fabiotordi

(raccolta molto sparsa di pensieri)

fabiotordi

Kursaal

E poi ci troveremo come le star a bere un cocktail al Kursaal, al Giardy, al Mille, al Vertigo, al Rolling… Praticamente sono tutti posti fantasma, non esistono più.

Oggi vi parlerò del Kursaal, di cosa è stato per me. Quando ero ragazzino si andava al Kursaal a giocare ai videogiochi. Era aperto (solo d’estate ovviamente) tutti i giorni, al pomeriggio e alla sera. Noi bambinetti frequentavamo il “parco” (la pineta con parco giochi dietro casa mia) e altri posti di Brallo. Ogni tanto ci spingevamo fino al Kursaal. Da ragazzino invece andavo sempre tutti i giorni. Per chi non c’è mai stato: il K è un locale mitico e storico di Brallo. E’ costruito sotto strada e quindi c’è una stradina che lo costeggia che arriva ai vari piani. In fondo c’era la salagiochi. A metà il bar e la discoteca e in alto il ristorante. Io il ristorante non l’ho mai visto aperto. Noi andavamo solo per la salagiochi. Ricordo una volta che c’era un giochino che, appena acceso, è andato in tilt e ha regalato crediti infiniti. Abbiamo giocato tutto il pomeriggio a Super Mario Bros, che resta il mio videogame preferito di tutti i tempi. Poi ricordo Dragon’s Lair, sembrava di poter toccare il futuro. Mio padre mi dava mille lire al giorno che bastavano per 5 partite, visto che il gettone ne costava 200. Però riuscivo a passare tutto il pomeriggio e tutta la sera. Verso i 16/17 anni ho iniziato a frequentare anche la discoteca. Ma per me il K è diventato mitico nel 1992 (dico sempre che prima o poi vi parlerò di quell’estate, ma non so se lo farò mai, è troppo intensa per poterla raccontare a parole, ma è una di quelle cose che ha segnato la mia vita). E le estati successive sono sempre state all’insegna del Kursaal. In quegli anni non apriva più di pomeriggio, ma solo di sera. E negli anni successivi solo le sere di discoteca, che erano martedi, giovedi e domenica. Si andava lì presto, verso le nove e mezza. Si faceva un giro in salagiochi, due parole, due partite, magari un calcetto, una carambola, per i più sportivi un pingpong. Niente bere, al limite qualche partita perché soldini ne giravano pochi. Poi tornavamo giù in paese, dove magari le consumazioni a bar costavano meno. Verso le 11, 11 e mezza si tornava su per la discoteca. La musica bella era a quell’ora. In quel periodo la dance del momento era la neonata Techno. Che figata. Ne mettevano una mezz’oretta, poi si passava al rock, al revival e altre quisquilie del genere. Ballavamo, giravamo, chiacchieravamo, conoscevamo tutti, andavamo a bere, a fare la coda in bagno, a prendere un panino, magari un giro ancora di sotto in salagiochi, ci si provava con le tipe, sempre rigorosamente senza successo, perché noi siamo e saremo come Jack Fruciante, quelli “fuori”. E poi c’era un posto eccezionale: la porta dii sicurezza che dava sui gradini dietro. Ci si ritrovava lì, era un “posto” di aggregazione, dove rifugiarsi per chiacchierare senza dover urlare, e dove vedevi il 90% di quello che c’era da vedere: risse, amori… quasi tutto avveniva lì. Al k c’era gente di tutta l’Alta Valle Staffora. Da Varzi in su erano tutti lì, e poi qualcuno anche più giù, fino a Voghera e talvolta molto oltre.

 

E poi la colla per comprare un panino in due. E gli sbirri col mitra. E poi accompagnare un amico a casa per poi poter ritornare. Ehi, erano altri tempi, il locale chiudeva alle 2 e mezza, ed era tardissimo. Io fino ai 18 anni dovevo tornare a mezzanotte!!! Le due le facevo solo “l’ultima sera del Kursaal”, avvenimento che non mi sarei perso per niente al mondo, un anno ci sono andato con la febbre. Poi per un anno, niente Kursaal, ma lo avresti aspettato. Quando finiva la scuola sapevi che dopo poco tempo avrebbe riaperto. Quando le giornate si allungavano e potevi uscire ancora dopocena col chiaro sapevi che da li a poco il K si sarebbe animato di tanta gente. Quante avventure, quante storie, quanti amici, quante piombe in quel posto. Quella discesa me la rivedo ancora davanti agli occhi. E la pista, i divanetti, le luci, la staccionata. Perfino le turche mi ricordo. Una parte di me è sicuramente ancora al K, che vaga tra le stanze ormai vuote. Le estati più belle della mia vita, dai 18 ai 24 anni le ho passate li. Grazie Kursaal, sei sicuramente un ricordo molto importante della mia vita.

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Viaggiatore della notte

volo
e volando sorrido
e volando io penso
e volando io canto
io sorrido e poi canto
e cantando io penso
e cantando sorrido
e sorrido volando
rido
e ridendo io avanzo
e ridendo io volo
e ridendo io penso
io penso e poi avanzo
avanzando io canto
avanzando nel volo
tra le stelle io rido
 

 

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La distribuzione in Italia

Format Distributivi del settore moda abbigliamento in Italia: situazione e prospettive del piccolo punto vendita

Undicesima puntata

La distribuzione al dettaglio in Italia, per quanto riguarda la dimensione, è ancora dominata dalle piccole unità di vendita, almeno sul piano numerico, anche se negli ultimi anni più recenti si è assistito ad un deciso processo di concentrazione, che ha fatto aumentare la dimensione delle imprese commerciali al dettaglio sia in termini di numero di addetti, che di ampiezza dei locali di vendita.

Relativamente alle modalità operative, la distinzione più rilevante è quella tra le imprese che continuano ad utilizzare la tradizionale tecnica di vendita con addetto e le imprese che fanno ricorso a forme più o meno integrali di libero servizio, con eliminazione del personale di vendita e possibilità da parte dei clienti di servirsi da soli e pagare poi alle casse.

Canali distributivi

1989

1997

1998

1999

2000

2001

2002

2005

Negozi indipendenti

77

57,6

56,5

55,7

55,2

55,2

54,0

52

Catene specializzate

4

13,3

13,7

14,0

14,0

13,8

14,5

16

GDO

6

15,5

14,8

15,0

15,3

15,1

16,0

18

Mercati ambulanti

7

9,5

9,7

9,8

10,2

10,6

10,8

10

Altri

6

4,1

5,3

5,5

5,3

5,3

4,7

4

Totale

100

100

100

100

100

100

100

100

Quote di mercato dei canali distributivi nell’abbigliamento in Italia (Fonte: Sita Nielsen / Federazione Moda Italia)

Negli ultimi venti anni i consumatori hanno cambiato profondamente le proprie abitudini di spesa ed anche il comparto moda ha risentito i contraccolpi di questi mutamenti; le spese per vestiario e calzature sono state caratterizzate da un’elevata rigidità rispetto all’evoluzione della spesa totale, evidenziando così un carattere di maggiore necessità che accosta la dinamica di questa componente di spesa a quella delle spese tradizionalmente rigide, cioè meno sensibili alle oscillazioni congiunturali quali, ad esempio, quelle alimentari. Tra queste due, più soggette alle oscillazioni del ciclo restano le spese per calzature, rispetto a quelle per vestiario. A questo va aggiunto che il consumo di abbigliamento è divenuto “problematico”, ossia si pone più attenzione al prezzo e alla funzionalità. Lo sbocco finale è quello di un consumatore che con la moda ha un rapporto più dialettico: ne viene influenzato, ma in qualche modo alcune sue esigenze (versatilità, esigenze di bilancio familiare, ecc.) interagiscono col versante a monte della filiera.


Canale prevalentemente utilizzato per l’acquisto di capi di abbigliamento.
Fonte: indagine Censis – Confcommercio 2004

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Fiore

Perchè il mio cervello viaggia sempre a mille all’ora? Non riesco a smettere di pensare. E’ un turbinio di flash che si accavallano. Qualcosa che mi sfugge? No, non credo. Solo la mia velocità di pensiero che a volte supera il 100%. Che caldo, se c’è una cosa che non sopporto è il caldo, l’umidità, mi dà un fastidio insopportabile. Strano Luglio, ormai da tanti tanti anni sono abiutuato ad avere il negozio chiuso. I primi anni ho provato a tenere aperto in questo mese, ma con scarso successo. Negli anni successivi chiudevo a fine Giugno per poi dedicarmi all’avventura estiva di gestire il bar Castello Malaspina. Da qualche anno non lo apro più io, ma il negozio lo chiudo lo stesso, perchè non rende…faccio dell’altro. Quest’anno ho fatto un esperimento: apro solo il venerdì e sabato, e nei rimanenti giorni mi industrio nel fare dell’altro, ritagliandomi comunque un sacco di tempo libero. Però mi fa strano essere a Voghera, "vivere" il Luglio in questa cittadina che mi ospita da tanti anni e che ormai sento mia.

Ma fa parte del mio sperimentare, mi piace inventare, scoprire cose nuove, provare nuove strade. A volte cercando le idee più strane, a volte imboccando le strade più ovvie. A volte seguendo i consigli di chi mi sta vicino. Perchè, anche se magari non lo dimostro, mi fa piacere quando qualcuno mi dà dei consigli, perché è uno splendido modo di dimostrare amicizia, affetto e amore. Eh già, io sono criticone di natura e subito trovo le controindicazioni, vedo i problemi, sembra che non accetti lo sforzo di chi mi vorrebbe aiutare. Ma poi ci penso più o meno seriamente e se un’idea mi pare valida, o perlomeno percorribile, ci provo.

Che bella che è la vita. La verità è che le cose più vere sono sempre quelle che sembrano più banali, e quindi anche quello che ho appena scritto può essere tacciato di parer amorfo, anodino, insignificante, insipido, abusato, comune, brutto, impersonale, insulso, irrilevante, irrisorio, mediocre, modesto, ovvio, pedestre, piatto, povero, prosaico, scialbo, scontato, squallido, superficiale, trascurabile, anonimo, artigianale, semplice, usuale, normale, di poco conto, piccolo, convenzionale, dozzinale, grossolano, ordinario, prevedibile, semplicistico, trito, triviale. Ma è, semplicemente, quello che penso.

E quando sono solo, davanti a questa tastiera, a volte, come ora, le dita scorrono veloci. Non sanno neanche loro cosà andrò a scrivere e io lo so ancor meno. Ma è una cosa che mi piace, buttare su carta, pardon su computer, i miei pensieri alla rinfusa. Chissà perchè, chissà come mai ho quest’ambizione di voler scrivere un blog. Cosa vorrò mai dire? Narcisismo? Solitudine? Egoismo? Non lo so, però mi fa piacere che voi, 40 manzoniani lettori mi seguiate, anche fosse solo per dire "chissà che pirlate avrà partorito oggi". Però è bello avere dei riscontri, sapere che ci siete. Me lo dite quando vi incontro di persona, via email, nei commenti, negli sms. Complimenti e critiche (che sono comunque una velata forma di complimenti). Vi annoio? Pazienza, come ho scritto penso altre volte: "Vendere o no non passa tra i miei rischi, non comprate i miei dischi e sputatemi addosso" (Guccini, ovviamente).

Chiudo e vado a nanna, a vivere un’altra giornata. Stavolta nei sogni, e come sempre in compagnia della persona a cui dedico questo fiore. E’ già suo, è stato il primo che le ho regalato. Quanti bei regali ci siamo fatti. No, non sto parlando di quelli, sto parlando di momenti, foto, promesse, baci, canzoni, risate, tenerezze, sorrisi, sguardi, pensieri, sogni, barzellette, discorsi, giochi, immagini, parole. Già, e pensare che io prima non credevo alle parole. Alle sue ci credo, anzi di più, dire "ci credo" fa sembrare quasi che potrei non crederci, ma sarebbe come non credere al mare o alle nuvole, alla neve o al sole. Buonanotte a tutti.

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Un tizio che conosco

Poco più di anno fa, un tizio che conosco mi ha chiesto un prestito. Non è propriamente un mio amico, ma lo conosco perchè ha la casa dalle mie parti, e conosco anche la sua famiglia. Non era una grande cifra, e mi ha fatto un suo assegno come garanzia, da incassare dopo qualche giorno. Quando sono andato alla mia banca, la sorpresa: assegno scoperto. Ho atteso ancora qualche giorno, per dargli magari il tempo di rientrare e poi mi sono recato presso la sua banca. Per poco non mi ridevano in faccia. Appena hanno visto il nome mi hanno subito detto che non c’era nessuna speranza di portare a casa i miei soldini.

Come ho detto la cifra è quasi irrisoria, ma questa storia ha rafforzato la mia convinzione che il modo migliore di perdere un amico è quello di prestarlgi i soldi. In vita mia, quando ho prestato una cifra più alta di quella per pagare un panino al bar, non mi è stata quasi mai restituita. O conosco solo dei perdaballe, oppure l’animo umano è fatto così: cercare di fottere il prossimo.

Il fatto è che io vivo benissimo. Magari un po’ più disilluso, ma questo non può farmi che bene. Lui invece vive male. Una volta l’ho incontrato in giro, mesi fa, e si è profuso in incredibili scuse dicendo che mi avrebbe saldato al più presto. In questi giorni invece due episodi mi hanno proprio dato da pensare. Qualche giorno fa lo incrocio in Via Emilia. Lui da lontano ovviamente mi vede, e non trova di meglio da fare che mettersi a guardare le vetrine della profumeria Limoni. Adesso, con tutto il rispetto di Limoni, ma che cavolo c’è da guardare (per un uomo) in quella vetrina per due minuti buoni?? Ha ha che ridere. E stamattina, stavo attraversando al semaforo, sempre a piedi, quando lui mi vede, cambia direzione e fa il giro dell’isolato per non incrociarmi. In questi casi mi verrebbe voglia di chiamarlo, oppure di fare il giro opposto per incrociarlo ancora, ma poi scatta in me una strana sensazione: io vado dove voglio, a testa alta. E’ lui quello che si sente così meschino da dover abbassare lo sguardo o cambiare strada. Per pochi euro. Che amarezza. Oggi non sapevo se ridere di gusto o ridere amaro. Alla fine quello che sta peggio… è lui.

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La cosa più importante

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Mille farfalle

Mille farfalle volando han formato il tuo viso nel cielo
Con le loro livree colorate han dipinto il tuo sorriso
Con le loro ali in movimento han creato i tuoi capelli
Mille farfalle ho liberato per disegnare il tuo ritratto
Lo guardo e sorrido pensando a te che sei speciale
Ma bramo il momento che ti potrò di nuovo abbracciare

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Modesto, California: servirebbe a tutti noi un Derek

È passato un anno. Come inizio di un post può sembrare banale, ma tutto ciò che riguarda noi non è per niente banale. Che strano stupendo anno. Passo dopo passo ti ho conosciuta sempre più, e ogni volta che scopro qualcosa di te mi si gonfia il cuore, perché capisco che esserino meraviglioso sei, e perché capisco che quello che ho provato subito per te era la cosa giusta. Perché ti amo, e ti amo sempre più, ogni istante. Mi hai dato tanto. Io posso magari aver fatto più cose nella vita, come dici tu, ma tu sei riuscita ad insegnarmene ancora tante. E tante ancora me ne ha insegnate lo stare con te. Siamo cresciuti insieme in questo anno. È stato veramente formidabile: ci siamo conosciuti sempre più, e ci siamo piaciuti sempre più. A volte accorgendoci che sotto certi aspetti siamo identici… e ci piace un casino esserlo. A volte scoprendo cose belle l’uno dall’altra o viceversa. A volte scoprendo le nostre diversità, ma rispettando le idee dell’altro, anzi cercando di trasformarle in punti di forza. Ci siamo divertiti tantissimo, stiamo proprio bene insieme. Ti ho visto piangere, mi hai visto piangere. Abbiamo fatto lunghissime chiacchierate, parlando di facezie e criticando tutti quelli che passavano davanti, per poi parlare di noi, dei nostri problemi, dei nostri dubbi, delle nostre idee, speranze, del futuro. Siamo due sognatori, abbiamo cominciato subito a fantasticare, senza problemi, senza false reticenze, ma, come sempre, coi piedi per terra. Ricordi? La favola coi piedi per terra. Dai, perché la nostra è una favola, non c’è altra spiegazione. Ho imparato tante cose in questo anno. È fantastico quando ti preoccupi per me. Lo so che sto dicendo frasi che sembrano a caso, ma, come sai, mi piace perdermi nei pensieri… e se nei pensieri ci sei tu mi affiorano mille ricordi: è difficile riuscire a scriverli con un senso logico. Sei forte sai? Affronti la vita con grinta, anche quando la vita sembra che ti riservi solo amare sorprese. E mi dà una grande soddisfazione quando ti lasci aiutare, mi riempie d’orgoglio. Perché, lo sai, io credo in te e so che ti meriti solo cose belle, ma non per strani motivi di rivincite sulla sfortuna (io credo poco a queste cose, anche se un pochino ci credo), ma perché, semplicemente, te lo meriti. Perché ti impegni nelle sfide, e perché sai vincere con coraggio le tue paure. D’altronde, chi ha paura deve aver coraggio; a chi non ha paura che gli serve il coraggio? Ma cavoli quante cose abbiamo fatto, in un solo anno. E ti ricordi quando elencavamo tutte le cose fatte nei primi 100 giorni, come fanno i politici? Sembravano già tantissime. E poi hai quella capacità di capirmi… forse è la tua dote, magari inutile per il resto del mondo, ma più straordinaria. Per il motivo che è una cosa che mi risulta molto difficile riscontrare negli altri. Chi mi sta vicino, i miei amici, mi capiscono, ma ognuno di loro ha in mente un Fabio diverso. Tu, come pochi altri, hai saputo individuare tutte le sottili sfaccettature che mi rendono uno, o forse nessuno, o forse centomila. Sei fantastica quando ridi, hai una risata contagiosa. Quando invece mi guardi coi tuoi occhioni spalancati e si sente tangibile il tuo amore verso me, beh, te l’ho detto, fatico ogni volta a trattenere una lacrima che mescola commozione, orgoglio, ma soprattutto amore. Ci siamo fatti delle promesse, e non c’è giorno che non me le ricordi, e sono fiero e felice di averle fatte, e sono felice e fiero che tu le abbia fatte. E ogni bacio che mi dai è un premio, ogni momento passato con te un onore. E anche quando non sei con me la vita è bella, perché so che sei lì, da qualche parte. E poi mi piace un sacco come siamo, coi nostri difetti, i nostri discorsi, le sorprese che ci facciamo. Mi piace quando ci prendiamo in giro, quando mangiamo la pizza, quando guardiamo i cartoni. Quando stiamo seduti sul tuo gradino, o in macchina a girare senza meta. Quando mi guardi. Quando ti guardo e resto abbagliato, e anche se fossi (anzi “anche se sono”, usiamo pure l’indicativo presente) in mezzo ad un mare di gente non vedo che te… tu te ne accorgi, ricambi lo sguardo e mi sorridi. Nessun pittore potrebbe disegnarlo, nessun musicista trarne una melodia, nessun poeta saprebbe imbrigliarlo in versi… sarebbero solo lontane imitazioni. Il grafico della mia vita ha un punto di discontinuità: il 10 luglio 2008. Io sono sempre io, faccio le stesse cose, penso nello stesso modo. Ma la mia vita è diversa, è passata dal bianco e nero al colore, e se non posso ringraziare te per questo, perché parrebbe banale (seppur vero), ringrazio allora Dio per averti messo nella mia vita. (E aggiungo: e guai a chi me la tocca, vi spezzo le braccine e le do da mangiare al mio ferocissimo gatto Milli, lo scrivo qui pubblicamente, poi non dite che non vi avevo avvertito)

So che molte coppie pensano di essere coinvolte in una storia così speciale come nessun’altra al mondo ("So che è successo già…"), ma anche io ho questa presunzione, anzi questa certezza. E tu anche. E poi siamo belli, punto e basta. In pratica non abbiamo neanche mai litigato, solo qualche incomprensione, qualche piccola cazzata, dovuta di solito principalmente al fatto che ci teniamo tanto l’uno all’altra che…
Quindi, diciamolo: siamo i migliori, e soprattutto i più modesti, come sempre. Quindi pensa te cosa combineremo negli anni successivi che ci aspettano… mamma mia non oso pensarci, visto che sono così tanti, faremo dei disastri… Quello che so, e che tu sai, è che io ci sarò. Sempre. E so anche, come lo sai tu, che tu ci sarai. E questo è fantasmagorico.
E poi, e poi, e poi, potrei riempire pagine e pagine su di te, su di me, su di noi, ma il mio scopo non è tediare i miei lettori che magari amerebbero argomenti più ameni. D’altronde, ti scrissi che: non so e non m’importa se tu sia o non sia una principessa; quello che so è che tu sei la MIA principessa. Ricordi il vecchio Ludovico Van? Eternamente nostri.
Dunque… che ti amo da matti te l’ho già detto, quindi posso terminare, ti saluto, ciao e, soprattutto: Ave Galaxar!

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E lasciatemi divertire!

Tri, tri tri
Fru fru fru,
uhi uhi uhi,
ihu ihu, ihu.

Il poeta si diverte,
pazzamente,
smisuratamente.

Non lo state a insolentire,
lasciatelo divertire
poveretto,
queste piccole corbellerie
sono il suo diletto.

Cucù rurù,
rurù cucù,
cuccuccurucù!

Cosa sono queste indecenze?
Queste strofe bisbetiche?
Licenze, licenze,
licenze poetiche,
Sono la mia passione.

Farafarafarafa,
Tarataratarata,
Paraparaparapa,
Laralaralarala!

Sapete cosa sono?
Sono robe avanzate,
non sono grullerie,
sono la… spazzatura
delle altre poesie,

Bubububu,
fufufufu,
Friù!
Friù!

Se d’un qualunque nesso
son prive,
perché le scrive
quel fesso?

Bilobilobiobilobilo
blum!
Filofilofilofilofilo
flum!
Bilolù. Filolù,
U.

Non è vero che non voglion dire,
vogliono dire qualcosa.
Voglion dire…
come quando uno si mette a cantare
senza saper le parole.
Una cosa molto volgare.
Ebbene, così mi piace di fare.

Aaaaa!
Eeeee!
liii!
Qoooo!
Uuuuu!
A! E! I! O! U!
Ma giovinotto,
diteci un poco una cosa,
non è la vostra una posa,
di voler con cosi poco
tenere alimentato
un sì gran foco?

Huisc… Huiusc…
Huisciu… sciu sciu,
Sciukoku… Koku koku,
Sciu
ko
ku.

Come si deve fare a capire?
Avete delle belle pretese,
sembra ormai che scriviate
in giapponese,

Abi, alì, alarì.
Riririri!
Ri.

Lasciate pure che si sbizzarrisca,
anzi, è bene che non lo finisca,
il divertimento gli costerà caro:
gli daranno del somaro.

Labala
falala
falala
eppoi lala…
e lala, lalalalala lalala.

Certo è un azzardo un po’ forte
scrivere delle cose così,
che ci son professori, oggidì,
a tutte le porte.

Ahahahahahahah!
Ahahahahahahah!
Ahahahahahahah!

Infine,
io ho pienamente ragione,
i tempi sono cambiati,
gli uomini non domandano più nulla
dai poeti:
e lasciatemi divertire!

(Aldo Palazzeschi 1910. Grazie a Elisa per la segnalazione)


Henri Rousseau – La guerra – 1894 – Parigi, Musée d’Orsay

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I cinesi non muoiono mai

Quando ho sentito parlare di questo libro, e soprattutto quando ho sentito chi era uno degli autori, quel Riccardo Staglianò di cui avevo già letto “L’impero dei Falsi”, non ho esitato a comprarlo. Il libro è molto leggibile, come al solito, è interessante e fa capire molte cose. Sfata tanti luoghi comuni sulla comunità cinese in Italia, spiega il motivo e la natura di certi comportamenti che a noi paiono strani e fa capire tante cose. Svela ciò che accomuna e ciò che differenzia i cinesi dagli italiani e i cinesi stessi al loro interno. Perché noi siamo abituati a pensare i cinesi come un unico popolo, ma se pensiamo alle differenze che talvolta ci sono tra gli italiani, pensate a quelle che ci possono essere in un popolo composto da più di un miliardo di persone: non parlano neppure la stessa lingua!
Se volete capirne di più sui Cinesi in Italia, leggetelo, ve lo consiglio caldamente. Dove lavorano, come lavorano, la religione, il gioco d’azzardo, la cultura, i sogni, le prospettive, le seconde generazioni… tutto è svelato in questo libro. E finalmente anche voi potrete scoprire il perché… i cinesi non muoiono mai.
 

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Filmografia recente

The Others. Mi è abbastanza piaciuto. L’inizio è promettente, Nicole Kidman sempre bella e bravissima. Ad un certo punto la storia si affievolisce e perde, secondo me, un po’ di tensione. Ma poi il finale è molto bello. Bravi. Non è il solito film di poltergeist o di fantasmi o roba simile. Anche se, a posteriori, mi ricorda un altro film e non vi dico quale altrimenti se non l’avete visto vi rovino a sospresa.

Z la formica. Carino, ma non imperdibile. Pochi momenti comici e storia abbastanza scontata.

Al cine ho visto Angeli e Demoni. Ben fatto, è abbastanza fedele al libro anche se, per ovvie esigenze ha subito diverse sforbiciate rispetto al libro. D’altronde Dan Brown è una mitragliatrice di parole e un pozzo di fantasia, stargli dietro per Hollywood risulta impervio. Cmq godibile.

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Ruolo dell'industria e dei grossisti

Format Distributivi del settore moda abbigliamento in Italia: situazione e prospettive del piccolo punto vendita

Decima puntata

La nascita e lo svilupparsi di nuove tendenze interessa sempre più anche e soprattutto le imprese industriali. Quelle che non si adegueranno all’evoluzione in atto in maniera concreta e propositiva, potrebbero venirsi a trovare in una situazione di grande vulnerabilità visto che i rapporti di forza tra sistema produttivo e distributivo continueranno a sbilanciarsi a favore di quest’ultimo. Un processo molto utilizzato dalle imprese è quindi l’integrazione a valle, con l’apertura di punti vendita, grandi e piccoli che siano, gestiti direttamente. I principali fattori che inducono le imprese ad integrarsi a valle sono (E. Sabbadin, “Vertical branding e innovazione dei format distributivi”, Università degli Studi di Parma 2004): comunicare il valore della marca, servire nuovi segmenti di clientela, avere una relazione diretta col consumatore, superare l’arretratezza della distribuzione indipendente, utilizzare i punti vendita come laboratori di marketing, ridurre i costi di distribuzione, internazionalizzarsi, sfruttare il prestigio dato dai negozi in vie importanti, difendere il valore della marca dalla contraffazione, raccogliere informazioni sulla clientela.

Con il sopravvento della grande distribuzione e della distribuzione organizzata, del franchising, della vendita diretta da parte del produttore (negozi di proprietà monomarca, corner nei grandi magazzini, angoli presso punti vendita di media grandezza), si ridimensiona la figura del grossista, anche se la sua funzione resta insostituibile visto che altri se ne devono fare carico (stoccaggio, dilazioni di pagamento, forniture e consegne su richiesta, servizio, ecc.); il grossista perde progressivamente il suo ruolo istituzionale, cioè di essere a disposizione di un dettaglio polverizzato (piccoli dettaglianti e ambulanti). Per il futuro è difficile dire se il grossista sarà una figura destinata ad essere soppressa, certamente però non lo sarà il suo ruolo fondamentale. 

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Non ci credo!

Non credo nei prestiti: quando presti qualcosa, fa’ che non sia molto importante, perchè molta gente non ritiene così importante il prestito e non te la restituirà. Quindi mai prestare soldi, specialmente ad un amico: è il metodo milgiore per perdere l’amico.

Non credo nelle assicurazioni: quando c’è da pagare il premio sono bravissimi e ti lisciano, cercando di ingabolarti, poi quando si tratta di pagare ti fanno notare gli asterischi e le righe piccole…e ovviamente non ti pagano mai.

Non credo nella pensione. Sono conscio del fatto che se un giorno ci arriverò, non mi basterà di sicuro per sopravvivere e quindi inutile farci affedamento.

Non credo nelle superstizioni: tutte cazzate e quindi mi diverto a fare l’esatto contrario. E poi è così divertente vedere le reazioni degli altri….

Non credo all’oroscopo. Tutte cazzate… pensate che a volte lo legge anche mia mamma !!! Non ho parole…. la fine del mondo è vicina!

Non credo alle taglie dei vestiti. Vedi questo post.

Non credo ai Testimoni di Geova. Cioè, non è che non ci credo, ma non me ne frega niente. Vi prego, quindi , di non insistere

Non credo nelle banche: sono quasi perfide come le assicurazioni, quindi cercano sempre e comunque di metter… di spillarti dei soldi facendoti anche credere che lo fanno per il tuo bene. Poi, ovviamente, se hai i soldi te li prestano, se non ce li hai… col cazzo che te li prestano.

Non credo nei metronotte.

Non credo all’impossibile. Talvolta i sogni, anche impossibili, si avverano.


Andy Warhol – "Gianni Agnelli" – 1972

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27 marzo 1994

Che bei ricordi… Era il 1993 quando la politica italiana veniva stravolta: erano spariti o ridimensionati i vecchi partiti, spazzati via dal terremoto delle inchieste di Tangentopoli. Si repirava un profumo nuovo nell’aria. Avevo vent’anni, nel 1992, diciottenne, avevo scelto la Democrazia Cristiana perchè mi pareva la meno peggio. Nell’autunno 1993 ero confuso: non sapevo chi avrei votato nelle successive determinanti elezioni politiche della primavera del’anno successivo, dovute al fallimento della XI legislatura della Repubblica Italiana dove, dopo Amato, avevano dovuto ricorrere come traghettatore al "tecnico" Ciampi, governatore della Banca d’Italia.
Uno dei personaggi del momento era Mariotto Segni, promotore di referendum per abolire il sistema proporzionale. Chi votare? I vecchi partiti avevano deluso. A sinistra c’era il vecchio PCI che si era cambiato nome in PDS. Ma si sa, il lupo perde il pelo ma non il vizio. Facevo il primo anno di università e, tra giovani si che volevano teneri informati, era una scelta sentita, visto che tutti i media parlavano di passaggio verso una "seconda repubblica".

Ero quasi convinto di votare Lega. Con tutti i suoi difetti e le sue contraddizioni alla fine rimaneva il partito che più si avvicinava alle mie idee. Era un movimento salito alla ribalta nei primi anni ’90, che stava prendendo una propria maturità politica. Poi, la svolta. Verso fine anno Sivio Berlusconi sgancia la bomba: fonda un partito. Incredibile. Non ho perso un minuto: appena a Voghera ha aperto un "Club di Forza Italia" in via Emilia mi sono immediatamente iscritto.

Non mi perdevo una diretta, un articolo di giornale. Alcuni li conservavo. Avrei voluto andare al forum di Assago per una mega convention a febbraio, ma proprio in quel periodo mia mamma si ruppe una gamba in malo modo e quella domenica dovetti stare con lei, visto che si muoveva su sedia a rotelle. Arrivammo alle fatidiche elezioni del 27 marzo 1994. A dire la verità si votava sia il 27 che il 28.

Ero rappresentaante di lista, in tutte e 5 le sezioni del comune di Brallo. Ovviamente non avrei potuto assistere a tutti e 5 gli spogli. Alla fine ho scelto di andare a Corbesassi, in quanto mi avevano chiaramente fatto capire che sarebbero stati celeri, e poi Brallo. Non avevo auto, in quanto la mia scalcagnata Talbot Samba era in panne definitivamente e non avevo ancora preso la mia mitica Fiat Tipo. Quindi utilizzavo la 500 di mia mamma, scomodissima, tenuta insieme col ramino, senza un sedile, coi fari bassi, con pochi freni e ogni gomma diversa dall’altra. Alla sera, poco prima della chiusura dei seggi, ero a Corbesassi. Presidente di seggio era Gimpi. Ricordo che c’erano Ciccio e Ciano come scrutatori. Non posso scrivere qui le cose che succedevano… diciamo che sono cose che succedono nei seggi (anche se l’opinione pubblica non lo sa e le forze dell’ordine fanno finta di niente), ma in quel seggio succedevano "di più". Che ridere. Cavoli peccato che non le posso scrivere. Poi sono corso a Brallo. Per due giorni avevo avuto da ridire col presidente di seggio che sosteneva che io non potessi entrare nel seggio col mio pataccone di Forza Italia appuntato orgogliosamente sul petto. Io ovviamente non me lo sono tolto neanche per un minuto e alla fine avevo ragione io (hehehehe).

Forza Italia e Lega (ovvero il Polo delle Libertà) avevano vinto le elezioni (ricordo che al nord FI era alleta con la Lega, mentre al centro sud con Alleanza Nazionale nella coalizione di Polo del Buongoverno. Ah mi stavo dimenticando che c’era anche il partito di Costa, non ricordo il nome, e quello di Casini e Mastella, il CCD).

Dopo che ho ottenuto i dati definitivi di tutte e 5 le sezioni sono corso in piazza, e dalla cabina (non c’erano i cellulari !!!) ho chiamato Tony per comunicargli i risultati. Che notte quella notte. E il giorno dopo son tornato a Voghera per brindare in sede.

E poi ci sono state le europee, ma lì ero scrutatore, e il successo è stato ancora migliore. Poi c’è stato il tradimento della Lega e la caduta del governo. Per colpa di Bossi&C. ci siamo dovuti pappare il governicchio di Dini e soprattutto poila vittoria del professor Prodi nel 1996.

Ma la storia poi ha dato torto a Prodi e quelli come lui, e per fortuna la Lega si è ravveduta.

Cosa c’entra l’immagine? Il 27 marzo 1994 è uscito il numero 2000 di "Topolino"

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Qualche centrimetro in più

Questo post mi attierà delle antipatie, ma devo farlo:

sono stufo di tutte quelle donne che passano e dicono: "Pensate solo alle donne magre, avete tutte le taglie piccole, guardate che al mondo ci sono anche quelle come noi, con qualche centimetro in più, voi invece pensate solo che esistano quelle magre".

Ora vi rispondo una volta per tutte: care amiche, se veramente fossero tutte magre, finirei subito le taglire piccole, no? E invece come mai le prime a finire sono sempre le taglie grandi… come mai???

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