(raccolta molto sparsa di pensieri)

fabiotordi

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Ancora senza linea

Capitolo 5: ancora senza linea

. In realtà ho "ottenuto" un altro risultato: il 21 aprile mi arriva una nuova raccomandata di risoluzione contrattuale e tagliano la linea per la seconda volta. Eh, no, adesso m’incazzo! Telefono e stratelefono e le signorine mi danno un’altra dritta: mandare un fax dove minaccio la Telecom di rivolgermi ad un legale per avanzare una richiesta danni, denunciarli alle autorità per interruzione di servizio e passare ad un altro operatore telefonico. In questo modo, mi dice la signorina, non useranno il mio fax come carta per il gabinetto, ma magari lo leggeranno anche. Seconda lezione di vita: gli stessi operatori di Telecom ti spiegano che per avere udienza devi minacciare! Siamo nella giungla… mando il fax e non ottengo nessunissimo risultato.

Capitolo 6: oltre il danno la beffa. Mi arriva un ultimatum: devo pagare una bollettona di 200 euro, la somma delle due bollette 1/11 e 2/11. Come vi ho già raccontato, la 1/11, di 131 euro  e 50 cents, comprende 66,50 euro della bolletta 4/10, già pagata; la bolletta 2/11 comprende 3,39 euro per il ritardato pagamento della stessa. Quindi contemporaneamente mi dicono che non l’ho pagata e che l’ho pagata in ritardo. Sono dei geni! Ecco cosa mi dicono dopo la mia nuova serie di telefonate: trovo una gentile operatrice che capisce il problema e si stupisce del fatto che nessuno abbia ancora preso provvedimenti. Mi dice che il fatto che la linea sia intestata a Luigi Bartali costituisce un problema, visto che fa impallare i computer. Le ribadisco che la mia linea risulta malamente intestata solo a loro del 191, in quanto all’ufficio emissione fatture hanno l’intestazione giusta, visto che le bollette le fanno pagare a me. Perchè non le fanno pagare a questo inesistente Luigi? Alla fine la tipa si prende pietà di me e, con un barbatrucco, riesce immediatamente a cambiare l’intestazione della linea e metterla a nome di mio papà. Sono talmente contento da dimenticarmi persino di arrabbiarmi del fatto che, visto che era così semplice, bastavano due click, perché nessuno l’aveva mai fatto fino ad allora? Va beh, non piangiamo sul latte versato, andiamo avanti. Mi dice anche che devo pagare la bolletta, anche se sbagliata, altrimenti l’iter non va avanti. Dopo averla pagata avrei dovuto mandare un fax con la richiesta di rimborso, che sarebbe avvenuto con sconti nelle successive fatture. Onestamente non credo che rivedrò mai i miei soldi!
E poi vedi come funziona? Ogni operatore pensa di saperla più lunga degli altri e ti dice una cosa ogni volta diversa. Per esempio: una volta mi hanno detto che senza conoscere la partita IVA della società non potevano procedere oltre nella telefonata. A parte il fatto che, essendo loro cliente, la partita iva ce l’avevano già, quando ho ritelefonato e ho detto: "Ho la partita IVA", il nuovo operatore mi ha detto che assolutamente non serviva

E l’utente sopporta…ma fino a quando? A domani la prossima puntata.

Senza Linea

Capitolo 4: senza linea. Dopo svariati giorni senza possibilità di telefonare (si poteva solo ricevere), a furia di fax e telefonate (ve l’ho detto che in totale ne ho fatte più di cento!!!) sono riuscito a far riattivare la linea. Il brutto è che ogni volta che telefono devo rispiegare daccapo tutta la faccenda, che si riassume in tre punti distinti: voglio la declassazione, ho già pagato le bollette, non sono Bartali Luigi. L’ennesima operatrice mi dice che a lei non risulta nessuna declassazione in corso quindi mi consiglia di rimandare il megafax. Ok, lo faccio. Nel frattempo arriva un’altra bolletta, la 2/2011, dove ci sono segnati 3 euro e 36 centesimi per il fatto di aver pagato in ritardo la ormai famigerata bolletta 4/10. Non è certo per i 3 euro, ma mi girano le scatole: ma perché devo pagare una mora per una bolletta che ho pagato il giorno 8 luglio 2010 quando scadeva il 13 luglio 2010? Ritelefono. Mi suggeriscono di non pagare, apriranno loro una richiesta per rimettere tutto a posto. Sempre così succede: a volte trovi qualche operatore sgarbato o maleducato che quasi quasi dice che è colpa mia, o che in ogni caso loro non ci possono fare niente. E allora cosa ci stanno a fare, dico io? E’ ovvio che io chiamo il 191 se ho dei problemi con la linea, se loro non possono risolverli io non so cosa dire, non li chiamo mica per fare due chiacchiere! A volte trovi degli operatori cortesi che si prendono a cuore il mio problema, ma alla fine si arrendono dicendo che non riescono a fare nulla visto che hanno il terminale bloccato. Siamo a marzo, sono passati mesi, e ancora non hanno fatto NULLA. Non poco, NULLA DI NULLA. La bolletta risulta sempre non pagata, la linea sempre intestata a Bartali e le fatture arrivano sempre con canone affari. Risultati zero.

Che faccio, mi arrendo e li mando tutti a…pescare? Vediamo domani come si evolve la vicenda..

Doppia bolletta

Capitolo 3: la doppia bolletta. A gennaio 2011 altra sorpresa: arrivata un conto di 131,50 euro, di cui 65,50 euro della famosa bolletta 4/10. Cosa faccio? Ulteriori telefonate spiegando la mia situazione: se pago, vado a pagare anche qualcosa che ho già pagato. E non mi sembra giusto. Se non pago, vado a non pagare anche una cosa che invece dovrei pagare. E anche questo, nonostante tutto, non mi sembra giusto. I signori del 191 mi chiedono ancora se sono Bartali Luigi. Nooooo. Allora mi dicono che in realtà Bartali Luigi è un nome fittizio che usano alla Telecom quando succede un disguido. Nel mio caso la linea è stata erroneamente intestata a questo Bartali. Questo comporta che ogni volta che telefono i computer degli operatori vanno in tilt in quanto Bartali Luigi risulta intestatario di migliaia di linee e questo gli blocca il terminale. Alla fine un’operatrice mi dice: "ma scusi, visto che la linea è ancora intestata a una ditta non più esistente, perchè lei non se ne frega, non paga più nulla? Noi le tagliamo la linea e lei ne fa un’altra nuova". Hai capito come funzionano le cose in Italia? Anche se vuoi fare l’onesto loro stessi ti consigliano la via disonesta. Peccato che io tenevo a quel particolare numero di telefono. Un’altra operatrice mi ha consigliato di non pagare nulla, e mandare ancora un fax. Risultato? Mi hanno tagliato la linea.

E adesso senza linea cosa faremo? Lo scopriamo domani nel quarto capitolo.

Risoluzione contrattuale

Capitolo 2: risoluzione contrattuale. Datata 6 ottobre 2010 arriva addirittura una raccomandata con oggetto "Risoluzione Contrattuale" in cui dicevano che risultata che la bolletta 4/10 non era stata pagata e minacciavano di interrompere la linea. E daje! Allora chiamo (vedi primo capitolo: varie chiamate per arrivarne a una) e mi dicono la solita manfrina: caro Luigi Bartali, se lei ha pagato non c’è problema, basta mandare un fax. Allora mi spiego: punto numero uno non sono Luigi Bartali. "Ma come no, a noi risulta così". E io rispondo di chiedersi il motivo per cui le bollette arrivano a me, ma la linea a loro risulta intestata a questo Bartali. Va beh, allora se la mettiamo così ne approfitto per chiedere la declassazione, da linea affari a linea privata. Devo spedire, sempre via fax, un sacco di roba. A parte i documenti di identità di mio papà e cose simili, vogliono la dichiarazione da parte del legale rappresentante della società a cui era intestata la linea. Ma come è possibile, visto che la società non esiste più? E va beh, io mando i documenti compilati e firmati, speriamo basti. Invece no. Chiamo e chiedo se sono arrivati, mi dicono che i fax non arrivano nello stesso ufficio dal quale mi rispondono gli operatori del 191, ma addirittura in un’altra città d’Italia. Roba da matti. E così loro non sono in grado di dirmi se i documenti sono arrivati. Anzi a loro non risulta nessuna declassazione in corso. Va beh…

Come andrà a finire? A domani per la terza puntata.

Telecom Italia

Ora vi racconto le mie ultime (dis)avventure con Telecom Italia.

Prologo. A Brallo abbiamo una linea telefonica con un vecchissimo impianto con due telefoni intercomunicanti: uno in casa e uno in negozio. Da anni la società che gestiva il negozio non esiste più, ma il contratto con la Telecom è rimasto di categoria business. Circa un paio di anni fa mia mamma, stufa di dover sopportare spese maggiorate rispetto alla clientela residenziale, mi ha chiesto se potessi interessarmi alla declassazione, da business a privato. Io mi sono informato, ho navigato sul sito e ho chiamato il 191, per scoprire che era un bel casino, gli stessi operatori mi hanno sconsigliato di farlo: è una pratica che va per le lunghe e ci vogliono un sacco di scartoffie. Molto meglio chiudere la linea e aprirne un’altra. Solo che i miei, giustamente, avrebbero voluto mantenere il numero di telefono, visto che ce l’hanno da un sacco di tempo. E così siamo rimasti a business.

Capitolo 1: iniziano i problemi. L’anno scorso arriva un avviso di pagamento, dicendo che la bolletta, pardon il "Conto Telecom Italia" n4/10 del 13/07/2010 non era ancora stato pagato. Chiamo il 191 e gli spiego la situazione. Qui apro una parentesi: questa è stata la prima di almeno un centinaio (si un centinaio, avete letto bene) di chiamate che avrei fatto nei mesi successivi. Oltre al numero che è già spropositato di per sé, immaginate bene che cosa succede quando si chiamano questi call center. "Prema uno per… prema due per… ecc. ecc." Poi devi attendere e quando finalmente parli con un operatore magari cade la linea, o te la fanno cadere loro di proposito (dice il detto che a pensar male ci si indovina, e poi ho conosciuto gente assunta con contratto temporaneo che mi ha confermato la cosa: quando non sai o non vuoi rispondere butti giù la linea, è la prassi). E così ogni volta che dovevo chiamare in realtà facevo almeno quattro o cinque telefonate, finchè non trovavo qualcuno che mi desse un briciolo di spiegazioni sul da farsi.
Dicevo: al 191 mi dicono che non c’è nessun problema, caro signor Luigi Bartali, basta mandare via fax al numero 800000191 la ricevuta del pagamento e tutto si risolverà. Faccio notare che la linea non è intestata a nessun Luigi Bartali, ma fa lo stesso, mando il fax.

Fine prima puntata, a domani la seconda puntata.

Take a picture

È incredibile pensare quante storie, quanta gente che torna a casa, quanti papà che stanno giocando coi loro bambini, quante vite che scorrono nelle case illuminate che si vedono dall’aereo. Stiamo tornado a casa.

Ma cominciamo con ordine. Stamattina ancora una bella e sana colazione a Le Dune. Giudizio complessivo del Bed & Breakfast sicuramente positivo: carino, pulito, gente simpatica e cordiale, vicino alle spiagge e al centro città. L’appartamento non era grandissimo, ma tanto eravamo sempre fuori. Un saluto al gatto Nerone e al cane di cui non sappiamo il nome (e alle tartarughe assassine, agli uccellini tropicali e tutte le bestie varie che ci sono lì) e ci facciamo un giro in spiaggia. Ovviamente non in spiaggia-spiaggia, ma sugli scogli. Per la precisione quelli dove siamo stati l’altroieri, visto che la caletta ci era piaciuta molto: ombra, sole, possibilità di tuffi e panorama gradevolissimo. C’è stato anche un giretto di perlustrazione che io e il Lurenzun abbiamo fatto nelle vicinanze. Poi il rito dei tuffi (anche di testa) (io no!) (cioè a dire il vero ci ho anche provato, ma con scarso successo). È incredibile come questo sole ti asciughi dopo pochi minuti che esci dall’acqua. Giudizio finale sul mare della Puglia, o meglio sul mare del Salento, o meglio sul mare di Otranto e dintorni: mare bello, pulito (a parte qualche rara eccezione), colorato, caldo e molto salato; spiagge pressoché inesistenti, trattasi quasi sempre di scogliere, il più delle volte per niente lisce (anzi decisamente frastagliate tanto da assumere aspetto vulcanico) e quasi sempre difficilmente raggiungibili. Le sporadiche spiagge sabbiose sono piccole, strapienissime di gente e devo dire non proprio pulitissime. Quindi direi: bello è bello, ma niente di eccezionale.

La signora del B&B gentilmente ci fa usare la doccia per sciacquarci via il sale, ci cambiamo e cerchiamo un posticino per mangiare velocemente qualcosa. Ora parlerò male de “Il Ghiottone”, locale che nelle insegne e scritte diceva: bar, ristorante, pizzeria, gelati, panini, bibite. Ci sediamo e ci apparecchiano il tavolo portandoci le liste ristorante. Quando diciamo che vogliamo panini ci fanno cambiare tavolo (quello senza tovaglia) e ci dicono di entrare a ordinare i panini. Scopriamo così che sono panini industriali “di plastica”, imbustati nel cellophane, molto peggio di quelli che si possono trovare nei distributori automatici. Alla faccia della ghiottoneria.

Facendo i conti abbiamo circa un’oretta scarsa per visitare Alberobello, patria dei trulli. Dopo un paio d’ore raggiungiamo questa località, che noi tutti pensavamo fosse sul mare o perlomeno in pianura, invece è in collina. Alberobello è patrimonio dell’umanità (ollallà addirittura). I trulli sono in un apposito quartiere, probabilmente il vecchio nucleo cittadino, una volta abitato e adesso sede di negozio di ricordi per sciocchi turisti come noi. Purtroppo la visita deve essere breve per forza, ma perlomeno abbiamo soddisfatto Mastro Lorenzo che immaginava che i trulli fossero disseminati per tutta la puglia e non segregati in un’unica zona. Mesti mesti e lesti lesti raggiungiamo l’aeroporto Karol Wojtyla di Bari, lasciamo la nostra fida Fiat Bravo che ci ha accompagnati in questi 5 giorni ciucciandoci 90 euro di carburante e ci facciamo una pizza da Spizzico (senza infamia e senza lode). A proposito di pizza, personalmente a Otranto  vi consiglio la pizzeria Cala dei Normanni e la pizza Estate. Volevamo sperimentare anche la pizzeria La Bella Idrusa, di cui ci avevano parlato bene, ma c’era sempre una fila pazzesca a qualunque ora e non accetta prenotazioni dopo le 19 !!

Ora siamo sull’aereo, e sotto di noi greggi e greggi di pecore a forma di nubi. O saranno cirrocumuli? O stratonembi? E tante tante tante luci di tante città con tante case e tante storie da raccontare…

L'ultima spiaggia

Oggi abbiamo deciso per il sud di Otranto. Partiamo in auto, andiamo, andiamo, andiamo e arriviamo.. a Otranto! Ok, allora prendiamo la litoranea per Orte. Ad un certo punto la strada finisce e andiamo giù a piedi.

Da qui si vedono i monti dell’Albania e siamo anche parecchio vicini alla Grecia, visto che l’altroieri la TIM mi ha mandato un SMS con scritto "Benvenuto in Grecia". Alla radio si prendono stazioni di entrambi gli stati.

Dopo tanto camminare ci accorgiamo di essere finiti in un pessimo posto tutto scogli, assolutamente non piatti, con quel paesaggio tipicamente lunare e purtroppo anche parecchio sporco. Mestamente ce ne ritorniamo all’auto sotto il solleone. E poi ci chiediamo come mai alla sera siamo sempre stanchi!

Riprendiamo la litoranea e raggiungiamo S. Cesarea, compriamo della frutta per pranzo e ci adagiamo sugli scogli, cercando qualche punto piatto. Un bel bagno ristoratore mi fa apprezzare ancor più le mi scarpette da mare, visto che per entrare e uscire dall’acqua bisogna passare su scogli appuntiti. Ci mettiamo all’ombra a pranzare e poi ci dividiamo in dormienti (Gallipoli e Tomasopoli) e leggenti (io e Santi Licheri). Il bagno del pomeriggio è a basa di tuffi, dove stupiamo tutti col nostro stile a… non so come definirlo… blocco di cemento è abbastanza verosimile…

Siccome il pomeriggio è ancora lungo, dopo esserci rinfrescarti decidiamo di fare tutta la costa fino a Leuca, fermandoci ogni tanto per vedere il panorama. E’ confermato: spiagge zero o al massimo zero virgola uno. Anche il panorama interno non è bellissimo: campagne abbastanza brulle, al limite qualche uliveto, e casettine tutte uguali piuttosto bruttine a nostro gusto.

Lungo la strada abbiamo anche visitato la Grotta Zinzulusa, chiamata così perché sembra piena di cenci a brandelli, stracci, chiamati zinzuli nel dialetto locale. E’ visitabile nel primo tratto, con le classiche stalattiti e stalagmiti. Ci vivono ancora i pipistrelli, che escono solo di notte…

Arrivati al santuario di Santa Maria (di Leuca) ci siamo soffermati per una visita. Pensate che Santa Maria di Leuca non fa neanche comune. E così abbiamo raggiunto la punta più a sud del Salento. Ora non ci rimane che tornare su.

Alla sera ci facciamo l’ultima pizza e progettiamo il dafarsi per domani, giorno di rientro. Raggiungiamo a piedi uno dei pochi posti dove non siamo ancora stati, il porto di Otranto. Giusto per macinare ancora qualche chilometro e schiantarci nel letto belli cotti. A domani.

Salento is not Puglia

Stamattina abbiamo fatto colazione in compagnia del gatto Nerone, poi ci siamo inerpicati lungo la costa per raggiungere località meno frequentate. Abbiamo trovato delle calette veramente carine sul lato nord della città. Ce n’era una sabbiosa e poco dopo un’insenatura dove l’acqua era abbastanza profonda, di colore veramente da cartolina. Ci siamo fermati li. Il paesaggio è oggettivamente bello, l’acqua molto pulita e sempre calda. Figuratevi che in paese c’è gente che fa il bagno anche alle 9 di sera!
Ci siamo concessi anche dei tuffi dalla scogliera: bastava arrampicarsi per qualche metro e c’è una pedana naturale con sotto una pozza di acqua profonda abbastanza da permettere un discreto salto. La mattina è scorsa così velocemente in modo divertente. Il tenente Michele e il soldato Lorenzo hanno riportato lievi ferite da arrampicata sugli scogli, ma il tutto è guaribile in un paio di giorni. Al ritorno abbiamo pensato di percorrere un sentiero alternativo, sicuramente più "facile" ma anche più lungo, ci siamo quasi dispersi per la campagna di Otranto, per poi raqggiungere un barino dove abbiamo sperimentato insalatone e friselle.

Qui sono molto campanilisti e specificano il fatto che Salento is not Puglia. E poi si lamentano se Bossi dice che Padania is not Italia.

Al pomeriggio raggiungiamo Lecce. Ci accorgiamo subito che i negozi aprono molto tardi, verso le 17,30. Probabilmente perché fa un caldo dell’accidente: perlomeno ad Otranto basta andare in riva al mare per sentire un po’ d’aria, qui si boccheggia. Lecce ha la fama di essere città barocca, da alcuni definita la "Firenze del sud". Beh barocca lo è, in quanto a Firenze lasciamo stare, non facciamo paragoni per favore.

Abbiamo visitato il Castello, eretto da Carlo V, per poi dirigerci verso la centralissima Piazza Sant’Oronzo dove c’è l’anfiteatro romano e proseguire verso piazza duomo, la chiesa di Santa Croce, ecc. Il centro di Lecce si gira facilmente, i monumenti da vedere sono tanti, quasi tutti costruiti con la classica pietra leccese e molti in stile barocco. Deve avere avuto sicuramente un passato fasto. Carina, oserei concedere anche un bella, ma non certo imperdibile.

Notiamo che in giro ci sono tanti fricchettoni: venditori ambulanti, ritrattisti, ma anche personaggi di passaggio: tutti colorati e coloriti. Ho notato anche tanti negozietti gestiti da stranieri: africani e indiani. Per cena abbiamo seguito il consiglio di Fabio e abbiamo provato un ristorantino tipicissimo niente male dove abbiamo preso le ricciaredde cu li pumitori scattariciati e un classico vino Negroamaro. Il cameriere non pare aver molta simpatia per il quasi omonimo gruppo pop.

Dopocena la città è sicuramente più viva, anche se alle undici di sera c’è ancora un caldo terribile. Gironzoliamo un po’ senza meta e poi ritorniamo verso la costa. Tutti a nanna.

Cicalecicalecicale

Stamattina alle 8.30 a svegliarci ci ha pensato il mio cell. Era un tecnico della Telecom che, nel giro di poco tempo (si fa per dire) ha risolto un mio problema. Ma su questo farò un apposito post sul blog quando torno a casa.
La colazione è stata veramente ottima e abbondante e la padrona di casa ci ha dato qualche dritta sulle spiagge. Abbiamo scelto Baia dei Turchi.
E’ interessante notare che il quartiere nel quale alloggiamo non ha vie interne, è un blocco unico e per tornare al punto di partenza, visto che la nostra strada è a senso unico, occorre fare il giro dell’isolato intero.
Un’altra cosa che stiamo notando e che qui in periferia costruiscono dappertutto delle simpatiche casettine, che sono però tutte una identica all’altra e, a nostro gusto, abbastanza bruttine.

La baia è un posto proprio bello, il mare pulito, il fondale sabbioso e la giornata è splendida. Io sono abbastanza sofferente alla sabbia in spiaggia, odio sentirmela addosso. E’ così bello quando sei in acqua, ma poi esci e ti sporchi di sabbia: sulle mani, nelle scarpe, sugli occhiali da sole, in faccia. Poi se metti la crema è la fine. Va beh..

Abbiamo fatto un po’ di vita da spiaggia, poi un super mega bagno giocando a palla. Sono queste le cose che ti fregano: non lo senti, ma il sole ti sta arrostendo ben bene. Stasera vedremo. Una volta cotti a puntino abbiamo deciso di tornare verso la civiltà per nutrirci. Prima una bibita da un simpatico e rustico venditore semiabusivo e poi un barino lungo la strada, dove abbiamo scoperto che le "pucce" sono dei megapanini immensi.

Dopo pranzo abbiamo cercato e trovato la spiaggia di Alimini, ma eravamo cotti dal sole preso al mattino e appesantiti dal cibo, così ci siamo messi all’ombra. Lo so, sono un maledetto rompiballe, ma decisamente non era il mio posto preferito: sabbia, aghi di pino, formiche addosso e per finire un rumore infernale prodotto da non so quante cicale, di cui il boschetto (e tutti quelli della zona) sono strapieni. I miei amici hanno sonnecchiato un po’, io mi sono dato alla lettura, a brevi esplorazioni e all’ascolto della radio. Ritornati in stanza abbiamo considerato il colorito preso: pensavamo peggio sinceramente, non siamo proprio fosforescenti…

Stavolta abbiamo raggiunto il centro a piedi, visto che sono solo 10 minuti di passeggiata. C’è veramente un sacco di gente in giro. Scegliamo un altro ristorante. Gli altri menu a base di pesce. Io, ovviamente, carne. Dopodiché decidiamo di andare a vedere il Castello Aragonese. Veramente imponente. L’Italia è proprio un posto pieno di storia. Raggiungiamo pian pianino la nostra dimora. A domani.

Vieni a ballare in Puglia

Quest’anno ce la siamo presa comoda. Dopo che l’anno scorso abbiamo rischiato di perdere l’aereo, stamattina partenza alle 8. Arriviamo a Cardano al Campo, parcheggiamo e ci facciamo portare a Malpensa dove facciamo una cara ma buona colazione. L’aereo parte in orario (1140) e arriva in anticipo, dopo un viaggio tranquillo. La nostra Bravo noleggiata da Maggiore ci porta sulla superstrada in direzione Otranto. Siccome la fame si faceva sentire, nel primo pomeriggio decidiamo di approfittare della prima uscita per trovare un posticino. Da veri maestri arriviamo a Cala Fetente. Il nome è tutto il programma ma rimediamo quattro rosette con cotto formaggio e pomodoro. Ripartiamo nel gran caldo (grande invenzione l’aria condizionata) e arriviamo a destinazione. Al Bed & Breakfast “Le Dune” ci accoglie la signora che ci mostra la camera. Beh decisamente meno spaziosa di quella di Valencia, ma quella era da sciuri, qui ci dobbiamo accontentare di un letto matrimoniale e una specie di letto a castello. Dopo una sistemata decidiamo di finire il pomeriggio nella spiaggia vicina. In realtà qui di spiagge vere e proprie ce ne sono poche e quelle poche con sabbia riportata. Per il resto sono strani scogli di apparenza lunare o vulcanica, appuntiti e scomodi. Però l’acqua è veramente spettacolare, caldissima e piacevole. Ringrazio me stesso di aver portato le scarpe da mare, che mi permettono di mettere giù i piedi in acqua  e gli occhialini, così posso vedere dove vado… C’è da dire che qui, come avevo già notato in Sicilia, non sono molto attenti a tenere puliti i luoghi, se ne fregano abbastanza. Un peccato, perché i luoghi sono belli, basterebbe un po’ di attenzione e un po’ di senso civico in più. Al nord non sono certo educatissimi, siamo pur sempre italiani, ma qui è peggio.

Alla sera usciamo per una perlustra della città. Dopo poche centinaia di metri in auto scopriamo di essere già praticamente in centro e quindi parcheggiamo. La vista della baia di Otranto dall’alto è meravigliosa. È incastonata in una piccola insenatura. Non so il perché, ma questo posto mi ricorda due località siciliane. Per il golfo mi sovviene, appunto, Castellammare del Golfo, mentre per la conformità delle viuzze mi ricorda Cefalù. Lo so che magari non c’entra niente, ma le sensazioni di dejà vu sono fatte così. Resta il fatto che il panorama è incantevole. Scendiamo e passeggiamo alla ricerca di una pizzeria. C’è un sacco di gente in giro, ci sono tutti i negozi aperti. Prima si passa sul lungomare, poi si sale sulla terrazza, da dove si torna a vedere tutte le luci del golfo. All’interno invece le viuzze e le stradine pullulano di negozietti di ricordini e di gente. Di pizzerie purtroppo no, quindi ritorniamo alla prima che avevamo visto. I miei soci si buttano sull’impepata di cozze che io evito accuratamente (non perché non fosse buona, non lo metto in dubbio, ma perché non sono un tipo da pesciolame vario). La mia pizza “Estate” è veramente buona. Dopocena un giretto a comprar ricordini, ma siamo cotti per la giornata faticosa e ce ritorniamo at home. Buonanotte.

x te…

3 anni

Quando abbiamo attaccato la piastrella. Quando critichiamo quelli che criticano. Quando decidiamo su che pizza prendere, poi tu prendi la margherita e io il calzone. Quando ci offendiamo se uno dei due non chiama l’altro e allora non chiamiamo. Quando ci troviamo sulla solita panchina. Quando squilla il telefono e non puoi che essere tu. Quando trovo uno dei tuoi capelli nei posti più impensati (e sai quale è stato il posto più assurdo!). Quando partiamo per una nuova avventura e ti aspetto sotto casa, poi si caricano le valigie, rifornimento di gasolio e poi chiacchierare in autostrada, mentre mi guardi coi tuoi occhioni. Quando mi rispondi solo a monosillabi e più mi intestardisco a chiederti cosa c’è e più diradi le risposte. Quando con la mia innata grazia ti procuro qualche nuova ammaccatura. Quando ti mando un messaggio mentre faccio colazione. Quando ti vedo spuntare in bici da lontano, coi tuoi freni che fanno fiiiiiiiiiiiiiiii. Quando prima di addormentarmi penso a te, a noi, al passato al futuro e al presente. Un presente così bello perché ci sei tu, un passato così bello, un futuro che non può che essere ancor più bello. Quando faccio qualcosa e ho subito voglia di raccontartela.Quando ci prendiamo in giro da soli. Quando ordiniamo due caffè macchiati. Quando facciamo il bagno in mare, mi guardi, sorridi e mi abbracci. Quando mi parli di una cosa che ti preoccupa. Quando eravamo in piazza Trento Trieste a Ferrara. Quando ci siamo bevuti una bottiglia di Morello di Scansano. Quando ti chiamo e non rispondi e poi ti richiamo e non rispondi e poi mi mandi un messaggio e allora ti richiamo e non mi rispondi! Quando passo il tornello della piscina e ci diciamo "ci vediamo dentro". Quando ti ho accompagnato a Casteggio. Quando andavamo al Galassia. Beh detto così sembra che andare a Casteggio o a Casei Gerola sia una gran figata… Quando arriva l’ascensione. Quando ti accompagno in ascensore. Quando non riesco a capire quello che pensi. Quando ti disegno con la mia maestria. Quando vuoi le coccole. Quando facciamo zapping alla tele. Quando leggiamo tutti i titoli di coda dei film al cinema. Quando mi manchi.Quando ti porto a vedere i nuovi acquisti del negozio. Quando mi chiedi cosa fare. Quando mi coccoli. Quando stiamo bene. Ma anche quando troviamo un motivo per litigare. Potrei continuare così all’infinito…
Quando…
Sempre

TI AMO!

Il web è morto

Mesi fa lessi su Wired un articolo che mi ha fatto pensare, riguardante l’utilizzo sempre minore del web a scapito di altre forme di "trasmissione dati" via internet.

Cercherò di spiegarmi meglio per i non addetti ai lavori. Internet, in sè, è una connessione tra computer. Tutto qui. Avendo tanti computer collegati tra loro, sono stati inventati tanti utilizzi. Per esempio uno dei più famosi, e dei più utilizzati, è la posta elettronica: tu invii un messaggio ad un utente che ha un account su un determinato computer. Ad esempio puoi mandarla a me (fabio) che sto (@) sul computer "fabiotordi.it". Poi ci sono tanti altri utilizzi di internet. Il più famoso, il più usato, quello che ha fatto fare il grande salto e quello che tutti chiamano con una sineddoche addirittura "internet" è il world wide web, comunemente abbreviato in web. Nato dall’intuizione di Tim Berners-Lee nel 1989, è un sistema che permette agli utenti di ricevere sul proprio computer delle "pagine" formate principalmente da testo e immagini e "navigare" tra queste pagine con un sistema di ipertesti. Lo so, per chi sa già tutto sono tedioso a manetta, per chi non ne sa niente sono palloso come una lezione di diritto pubblico al pomeriggio dopo aver mangiato pesante…quindi passo oltre.

Comunque…lo sapete tutti cosa è il web, no? Ha fatto dei passi da gigante: siamo partiti con le pagine statiche, immutabili. Siamo passati attraverso i siti che cambiano in modo automatico senza dover riscrivere il codice, come questo blog, ad esempio. Siamo arrivati a pagine complesse che si modificano addirittura durante la visione, senza dover cliccare nulla (cito un esempio per tutti: Facebook).
Ora però il vecchio web sta perdendo terreno. Avete un pc? Pensate a quante cose potete fare, su internet, senza usare il web: spedire email, chattare su qualche IM, telefonare via Skype… il tutto senza aprire mai Firefox (o Internet Explorer, o Chrome, o Opera, o Safari..). Avete un tablet? Uno smartphone? Allora farete ancora più cose senza aprire il browser: utilizzerete le app! Io per esempio ho un tablet Android: per la posta ho un’app, per fb ho un’app, per il meteo ho un’app, per vedere le webcam ho un’app, ecc. ecc. Praticamente non navigo quasi mai (perchè lo trovo oltretutto scomodo).

Se tutto va in questa direzione il povero vecchio web perderà terreno. Ma, secondo me, al contrario di quello che dice Wired, non morirà mai.

This blog is not a toy

Ecco una mia personalissima antologia dei post più belli del 2010 di questo blog: non sono belli in assoluto, ma per me hanno un significato particolare.

 

Incipit era una cosa che avevo nel cassetto da anni e anni e anni

Gocce di neve e polvere di cioccolato a volte è difficile anche solo cercare di descrivere il mio amore x lei.

Livello videogioco eravamo io e Christian, con velocità di pensiero cento per cento rendimento.

Mater Morbi (1) e Mater Morbi (2) una delle storie di Dylan Dog che mi ha shockato di più

Oltrepo con l’accento sono anni che la meno con questa storia…

Cognomi le classifiche non ufficiali dei cognomi.

Racconto d’estate l’avevo scritto io nel 1999 !! (segue ne: Quel fantasma per amico)

Iodio Tutte le cose che non sopporto

1992 E’ stato un anno importante.

Miss Margherita Una nuova rubrica che ha avuto successo. Curata da Miss Margherita

Targa al castello di Voghera quante storie e quante parole per una targa…

Forteweb chiude questa è una notizia che non avrei voluto dare, ma ormai…

Don Mario Grandi il primo articolo di un’altra ospite ormai abituale di questo blog: mia mamma !

   

 

Bicicane

Questo mito l’ho visto (e fotografato) ieri mattina in via Garibaldi a Voghera:

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