Format Distributivi del settore moda abbigliamento in Italia: situazione e prospettive del piccolo punto vendita
Diciassettesima puntata
Il concessionario è uno dei modi per poter raggiungere un numero consistente di clienti senza dover investire in una rete distributiva di proprietà.
Normalmente la collaborazione è sancita da un contratto che ne stabilisce le funzioni ed in base ad esso il concessionario acquista e vende sul mercato in nome proprio e per conto del committente, ma con piena indipendenza giuridica, tecnica e finanziaria. Con il ricorso al concessionario sorge anche l’esigenza della costituzione di un deposito sul mercato o in una specifica area, rappresentando un onere gravoso sia in termini di costi che di rischi.
Nei confronti del concessionario diventa poi necessario prendere tutte le possibili precauzioni dal momento che potrebbe effettuare delle vendite senza dare sufficienti garanzie sulla solvibilità dei suoi acquirenti, altre volte invece viene data la possibilità che sia il concessionario stesso a garantire la solvibilità del cliente oppure a provvedere lui stesso al pagamento, in questo caso converrà essersi precedentemente assicurati della sua correttezza commerciale, nonché della sua consistenza finanziaria.
Il concessionario è considerato imprenditore a tutti gli effetti, purché eserciti effettivamente il controllo della sua impresa (autonomia di organizzazione e di decisione, rapporto con i clienti…)
Ci sono delle somiglianze e delle differenze tra questa formula distributiva e quella del franchising (Giuseppe Bonani, “Franchising & aggregazioni commerciali”, infofranchising.it, 28 luglio 2000). I principali punti comuni sono, in sostanza: il rapporto associativo, la commercializzazione di prodotti o servizi, la presenza di un marchio e di un’insegna. Nel franchising, l’obiettivo del franchisor è sì di vendere dei prodotti, ma, anche, di fornire un concetto originale basato su uno specifico know-how, che giustifica il pagamento, da parte dell’affiliato, di un diritto di entrata e di canoni periodici. Altra differenza sostanziale tra queste due formule è che la concessione si applica solo alla vendita di prodotti, mentre il franchising è applicato non solo nella commercializzazione di prodotti, ma anche nell’offerta dei più svariati servizi ed in moltissimi settori dell’attività. Ancora, i contenuti dei due contratti differiscono in modo sensibile: mentre il concessionario beneficia di una forma di monopolio nella rivendita in un determinato territorio, il franchisee non gode necessariamente di una esclusiva territoriale (anche se frequentemente concessa, non è insita nel contratto di franchising); il franchisee, a differenza del concessionario, non è tenuto all’obbligo di approvvigionamento esclusivo presso il suo franchisor; il concessionario non ha solitamente l’obbligo di esporre insegne e altri segni distintivi del concedente e non è tenuto a pagare diritti di ingresso o royalties.
| MATRICE SWOT |
Utili | Pericolosi |
| Interni | Rapporto privilegiato con la casa madre. Facilità di approvvigionamento |
Limitate possibilità di manovra. Ancoraggio all’andamento di un singolo prodotto o una singola ditta |
| Esterni | Il cliente pensa di avere a che fare direttamente con la casa madre | I competitors sono più flessibili in caso di cambio dei gusti del consumatore |

Ho appena finito di leggere questo romanzo: Il Circolo Dante, di Matthew Pearl. Questo ragazzo americano è un appassionato di Dante Alighieri e ha preso spunto dall’idea di 
Torniamo alla televisione. I canali che vediamo abitualmente sono trasmessi con metodo analogico, cioè le informazioni sono spedite secondo un metodo ormai superato. L’antenna le raccoglie e il televisiore le ritrasforma in immagini e suoni. Poi c’è un altro sistema: il digitale. Le trasmissioni sono spedite in modo codificato, cioè in un linguaggio dei calcolatori elettronici. Che vantaggi comporta? Che le informazioni in questo modo tengono molto meno "spazio" e quindi ne possono essere inviate di più. Cerco di spiegarmi meglio. I canali televisivi occupano delle frequenze, un po’ come i canali radio che siamo abituati ad ascoltare. Avete presente quando accendete la rdaio? I canali vanno da 87,5 ai 108 MHz. Quindi c’è un numero limitato di radiostazioni. La stessa cosa funziona per i canali televisivi. Ci può essere solo un certo numero di canali televisivi. Infatti quanti ne vedete? 15? 20? E poi? E poi se ne volevate vedere altri dovevate mettere la parabola, con la quale potete vedere i cosiddetti canali satellitari. Che sono trasmessi in digitale. Infatti, per vederli, anche quelli trasmessi "in chiaro", cioè visibili gratuitamente, avete bisogno di un decoder. Cos’è il decoder? E’ un apparecchio con un cervello elettronico che prende i canali digitali codificati e li decodifica (infatti non per niente si chiama decoder…)

E ora che avete istallato Skebby? Il metodo in assoluto più economico è quello di inviare SMS ad altri utenti di Skebby, in modo del tutto gratuito. E’ questa la similitudine con Skype. Se inviate uno skebby-sms l’altro utente riceverà un semplice squillo da un numero speciale (che quindi è meglio memorizzare in rubrica, per capire che si tratta di Skebby). Dopodichè basterà dire a Skebby di ricevere gli sms e… voilà, eccoli sul vostro cellulare, a costo zero.
Oggi invece sono stufo di tutto questo parlare dei crocifissi nelle aule pubbliche. La corte europea dei diritti dell’uomo
Sono stufo di questa influenza A. E’ tutto un magna magna mediatico. Quando è apparsa in Messico pareva un disastro incredibile: un influenza molto pericolosa; quando invece è arrivata in Occidente (come se il Messico fosse in Oriente…) si è scoperto che era un’influenza come le altre. E quindi? Perchè ci bombardano con continui bollettini di guerra? Oggi è morto uno, ieri un altro, ecc. Per poi rassicurarci dicendo che non c’è nulla di cui preoccuparsi. In effetti i malcapitati avevano tutti una qualche forma patologica grave. E quindi? Perchè creare allarmismo? Per vari motivi: fa notizia e quindi fa vendere i giornali. E poi fa "muovere" l’industria farmaceutica. Se fosse così sarebbe proprio una meschina e amara nefandezza.
Verbale di perquisizione personale di Tordi Fabio nato a Voghera [ecc. ecc.] professione o mestiere commerciante stato civile celibe indentificato mediante patente b n° [ecc.]