telefono e stratelefono e le signorine mi danno un’altra dritta: mandare un fax dove minaccio la Telecom di rivolgermi ad un legale per avanzare una richiesta danni, denunciarli alle autorità per interruzione di servizio e passare ad un altro operatore telefonico. In questo modo, mi dice la signorina, non useranno il mio fax come carta per il gabinetto, ma magari lo leggeranno anche. Seconda lezione di vita: gli stessi operatori di Telecom ti spiegano che per avere udienza devi minacciare! Siamo nella giungla… mando il fax e non ottengo nessunissimo risultato.

Capitolo 6: oltre il danno la beffa. Mi arriva un ultimatum: devo pagare una bollettona di 200 euro, la somma delle due bollette 1/11 e 2/11. Come vi ho già raccontato, la 1/11, di 131 euro  e 50 cents, comprende 66,50 euro della bolletta 4/10, già pagata; la bolletta 2/11 comprende 3,39 euro per il ritardato pagamento della stessa. Quindi contemporaneamente mi dicono che non l’ho pagata e che l’ho pagata in ritardo. Sono dei geni! Ecco cosa mi dicono dopo la mia nuova serie di telefonate: trovo una gentile operatrice che capisce il problema e si stupisce del fatto che nessuno abbia ancora preso provvedimenti. Mi dice che il fatto che la linea sia intestata a Luigi Bartali costituisce un problema, visto che fa impallare i computer. Le ribadisco che la mia linea risulta malamente intestata solo a loro del 191, in quanto all’ufficio emissione fatture hanno l’intestazione giusta, visto che le bollette le fanno pagare a me. Perchè non le fanno pagare a questo inesistente Luigi? Alla fine la tipa si prende pietà di me e, con un barbatrucco, riesce immediatamente a cambiare l’intestazione della linea e metterla a nome di mio papà. Sono talmente contento da dimenticarmi persino di arrabbiarmi del fatto che, visto che era così semplice, bastavano due click, perché nessuno l’aveva mai fatto fino ad allora? Va beh, non piangiamo sul latte versato, andiamo avanti. Mi dice anche che devo pagare la bolletta, anche se sbagliata, altrimenti l’iter non va avanti. Dopo averla pagata avrei dovuto mandare un fax con la richiesta di rimborso, che sarebbe avvenuto con sconti nelle successive fatture. Onestamente non credo che rivedrò mai i miei soldi!
E poi vedi come funziona? Ogni operatore pensa di saperla più lunga degli altri e ti dice una cosa ogni volta diversa. Per esempio: una volta mi hanno detto che senza conoscere la partita IVA della società non potevano procedere oltre nella telefonata. A parte il fatto che, essendo loro cliente, la partita iva ce l’avevano già, quando ho ritelefonato e ho detto: "Ho la partita IVA", il nuovo operatore mi ha detto che assolutamente non serviva

E l’utente sopporta…ma fino a quando? A domani la prossima puntata.

Senza Linea

Capitolo 4: senza linea. Dopo svariati giorni senza possibilità di telefonare (si poteva solo ricevere), a furia di fax e telefonate (ve l’ho detto che in totale ne ho fatte più di cento!!!) sono riuscito a far riattivare la linea. Il brutto è che ogni volta che telefono devo rispiegare daccapo tutta la faccenda, che si riassume in tre punti distinti: voglio la declassazione, ho già pagato le bollette, non sono Bartali Luigi. L’ennesima operatrice mi dice che a lei non risulta nessuna declassazione in corso quindi mi consiglia di rimandare il megafax. Ok, lo faccio. Nel frattempo arriva un’altra bolletta, la 2/2011, dove ci sono segnati 3 euro e 36 centesimi per il fatto di aver pagato in ritardo la ormai famigerata bolletta 4/10. Non è certo per i 3 euro, ma mi girano le scatole: ma perché devo pagare una mora per una bolletta che ho pagato il giorno 8 luglio 2010 quando scadeva il 13 luglio 2010? Ritelefono. Mi suggeriscono di non pagare, apriranno loro una richiesta per rimettere tutto a posto. Sempre così succede: a volte trovi qualche operatore sgarbato o maleducato che quasi quasi dice che è colpa mia, o che in ogni caso loro non ci possono fare niente. E allora cosa ci stanno a fare, dico io? E’ ovvio che io chiamo il 191 se ho dei problemi con la linea, se loro non possono risolverli io non so cosa dire, non li chiamo mica per fare due chiacchiere! A volte trovi degli operatori cortesi che si prendono a cuore il mio problema, ma alla fine si arrendono dicendo che non riescono a fare nulla visto che hanno il terminale bloccato. Siamo a marzo, sono passati mesi, e ancora non hanno fatto NULLA. Non poco, NULLA DI NULLA. La bolletta risulta sempre non pagata, la linea sempre intestata a Bartali e le fatture arrivano sempre con canone affari. Risultati zero.

Che faccio, mi arrendo e li mando tutti a…pescare? Vediamo domani come si evolve la vicenda..

Doppia bolletta

Capitolo 3: la doppia bolletta. A gennaio 2011 altra sorpresa: arrivata un conto di 131,50 euro, di cui 65,50 euro della famosa bolletta 4/10. Cosa faccio? Ulteriori telefonate spiegando la mia situazione: se pago, vado a pagare anche qualcosa che ho già pagato. E non mi sembra giusto. Se non pago, vado a non pagare anche una cosa che invece dovrei pagare. E anche questo, nonostante tutto, non mi sembra giusto. I signori del 191 mi chiedono ancora se sono Bartali Luigi. Nooooo. Allora mi dicono che in realtà Bartali Luigi è un nome fittizio che usano alla Telecom quando succede un disguido. Nel mio caso la linea è stata erroneamente intestata a questo Bartali. Questo comporta che ogni volta che telefono i computer degli operatori vanno in tilt in quanto Bartali Luigi risulta intestatario di migliaia di linee e questo gli blocca il terminale. Alla fine un’operatrice mi dice: "ma scusi, visto che la linea è ancora intestata a una ditta non più esistente, perchè lei non se ne frega, non paga più nulla? Noi le tagliamo la linea e lei ne fa un’altra nuova". Hai capito come funzionano le cose in Italia? Anche se vuoi fare l’onesto loro stessi ti consigliano la via disonesta. Peccato che io tenevo a quel particolare numero di telefono. Un’altra operatrice mi ha consigliato di non pagare nulla, e mandare ancora un fax. Risultato? Mi hanno tagliato la linea.

E adesso senza linea cosa faremo? Lo scopriamo domani nel quarto capitolo.

Risoluzione contrattuale

Capitolo 2: risoluzione contrattuale. Datata 6 ottobre 2010 arriva addirittura una raccomandata con oggetto "Risoluzione Contrattuale" in cui dicevano che risultata che la bolletta 4/10 non era stata pagata e minacciavano di interrompere la linea. E daje! Allora chiamo (vedi primo capitolo: varie chiamate per arrivarne a una) e mi dicono la solita manfrina: caro Luigi Bartali, se lei ha pagato non c’è problema, basta mandare un fax. Allora mi spiego: punto numero uno non sono Luigi Bartali. "Ma come no, a noi risulta così". E io rispondo di chiedersi il motivo per cui le bollette arrivano a me, ma la linea a loro risulta intestata a questo Bartali. Va beh, allora se la mettiamo così ne approfitto per chiedere la declassazione, da linea affari a linea privata. Devo spedire, sempre via fax, un sacco di roba. A parte i documenti di identità di mio papà e cose simili, vogliono la dichiarazione da parte del legale rappresentante della società a cui era intestata la linea. Ma come è possibile, visto che la società non esiste più? E va beh, io mando i documenti compilati e firmati, speriamo basti. Invece no. Chiamo e chiedo se sono arrivati, mi dicono che i fax non arrivano nello stesso ufficio dal quale mi rispondono gli operatori del 191, ma addirittura in un’altra città d’Italia. Roba da matti. E così loro non sono in grado di dirmi se i documenti sono arrivati. Anzi a loro non risulta nessuna declassazione in corso. Va beh…

Come andrà a finire? A domani per la terza puntata.

Telecom Italia

Ora vi racconto le mie ultime (dis)avventure con Telecom Italia.

Prologo. A Brallo abbiamo una linea telefonica con un vecchissimo impianto con due telefoni intercomunicanti: uno in casa e uno in negozio. Da anni la società che gestiva il negozio non esiste più, ma il contratto con la Telecom è rimasto di categoria business. Circa un paio di anni fa mia mamma, stufa di dover sopportare spese maggiorate rispetto alla clientela residenziale, mi ha chiesto se potessi interessarmi alla declassazione, da business a privato. Io mi sono informato, ho navigato sul sito e ho chiamato il 191, per scoprire che era un bel casino, gli stessi operatori mi hanno sconsigliato di farlo: è una pratica che va per le lunghe e ci vogliono un sacco di scartoffie. Molto meglio chiudere la linea e aprirne un’altra. Solo che i miei, giustamente, avrebbero voluto mantenere il numero di telefono, visto che ce l’hanno da un sacco di tempo. E così siamo rimasti a business.

Capitolo 1: iniziano i problemi. L’anno scorso arriva un avviso di pagamento, dicendo che la bolletta, pardon il "Conto Telecom Italia" n4/10 del 13/07/2010 non era ancora stato pagato. Chiamo il 191 e gli spiego la situazione. Qui apro una parentesi: questa è stata la prima di almeno un centinaio (si un centinaio, avete letto bene) di chiamate che avrei fatto nei mesi successivi. Oltre al numero che è già spropositato di per sé, immaginate bene che cosa succede quando si chiamano questi call center. "Prema uno per… prema due per… ecc. ecc." Poi devi attendere e quando finalmente parli con un operatore magari cade la linea, o te la fanno cadere loro di proposito (dice il detto che a pensar male ci si indovina, e poi ho conosciuto gente assunta con contratto temporaneo che mi ha confermato la cosa: quando non sai o non vuoi rispondere butti giù la linea, è la prassi). E così ogni volta che dovevo chiamare in realtà facevo almeno quattro o cinque telefonate, finchè non trovavo qualcuno che mi desse un briciolo di spiegazioni sul da farsi.
Dicevo: al 191 mi dicono che non c’è nessun problema, caro signor Luigi Bartali, basta mandare via fax al numero 800000191 la ricevuta del pagamento e tutto si risolverà. Faccio notare che la linea non è intestata a nessun Luigi Bartali, ma fa lo stesso, mando il fax.

Fine prima puntata, a domani la seconda puntata.

Eni

Stamattina entrano tre baldi giovanotti incravattati e azzimati dentro il loro bel vestitino, con tanto di spilletta e cravatta con logo aziendale. Che azienda non è dato sapere, visto che non l’hanno rivelato. Si sono presentati con larghi sorrisi, strette di mano, dicendo di essere "inviati del comune". Eh già, come no: qui mi han fatto girare le scatole. Poi mi hanno fatto presente che in zona molte attività come la mia hanno ancora vecchi contratti con fornitori di energia privati, e non tutti sono passati alle tariffe statali calmierate (ma dove?). Io rispondo che non ho capito molto del loro discorso (anche se in realtà avevo capito benissimo, cioè avevo capito dove volevano andare a parare, ma è troppo bello fare il finto tonto per vedere cosa dicono). Loro sono più diretti: "ma lei con chi ha il contratto di fornitura del gas ed elettricità?". Io rispondo che, se effettivamente sono inviati dal comune, lo sanno già !! Loro si infastidiscono di questa mia reticenza, iniziano a fare un discorsone dove dicono che tutti gli operatori privati prendono l’energia da Enel Distribuzione e poi la rivendono, quindi per forza di cose ci devono aggiungere il loro guadango e quindi al consumatore costa di più. Loro invece, che sono i Santi Apostoli di Enel Energia (ma scusa, fino a un attimo fa non erano di ENI ?) mi farebbero risparmiare un sacco di soldi. Bene, dico io, più finto tonto che mai, fatemi la vostra proposta. Il tizio che sembra comandare attacca col suo discorso "Lei pagherebbe 7 centesimi a…", ma io lo blocco subito: "Eh no, signori cari, non accetto una proposta a parole, voi mi lasciate un bel foglio scritto, io lo leggo, ci penso, confronto e vi faccio sapere". Lui, un po’ intimorito, ma ancora non troppo, replica così: "Ma va, basta un timbro, una firma, ed è tutto fatto. Se lei ha qui una bolletta ASM le faccio vedere io".
"Eh no ragazzi, se volete fare affari con me non ci si comporta così: mi lasci un foglio scritto e mi dai tempo di valutare, adesso non ho nè tempo nè voglia di firmare nessun contratto, sto lavorando"

I duei bravi che stavano alle spalle del "capo" a queste mie parole escono dal negozio sbuffando, senza salutare, ma dicensosi a vicenda "Questo lo dobbiamo segnalare" "Eh si, dobbiamo proprio segnalarlo". Ma che ca…volo fai brutto cretino, minacci??

Il boss, che farebbe a mio giudizio meglio a togliersi il pirsing dall’orecchio che stona un po’ col gessato che indossa, tenta di prendere l’ombrello e uscire anche lui sommessamente, quando lo frego e gli porgo la mano, in modo che lui deve tornare indietro e salutare come si deve. Lo show è finito, andate in pace.

p.s. secondo me non erano dipendenti ENI, però avevano i contratti pronti da firmare con il logo ENI. Probabilmente erano venditori di una qualche società intermediaria (quella del logo sulla cravatta)

Aneddoti 15

Dopo quella del tizio che prenendeva gli cambiassi una tuta da ginnastica usata che ho raccontato su Facebook, vi racconto questa:

Ieri entra una signora e dice:

"Cosa vuol direquesto cartello che dice : e sette ?"
"Che costa sette euro"
"Si ma perchè c’è scritto: e sette ?"
"Signora, e (con le due barrette) sta per euro e 7 sta per…. sette, quindi sette euro!"
"E ma perchè non c’è scritto: virgola zero zero?"
"Perchè noi i centesimi non li vogliamo"
"Ah, ho capito, vi siete sbagliati…."

e va beh….


Negozio "Piazza Affari" di Mantova

Rodeo

Ebbene si: pur abitando a Voghera non eravamo mai stati a vedere il rodeo al Cowboys’ Guest Ranch. Quest’anno è capiata l’occasione e siamo stati al primo rodeo della stagione. La serata non era delle migliori: pioveva a dirotto e il Ranch non ha un adeguato parcheggio…anzi diciamolo, non ha proprio parcheggio, a parte quelle dieci auto che stanno davanti al locale. Tutte le altre devono trovare posto nei campi limitrofi adibiti a parcheggio. Ci siamo bagnati ed infangati (va beh che la serata era in tema western, ma vecchio west non vuol dire solo fango!!). Un locale del genere, pubblicizzato in tutto il nord Italia, dovrebbe offrire qualcosa di meglio.

Ma entramo nel merito: il rodeo non è stato male. Ci sono spettacoli di tutti i tipi, tutti ovviamente in genere "western". I cowboys che cavalcano i cavalli o i tori imbizzarriti, gli "indiani" che cavalcano nei modi più improbabili e difficili, i "pony express" che saltano su e giù da cavallo senza fermarsi, e cose simili. Addirittura un "clown" che si faceva trainare da un cavaliere stando su un paio di sci!!!

Il boss della situazione, il decano dei Cowboys è un certo Charlie. Noi poveri profani non riuscivamano neanche a capire la sua grandiosa abilità, figuriamoci ad apprezzarla. Poveri provincialotti che non siamo altro ;-)

C’erano anche le cowgirls, le pon pon girl, il gioco per i bambini che inseguivano le caprette, l’arrivo della diligenza, ecc. Una serata diversa e divertente.

Non rapinate il salumiere

Leggete l’articolo qui sotto tratto da "La Repubblica". Ma come è possibile che quel maledetto razzista di un salumiere abbia osato aggredire un povero rapinatore? In fondo quello non stava cercando di fare nulla di male. E poi non si lamenti quando questi, vista l’arroganza e la prepotenza del negoziante, gli ha sparato un colpo di rivoltella. Inaudito, oggigiorno non è possibile neanche fare una rapina che subito ti sparano. Io gli darei il massimo della pena, secondo me è tentato omicidio volontario, io a quello gli darei l’ergastolo e butterei via la chiave. L’Italia è un paese civile che accoglie tutti a braccia aperte, e quell’uomo ha infangato il buon nome di una nazione. Suvvia, fatti rapinare e stai zitto!

Rapina in salumeria a Milano
ferito il titolare, è gravissimo

L’uomo, 56 anni, è stato ferito all’addome da colpi di arma da fuoco e trasportato all’ospedale
Fatebenefratelli in condizioni critiche. Il negozio è in via Mac Mahon: sul posto è intervenuto il 113

di MASSIMO PISA

Ha la forza per chiamare la moglie Michela al cellulare: "Mi hanno sparato". Ha un proiettile nell’addome, Giovanni Ravanotto: gliel’ha sparato da un metro il bandito incappucciato che gli ha appena chiesto l’incasso della sua latteria-salumeria, e che non ha esitato a premere il grilletto quando il negoziante, invece delle poche centinaia di euro nel registratore, ha preso in mano il coltello con cui affetta il prosciutto. Agli operatori del 118 e ai poliziotti delle volanti, prima che un’ambulanza lo porti al Fatebenefratelli, riesce a sussurrare: "Aveva il passamontagna, gli occhi chiari e un accento dell’est, forse albanese". Operato per l’estrazione del proiettile, l’uomo, 56 anni, sarebbe fuori pericolo.

Succede alle 19.15 in via MacMahon, stradone semiperiferico a nord di Milano tagliato in due dai binari del tram. Ravanotto era solo dietro al bancone. Ha reagito, senza avere il tempo di venire a contatto col rapinatore. Poi ha provato a inseguirlo per dieci metri sul marciapiede, lasciando una scia di sangue, prima di infilarsi nella vicina profumeria per chiedere aiuto, mentre l’ombra scappava verso il cavalcavia della circonvallazione esterna. Nessuno, dai negozi vicini (parrucchiere, orefice, bazar, solarium), pare abbia visto. Un’ora dopo avevano già la saracinesca abbassata.
 

Aneddoti 14

A volte mi capita che i clienti mi costringono a dire quello che non vorrei dire (per il fatto che non è vero!)

Esempio:

entra una signora con una borsa e mi dice:
"Vorrei una giacca per mio marito"
"Venga signora, sono di qui"
"No, ma me le faccia vedere lei"
"Si, ma se viene nel reparto giacche da uomo facciamo prima. Come la vuole? Lunga? Corta? Pesante? Leggera?"
"Eh non so, mi faccia vedere lei"

"Si ma venga nel reparto, la prego, non posso portargliele a vedere una alla volta all’ingresso. Va bene questa?"
"No, troppo liscia, a mio marito non piace liscia, la vuole trapuntata"
"Ah, ok. Venga che così le vede"
"No, no, me le faccia vedere lei"
(Santa pazienza, ma cosa le costa fare due metri in più!!!)
"Va bene questa?E’ trapuntata"
"No, ha un collo che a mio marito non piace, lo vorrei di velluto"
"Va bene questa trapuntata col collo di velluto?"
"No, è troppo lunga"
"Va bene questa col collo in velluto, corta e trapuntata?"
"No, a mio marito non piace questo colore, la vorrebbe scura, sa ha 80 anni"
"Va bene questa? Scura, collo in velluto, trapuntata, corta"
"Non va bene la taglia"
"Va bene questa? Blu, di marca, trapuntata, taglia giusta, collo in velluto"
"Troppo corta"
"Idem come sopra ma nè troppo lung nè troppo corta?"
"Costa troppo"
"Ma signora, venga a vedere lei, ho un reparto di giacche da uomo, così la sceglie lei"
"No, no, c’am la daga lù" (traduz: me la dia lei)
"Ma non fa prima a dirmi come la vuole anzichè dirmi come non la vuole?"
"La vorrei come questa"
e quindi estrae dalla borsa un comunissimo modello "Husky", come quelli che andavano anni fa.
"Di quelli non ne ho. Però ce li ho così, così, così, così e anche così"
"No, quelli sono modelli un po’ passati"
Mentre mi ripeto "Fabio stai calmo" penso a quello che le risponderei, e cioè
"Signora si da il caso che quello che cerca lei è un modello sorpassato, anzi proprio vecchio!!! E poi scusi ha detto che suo marito non vuole modelli moderni perchè ha 80 anni, adesso cosa vuole che le dica??"
e invece rispondo:
"Signora, io glieli ho fatti vedere tutti, adesso dia un’occhiata lei"
"Ah ho capito, allora non ne ha di giacconi. Strano, io cercavo un semplice giaccone per mio marito, pensavo che i giacconi da uomo li aveste. Ma arrivano? Se mai ripasso. Quindi non ne ha vero? Eh? Non ne ha!!!"
e io mi arrendo:
"Si signora, ha ragione, non ne ho. Ha ragione lei. Non ho giacconi da uomo"
In realtà ne ho almeno 100 modelli diversi… semplicemente non ho quello che cerca lei. Ma il cliente ha sempre ragione… Perlomeno finchè è educato.

Ancora Viale Bligny 42

Vi ricordate il mio post su Viale Bligny 42? Come potete vedere è cliccatissimo e commentatissimo.  Dopo anni di distanza tutte le volte che passo di lì in auto mi viene da dare un’occhiata a quel posto. Nel frattempo ho scoperto che si è creata anche su internet un’attenzione sul "caso" B42.

C’e addirittura una pagina su Facebook che recita : "Benvenuti nella pagina di B42, lo stabile più controverso e denso di storia di Milano. La sua collocazione, in Viale bligny 42, lo tiene a solo un km e mezzo da piazza Duomo e a 150 m dall’ Università Bocconi".

Ne hanno parlato i giornali e la tv, ecco un servizio del Tg Rai regionale:

Ed ecco un interessante articolo di Grazia che dice "un palazzo gigantesco molto vicino all’idea di Babilonia  che vi siete fatti al catechismo":

http://blog.graziamagazine.it/2010/01/15/il-mondo-di-viale-bligny-42-a-milano/

Ed è stato realizzato addirittura un breve film presentato al Festival Internazionale FILMAKER di Milano, "Storie da un edificio mondo":

http://42film.wordpress.com/

C’è chi ne ha fatto un blog:

http://edificiomondo42.wordpress.com/

Chi un’opera d’arte:

http://orticanoodles.deviantart.com/art/Viale-Bligny-42-142710812

Anche il noto artista Maurizio Cattelan ha uno studio in quel posto.

Oppure provate a cercare con Google

Insomma, quel posto è ormai leggendario.

Aneddoti 13

Ecco una carrellata di storpiature delle marche che ogni tanto mi capita di sentire in negozio.

La più citata è indubbiamente la "Hashish", che chiaramente deriva dalla italogiapponese "Asics". E dire che, come spiego qui, l’acronimo è addirittura in latino.

Pittoresca è stata la storpiatura della marca di abbigliamento da neve Vuarnet in "Guarneri". Beh, l’hanno nazionalizzata, come ai tempi dell’autarchia linguistica.

Al contrario una volta una signora mi chiede una giacca della "Dolomait", intendendo l’italianissima marca Dolomite. Ma tu dimmi…

Un altro errore di pronuncia molto diffuso è quello di dire "rebuk" per indicare la marca Reebok (che si legge "ribok"). Come i tantissimi che chiamano la famosa catena FootLocker "futlucher" anche se di "o" ne ha una sola.

Uno degli ultimi refusi l’ho sentito pochi giorni fa quando un signore mi ha chiesto se la suola era in "fibra", inendendo chiedere se fosse della marca Vibram.

Aneddoti 12

Entra una signora, mentre il negozio è pieno di gente e io sono da solo e lei, chiaramante, vuole essere servita subito immediatamente.

– Vorrei vedere quella rossa in vetrina.

– Quella rossa… cosa? In che vetrina?

– La cuffia rossa, l’ho vista in una vetrina, non so quale, una vetrina….

Allora io guardo le vetrine e vedo una cuffia rossa, abbinata alla sciarpa.

– Questa?
Le dico indicando la cuffia rossa in vetrina.
E lei, senza muoversi di un centrimetro, e quindi senza poter vedere ciò che stavo indicando, replica un po’ stizzita.
– Ma si, quella rossa in vetrina.

Mi infilo in vetrina e recupero ‘sta cuffia. Ovviamente, come prevedibile, non era quella che voleva la signora, perchè ce n’era un’altra, sempre rossa. Se solo si fosse degnata di indicarmela prima…
Allora mi ributto in vetrina e prendo l’altra cuffia.

– Questa?

– Si, è proprio lei.

– Bene, eccola.

– C’è solo rossa?

-Beh…. si

-Ah no, a me interessava nera, grazie e arrivederci.

Giuro, non è una barzelletta come mi hanno già chiesto, sono tutte storie vere.

Tradito per 30 denari

Ho una scheda della TIM, dove ho attiva l’opzione che per soli 2 euro a settimana mette a disposizone un numero praticamente infinito di minuti, di sms e di mms verso un altro numero TIM. Comodo no? Peccato che quest’estate, dopo aver appena caricato 30 euro sulla scheda… durante una telefonata cade la linea: credito esaurito! Cosa era successo? Ogni settimana i due euro vengono automaticamente sottratti al credito, ma il contratto dura un anno. L’anno era passato, il rinnovo non è automatico e quindi le nmie telefonatine da un’ora l’una avevano piallato il credito in un paio di giorni.

Per la carità, se avessi letto le righe piccole l’avrei scoperto, la TIM ha perfettamente ragione, sono nel giusto… però sono degli str…ani personaggi.


Giotto – "Il bacio di Giuda" – Padova, Cappella degli Scrovegni

Altro aneddoto. Per usare internet in negozio ho preso una scheda dati della TRE (la chiavetta ce l’ho già) con un contratto molto conveniente: con 5 euro al mese ho a disposizione 7 ore alla settimana. La cosa bella è che il tempo viene misurato in secondi, quindi se mi connetto, leggo l’email e mi sconnetto subito ho sprecato solo pochi secondi.

Tutto bene, finchè un giorno noto che la connessione è più lenta del solito. Allora continuo a sconnettere e riconnettere, ma senza miglioramenti. Dopo circa mezz’ora lascio perdere. Il giorno dopo mi succede ancora. Una vocina mi dice di verificare il credito, avevo appena messo 30 euro: quasi esaurito. Ma come? Chiamo il servizio clienti e mi dicono che ho navigato su rete TIM in roaming e non su rete TRE, e se leggo bene l’offerta c’è scritto " 5 euro al mese* " (cinque euro al mese asterisco) e se segui l’asterisco, nelle solite righe piccole leggi che se per caso vai in roaming tutto cambia. Eh si perchè le regole precedenti non sono più valide e ogni volta che cliccavo su "connetti" c’era lo scatto di 1 euro e rotti !!! In mezz’ora ho bruciato 27 euro !!!

Per la carità, anche la TRE ha pienamente ragione sul piano legale, nelle righe piccole c’era scritto tutto, il pirla sono io che non le ho esaminate con la lente. Ma sapete coma mai navigavo su rete TIM (cosa che tra l’altro quando navighi c’è scritto in piiiiiiiiiccolo) ? Perchè il ponte radio della TRE che serve il centro di Voghera è rimasto disattivo per qualche giorno. Bene, la colpa è loro, ma a pagare, come sempre, siamo noi.

Buone feste, cari (si proprio cari) operatori telefonici.

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