fabiotordi

(raccolta molto sparsa di pensieri)

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L’evoluzione del ruolo del punto vendita

Format Distributivi del settore moda abbigliamento in Italia: situazione e prospettive del piccolo punto vendita

Trentesima puntata

L’evoluzione del ruolo del punto vendita.

“Bisogna principiar a mesurarse le ongie, a scambiar el nome a tutta la roba che se vende, a tor in credenza dai marcanti grossi, andar pagando a bonora per acquistar concetto, e po, co s’ha fatto el credito, ordenar della roba assae, e co s’ha avudo la roba, serrar bottega e falir” da “Il mercante fallito” di Carlo Goldoni, 1741

Il punto vendita è oggi unanimemente riconosciuto, sia dalle imprese industriali, sia dalle imprese commerciali, come un luogo privilegiato all’interno del quale dare concreta attuazione al sistema delle decisioni strategiche relative alla comunicazione di marketing. La crescente complessità delle dinamiche competitive e dei comportamenti del consumatore ha accresciuto l’importanza della comunicazione nel punto vendita.
In passato i punti vendita erano concepiti come luoghi logistici e di transazione dell’attività commerciale: la scelta del punto vendita e il comportamento d’acquisto sono comportamenti razionali che perseguono l’obiettivo di soddisfare bisogni funzionali. Ora invece l’attenzione si è spostata sul consumatore, che ricerca benefici che vanno al di là della funzione di uso del prodotto. Da “punto vendita” si è passati a “punto di acquisto”, fino a diventare “punto di permanenza”, all’interno del quale il consumatore non entra esclusivamente per acquistare, ma anche per visitare un luogo che lo attrae, lo incuriosisce e rende la propria esperienza il più gradevole e confortevole possibile  (A. Pastore, M. Vernuccio, “Impresa e comunicazione”, Apogeo, 2006).

 

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Vogue Fashion Night Out

Giovedì scorso, alla sera, siamo stati alla serata milanese organizzata dal noto giornale modaiolo. La serata iniziava sul presto con aperitivi e rinfreschi, noi siamo arrivati verso le dieci. La cosa funziona così: nella zona sciccosa di Montenapo / Manzoni / Spiga / Venezia / San Babila / Vittorio Emanuele tutti o quasi i negozi erano aperti e quelli più importanti offrivano una qualche attrattiva: un rinfresco, dei gadgets, un ospite famoso, della musica, ecc. 
C’era una quantità di gente incredibile. Inutile che cerchiate delle foto perchè non sono rappresentative del fiume di persone. Fin troppo. Io credevo cmq di riuscire a vedere qualcosa, in realtà abbiamo seguito il flusso e si passava davanti ai negozi senza speranza di entrarvi (se non a spintoni). Ma lo spettacolo era dato anche dai tipi particolari che si incontravano: ragazze con strani accessori nei capelli, bausciotti vestiti come neanche Lapo Elkann oserebbe, personaggi che sembravano usciti da una qualche sfilata di moda marziana, ecc.

 

La serata è stata interessante e piacevole, anche se molto stancante. La confusione è autoreferenziale, quindi alla fine quello che si poteva vedere era la confusione stessa. Un peccato, in quanto avrei preferito anche vedere ciò che offrivano i vari showroom. Insomma: roba ce n’era, ma troppa! Anche se passeggiare per il centro di Milano, checchè ne dicano quello che denigrano sempre questa città, è sempre bello.

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Esproprio proletario

Il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, ha annunciato la lotta ai "portoghesi" che prendono i mezzi di trasporto senza biglietto. Secondo le stime si perdono circa 40 milioni all’anno.

Io non vorrei fare i soliti discorsi… ma devo farli! Se io saltassi i tornelli come minimo mi arresterebbero per poi buttare via la chiave. Lo fanno i soliti noti e… va beh pazienza, che ci vuoi fare. Anche se gli si facessero multe, non le pagherebbero, in quanto piccoli criminali abituali e/o nullatenenti. Eh poi sento quelli che li difendono: "eh, sai, tutto aumenta….fanno bene". Ma che discorso è? Perchè per me che lo pago il biglietto, non è forse aumentato? Eh si, mi sembra di sentire i vecchi discorsi degli espropri proletari: non possiamo permetterci una cosa e allora ce la prendiamo. E bravi, e allora quelli che si sono fatti un culo così per potersela permettere cosa dovrebbero dire? Quelli che usano i mezzi per andare al lavoro, magari pagato poco o pochissimo, che sono onesti e pagano il biglietto, cosa dovrebbero dire invece di questi signori? Che discorsi del cavolo. Solita storia: se il vecchietto non timbra il biglietto del treno scatta la multa, se lo fa uno di questi personaggi il controllore sta zitto. Qui mi sembra che c’è gente che ha imparato ad essere molto furba, tanto sa benissimo che qui vige la legge dell’impunibilità. Prosit.

 

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No al 6 politico

Una considerazione: ci sono studenti che studiano e altri che studiano un po’ meno, altri che studiacchiano e ci arrivano lo stesso, altri che studicchiano e proprio non ci arrivano, c’è chi studiuncola e altri ancora che vanno a scuola solo per scaldare il banco e pure altri ancora che fanno proprio casino. La scuola più democratica è l’università: c’è un docente che spiega. Se lo stai ad ascoltare, capisci. Se non hai voglia (o per qualsiasi altro motivo non puoi), ti toccherà impegnarti di più sui libri. Se te ne freghi, ovviamente non otterrai grandi risultati. Se riesci a barcamenarti e sfruttare un mix di attenzione, studio, capacità, fortuna, potrai comunque ottenere risultati apprezzabili. Se studi di brutto e ti impegni (con cervello) non puoi non riuscire. Insomma, l’università è abbastanza meritocratica. Poi, per la carità, come dappertutto influiscono altri fattori come il culo, il lecchinismo, le astuzie più o meno lecite, le solite italianate, ma in linea di massima chi si impegna di più andrà avanti in modo più spedito e con migliori risultati, mi sembra abbastanza indubbio.
E invece alle elementari-medie-superiori? Qui il discorso è diverso, si va avanti in gruppo. Se uno studente rimane indietro ci sono due strade, entrambe sbagliate: se ci si ferma ad aspettarlo, si penalizza tutto il resto della classe, che magari avrebbe la possibilità di fare qualcosa di più costruttivo; se non lo si aspetta, lo si penalizzerebbe facendogli fare cose che magari hanno bisogno della propedeuticità di quelle precedenti che non sono state comprese. Ma che frase messa giù male ho scritto? Vedi a non studiare? Intendevo dire che è anche sbagliato non aspettare chi rimane indietro, altrimenti si rischia di fare rimanere l’alunno ulteriormente in svantaggio. E allora cosa si fa? Solitamente un mix delle due cose: se è solo uno studente a non aver capito si va avanti, se sono in tanti ci si fermerà ad aspettarli. Resta il fatto che quelli che invece hanno capito e/o studiato sono penalizzati. E magari non è il massimo essere penalizzati per essere più intelligenti o più studiosi o meno casinisti o meno fancazzisti. Non è un bell’insegnamento. La storia del 6 politico dato a tutti è una buffonata: se uno merita 6 diamogli 6, se uno merita 10 diamogli dieci e se uno merita 3… diamogli 3, non vedo cosa ci sia di male. Se uno studente rimane indietro cerchiamo di aiutarlo, se hai dei problemi cerchiamo di risolverli, ma senza che questo pregiudichi il rendimenti di tutti gli altri, perché altrimenti rischiamo di buttare il bambino insieme all’acqua sporca. In Italia siamo dei campioni a pavoneggiarci col politically correct, una cosa che francamente odio.
 
Per la cronaca: io sono stato sempre uno studente che navigava a vista: non mi sono mai ammazzato di studio, ed ero ben consapevole che questo non mi avrebbe portato risultati eccelsi, mi limitavo al quanto basta, ne ero conscio e non mi aspettavo di più.

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Corsi di italiano

Lo ammetto, l’idea non è mia, me l’hanno suggerita…
Visto che prolificano ancora i vari corsi di lingue: De Agostini, Speak Easy e quant’altro, che insegnano le classiche inglese, francese, tedesco, spagnolo e le nuove russo, cinese, arabo… perchè non fare un bel corso di italiano?

Non sto scherzando: pensate una bella uscita a fascicoli che ci spiega le regole della grammatica, magari in modo divertente: i plurali, i tempi dei verbi (addirittura il congiuntivo, brrr!), la punteggiatura, la grafia delle parole più difficili, i modi di dire, ecc.

Ovviamente deve essere un corso "moderno", non pedante e noioso. In questo modo si otterrebbero due risultati importanti. Il primo è insegnare ai tanti italiani che si sono dimenticati, o che non hanno mai studiato troppo, a scrivere e parlare in italiano corretto. Gli ignorantoni come me ne trarrebbero grande beneficio. Non dovrebbe essere un corso tenuto da qualche sapiente ottuagenario (con tutto rispetto per chi ha la barba bianca, ma mi riferivo a quelli incartapecoriti, si può avere 80 anni all’anagrafe ma avere il cervello proiettato al futuro più di un trentenne limitato), ma da qualche attento osservatore del costume, che sia al contempo colto e preparato. Insomma una bella lezione divertente.

Il secondo obiettivo lo si otterrebbe insegnando per bene la lingua italiana agli stranieri, che per forza di cose non sono in grado di entrare nelle sfumature, seppur parecchi sappiano parlare la lingua di Dante molto meglio di me (ci vuole poco, direte voi). Conoscere la lingua porterebbe loro grandi benefici, non trovate?

Secondo me è una bella idea. Che caspita: vogliamo imparare il cinese se non sappiamo parlare bene neanche la nostra lingua.

Almeno l’italiano sallo ! A me mi sembra che è più meglio che c’hai delle basi, no?

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Siro del Brallo

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Desaparecido

Lo so, cari i miei quaranta lettori, che è un po’ che non scrivo con continuità. Il fatto è che qui a Brallo la connessione con chiavetta è di una lentezza estenuante e quel poco di banda che riesco a spremere lo uso per leggere le email e fare dell’altro più strettamente necessario, dedicando poco tempo alla scrittura del blog.

E’ stato un agosto parecchio caldo, soprattutto ora nella sua parte finale. Ho perso la festa della polenta di Cortevezzo. Alla sera sono sempre stanco e devo trovare un valido motivo, nonchè della valida compagnia, per perdermi quell’oretta di relax in casa all’ora di cena. La festa della birra di Corbesassi si è confermata come una bella festa, e dire che non è organizzata da moltissimi anni. Complimenti quindi ai ragazzi che se ne occupano. 

Anche quest’anno non ho ancora trovato un paio di ore di tempo per andare al Trebbia. Pensare che quando gestivo il Castello Malaspina (e quindi avevo le giornate libere) ci andavo quasi ogni giorno. Però non mi sono fatto mancare quelle microgite di mezz’ora, giusto per prendere un caffè o un gelato: Piani del Lesima, Fragolina, Pian del Poggio, Passo Penice. 

La vendita in negozio funziona più o meno come a Voghera: bisogna lavorare di più, sbattersi di più, per riuscire perlomeno a guadagnare un po’ meno, altrimenti si guadagnerebbe molto ma molto meno. Dicono che è la crisi. Boh. Gli alberghi nelle località di villeggiatura sono pieni, gli outlet strabordano… quindi non so se questa crisi esiste veramente o se è solo pompata dai media che ci vogliono spaventare. 

Sono stato anche in due paesi che non avevo mai visitato: Ferriere in provincia di Piacenza (carino, pieno di gente, un bel paesone) e Santo Stefano d’Aveto in provincia di Genova (sembra di essere sulle dolomiti). 

Un saluto a due assidui lettori: Matteo & Maria Evelina.

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B(rallo) in maschera

Ieri a Brallo c’è stato B(r)allo in Maschera. Ecco alcune mascherine:

 Il gruppo di Pregola: i topi, la fata, cenerentola, il principe, ecc…

L’ape

La statua della libertà

La stella, il diavolo, lo spaventapasseri, l’odalisca…

 

Il gruppo di Cortevezzo: Biancaneve e…tanti nani !!!

 

 

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Aneddoti estivi

– Non hai le Nike Air Max?
– Si, ne ho un paio.
– Dove?
– Queste?
– Ma dove?
– Queste qui.
– No, ma io voglio le Nike Air Max, come quelle che indossa mia figlia.
– Sono queste, è un altro colore, un altro numero, ma il modello è lo stesso.
– No, sono diverse

E’ il colmo: dire che due scarpe identiche, di diverso colore e di taglia diversa, siano diverse…!!! Mah…

Altro cliente:
– Voglio un paio di scarpe numero 44
– Ho queste
– Le provo….mmm… sono piccole
– Eccone un altro paio
– Piccole anche queste
– Un altro paio
– Sono piccole, ma queste non sono il 44
– Si, sono il 44, c’è anche scritto, legga
– No, non sono il 44, mi sono piccole
– Va beh, eccone un altro paio
– Non sono 44 neanche queste
– Un altro paio
– Neanche queste sono 44

Ma scusa: non fai prima a dirmi che hai il 45 invece di intestardisti??

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Porca porchetta!!!

Ragazzi a ferragosto, il 15 per chi non lo sapesse, tutti a S. Eusebio, frazione di Fortunago (uno dei Borghi più belli d’Italia), per la tradizionale Sagra della Porchetta.

La prima vera unica inimitabile fantasmagorica festa di ferragosto!

Ecco il link

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Monte Lesima

Monte Lesima 1724 m.s.l.m.

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Epilogo

Capitolo 10: epilogo. Il giorno dopo alle 8 e 30 mi chiama il tecnico: è a Brallo nella centralina e non capisce dove sta il problema. Quando gli spiego, lui testualmente dice "Cavoli, quegli zuzzurelloni ti hanno disattivato la linea"… No, in realtà ha usato espressioni più colorite. fatto sta che entro 10 minuti la linea riprende a funzionare perfettamente. Ripeto: grazie twitter. Evidentemente l’unica speranza che ha un cittadino comune di avere udienza da queste maxiaziende è solo quella di sputtanarle in pubblico. Altrimenti non si spiega che quando intervengono trasmissioni come Striscia o L’indignato speciale le cose poi si risolvono, e prima mai. Per ora ho risolto questo problema. Siamo al punto che la linea è correttamente intestata a mio papà e non più alla vecchia ditta né tantomeno a Luigi Bartali. Ora manca che facciano la declassazione da affari a residenziale e poi ce l’abbiamo fatta. Beh a dire il vero ci sarebbe anche il rimborso dei miei 69 euro e 89 cents, ma la vedo grigia. Eventualmente mi lamenterò su twitter!!!!

Vi farò sapere!

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Telecom e twitter

Capitolo 9: twitter. Appena finisce l’ultima telefonata, prendo il telefono e scrivo su Twitter: "Telecom Italia ti odio!". Tempo dopo mi arriva un email dove mi dice che "TelecomItaliaTw" è diventato un mio follower. Per chi non sapesse cos’è twitter e come funziona: è come avere un blog, ma i post sono lunghi solo 140 caratteri. Se un altro utente ti segue (il "follower") i tuoi post appariranno sulla sua pagina principale, un po’ come succede su Facebook. Fine parentesi, riprendo il discorso. L’utente TelecomItaliaTw mi scrive una cosa del tipo "caro utente, se hai dei problemi chiama il 187". Io volevo mandarlo a quel paese, ma con estremo sforzo scrivo "@TelecomItaliaTw Ciao. Ho la linea interrotta da 3 giorni,nn posso chiamare nè ricevere.191 e 187 non mi ‘vedono’. io che faccio?mi attacco?". Il giorno dopo mi rispondono assegnandomi all’operatore "Telecom187Fabio", ma quando me ne accorgo e gli scrivo sono già le 1730 di venerdì pomeriggio e il mio omonimo ha già twittato un "arrivederci a lunedì". Gli scrivo comunque in privato spiegandogli brevemente la mia situazione. Lunedì mattina mi squilla il cell: è la Telecom. Stavolta una voce femminile gentilissima e stavolta molto competente mi spiega che il mio numero è in un "limbo" (questo l’avevo capito), ma "naturalmente" c’è un metodo per aprire una segnalazione di guasto. In fondo sono sempre un cliente Telecom. Mi dice di non preoccuparmi, ci avrebbe pensato lei a mandarmi fisicamente un tecnico a casa. Ottimo. Stavolta quasi quasi ci credo. Grazie twitter. In ogni caso vedi che loro hanno sempre un metodo per risolvere, ma al call center ti dicono sempre che non possono fare nulla?

Dai, siamo quasi alla fine: avranno risolto i problemi? Domattina ultima puntata.

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Nessun risultato

Capitolo 8: ancora nessun risultato. Dopo 3 giorni ritelefono, abbastanza sull’incazzatino pesante. Anche perchè ogni volta perdo almeno un’ora di tempo, e nella vita avrei altre cose da fare oltre a telefonare ai numeri Telecom. Il primo operatore (dopo che gli spiego tuuuuuuuuutta la storia) mi dice: "lei non risulta, chiami il 187". Chiamo e il secondo operatore mi dice "Chiami l’ufficio amministrativo". Ritelefono: "Chiami l’ufficio tecnico": Eh no cari signori, qui mi state prendendo per i fondelli, mi state rimbalzando da un ufficio all’altro. E quello risponde seccato "Cosa le devo dire? Il terminale mi scrive: dire al cliente di chiamare l’ufficio tecnico". Richiamo e l’ennesimo operatore mi consiglia di inserire un altro numero di telefono, non il mio, in modo che si apra una pratica e poi in un secondo momento, parlando con un operatore, dire che il numero sul quale richiedo assistenza è un altro. Allora lo faccio, usando il numero di un mio compaesano, ma anche in questo caso senza successo. Anzi l’operatore mi dice che è un problema dovuto alla procedura di declassazione, che dura dai 2 ai 4 mesi e quindi non ci si può fare niente. Cosaaaaaaa? Quattro mesi senza linea? Ma io vi spezzo le corna! Ritelefono e il nuovo operatore mi dice di non preoccuparmi, non ci vogliono 4 mesi, sono operazioni che fanno a fine mese, quindi se sono fortunato a fine mese di luglio riavrò la mia linea, altrimenti a fine agosto. Io mi lamento e per l’ennesima volta mi sento preso in giro: "Ma scusi, ma perchè lei non ha disdetto la vecchia linea e non ne ha richiesta una nuova? Più facile e veloce". Al che gli spiego che voglio mantenere il numero di telefono, altrimenti l’avrei fatto già da tempo di mandarli a fare dei giri. Nel frattempo gli chiedo anche se risulta che devo avere un rimborso. Lui mi dice che con la declassazione chiudono il mio contratto affari e ne riaprono uno nuovo. Quindi, chiedo io, i miei soldi non li rivedrò mai più? Nooo, risponde lui, si figuri, le manderemo un assegno fino all’ultimo centesimo. Si, america, crediamoci.

Quindi, cornuto e mazziato, non ci posso fare più niente. Mi tengo il mio telefono muto, dopo aver pagato addirittura delle bollette già pagate. Grazie Telecom, anzi… beh domani vi racconto cosa è successo…

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La beffa finale

Capitolo 7: la beffa finale (almeno spero che sia l’ultima). Un bel giorno di giugno, che succede? Chiamo a casa e la voce mi dice: "Wind, messaggio gratuito, il numero da lei chiamato è inesistente". Provo da un altro cellulare: "TIM, informazione gratuita, il numero da lei chiamato non è attivo". Non è attivo?? Provo in tutti i modi e non riesco. Appena posso faccio una prova dal telefono per vedere se è almeno utilizzabile per le chiamate, invece mi dice "Spiacente, questa linea non è abilitata per le chiamate uscenti". Cosaaaaaaaa?? Altra mezza dozzina di telefonate. Giuro che se mi avessero chiamato ancora signor Bartali sarebbe uscito il fuoco dalla cornetta. Invece no, però al 191 mi dicevano: "la sua linea non risulta, non è attiva". Grazie mille intelligentone, me ne ero accorto anche io, anzi chiamavo proprio per questo, non per sentirmi dire i problemi che ho, ma per cercare di risolverli. "Chiami il 187". Allora chiamo il centottantasette. "Caro signore, la sua linea non risulta". Eh grazie, ma se non risulta più come linea affari e non risulta ancora come linea residenziale io cosa devo fare? Attaccarmi al tram? La risposta è stata "Si, aspetti 48 ore e poi tutto si aggiusterà.": Speriamo.

Noi facciamo passare solo 24 ore e vediamo domani mattina la prossima puntata.

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