(raccolta molto sparsa di pensieri)

fabiotordi

Author: Fabio Page 125 of 176

E lasciatemi divertire!

Tri, tri tri
Fru fru fru,
uhi uhi uhi,
ihu ihu, ihu.

Il poeta si diverte,
pazzamente,
smisuratamente.

Non lo state a insolentire,
lasciatelo divertire
poveretto,
queste piccole corbellerie
sono il suo diletto.

Cucù rurù,
rurù cucù,
cuccuccurucù!

Cosa sono queste indecenze?
Queste strofe bisbetiche?
Licenze, licenze,
licenze poetiche,
Sono la mia passione.

Farafarafarafa,
Tarataratarata,
Paraparaparapa,
Laralaralarala!

Sapete cosa sono?
Sono robe avanzate,
non sono grullerie,
sono la… spazzatura
delle altre poesie,

Bubububu,
fufufufu,
Friù!
Friù!

Se d’un qualunque nesso
son prive,
perché le scrive
quel fesso?

Bilobilobiobilobilo
blum!
Filofilofilofilofilo
flum!
Bilolù. Filolù,
U.

Non è vero che non voglion dire,
vogliono dire qualcosa.
Voglion dire…
come quando uno si mette a cantare
senza saper le parole.
Una cosa molto volgare.
Ebbene, così mi piace di fare.

Aaaaa!
Eeeee!
liii!
Qoooo!
Uuuuu!
A! E! I! O! U!
Ma giovinotto,
diteci un poco una cosa,
non è la vostra una posa,
di voler con cosi poco
tenere alimentato
un sì gran foco?

Huisc… Huiusc…
Huisciu… sciu sciu,
Sciukoku… Koku koku,
Sciu
ko
ku.

Come si deve fare a capire?
Avete delle belle pretese,
sembra ormai che scriviate
in giapponese,

Abi, alì, alarì.
Riririri!
Ri.

Lasciate pure che si sbizzarrisca,
anzi, è bene che non lo finisca,
il divertimento gli costerà caro:
gli daranno del somaro.

Labala
falala
falala
eppoi lala…
e lala, lalalalala lalala.

Certo è un azzardo un po’ forte
scrivere delle cose così,
che ci son professori, oggidì,
a tutte le porte.

Ahahahahahahah!
Ahahahahahahah!
Ahahahahahahah!

Infine,
io ho pienamente ragione,
i tempi sono cambiati,
gli uomini non domandano più nulla
dai poeti:
e lasciatemi divertire!

(Aldo Palazzeschi 1910. Grazie a Elisa per la segnalazione)


Henri Rousseau – La guerra – 1894 – Parigi, Musée d’Orsay

I cinesi non muoiono mai

Quando ho sentito parlare di questo libro, e soprattutto quando ho sentito chi era uno degli autori, quel Riccardo Staglianò di cui avevo già letto “L’impero dei Falsi”, non ho esitato a comprarlo. Il libro è molto leggibile, come al solito, è interessante e fa capire molte cose. Sfata tanti luoghi comuni sulla comunità cinese in Italia, spiega il motivo e la natura di certi comportamenti che a noi paiono strani e fa capire tante cose. Svela ciò che accomuna e ciò che differenzia i cinesi dagli italiani e i cinesi stessi al loro interno. Perché noi siamo abituati a pensare i cinesi come un unico popolo, ma se pensiamo alle differenze che talvolta ci sono tra gli italiani, pensate a quelle che ci possono essere in un popolo composto da più di un miliardo di persone: non parlano neppure la stessa lingua!
Se volete capirne di più sui Cinesi in Italia, leggetelo, ve lo consiglio caldamente. Dove lavorano, come lavorano, la religione, il gioco d’azzardo, la cultura, i sogni, le prospettive, le seconde generazioni… tutto è svelato in questo libro. E finalmente anche voi potrete scoprire il perché… i cinesi non muoiono mai.
 

Filmografia recente

The Others. Mi è abbastanza piaciuto. L’inizio è promettente, Nicole Kidman sempre bella e bravissima. Ad un certo punto la storia si affievolisce e perde, secondo me, un po’ di tensione. Ma poi il finale è molto bello. Bravi. Non è il solito film di poltergeist o di fantasmi o roba simile. Anche se, a posteriori, mi ricorda un altro film e non vi dico quale altrimenti se non l’avete visto vi rovino a sospresa.

Z la formica. Carino, ma non imperdibile. Pochi momenti comici e storia abbastanza scontata.

Al cine ho visto Angeli e Demoni. Ben fatto, è abbastanza fedele al libro anche se, per ovvie esigenze ha subito diverse sforbiciate rispetto al libro. D’altronde Dan Brown è una mitragliatrice di parole e un pozzo di fantasia, stargli dietro per Hollywood risulta impervio. Cmq godibile.

Ruolo dell'industria e dei grossisti

Format Distributivi del settore moda abbigliamento in Italia: situazione e prospettive del piccolo punto vendita

Decima puntata

La nascita e lo svilupparsi di nuove tendenze interessa sempre più anche e soprattutto le imprese industriali. Quelle che non si adegueranno all’evoluzione in atto in maniera concreta e propositiva, potrebbero venirsi a trovare in una situazione di grande vulnerabilità visto che i rapporti di forza tra sistema produttivo e distributivo continueranno a sbilanciarsi a favore di quest’ultimo. Un processo molto utilizzato dalle imprese è quindi l’integrazione a valle, con l’apertura di punti vendita, grandi e piccoli che siano, gestiti direttamente. I principali fattori che inducono le imprese ad integrarsi a valle sono (E. Sabbadin, “Vertical branding e innovazione dei format distributivi”, Università degli Studi di Parma 2004): comunicare il valore della marca, servire nuovi segmenti di clientela, avere una relazione diretta col consumatore, superare l’arretratezza della distribuzione indipendente, utilizzare i punti vendita come laboratori di marketing, ridurre i costi di distribuzione, internazionalizzarsi, sfruttare il prestigio dato dai negozi in vie importanti, difendere il valore della marca dalla contraffazione, raccogliere informazioni sulla clientela.

Con il sopravvento della grande distribuzione e della distribuzione organizzata, del franchising, della vendita diretta da parte del produttore (negozi di proprietà monomarca, corner nei grandi magazzini, angoli presso punti vendita di media grandezza), si ridimensiona la figura del grossista, anche se la sua funzione resta insostituibile visto che altri se ne devono fare carico (stoccaggio, dilazioni di pagamento, forniture e consegne su richiesta, servizio, ecc.); il grossista perde progressivamente il suo ruolo istituzionale, cioè di essere a disposizione di un dettaglio polverizzato (piccoli dettaglianti e ambulanti). Per il futuro è difficile dire se il grossista sarà una figura destinata ad essere soppressa, certamente però non lo sarà il suo ruolo fondamentale. 

Non ci credo!

Non credo nei prestiti: quando presti qualcosa, fa’ che non sia molto importante, perchè molta gente non ritiene così importante il prestito e non te la restituirà. Quindi mai prestare soldi, specialmente ad un amico: è il metodo milgiore per perdere l’amico.

Non credo nelle assicurazioni: quando c’è da pagare il premio sono bravissimi e ti lisciano, cercando di ingabolarti, poi quando si tratta di pagare ti fanno notare gli asterischi e le righe piccole…e ovviamente non ti pagano mai.

Non credo nella pensione. Sono conscio del fatto che se un giorno ci arriverò, non mi basterà di sicuro per sopravvivere e quindi inutile farci affedamento.

Non credo nelle superstizioni: tutte cazzate e quindi mi diverto a fare l’esatto contrario. E poi è così divertente vedere le reazioni degli altri….

Non credo all’oroscopo. Tutte cazzate… pensate che a volte lo legge anche mia mamma !!! Non ho parole…. la fine del mondo è vicina!

Non credo alle taglie dei vestiti. Vedi questo post.

Non credo ai Testimoni di Geova. Cioè, non è che non ci credo, ma non me ne frega niente. Vi prego, quindi , di non insistere

Non credo nelle banche: sono quasi perfide come le assicurazioni, quindi cercano sempre e comunque di metter… di spillarti dei soldi facendoti anche credere che lo fanno per il tuo bene. Poi, ovviamente, se hai i soldi te li prestano, se non ce li hai… col cazzo che te li prestano.

Non credo nei metronotte.

Non credo all’impossibile. Talvolta i sogni, anche impossibili, si avverano.


Andy Warhol – "Gianni Agnelli" – 1972

27 marzo 1994

Che bei ricordi… Era il 1993 quando la politica italiana veniva stravolta: erano spariti o ridimensionati i vecchi partiti, spazzati via dal terremoto delle inchieste di Tangentopoli. Si repirava un profumo nuovo nell’aria. Avevo vent’anni, nel 1992, diciottenne, avevo scelto la Democrazia Cristiana perchè mi pareva la meno peggio. Nell’autunno 1993 ero confuso: non sapevo chi avrei votato nelle successive determinanti elezioni politiche della primavera del’anno successivo, dovute al fallimento della XI legislatura della Repubblica Italiana dove, dopo Amato, avevano dovuto ricorrere come traghettatore al "tecnico" Ciampi, governatore della Banca d’Italia.
Uno dei personaggi del momento era Mariotto Segni, promotore di referendum per abolire il sistema proporzionale. Chi votare? I vecchi partiti avevano deluso. A sinistra c’era il vecchio PCI che si era cambiato nome in PDS. Ma si sa, il lupo perde il pelo ma non il vizio. Facevo il primo anno di università e, tra giovani si che volevano teneri informati, era una scelta sentita, visto che tutti i media parlavano di passaggio verso una "seconda repubblica".

Ero quasi convinto di votare Lega. Con tutti i suoi difetti e le sue contraddizioni alla fine rimaneva il partito che più si avvicinava alle mie idee. Era un movimento salito alla ribalta nei primi anni ’90, che stava prendendo una propria maturità politica. Poi, la svolta. Verso fine anno Sivio Berlusconi sgancia la bomba: fonda un partito. Incredibile. Non ho perso un minuto: appena a Voghera ha aperto un "Club di Forza Italia" in via Emilia mi sono immediatamente iscritto.

Non mi perdevo una diretta, un articolo di giornale. Alcuni li conservavo. Avrei voluto andare al forum di Assago per una mega convention a febbraio, ma proprio in quel periodo mia mamma si ruppe una gamba in malo modo e quella domenica dovetti stare con lei, visto che si muoveva su sedia a rotelle. Arrivammo alle fatidiche elezioni del 27 marzo 1994. A dire la verità si votava sia il 27 che il 28.

Ero rappresentaante di lista, in tutte e 5 le sezioni del comune di Brallo. Ovviamente non avrei potuto assistere a tutti e 5 gli spogli. Alla fine ho scelto di andare a Corbesassi, in quanto mi avevano chiaramente fatto capire che sarebbero stati celeri, e poi Brallo. Non avevo auto, in quanto la mia scalcagnata Talbot Samba era in panne definitivamente e non avevo ancora preso la mia mitica Fiat Tipo. Quindi utilizzavo la 500 di mia mamma, scomodissima, tenuta insieme col ramino, senza un sedile, coi fari bassi, con pochi freni e ogni gomma diversa dall’altra. Alla sera, poco prima della chiusura dei seggi, ero a Corbesassi. Presidente di seggio era Gimpi. Ricordo che c’erano Ciccio e Ciano come scrutatori. Non posso scrivere qui le cose che succedevano… diciamo che sono cose che succedono nei seggi (anche se l’opinione pubblica non lo sa e le forze dell’ordine fanno finta di niente), ma in quel seggio succedevano "di più". Che ridere. Cavoli peccato che non le posso scrivere. Poi sono corso a Brallo. Per due giorni avevo avuto da ridire col presidente di seggio che sosteneva che io non potessi entrare nel seggio col mio pataccone di Forza Italia appuntato orgogliosamente sul petto. Io ovviamente non me lo sono tolto neanche per un minuto e alla fine avevo ragione io (hehehehe).

Forza Italia e Lega (ovvero il Polo delle Libertà) avevano vinto le elezioni (ricordo che al nord FI era alleta con la Lega, mentre al centro sud con Alleanza Nazionale nella coalizione di Polo del Buongoverno. Ah mi stavo dimenticando che c’era anche il partito di Costa, non ricordo il nome, e quello di Casini e Mastella, il CCD).

Dopo che ho ottenuto i dati definitivi di tutte e 5 le sezioni sono corso in piazza, e dalla cabina (non c’erano i cellulari !!!) ho chiamato Tony per comunicargli i risultati. Che notte quella notte. E il giorno dopo son tornato a Voghera per brindare in sede.

E poi ci sono state le europee, ma lì ero scrutatore, e il successo è stato ancora migliore. Poi c’è stato il tradimento della Lega e la caduta del governo. Per colpa di Bossi&C. ci siamo dovuti pappare il governicchio di Dini e soprattutto poila vittoria del professor Prodi nel 1996.

Ma la storia poi ha dato torto a Prodi e quelli come lui, e per fortuna la Lega si è ravveduta.

Cosa c’entra l’immagine? Il 27 marzo 1994 è uscito il numero 2000 di "Topolino"

Qualche centrimetro in più

Questo post mi attierà delle antipatie, ma devo farlo:

sono stufo di tutte quelle donne che passano e dicono: "Pensate solo alle donne magre, avete tutte le taglie piccole, guardate che al mondo ci sono anche quelle come noi, con qualche centimetro in più, voi invece pensate solo che esistano quelle magre".

Ora vi rispondo una volta per tutte: care amiche, se veramente fossero tutte magre, finirei subito le taglire piccole, no? E invece come mai le prime a finire sono sempre le taglie grandi… come mai???

La Casta

Anche io sono uno di quelli che hanno letto "La Casta", il celeberrimo libro di Rizzo e Stella. A dire la verità ho letto la versione aggiornata, quella con il sottotitolo "e continuano a esserlo".

Beh per prima cosa c’è da dire che è un libro che ti fa... diciamo… incazzare come una biscia incazzosa. Per fortuna siamo italiani, e siamo più o meno abituati, altrimenti dopo un libro così ci sarebbe stata la rivoluzione, stile Ceausescu in Romania. Ogni singola riga di quel libro parla di sprechi, di furti legalizzati e cose simili. Come li definireste gli stipendi dei politici, ad esempio quello del presidente della provincia di Bolzano che è più alto di quello del governatore del Texas? E tutte le furberie, le mangerie. Legali, per la carità, ma che problema c’è: le leggi le fanno loro! Mica rubano, che bisogno c’è, basta fare una leggina che concede, che so, una pensione, un aumento di stipendio, un’agevolazione, ecc. E il gioco è fatto.

Non leggete assolutamente questo libro, fate come gli struzzi e tenete la testa sotto la sabbia, altrimenti ci sarà la revolución!

Concept store

Format Distributivi del settore moda abbigliamento in Italia: situazione e prospettive del piccolo punto vendita

Nona puntata

Quando mi è stato chiesto come avrei progettato i nuovi negozi per Mandarina Duck il mio primo pensiero è stato quello di non disegnare nulla, ma di interpretare. Non ho disegnato, ho usato sette volumi per dare forma all’ambiente .
(Angelo Micheli, architetto e designer, da M. Vercelloni, “Concept Store”, Interni n. 45, 29 febbraio 2008)

Oltre a quelli classici ed a quelli di più recente sviluppo, si stanno sperimentando nuovissimi modelli di distribuzione al dettaglio, i cosiddetti concept store. Sembra che il mondo della moda sia quello più avvezzo alla creazione di punti di vendita che vadano oltre il semplice "luogo di acquisto" per il consumatore. E questo, probabilmente, è dovuto alla maggiore capacità nel declinare nuovi "concetti" di consumo o di acquisto dei propri prodotti (che, a loro volta, sicuramente si prestano con una certa facilità ad un utilizzo "atipico" di modalità espositive). Ecco alcuni esempi (A. Fossati, seminario “Prevedere ed interpretare i trend di consumo”, Università di Pavia, 2007-2008 e “Il negozio è futuribile”, Nexfuture n.4 supplemento a GDOWeek ) : alcuni sono innovativi nei prodotti venduti, altri nella formula della vendita, altri ancora nella presentazione, nella location, e via dicendo.

  • Temporary Shop. Si tratta di un "negozio temporaneo". Ossimoro delle tendenze del marketing moderno, è un negozio che occupa per un periodo di tempo predeterminato e limitato (si va da pochi giorni a qualche mese) uno spazio in zone altamente rappresentative. L’obiettivo dichiarato è quello di creare l’ "evento" e di giocare sulla curiosità indotta dalla limitatezza. A Treviso nel novembre 2005 ha aperto “Loft”, un negozio temporaneo per la vendita di stock delle collezioni autunno inverno.
     
    Negozio temporaneo a Milano. Il quadrante sulla vetrina riporta il tempo che rimane prima della chiusura
     
  • Change Shop. Negozio trasformista che cambia faccia più volte al giorno: alimentari alla mattina, abbigliamento al pomeriggio e wine bar alla sera. Il negozio è sempre lo stesso, ma cambiano prodotti, servizi, arredi e ambientazioni come quinte teatrali.
  • Fusion Shop. Negozio confuso, che fonde e confonde insieme stili, ambienti, prodotti e servizi, articoli di lusso e articoli a prezzi stracciati.
  • Insperience Shop. Negozio interiore che esalta il soft individualismo del futuro. La definizione corretta è “life coaching”, un luogo dove ci siano gli strumenti per sviluppare il potenziale e le competenze del cliente.
  • Credit Shop. Negozio che vende esclusivamente a rate.
  • Support Shop. In questi tempi in cui la complessità della vita aumenta e il tempo diventa un bene sempre più prezioso, questo negozio offre prodotti e servizi che semplificano la vita. Un esempio di outsourcing personale.
  • Secret Shop. Negozio o ristorante difficilmente localizzabile o raggiungibile. Sfrutta il fascino del segreto e dell’esclusività.
  • Consumer Shop. Il negozio consumerista fatto dai consumatori per i consumatori. In Italia c’è Bem Vivir . Un luogo per fare gli acquisti collettivi con la formula dell’abbonamento e ritiro spesa. Un luogo autogestito che accorcia la filiera e crea un’alleanza fra consumatori e piccoli produttori di alta qualità. Ogni prodotto è accompagnato dall’etichetta del prezzo sorgente dov’è indicato il prezzo di acquisto al produttore e quello di vendita al consumatore.
  • Casinò Shop. Negozio in cui il cliente fortunato può ricevere la merce in regalo o sottocosto. Nell’ultimo periodo è avvenuta una proliferazione, anche in Italia, di siti internet (ad esempio YouBid o Bidplaza ) che “vendono” prodotti a prezzi irrisori tramite questa formula: ogni utente offre una cifra, solitamente molto bassa per il prodotto selezionato. Al termine delle offerte si aggiudica l’oggetto chi ha fatto l’offerta unica più bassa ovvero chi risulterà l’unico offerente per la cifra proposta, la quale dovrà essere allo stesso tempo la più bassa offerta. Come guadagnano i venditori? Ponendo un prezzo da pagare per fare le offerte. In questo modo raccolgono cifre che vanno a coprire i costi dell’oggetto e lasciano un certo guadagno, che dipenderà dal successo dell’iniziativa.

      I siti di aste al ribasso puntano sulla voglia di azzardo del cliente
  • Luxury Centers. In alcune località del mondo stanno aprendo questi luoghi dove poter acquistare articoli di moda di stilisti internazionali: dall’abbigliamento ai gioielli, fino agli oggetti d’arredamento. In questi centri del lusso i facoltosi clienti possono trovare il meglio della grande moda con tutta comodità. I primi esemplari di questi supermercati del lusso stanno sorgendo nelle località emergenti, come la zona delle Tigri Asiatiche, la Cina, l’India e la Russia. A Mosca per esempio ha aperto i battenti nel 2007 il Lotte Plaza, di proprietà di una compagnia sudcoreana che ha investito oltre 400 milioni di dollari in questo paradiso per i shopaholics (Neologismo della lingua inglese, che indica le persone che hanno sintomi di acquisti compulsavi spinti da un istinto irrefrenabile. In Italia è definita “febbre da acquisto” e, nelle forme più gravi, è una patologia studiata e curata al pari di altre patologie compulsive) di otto piani dove sono presenti i punti vendita di stilisti come (tra gli altri) Prada, YSL, Gucci, D&G, Jimmy Choo, Miu Miu, Mulberry, Balenciaga, Chloe, Baccarat, Emanuel Ungaro, Nina Ricci, Sergio Rossi, Plein Sud, Paul Ka, Les Copains, J Lo, Zara e molti altri.

    Il Lotte Plaza di Mosca

Volendo si potrebbe proseguire, cercando di classificare molti altri nuovi formati di vendita. In realtà ci si può limitare a dire che stiamo vivendo un’epoca in cui le politiche di marketing delle imprese sono sempre più raffinate e per certi versi aggressive, vale a dire più astute nello sfruttare le situazioni e le ambientazioni, e nel creare nuovi stimoli attraverso strumenti più sofisticati per suggestionare il cliente e indurlo all’acquisto. I nuovi artisti-scienziati del marketing spingono la comunicazione attraverso canali sempre nuovi, sia che si tratta di inventare un nuovo format, sia di attualizzarne un altro, in modo da creare sempre nuovi trend. Ecco quindi la nascita di concept store sempre nuovi, ognuno adatto a soddisfare un’esigenza diversa: lavanderie a gettone con bar annesso per permettere ai clienti di poter scambiare quattro chiacchiere nell’attesa; centri commerciali che contengono anche sale giochi e cinema, caffetterie dove poter sfogliare riviste e leggere libri, ecc. Ad esempio negli Stati Uniti una banca, Umpqua Bank, ha trasformato le proprie filiali in aree simili a internet cafè, con la possibilità di navigare, ascoltare musica, e acquistare tanti prodotti locali di cui viene rinnovato spesso l’assortimento (F. Valente, “Umpqua Bank – USA”, www.mymarketing.net, 24/2/2008)
Il concept store può essere definito come lo spazio commerciale, costruito intorno ad un tema specifico, in cui i prodotti sono messi in scena in un contesto spettacolare ed espressivo, e dove prima dei prodotti ciò che si vuole proporre è la gratificante esperienza che il consumatore può provare nel negozio stesso. Il punto vendita da luogo d’acquisto a luogo di permanenza e di entertainment.


Showroom in via Condotti a Roma realizzato per il marchio di scarpe americano Stuart Weitzman

Blocco dello scrittore

Come avrete notato, è da diversi giorni che non scrivo più articoli… come mai? La risposta è semplice: boh? Di solito mi capita che ogni tanto mi vengono delle idee e penso: questa la scrivo sul blog. Ultimamente non mi vengono.

Sarà questa la risposta? O no? Beh in alternativa posso darvene altre, che, come sempre possono essere tutte vere, tutte false o parzialmente vere…

  • Mi sono stufato di scrivere
  • Avere un blog non è più trendy
  • Gli amici mi scherzano e mi chiamano "quattrocchi" perchè porto gli occhiali
  • Mio papà mi sgrida se faccio le ore piccole x scrivere gli articoli
  • Non c’è più niente di interessante al mondo da scrivere
  • Mi hanno lobotomizzato
  • Ho perso la memoria e non so più chi sono
  • L’ho fatto per far parlare la gente
  • L’ho fatto per vedere chi se ne accorge
  • Ho di meglio da fare
  • Passo le serate a cantare la serenata sotto il verone della mia morosa (vedi punto precedente)
  • Ho rotto il PC
  • La Polizia Postale mi ha intimato di smettere di scrivere stronzate
  • ecc. ecc. ecc.

Rubik Mirror Block

Mi sono comprato il nuovo Cubo di Rubik. Dai non sto qui a spiegarvi cos’è un cubo di Rubik, su lo sanno tutti, no?

Dicevo… questo nuovo cubo è fatto, ovviamente, diverso da quello tradizionale. In quello tradizionale i cubetti sono tutti uguali, cambia solo il colore. E quindi il gioco sta, una volta mischiato, nel ricomporre tutte le facce col colore giusto. Di questi ne ho almeno 3 normali, più alcune versione speciali (coi simboli al posto dei colori, il "cilindro" e la "sfera").

Quello nuovo invece dei cubetti ha… come dire… aspetta che non riesco a spiegarmi bene. Insomma non sono cubi, sono dei parallelepipedi rettangoli. Cavolo ma come faccio a spiegarvi se uso ‘sti paroloni… Insomma lo scopo del gioco non è quello di mettere a posto i colori (anche perchè non ci sono colori, ogni faccetta è ricoperta da un adesivo a specchio, da cui il nome…), ma quello di mettere a posto il cubo, per fare in modo che torni ad essere un cubo. Ok, ho capito, non ci avete capito un acca. Meglio se metto delle immagini.

 

Viva Fastweb

Perchè lamentarsi sempre? Finalmente posso parlare bene di una compagnia telefonica, e allora lo faccio!!

Nei mesi scorsi ho ottenuto da Fastweb una riduzione del costo dell’abbonamento. Ovviamente mi aspettavo che la cosa partisse con la bolletta successiva, invece… mi è arrivata la bolletta dove c’è il solito importo, dal quale viene tuttavia detratto lo "sconto" che mi era stato promesso. Grandi. Grazie. Sinceramente non me lo sarei aspettato…

Sotto il municipio

Che luna che c’è.
Luna piena.
Grande.
Luna da guardare.
Luna da sognare.
Luna da cantare.
Cantare con gli occhi.
Perchè nessuno senta.
Sotto il municipio.
Mentre il vento freddo.
Spazza via anche i pensieri.
Mentre le parole.
Rotolano via.
Le ombre scivolano.
Sono solo stanotte.
Senza nulla in mano.
Senza nulla in tasca.
Ma con la musica in testa.
Sotto il municipio.
Aspettando domani.

Operatore virtuale

Ho appena visto la pubblicità di ERG Mobile, il nuovo operatore di telefonia mobile lanciato dalle pompe di benzina. Ma in Italia quanti ce ne sono?

Beh ci sono quelli tradizionali: Telecom Italia Mobile (detto TIM), Vodafone (ex Omnitel), 3 (orinariamente fondata da Tiscali, questa non la sapevate eh? E ora in mano ai cinesi) e Wind (originariamente creata da Enel e ora in mano agli egiziani).

E poi? e poi ci sono i cosiddetto "Operatori virtuali", cioè quelli che non hanno una propria rete, ma si appoggiano a una delle 4 reti già citate. In pratica prendono in "affitto" la rete (a prezzi decisi dalla legge). Eccole (tra parentesi la rete di appoggio):

  • Erg Mobile. Appena citata. (Vodafone)
  • Coop Voce. Creata dalla Coop, quella dei supermercati. (TIM)
  • MTV Mobile. Creata dal canale di musica MTV. (TIM)
  • Postemobile. Creato dalle Poste Italiane (Vodafone)
  • A-mobile. Creato dai supermercati Auchan (Wind)
  • BT Mobile. Creato dall’inglese British Telecom, si rivolge solo alle aziende. (Vodafone)
  • Conad INSIM. Direttamente dai supermcati Conad. (Vodafone)
  • Daily Telecom Mobile. Pensato che gli immigrati che parlano all’estero. (Vodafone)
  • Digitel Italia. (3 e TIM)
  • Fastweb. La famosa compagnia telefonica che per prima ha offerto cavi in fibra ottica si lancia anche nel mondo mobile (3 e TIM)
  • Noverca (TIM)
  • Smart Pinoy. Si rivolge ai cittadini filippini (3)
  • Telepass Mobile. Società del gruppo Autostrade. (Wind)
  • Tiscali Mobile. Costola della compagnia telefonica Tiscali. (TIM)
  • Uno Mobile. Creato dai supermecati Carrefour. Ma a questi supermercati piace l’idea della telefonia eh?

E poi ce ne sono altri di cui ho trovato poche info:

  • 50&Più Net
  • Enelmia (è una specie di carta fedeltà dell’ENEL a cui è associato un piano tariffario Wind)
  • ItaliaMobile

Popcore

A Voghera dal 2 al 10 maggio c’è stata la mostra "Popcore – Il lato estremo del pop". Carina, molto fumettosa e interessante. Anche perchè alcuni di questi ragazzi sono proprio di Voghera. Per saperne di più visitate il sito

http://www.popcore.org


"Chainsaw massacre right" di Pietro "Morak" Principato

 

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